Roberto Saporito


In occasione della pubblicazione del suo ultimo romanzo “Come una barca sul cemento” (2019, Arkadia – Sidekar) che esce oggi, “Cinque domande, uno stile” ospita Roberto Saporito. 


[foto di Chiara Viberti]

Quando accade, quando un’idea, l’Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?

La sensazione è la consapevolezza di essere ancora in grado di scrivere una storia, è una sorta di splendida epifania, e quando ciò accade devo subito scrivere quello che potrebbe essere, e spesso lo è, l’incipit del romanzo o racconto che, forse, scriverò, perché l’idea in embrione magari rimane lì, a prendere la polvere per un sacco di tempo, perché, come spesso accade sto lavorando a un’altra storia.

La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto è evidente o necessaria?

È una sorta di incubo, appena metto fine a un romanzo ho la sensazione, forte, fortissima, che non sarò più in grado di scrivere altro, che la parola fine può in qualche modo far cessare anche la mia creatività, è per quello che spesso lavoro a più di un cantiere di scrittura, per non rimanere senza storie da raccontare.

C’è stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso “devo scrivere?”

Io ho iniziato a scrivere, e a leggere in maniere consapevole, quando ho finito le superiori e mi sono trasferito a Torino per studiare all’università. Praticamente il giorno dopo che ho lasciato la mia piccola città mi è nato questo bisogno di mettere nero su bianco “qualcosa”, anche se non sapevo ancora esattamente cosa. Era tutto molto vago, ma “dovevo farlo”, “dovevo scrivere”.

Lo stile è un passaggio che ciascun autore percorre, può in qualche modo divenire un vincolo?

Lo stile è una cosa che si acquisisce col tempo, lo si affina scrivendo e leggendo molto, ma, almeno per me, è una questione naturale, al limite del fisiologico, quindi non mi metto a tavolino e dico adesso scrivo una storia con “questo” stile, ma mi metto a scrivere e basta, con pochissima premeditazione. Lo stile è parte di me, sono io. La riconoscibilità autoriale è fondamentale. E’ l’aspirazione massima per uno scrittore.

In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella società e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?

Tutto è politica, niente è politica. Detto questo, in tale e molto particolare periodo storico la letteratura incide pochissimo nella società, la letteratura è l’ultima ruota di un carro in veloce decadenza. Interessa, veramente, a pochissima gente.

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