Sapiens di Harari


 

– Yuval Noah Harari, 2014 – Bompiani – pp. 517 – € 16,00.

Libro fondamentale. Articolato, complesso, pieno di rimandi e spunti di notevole interesse. Attraversa la venuta dell’uomo in tutte le sue ramificazioni dalle origini alle prospettive aperte, e non indispensabilmente catastrofiche. Nella speranza che il destino delle cose risieda ancora nella nostra possibilità di fare e non fare.

Presumibilmente, chiunque stia leggendo questo libro è un Homo sapiens – la specie sapiens (intelligente) del genere Homo (uomo). [p. 13]

La teoria più diffusa sostiene che accidentali mutazioni genetiche modificarono le circonvoluzioni del cervello dei Sapiens, consentendogli di pensare in forme prima inesistenti, e di comunicare usando nuovi tipi di linguaggio. Potremmo chiamare tale processo una mutazione dell’albero della conoscenza. [p. 33]

Raccontare finzioni che funzionino non è facile. La difficoltà non sta nel raccontare la storia, ma nel convincere tutti gli altri a crederci. [p. 45]

L’economia dei cacciatori-raccoglitori consentiva in generale esistenze più interessanti di quelle offerte dalla società agricola o industriale. Ai giorni nostri la lavorante di una fabbrica cinese esce di casa alle sette del mattino, percorre strade inquinate per arrivare alla sua azienda sfruttatrice, lì lavora stando alla stessa macchina facendo sempre la stessa cosa, giorno dopo giorno, per dieci lunghe ore che ottenebrano la mente, e poi ritorna a casa intorno alle sette di sera a lavare i piatti e fare il bucato. [p. 70]

Una delle poche ferree leggi della storia è che i lussi tendono a diventare necessità e a mettere in gioco altre costrizioni. Una volta che ci si abitua a un certo lusso, lo si dà per scontato. Si comincia col farvi assegnamento e si arriva al punto da non poter vivere senza di esso. Durante gli ultimi decenni ci siamo inventati innumerevoli arnesi che fanno risparmiare tempo e ai quali si attribuisce la capacità di farci vivere più rilassati: lavatrici, aspirapolvere, lavapiatti, telefoni, cellulari, computer, posta elettronica. Prima ci voleva un po’ di tempo per scrivere una lettera, mettere l’indirizzo sulla busta, affrancarla e portarla fino alla buca della posta. E ci volevano giorni o settimane, magari anche mesi, per ricevere una risposta. Oggi, posso buttare giù un’email, inviarla dall’altra parte del globo e (se il mio destinatario è online) ricevere una risposta un minuto dopo. Ho risparmiato tutto quel traffico e quel tempo, ma davvero faccio una vita più rilassata? [p. 118]

Tutte queste reti – dalle città dell’antica Mesopotamia agli imperi come quello cinese o romano – si fondavano su un’idea di “ordine immaginato”. Le norme sociali che sostenevano il presunto ordine non si basavano né su istinti radicati né su relazioni personali, quanto sul credere in miti condivisi. [p. 139]

Noi consideriamo le seguenti verità evidenti di per sé, che tutti gli uomini sono creati eguali, che essi sono stati dotati di alcuni diritti inalienabili dal loro Creatore, che tra questi diritti ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità. – (Parafrasi biologica della dichiarazione d’indipendenza americana). [p. 145]

Il consumismo ci dice che, per essere felici, dobbiamo consumare quanti più prodotti e servizi possibili. Se abbiamo la sensazione che qualcosa ci manca o non è proprio come si deve, è probabile che ci serva comprare un prodotto (una macchina, nuovi vestiti, cibo biologico) o un servizio (un aiuto in casa, una terapia di relazione, corsi di yoga). Ogni pubblicità televisiva è una piccola leggenda su come consumare quel dato prodotto vi renderà migliore la vita. [p. 152]

Esse possono assumere la forma, per esempio, di un cottage in un sobborgo residenziale, con tanto di piscina e di prato all’inglese, oppure di uno splendido attico con una vista invidiabile. Pochi sono quelli che mettono in discussione i miti che ci fanno desiderare la piramide. [p 153]

Crearono con ciò degli istinti artificiali che consentirono a milioni di estranei di cooperare con efficacia. Questo sistema di istinti artificiali si chiama cultura. [p. 207]

Se le tensioni, i conflitti e i dilemmi irrisolvibili sono le spezie di ogni cultura, ogni essere umano che appartenga a qualche cultura deve abbracciare credenze contraddittorie e sentirsi lacerato da valori incompatibili. È una caratteristica così essenziale da avere persino un nome: dissonanza cognitiva. La dissonanza cognitiva è spesso considerata una défaillance della psiche umana. In realtà è un bene vitale. Se non fossimo in grado di avere credi e valori contraddittori, probabilmente sarebbe stato impossibile istituire e mantenere una cultura umana qualsiasi. [p. 210]

…più grande conquistatore della storia, un conquistatore in possesso di una straordinaria tolleranza e adattabilità, e capace di trasformare le persone in ardenti discepoli. Tale conquistatore è il denaro. [p. 218]

Di conseguenza il denaro è un sistema di mutua fiducia, e non un sistema qualsiasi: il denaro è il sistema di mutua fiducia più universale e più efficiente che sia mai stato concepito. [p. 228]

Le prime monete della storia furono coniate intorno al 640 a.C. dal re Aliatte di Lidia, nell’Anatolia occidentale. Queste monete avevano un peso fisso di oro o di argento, e portavano impresso un marchio di identificazione. Tale marchio attestava due cose. Primo, indicava quanto metallo prezioso fosse contenuto in quella moneta. Secondo, identificava l’autorità che aveva emesso la moneta e che ne garantiva il contenuto. Quasi tutte le monete di oggi discendono dalle monete lidie. [p. 230]

L’evoluzione ha reso l’Homo sapiens, al pari degli animali sociali, una creatura xenofoba. I Sapiens dividono istintivamente l’umanità in due parti, “noi” e “loro”. Noi siamo persone come te e me, che abbiamo in comune la lingua, la religione, i costumi. Noi ci sentiamo tutti responsabili gli uni degli altri, ma non responsabili di “loro”. Da loro siamo sempre stati distinti, a loro non dobbiamo niente. Non vogliamo vedere nessuno di loro nel nostro territorio, e non ci importa un bel niente di ciò che può accadere nel loro territorio. Si può dire che loro sono a malapena degli esseri umani. [p. 246]

Un famoso aneddoto parla di un ambizioso indiano che padroneggiava tutte le finezze della lingua inglese, prendeva lezioni di ballo secondo il modo occidentale e si era anche abituato a mangiare con coltello e forchetta. Ormai dotato di queste nuove maniere, partì per l’Inghilterra, studiò legge allo University College di Londra, e diventò un qualificato patrocinatore legale. Eppure questo giovane uomo appartenente all’avvocatura superiore, vestito di giacca e cravatta, mentre era nella colonia britannica del Sud Africa, fu fatto scendere dal treno per aver insistito a viaggiare in prima classe invece di accontentarsi della terza, dove era previsto che viaggiassero le “persone di colore” come lui. Il suo nome era Mohandas Karamchand Gandhi. [p. 251]

Ragnarock (il crepuscolo degli dei). [p. 267]

Queste dispute teologiche si fecero così violente che durante il sedicesimo e diciassettesimo secolo cattolici e protestanti si ammazzarono a centinaia di migliaia. Il 23 agosto 1572 i cattolici francesi, che avvaloravano l’importanza delle buone azioni, attaccarono le comunità dei protestanti francesi, che al posto più alto mettevano l’amore di Dio per l’umanità. Durante il massacro sferrato nel giorno di San Bartolomeo furono uccisi nel giro di ventiquattr’ore fra i cinquemila e i diecimila protestanti. Quando il papa a Roma ebbe le notizie venute dalla Francia fu talmente sopraffatto dalla gioia che indisse preghiere di ringraziamento e commissionò a Giorgio Vasari la decorazione di una delle stanze del Vaticano con un affresco che celebra la strage (al momento, i visitatori non hanno accesso nella stanza in questione65). In quelle ventiquattr’ore vennero uccisi più cristiani, da parte dei fratelli cristiani, di quanti ne avesse uccisi il politeista impero romano nel corso di alcuni secoli. [p. 270]

Il cristiano medio crede nel Dio monoteista, ma anche nel Diavolo dualista, nei santi politeisti e negli spiriti animisti. Gli studiosi delle religioni hanno un nome per definire tale simultanea ammissione di concezioni differenti e persino contraddittorie e per la combinazione di riti e pratiche che provengono da fonti diverse: sincretismo. Il sincretismo, in effetti, potrebbe essere l’unica grande religione mondiale. [p. 278]

Nirvana – letteralmente “estinguere il fuoco”… Buddha significa “l’illuminato”. [p. 282]

La storia non può essere spiegata per via determinista, e non può essere prevista perché è caotica. Entrano in gioco così tante forze, e le loro interazioni sono talmente complesse, che bastano variabili anche molto piccole nell’incidenza di questi fattori perché la loro interazione possa produrre enormi differenze di risultato. Non bastasse, la storia è anche ciò che chiamiamo il “livello due” di un sistema caotico. I sistemi caotici si producono in due forme. Il caos di livello uno non reagisce alle previsioni che lo riguardano. Il tempo, per esempio, è un sistema caotico di livello uno. Benché sia influenzato da una miriade di fattori, noi possiamo costruire modelli computerizzati che prendano in considerazione queste variabili in numero sempre maggiore, producendo così previsioni meteorologiche sempre migliori. [p. 299]

La rivoluzione che viene prevista non scoppia mai. [p. 300]

I parassiti organici, come i virus, vivono all’interno del corpo ospite. Si moltiplicano e si diffondono da un corpo ospite all’altro, alimentandosi dei loro ospiti, indebolendoli e talvolta uccidendoli. Fintantoché gli ospiti vivono abbastanza a lungo da trasmettere il parassita, a questo interessa poco come stia il suo ospite. Le idee culturali vivono nelle menti degli umani proprio in questa maniera. Esse si moltiplicano e si propagano da un ospite a un altro, talvolta indebolendo gli ospiti, talaltra uccidendoli. Un’idea culturale – come il credere al paradiso cristiano che sta sopra le nuvole o a quello comunista qui sulla Terra – ha la capacità di costringere un umano a dedicare la propria vita a diffondere quell’idea, magari anche a costo della morte. Gli umani muoiono, ma le idee si diffondono. Secondo questo approccio, le culture non sono cospirazioni ordite da alcuni allo scopo di trarre profitto dagli altri (come i marxisti tendono a pensare). Piuttosto sono parassiti mentali che sorgono accidentalmente, e che poi traggono profitto da tutti quelli che hanno infettato. [p. 302]

Il loro lavoro si fondava su diverse nuove conquiste nei campi della statistica e del calcolo delle probabilità. Una di queste era la famosa “legge dei grandi numeri” di Jacob Bernoulli. Bernoulli aveva codificato il principio secondo cui, mentre sarebbe stato difficile prevedere con certezza un singolo evento quale la morte di una particolare persona, era però possibile prevedere con grande accuratezza il risultato medio di molti eventi similari. [p. 319]

Qualche studioso ha seriamente ipotizzato che entro il 2050 alcuni umani potrebbero diventare amortali (non immortali, perché potrebbero sempre morire per qualche incidente, ma amortali nel senso che, in assenza di un trauma fatale, la loro vita potrebbe estendersi indefinitamente). [p. 336]

Jones pubblicò The Sanskrit Language, il testo fondativo della linguistica comparata. In questo libro Jones indicò le sorprendenti similarità tra il sanscrito, l’antica lingua indiana dei riti sacri indù, il greco e il latino, nonché altre analogie fra tutte queste lingue e il gotico, il celtico, l’antico persiano, il tedesco, il francese e l’inglese. Così, il termine “madre”, che in inglese è mother, in sanscrito è matar, in latino è mater e in celtico antico è mathir. Jones suppose che tutte queste lingue dovessero avere un’origine comune e si fossero evolute da un progenitore dimenticato. Fu così il primo a identificare quella che in seguito sarebbe stata chiamata la famiglia delle lingue indoeuropee. The Sanskrit Language rappresentò uno studio fondamentale non solo per le coraggiose (e precise) ipotesi di Jones, ma anche per la corretta metodologia che sviluppò nella comparazione delle lingue. Essa fu adottata da altri studiosi, e consentì di analizzare sistematicamente lo sviluppo di tutte le lingue del mondo. [p. 372]

Molti definiscono tale processo “distruzione della natura”. Ma non è una reale distruzione, è una mutazione. La natura non può essere distrutta. Sessantacinque milioni di anni fa un asteroide spazzò via i dinosauri, ma così facendo aprì la strada ai mammiferi. Oggi il genere umano sta portando all’estinzione molte specie, e potrebbe anche distruggere se stesso. Ma altri organismi se la cavano benissimo. [p. 436]

In molti casi gli individui sono sfruttati dai mercati, e gli stati impiegano i loro eserciti, forze di polizia e burocrazie per perseguitare gli individui, invece di tutelarli. È sorprendente, comunque, che il patto alla fine funzioni, per quanto imperfettamente. Milioni di anni di evoluzione ci hanno modellato a vivere e a pensare come membri di una comunità. Nel giro di appena due secoli, siamo diventati individui alienati. Non c’è niente che testimoni meglio di ciò il potere tremendo della cultura. [p. 448]

La felicità durevole viene solo dalla serotonina, dalla dopamina, dall’ossitocina. [p. 484]

Come disse Nietzsche, se hai un motivo per vivere, puoi sopportare praticamente ogni cosa. Una vita che ha senso può essere estremamente soddisfacente anche in mezzo alle difficoltà, mentre una vita senza senso è un travaglio terribile, per quanto confortevole essa sia. [p. 485]

Che bisogno avremmo dei Neanderthal? Alcuni sostengono che se potessimo studiare Neanderthal vivi, saremmo in grado di rispondere ad alcune delle più persistenti domande sulle origini e peculiarità dell’Homo sapiens. Confrontando un Neanderthal con il cervello di un Homo sapiens e facendo una mappatura delle zone in cui le strutture differiscono, forse potremmo identificare quale cambiamento biologico abbia prodotto la nostra coscienza quale noi la viviamo. Esiste anche una ragione etica. Alcuni hanno affermato che, se l’Homo sapiens è stato responsabile dell’estinzione dei Neanderthal, sarebbe un dovere morale quello di risuscitarli. Oltre al fatto che avere intorno qualche Neanderthal potrebbe essere utile. Un sacco di industriali sarebbero ben contenti di pagare un Neanderthal capace di fare il lavoro manuale di due Sapiens. [p. 500]

Retina Implant, una società tedesca sponsorizzata dal governo, sta sviluppando una protesi retinica in grado di consentire ai ciechi di acquisire una visione parziale. Comprende l’impianto di un piccolo microchip dentro l’occhio del paziente. Fotocellule assorbono la luce che colpisce l’occhio e la trasformano in energia elettrica che stimola le cellule nervose integre che sono nella retina. Gli impulsi nervosi provenienti da queste cellule stimolano il cervello, dove vengono trasformati in visione. Al presente, tale tecnologia consente ai pazienti di orientarsi nello spazio, di identificare le lettere e persino di riconoscere i volti1. [p. 503]

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