{"id":1013,"date":"2011-08-07T14:09:57","date_gmt":"2011-08-07T13:09:57","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1013"},"modified":"2020-11-13T16:28:15","modified_gmt":"2020-11-13T15:28:15","slug":"incantatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/incantatore\/","title":{"rendered":"L&#8217;incantatore di serpenti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/serpenti.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5170\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/serpenti.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono cresciuto tra le braccia di mia nonna, e in compagnia della voce che fin da bambino mi cullava durante le notti insonni. C&#8217;erano giornate in cui era difficile andare avanti, eppure le carezze di quella donna quieta le rendevano migliori. Aveva storie da raccontare. Storie di guerra, e fame, e dolore. Il suo sguardo si spegneva volta dopo volta. Il fulcro delle vicende era sempre mio nonno e la difficolt\u00e0 del vivere, e la paura di non vederlo pi\u00f9 tornare a casa, come un giorno accadde. Imparavo da lei e dalle sue canzoni, ascoltavo da lei le storie del passato e talvolta dentro di esse mi perdevo. Ma di una in particolare chiedevo mi raccontasse, pi\u00f9 delle altre, pi\u00f9 della fame nascosta tra i denti di una guerra fratricida, come ogni guerra sa essere. Pi\u00f9 delle bombe schivate e delle fughe romanzate, mescolanza di memoria e invenzione.<br \/>\nLa mia storia preferita nonna l&#8217;aveva intitolata &#8220;L&#8217;incantatore di serpenti&#8221;.<!--more--><br \/>\nRaccontava con un sorriso canzonatorio le vicende di un uomo malfermo sulle gambe a zonzo per le vie dell&#8217;India. Il fatto stesso che quel personaggio camminasse strade cos\u00ec lontane dalle mie lo rendeva magico ai miei occhi. Mai nonna lo descrisse, eppure io l&#8217;avevo ben presente davanti a me, nelle fattezze, nelle movenze, persino nel timbro di voce, che non saprei qui riprodurre. L&#8217;uomo girava con l&#8217;inseparabile cesta di vimini legata sulle spalle, come un moderno zainetto, e intratteneva le piazze dei commercianti, spesso dediti alla truffa, alla menzogna, all&#8217;inganno, alla vendita. Nonna non disse mai il nome dell&#8217;uomo, e nemmeno io in verit\u00e0 mi sono soffermato sulla questione. Per me rimane nella memoria l&#8217;incantatore di serpenti. Ch\u00e8 di serpenti in quella storia ne ritrovavo soltanto uno. Un pitone dalle movenze regali e la possanza devastante. Non mi chiedevo allora, come adesso del resto, come potesse un uomo di tal genere trasportare sulle gambe per centinaia di chilometri, di citt\u00e0 in citt\u00e0, quell&#8217;animale potente e silenzioso. Perch\u00e8 dalla vicenda sapevo bene quanto il serpente fosse enorme e come senza voce s&#8217;alzasse al suono del canto del padrone. L&#8217;uomo aveva un flauto, uno di quelli che forse si chiamano di Pan, ma mai ho indagato a fondo, un flauto all&#8217;epoca per me valeva ben un altro. E definire l&#8217;ho sempre considerato come uccidere l&#8217;idea. L&#8217;idea stessa delle cose ne sancisce la morte, dunque nelle mie memorie, grazie alla voce frammentata di nonna, tutto rimane sospeso, spezzato. Come il suono incantatore dello strumento dell&#8217;uomo in viaggio. La gente accorreva per assistere allo spettacolo e talvolta lasciava scarti di cibo, e stoffe usurate dal tempo, monete scadute al mercato e stracci di vita vissuta, cose bastevoli all&#8217;uomo per cambiare citt\u00e0. Viaggiava di notte, in compagnia delle stelle, cos\u00ec diceva nonna, e talvolta i venti sollevavano la fatica dei passi. La gente accorreva e con attenzione guardava. V&#8217;era l&#8217;incanto del gesto. Il flauto sfiorato appena e una musica soave che si spandeva nell&#8217;aria e penetrava le menti. Il cesto lentamente si scuoteva dal torpore di una luce accecante e liberava la belva. Eppure nelle movenze dell&#8217;animale poco c&#8217;era d&#8217;aver paura, pareva quasi sorridere, in quella danza incantata, mentre l&#8217;uomo continuava a soffiare l&#8217;anima dentro il suo strumento. Accadde un giorno, sul far della sera dopo numerosi spettacoli, che la gente imprecasse affinch\u00e8 l&#8217;incantatore non smettesse di suonare. L&#8217;uomo appariva provato dal tempo, e dalla pioggia che lungamente aveva tormentato il cammino. Eppure, col solito fare irridente acconsent\u00ec alla richiesta. Ma il fiato mancava nella gola e la soave musica veniva fuori distorta. L&#8217;animale venne nuovamente fuori al mondo infastidito e inizi\u00f2 una danza furiosa, discese dal cesto e si lanci\u00f2 tra la folla. Alcuni fuggirono a gambe levate, altri impauriti restarono fermi come pietre, altri ancora piansero di paure ancestrali. Un bambino sul ciglio della piazza rideva, non sapendo che il padre s&#8217;era dato per la paura. Il pitone s&#8217;avvent\u00f2 verso di lui e lo strinse forte.<br \/>\nL&#8217;incantatore trattenne il respiro e sput\u00f2 fuori i residui d&#8217;anima che gli erano rimasti, e cambi\u00f2 melodia. Il serpente in un istante moll\u00f2 la presa e ritorn\u00f2 a lui, e con la stessa ferocia gli strinse le gambe, le membra, il collo, fino a quando il flauto scivol\u00f2 nel silenzio di una piazza ormai sguarnita.<br \/>\nNonna terminava il racconto sempre con una carezza sul viso, ad acquietare il timore che leggeva nei miei occhi.<br \/>\nFin da bambino ho avuto rispetto della musica e dell&#8217;amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sono cresciuto tra le braccia di mia nonna, e in compagnia della voce che fin da bambino mi cullava durante le notti insonni. C&#8217;erano giornate in cui era difficile andare avanti, eppure le carezze di quella donna quieta le rendevano migliori. Aveva storie da raccontare. Storie di guerra, e fame, e dolore. Il suo sguardo si spegneva volta dopo volta. Il fulcro delle vicende era sempre mio nonno e la difficolt\u00e0 del vivere, e la paura di non vederlo pi\u00f9 tornare a casa, come un giorno accadde. Imparavo da lei e dalle sue canzoni, ascoltavo da lei le storie del passato e talvolta dentro di esse mi perdevo. Ma di una in particolare chiedevo mi raccontasse, pi\u00f9 delle altre, pi\u00f9 della fame nascosta tra i denti di una guerra fratricida, come ogni guerra sa essere. Pi\u00f9 delle bombe schivate e delle fughe romanzate, mescolanza di memoria e invenzione. La mia storia preferita nonna l&#8217;aveva intitolata &#8220;L&#8217;incantatore di serpenti&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[21],"tags":[121,174,223,296],"class_list":["post-1013","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti","tag-doloreamore","tag-incanto","tag-musica-2","tag-serpenti"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1013","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1013"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1013\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5171,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1013\/revisions\/5171"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1013"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1013"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1013"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}