Giuseppe Culicchia


In occasione dell’uscita de “Il cuore e la tenebra” (2019, Mondadori), romanzo che racconta il rapporto tra padri e figli, la puntata di oggi di #5domande1stile ospita Giuseppe Culicchia. Scrittore, saggista e traduttore.

 

Giulio, trent’anni superati da poco, viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Famoso direttore d’orchestra, si era trasferito anni prima a Berlino, dove era stato nominato direttore della Filarmonica. Ossessionato dall’esecuzione della Nona Sinfonia diretta da Furtwängler nel 1942 per il compleanno di Hitler, aveva costretto l’orchestra a migliaia di prove estenuanti per ripeterla identica. La rivolta dei musicisti e l’accusa di nazismo che ne era seguita avevano troncato la sua carriera. Sullo sfondo di una Berlino in costante mutazione, Giulio intraprende il suo viaggio per raccogliere i pezzi della vita di quel padre scomparso improvvisamente e che aveva visto così poco dopo che aveva lasciato la madre e lui e suo fratello ancora bambini. Tocca a Giulio occuparsi di tutto e, nell’appartamento berlinese, tra gli oggetti, i libri e i file personali, quella che piano piano prende forma davanti ai suoi occhi è una nuova immagine del padre, una nuova storia.


Autore dallo sguardo malinconico e leggero, si affaccia al mondo editoriale con alcuni racconti presenti nella raccolta “Papergang-Under 25”, curata da Pier Vittorio Tondelli. Ma è con il primo romanzo che la sua voce narrativa si fa largo in maniera distinta nel panorama letterario. “Tutti giù per terra” è un esordio col botto (1994, Garzanti, vincitore del Montblanc e del Grinzane Cavour), cui sono seguiti, tra gli altri, “Paso doble” (1995, Garzanti), “Sicilia, o cara. Un viaggio sentimentale” (2010, Feltrinelli) un ritornare alle sue radici, “Essere Nanni Moretti” (2017, Mondadori), fino a giungere all’ultimo lavoro, uscito proprio oggi,

 

 

Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?

Felicità e ansia da prestazione: la felicità per il fatto di averla infine chiara in mente dopo tanto girarci intorno, ansia per la sfida che comporta il fatto di realizzarla. Ma poi quando inizia il lavoro di scrittura l’ansia sparisce e resta la felicità, per quanta fatica si possa fare.

La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?

Evidente e necessaria.

C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso “devo scrivere?”

Sì, dopo la morte di una persona a me molto cara. Avevo 11 anni e ne ho impiegati altri 13 prima di pubblicare qualcosa.

Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?

Lo stile non dovrebbe mai diventarlo. Anche per questo ho scritto libri tanto diversi tra loro.

In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?

La letteratura non incide per nulla. Può cambiare scelte individuali ma non la società. Lo scrivere è sempre un gesto politico ma non incide sulle decisioni della politica, che non tengono certo conto della letteratura.

 

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