{"id":1051,"date":"2011-08-16T20:48:41","date_gmt":"2011-08-16T19:48:41","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1051"},"modified":"2011-08-16T20:48:41","modified_gmt":"2011-08-16T19:48:41","slug":"specchio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/specchio\/","title":{"rendered":"L&#039;uomo allo specchio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>Ora che sono morto<\/em><br \/>\n<em> sento la vita scorrere dentro le vene<\/em><br \/>\n<em> quasi a volerne uscire fuori.<\/em><\/p>\n<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/11329fc3831.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1052\" title=\"11329fc3831\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/11329fc3831-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si svegli\u00f2 che non era mattino. La luce tenue della luna lasciava una scia sinistra dentro la cella. Le nuvole riverberavano in cielo, come sospese in attesa del giudizio. Ma non si udiva il grido del corvo nell&#8217;aria a mozzare il respiro. N\u00e8 gli occhi brillanti della nottola appollaiata sul ramo, soltanto il brillare dei suoi.<br \/>\nIl condannato a morte.<br \/>\nAveva trascorso del tempo l\u00e0 dentro, ma a primo impatto non sarebbe stato in grado di dire quanto. Aveva smesso fin da subito di contare i giorni, l&#8217;alternare delle stagioni e l&#8217;incedere degli anni. Tutto scorreva dentro, silenziosamente come se niente passasse in quell&#8217;esile corpo. Nei muscoli tesi e scarni di un vivere modesto. Dormiva e leggeva. Pisciava. E mangiava poco, aveva perduto fin dall&#8217;inizio il gusto per le cose. Non c&#8217;era niente da scoprire l\u00e0, in quella stanza che da secoli accoglieva gelo e scirocco alla stessa maniera. Pochi metri quadri dentro cui racchiudere un mondo. Scambiava qualche parola con i vicini di cella, sempre diversi, sempre con storie intense da raccontare. Loro. Storie che si svolgevano aldil\u00e0 del fiume.<!--more--><br \/>\nQuando gli altri dormivano di sogni profondi avvertiva la sensazione che il suo respiro tremasse oltre le sbarre, e sentiva le voci dell&#8217;infanzia nelle notti di tempesta acquietare le sue paure. Per il resto vedeva, oltre ci\u00f2 che gli era dato vedere. Oltre il limite imposto dalla legge che l&#8217;aveva infilato senza farsi troppe domande al fresco.<br \/>\nPrigioniero.<br \/>\nCondannato per un delitto che non ricordava aver commesso.<br \/>\nQuel mattino si svegli\u00f2 presto, ma senza paura. Altre volte aveva avuto stizza per il tremore nelle labbra incontrollato, per l&#8217;angoscia delle viscere che urlavano d&#8217;esser liberate, per lacrime che non sapeva d&#8217;avere eppure solcavano le gote.<br \/>\nQuel mattino si svegli\u00f2 con un sorriso strano disegnato sul volto. Se i due prigionieri che l&#8217;accompagnavano in cella avessero avuto modo di vederlo ne avrebbero avuto timore.<br \/>\nSi cerc\u00f2 nel frammento di vetro appeso alla parete, si guard\u00f2 allo specchio senza vedersi.<br \/>\nAveva rigorosamente evitato di farlo prima d&#8217;allora.<br \/>\nNon si riconobbe e pens\u00f2 che in fondo a morire sarebbe andato quell&#8217;uomo davanti ai suoi occhi, non di certo lui. Sent\u00ec un sollievo profondo nell&#8217;animo, quasi la voglia di cantare. Ma il silenzio attorno gli chiuse la voce sulle labbra. Ripens\u00f2 a qualcosa che non seppe bene definire nella memoria, cap\u00ec che la mente non gli rendeva grazia in quegli ultimi istanti, avvert\u00ec sentore di morte provenire dalla sua pelle. Come in un romanzo dell&#8217;orrore la campana segn\u00f2 il tocco delle sei. Entro pochi istanti la porta scricchiolante sarebbe stata spalancata dal secondino. Sperava in cuor suo di ritrovarsi davanti il tipo simpatico, che tante volte l&#8217;aveva trattato come un essere umano, non come uno scarto da far ammuffire. Cos\u00ec non fu. Lo prelev\u00f2 un ragazzetto mai visto, uno nuovo. Il prete era stato pregato di tenersi alla larga. Era la sua ultima preghiera. Durante il cammino lungo il corridoio avvolto dal respiro muto degli altri prigionieri che lo sostenevano in quei passi pesanti pens\u00f2 al mare, l\u00ec dove da un altra prospettiva aveva vissuto pienamente, con la scia di sale sulle labbra a lenire la fatica del suo dolore. Ricord\u00f2 d&#8217;essere stato pescatore un tempo. Ricord\u00f2 lo scrosciare delle onde sulle spalle, e il calore del sole sulle gambe. Ricord\u00f2 le mareggiate che lo tenevano a terra, e le notti trascorse ad inseguire l&#8217;eco delle lampare.<br \/>\nRicord\u00f2 d&#8217;essere stato vivo, e fu allora che lentamente ritorn\u00f2 indietro lasciando a morire l&#8217;uomo allo specchio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora che sono morto sento la vita scorrere dentro le vene quasi a volerne uscire fuori. Si svegli\u00f2 che non era mattino. La luce tenue della luna lasciava una scia sinistra dentro la cella. Le nuvole riverberavano in cielo, come sospese in attesa del giudizio. Ma non si udiva il grido del corvo nell&#8217;aria a mozzare il respiro. N\u00e8 gli occhi brillanti della nottola appollaiata sul ramo, soltanto il brillare dei suoi. Il condannato a morte. Aveva trascorso del tempo l\u00e0 dentro, ma a primo impatto non sarebbe stato in grado di dire quanto. Aveva smesso fin da subito di contare i giorni, l&#8217;alternare delle stagioni e l&#8217;incedere degli anni. Tutto scorreva dentro, silenziosamente come se niente passasse in quell&#8217;esile corpo. Nei muscoli tesi e scarni di un vivere modesto. Dormiva e leggeva. Pisciava. E mangiava poco, aveva perduto fin dall&#8217;inizio il gusto per le cose. Non c&#8217;era niente da scoprire l\u00e0, in quella stanza che da secoli accoglieva gelo e scirocco alla stessa maniera. Pochi metri quadri dentro cui racchiudere un mondo. Scambiava qualche parola con i vicini di cella, sempre diversi, sempre con storie intense da raccontare. Loro. 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