Mariolina Venezia


“Cinque domande, uno stile” ospita Mariolina Venezia, scrittrice, poetessa e sceneggiatrice. Esordisce con la raccolta di racconti “Altri miracoli” (1998, Theoria – ripubblicato da Einaudi), cui seguono, “Mille anni che sto qui” (2007, Einaudi – vincitore del premio Campiello). Nel 2009, con il romanzo “Come piante tra i sassi” crea il personaggio letterario (da poco anche televisivo per l’omonima serie RAI) Imma Tataranni [presente nei romanzi “Via del Riscatto”, ultimo in ordine d’uscita, “Rione serra venerdì”, “Come piante tra i sassi”, “Maltempo” tutti editi da Einaudi].

 

Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?

Bé, non è che c’è un momento preciso in cui ciò avviene. E’ un processo, come quello di maturazione di un frutto.

La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?

Diciamo che sono io a decidere quale sarà il finale.

C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa “devo scrivere?”

Anche questo è stato un processo, o se vogliamo un percorso.

 

Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?

Direi di no. Per me lo stile è una continua esplorazione per fare in modo che la mia scrittura corrisponda in maniera autentica ai miei sentimenti e alle mie emozioni.

In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?

Credo che oggi come ieri oggettivare l’immaginario, che sia attraverso la letteratura, il cinema, o qualunque altra arte, abbia una grande importanza nel forgiare la realtà. Per questo è una cosa che prendo molto sul serio…

 

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