In tutto c’è stata bellezza di Vilas


In tutto c’è stata bellezza 
– Manuel Vilas, 2019 – Guanda – pp. 416 – € 19,00.

 

Giorni fa a Palermo. Qualche passo indietro. Voglia di riallacciare fili interrotti, vado in dipartimento ma non c’è parcheggio né più alcun filo da riannodare per cucirmi un nuovo vestito addosso. Così tra disincanto e delusione cerco di riempire il vuoto. E un lettore compulsivo può farlo solamente con un libro. E quei libri, benedetti o maledetti che siano, ti cercano. Sanno scovarti. “In tutto c’è stata bellezza” di Vilas per Guanda Editore. M’ha trovato e fottuto.
Il dolore del tempo smarrito nelle voci e nei gesti di chi si ama, quel tentativo disperato di riportare in vita i momenti di serenità trascorsi insieme, l’ingenua speranza nel volere affermare, a schermo della vita stessa e del silenzio cosmico che la circonda, che “in ogni cosa c’è stata bellezza”.
Struggente e incipit portentoso.
«Magari si potesse misurare il dolore umano con numeri chiari e non con parole incerte. Magari ci fosse un modo di sapere quanto abbiamo sofferto, e il dolore fosse materiale e misurabile. Un giorno o l’altro ogni uomo finisce per affrontare l’inconsistenza del suo passaggio nel mondo. Ci sono esseri umani che riescono a sopportarlo, io non lo sopporterò mai. Non l’ho mai sopportato.Ero un ecce homo. Non capivo la vita. Le conversazioni con altri esseri umani sono diventate noiose, lente, dannose. Mi faceva male parlare con gli altri: vedevo l’inutilità di tutte le conversazioni umane che sono state e che saranno. Vedevo l’oblio delle conversazioni mentre ancora si stavano svolgendo. La caduta prima della caduta. La vanità delle conversazioni, la vanità di chi parla, la vanità di chi risponde. Le vanità pattuite perché il mondo possa esistere […] Balbettavo, e ripetevo mille volte la stessa cosa. Forse c’era della bellezza in quella disfemia emotiva […] Siamo tutti povera gente, infilati nel tunnel dell’esistenza. L’esistenza è una categoria morale. Esistere ci costringe a fare, a fare cose, di ogni tipo. Se qualcosa ho capito della vita è che noi tutti, uomini e donne, siamo un’unica esistenza. Un giorno quell’unica esistenza avrà una rappresentanza politica, e quel giorno faremo un passo avanti. Io non lo vedrò. Ci sono tante cose che non vedrò e che sto vedendo in questo momento. Ho sempre visto cose. I morti mi hanno sempre parlato. Ho visto talmente tante cose che il futuro ha finito per parlare con me come se fossimo vicini o perfino amici. Sto parlando di quegli esseri, dei fantasmi, dei morti, dei miei genitori morti, dell’amore che provavo per loro, del fatto che quell’amore non se ne va. Nessuno sa cos’è l’amore […] Per quanto male ti vada nella vita, c’è sempre qualcuno che t’invidia. È una specie di sarcasmo cosmico.»

 


 

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