Giordano Bruno Guerri


L’appuntamento di oggi vede come ospite Giordano Bruno Guerri. Storico, giornalista, saggista. Da anni presidente della “Fondazione Vittoriale degli italiani“. Vasta è la produzione di saggi, biografie. L’attenzione della sua opera converge su punti focali ben definiti. Il “Ventennio” [“Giuseppe Bottai, un fascista critico” (1976, Feltrinelli) “Fascisti. Gli italiani di Mussolini” (2017, Mondadori)] un appassionato biografismo [“D’Annunzio. L’amante guerriero” (2008, Mondadori) “Filippo Tommaso Marinetti. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario” (2009, Mondadori) e un non velato anticlericalismo che emerge da alcuni testi quali “Io ti assolvo” (1993, Baldini & Castoldi) e “Povera santa, Povero assassino” (1985, Mondadori). Ultimo in ordine di tempo è il volume “Antistoria degli italiani. Da Romolo a Grillo” (2018, La nave di Teseo).

 

 

 

Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?

Che finalmente sta per iniziare il lavoro, un bel lavoro.

La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?

Evidente e necessaria.

C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso “devo scrivere?”

L’ho sempre pensato, fin da bambino, ma poteva essere appunto un pensiero infantile. La consapevolezza adulta è venuta quando ho scelto l’argomento per la mia tesi di laurea, su Giuseppe Bottai, che infatti è diventata il mio primo libro.

Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?

Essere vincolati a se stessi non è affatto male. Se poi qualcuno riesce a avere stili diversi beato lui.

In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?

Incide nelle menti dei lettori, e quindi della società, la misura non è valutabile. La forza neanche, ma tutto ciò che riguarda la polis è politico.

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