{"id":124,"date":"2010-12-18T15:14:32","date_gmt":"2010-12-18T14:14:32","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=124"},"modified":"2020-11-14T20:10:24","modified_gmt":"2020-11-14T19:10:24","slug":"piaf","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/piaf\/","title":{"rendered":"Rue de Belleville"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/edith_piaf-300x222-1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/edith_piaf-300x222-1.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"222\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5223\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Parigi l&#8217;inverno \u00e8 pi\u00f9 freddo se nulla hai per scaldarti la pelle. A Parigi dicembre \u00e8 gelido con i senza tetto. Gli artisti di strada questo sono in fondo. Senza tetto. Gente senza un tetto stabile che accolga la loro fatica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quattro mura fredde non sanno che farsene di canzoni, e numeri da circo, brillanti battute e mirabolanti piroette. Quattro mura fredde non hanno calore, non sanno neppure applaudire. Quattro mura fredde, fredde rimangono, e freddo tutt&#8217;intorno ti lasciano addosso. Il puzzo di povert\u00e0 te lo senti dentro le ossa, e insolente non ti abbandona mai, per quanto sapone tu riesca a racimolare elemosinando te ne rimarr\u00e0 traccia sulla pelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della povert\u00e0 dico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di quello stato che ti marchia fin dalla nascita come una bestia da macello. Una sensazione che mai t&#8217;abbandona, perch\u00e9 sai benissimo cos&#8217;\u00e8, cosa vuol dire la miseria sugli occhi e nelle orecchie, sui capelli sozzi di polvere e sulle dita scarnificate dal cibo che non c&#8217;\u00e8. Sai bene cos&#8217;\u00e8 la povert\u00e0 se nella povert\u00e0 sei nata, e hai paura di ricaderci dentro, cos\u00ec come accade per l&#8217;alcol lasciato andare senza ritegno nella speranza che ti tiri su o per le droghe che ingerisci nella stupida illusione di ritrovarti pi\u00f9 leggero nel cammino e con leggerezza affrontare le miserie del mondo.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli artisti di strada sono senza tetto, cos\u00ec come le puttane. Le puttane sono artiste di strada, e per strada vivono, e nella strada muoiono lasciando rantoli d&#8217;amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Parigi quel dicembre del &#8217;19 fu pi\u00f9 freddo del solito, ch\u00e9 la guerra aveva appena devastato il nostro cammino, lasciando dietro s\u00e9 strascichi di morte e di vite non vissute appieno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rue de Belleville. Sono nata l\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni dicono al numero civico 72, altri pensano che quella casa non sia mai esistita. Non \u00e8 che m&#8217;importi molto. Un poliziotto mi tir\u00f2 fuori. Questo so. Forse dovrei prendermela con lui. Forse, se quell&#8217;uomo, di cui non conosco neppure il nome, non avesse messo le mani tra le gambe di mamma non avrei l&#8217;artrite, le spalle ricurve e questa voce che mi porto dietro da sempre. Non avrei neppure il peso della fatica sulle mie gambe tremanti, e la serie infinita di corvi a gracchiare sul capo che svolazzanti m&#8217;hanno inseguita lungo la scia della mia vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto in me \u00e8 stato un forse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E forse non sono stata l&#8217;unica. Anche se molti dicono di s\u00ec. Opinioni che lascio a loro, a voi magari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sono ritrovata fin dall&#8217;inizio per strada, e dalla strada ho cercato di togliermi. Mio padre mi lasci\u00f2 cullare dalle onde della povert\u00e0 che l&#8217;avevano avvolto. In panni sudici e raccattati qua e l\u00e0. Pieni di toppe e buchi. Mia nonna conosceva bene l&#8217;arte del mestiere antico, ma seppe darmi comunque amore e dedizione senza volere nulla in cambio. E qualcosa da mangiare. Ma non fu molto a dire la verit\u00e0 per quel che adesso sono. Non abbastanza da farmi crescere forte sulle ossa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure avevo una voce, la mia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la certezza che nessuno avrebbe potuto togliermela. La vita s\u00ec, la voce no. E cos\u00ec \u00e8 accaduto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita m&#8217;\u00e8 stata tolta. La voce no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ero che una bambina quando misi al mondo la mia di bambina. Ma per quella maledizione che da sempre mi segue mi fu strappata dal grembo prima che potesse dire mamma. Dalla notte al giorno. E non so se fosse inverno oppure estate, se fosse pioggia o vento, se lo strillone portasse sotto al braccio l&#8217;edizione della sera o qualche straordinaria uscita per notizie da masticare in poche ore. So che era era freddo quando il medico disse \u00e8 morta, un freddo cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita s\u00ec, la voce no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec fu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono stata sempre molto minuta per abbattermi, per schiantarmi al suolo. Cos\u00ec col freddo nell&#8217;anima per gli occhi spenti di quella creatura innocente ho proseguito nel mio canto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uscii dalla strada per la prima volta per entrare in uno dei localini che deliziavano le notti borghesi. Non ricordo neppure come si chiamasse, il locale, so per certo che il tizio mor\u00ec presto, troppo presto per vedermi l\u00e0 dentro come un&#8217;attrazione. Di quel posto non ricordo il nome n\u00e9 se fosse grande o meno ma so che mi ristor\u00f2 dal freddo per molte settimane e mi diede da mangiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gente veniva numerosa ad ascoltare il passerotto, cos\u00ec mi chiamavano. Avevo da cantare, avevo la mia voce, mi davano da mangiare, e non potevo lamentarmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi venne il teatro, e quello lo ricordo. Era grande, e la gente parlottava prima del mio ingresso. Ho nitido nei miei pensieri ancora l&#8217;eco delle parole che s&#8217;intrecciavano dei loro discorsi sommessi. C&#8217;era il pudore dell&#8217;attesa. Un sentire che presto, troppo presto, \u00e8 andato perduto. Il sipario lasciava spazio ai miei passi, e la luce mi sfiorava la pelle, anche in lei avvertivo il timore di potermi far male. Sono stata fin da bambina troppo esile. La gente che mi ha conosciuto forse ha vissuto nel timore di potermi spezzare, come un fuscello, con la paura che la mia voce in qualche modo potesse rimanermi in gola e l\u00ec morire. Ma nessuno ha mai saputo la verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vita s\u00ec, la voce no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho cantato per la strada, e nei teatri, e ho distratto manovre militari, pronte ad invadere molto pi\u00f9 dell&#8217;Europa. Le nostre coscienze, o quel che al tempo ne restava. Ma la vita \u00e8 stata tolta, oltre ogni possibile urlo, o pianto, oltre ogni possibile piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nero che mi pervade ho provato in tutti i modi a cambiarlo, a renderlo pi\u00f9 tenue, pi\u00f9 leggero. Ho provato a schiarirlo un po&#8217;, fino a farlo rosa, almeno dentro me. Questo ho cercato di fare della vita, una rosa che ho cantato fino alla fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma nessuno conosceva la verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la vita mi sarebbe stata negata, la voce no.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uccelli sanno volare e planano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uomini imitano, e tentano di volare, credono di riuscirci ma non sanno affatto planare. Come accade per le creature del cielo. Dolcemente lasciano che l&#8217;aria s&#8217;insinui sotto le ali e li conduca dove vogliono che sia. Gli uomini non sono capaci di planare, non resta loro che precipitare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec \u00e8 stato per Marcel.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando l&#8217;uomo che ha schiantato mille uomini al tappeto rimane inerme per aria, in mille pezzi esploso, puoi restare a chiederti che senso ha il mondo. Puoi pestare i piedi imprecando. Puoi bestemmiare pure, o lasciarti andare dentro qualcosa che ti distragga da un dolore che mai potrai cancellare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimarrai per il tempo che ti resta da vivere a domandarti se il senso del mondo che tu avevi riposto in quell&#8217;uomo finisce d&#8217;esser tale che senso ha tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morto. E tu con lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ti pieghi sulle ginocchia, fino a sentire lo scricchiolio sinistro delle ossa che ti dice viva, viva seppur piegata con conati di vomito che risalgono dal pavimento, e tu li sola, come la vita ha deciso sia. Puoi restarci secca o provare a rialzarti in qualche modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Affidarti a te stessa o agli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Legarti indissolubilmente a qualcosa che ti renda meno aspro il cammino. Cos\u00ec \u00e8 stato, cos\u00ec qualcuno ha voluto che fosse, Cos\u00ec ho fatto. Ho camminato sulle droghe che m&#8217;hanno spento sempre pi\u00f9 per rimanere aggrappata al rosa che avrei voluto per me. E in silenzio ho urlato il mio amore perduto per lui. Disperso in mare come una piuma sebbene avesse schiantato a terra mille uomini con le sue dita. Vinto dal destino che aveva scelto per lui. E per me.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho continuato con la mia voce, senza avvertire il peso di una vita che sentivo sempre meno mia. E ho glorificato l&#8217;amore, per quel che mi restava dentro, per ci\u00f2 che vale, per ci\u00f2 che pu\u00f2. Ho issato al cielo la mia preghiera, affinch\u00e9 qualcuno potesse piegarsi al mio dolore, ma non ho avuto che lacrime dal pubblico per il mio inno e niente di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Parigi l&#8217;inverno \u00e8 pi\u00f9 freddo se nulla hai per scaldarti la pelle. A Parigi dicembre \u00e8 gelido con i senza tetto. Gli artisti di strada questo sono in fondo. Senza tetto. Gente senza un tetto stabile che accolga la loro fatica. Quattro mura fredde non sanno che farsene di canzoni, e numeri da circo, brillanti battute e mirabolanti piroette. Quattro mura fredde non hanno calore, non sanno neppure applaudire. Quattro mura fredde, fredde rimangono, e freddo tutt&#8217;intorno ti lasciano addosso. Il puzzo di povert\u00e0 te lo senti dentro le ossa, e insolente non ti abbandona mai, per quanto sapone tu riesca a racimolare elemosinando te ne rimarr\u00e0 traccia sulla pelle. Della povert\u00e0 dico. Di quello stato che ti marchia fin dalla nascita come una bestia da macello. Una sensazione che mai t&#8217;abbandona, perch\u00e9 sai benissimo cos&#8217;\u00e8, cosa vuol dire la miseria sugli occhi e nelle orecchie, sui capelli sozzi di polvere e sulle dita scarnificate dal cibo che non c&#8217;\u00e8. Sai bene cos&#8217;\u00e8 la povert\u00e0 se nella povert\u00e0 sei nata, e hai paura di ricaderci dentro, cos\u00ec come accade per l&#8217;alcol lasciato andare senza ritegno nella speranza che ti tiri su o per le droghe che ingerisci nella stupida illusione di ritrovarti pi\u00f9 leggero nel cammino e con leggerezza affrontare le miserie del mondo.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[32,21],"tags":[90,126],"class_list":["post-124","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-fun","category-racconti","tag-chanson","tag-edith-piaf"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/124","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=124"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/124\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5224,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/124\/revisions\/5224"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=124"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=124"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=124"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}