{"id":138,"date":"2010-12-24T15:52:59","date_gmt":"2010-12-24T14:52:59","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=138"},"modified":"2020-11-14T20:03:36","modified_gmt":"2020-11-14T19:03:36","slug":"respiro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/respiro\/","title":{"rendered":"Respiro nuovo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"263\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1458\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg 500w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S&#8217;accost\u00f2 lentamente al letto, e senza far rumore distese le gambe. Era stata una lunga notte quella, era la vigilia del venticinque dicembre, e il suo bambino moriva agli occhi dei medici. Trambusto intorno, e urla, gente che scalpitava. Qualcuno inveiva perfino, altri avevano perduto la speranza. molti dei presenti erano rimasti in sala d&#8217;aspetto a lagnarsi, che quello non era il destino che meritava. Altri consumavano pieghe di rosari con lacrime e mani sudate. Mormorii rotti da singhiozzi avevano accompagnato per lungo tempo la notte pi\u00f9 profonda. Antichi lamenti risuonavano per i corridoi di quell&#8217;ospedale. Il freddo s&#8217;insinuava oltre i vestiti ispessiti dalla paura. Qualcuno imprecava, da un anno a quella parte. Lo avevano atteso da una vita, la loro. S&#8217;erano amati a lungo a discapito di sorrisi e ironie. E a lungo avevano sperato che una vita nuova germogliasse nel grembo di lei. Poi d&#8217;improvviso, in un tempo in cui la speranza si confonde con l&#8217;oblio dell&#8217;incubo c&#8217;era stata la certezza. Dopo anni di notti insonni, travagliate, ed energie spese ad amarsi, con l&#8217;intima paura di non saperlo fare, il seme aveva attecchito, e un nuovo respiro sarebbe venuto al mondo. Cos\u00ec accadde una notte d&#8217;estate. Quel bimbo tanto atteso vide la luce dei suoi occhi riflessi in quelli sorridenti della madre. Qualche tempo dopo, a bordo di una bicicletta agognata a lungo il destino prov\u00f2 a portarlo via dalle braccia forti del padre. Un anno intero, trecentosessantacinque lunghi giorni, e altrettante notti inchiodato a quel lettino, cos\u00ec minuto e fragile, senza che l&#8217;aria intorno potesse scostarlo dal sonno profondo in cui era precipitato. Poi un sospiro nuovo, e un altro, e un altro ancora. E gli occhi che si accendono come due candele ad illuminare la stanza. Ecco, quello fu il loro primo vero natale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>S&#8217;accost\u00f2 lentamente al letto, e senza far rumore distese le gambe. 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