Gaetano Savatteri


Il secondo appuntamento della rubrica “Cinque domande, uno stile” ospita Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, nato a Milano, ma rigorosamente siculo, conterraneo di Leonardo Sciascia, recalmutese. Collaboratore del tg5 dagli albori della testata, scrittore ironico e raffinato che ha regalato ai lettori, tra gli altri, la serie che ha per protagonisti i personaggi Saverio Lamanna e Peppe Piccionello (li potrete trovare nei romanzi editi per i tipi Sellerio, “La fabbrica delle stelle” – 2016 – e, fresco di stampa, “Il delitto di Kolymbetra” – 2018, nonché in una serie di racconti editi sempre per la casa editrice palermitana).

 

 

 

 

 

 

 

Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?

Non ci sono folgorazioni, nel mio caso. Li idee si strutturano e si consolidano con sistema “a grappolo”, escono fuori l’un dall’altra. La soddisfazione è grande quando il libro è disegnato nei pensieri, non tanto nei dettagli – quelli vengono fuori scrivendo – ma per grandi linee, come il bozzetto su una tela che servirà poi al pittore come guida (da seguire o da tradire) per quello che intende fare.

La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?

Entrambe le cose. C’è un’evidenza necessaria, se così vogliamo dire.

C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso “devo scrivere?”

Ho amato scrivere da sempre. Diciamo che non ho mai pensato che si potesse vivere senza scrivere, non foss’altro che ho iniziato giovanissimo a fare il giornalista e quindi scrivere era il mio mestiere.

Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?

Lo stile è come il modo di vestire (non a caso si usa spesso la stessa parola in tutti e due i casi). Nel tempo si affina, nel senso che ciascuno i noi a un certo punto della vita sa cosa non gli piace, così come sa che c’è un capo di vestiario che non indosserà mai.

In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?

Non so quanto incida, ma certo che le grandi idee che hanno mosso il mondo, non sempre nel bene, nascono da un pensiero scritto. Certo che la scrittura è sempre un gesto politico, perché si rivolge a un pubblico di lettori, li cerca e li seleziona per affinità. La letteratura ha valore politico quando disegna mondi, rielabora il presente e riflette sulla condizione umana.

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