{"id":1442,"date":"2011-11-04T15:13:40","date_gmt":"2011-11-04T14:13:40","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1442"},"modified":"2011-11-04T15:13:40","modified_gmt":"2011-11-04T14:13:40","slug":"identita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/identita\/","title":{"rendered":"L&#039;identit\u00e0 dell&#039;io (da &quot;Ho amato fino a morirne&quot;)"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/anjo-da-morte.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1443\" title=\"Angelo della morte\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/anjo-da-morte-259x300.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"300\" \/><\/a><br \/>\n<\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 affatto vero che sono nera, e assolutamente falso \u00e8 il luogo comune che mi rappresenta brutta. Sono bella, e non potrebbe essere altrimenti. E ho mille colori da mostrarvi altro che il nero. Quello lo lascio a voi e il vostro lutto. Non riesco a scorgere altro che bellezza in me. Vengo a tirarvi fuori dalle vostre miserie, dalle miserie quotidiane che vi siete costruiti nell&#8217;arco di millenni grazie alle vostre organizzazioni sociali, alle economie che avete fondato sul mercato. Io sono la libert\u00e0 e giungo a voi per togliere il fardello che vi ostinate a portare sulle spalle. Certa gente non immagina nemmeno in che condizioni di vita io mi ritrovi ad intervenire. Catapecchie infestate da roditori e zecche e pulci che scavano su cancrene vive di poveri bimbi inermi. Questa me la chiamate vita voi? Eppure pregano l\u00e0 dentro e ci\u00f2 non mi da pace. Idioti. Idioti che rantolano dentro quegli antri neri, neri come la pece, in cui la luce del sole non entra per paura di sporcarsi. Io vengo a liberarli da quella miseria indegna che qualcuno s&#8217;azzarda ancora a camuffare come vita e giungo a loro, leggera, e con un gesto semplice li tiro fuori. Talvolta credo che sarebbe meglio lasciarli l\u00e0 dentro a marcire, ch\u00e9 non meritano con le loro lacrime quella grazia. Eppure la bellezza che mi porto dietro non riesce a farmi essere cos\u00ec cinica. Faccio quel che devo. E spezzo le catene di spettacoli indegni.<!--more--> Certa gente non immagina nemmeno. Famiglie allo sbando, cani senza padrone, lacrime eterne che scivolano a rigare volti sempre pi\u00f9 emaciati. Asciugati lentamente dalla fame. Giorno dopo giorno. E voi chiamate vita tutto questo? Eppure talvolta accade di sentirli pregare quelli l\u00ec. Certa gente non capirebbe, certa gente continua a non capire. Il nero lo lascio a loro. Ho mille colori da mostrare. Gambe frantumate, in pezzi cos\u00ec piccoli da far perdere le tracce. Talvolta considero il fatto che sia una grande comodit\u00e0 la storia dell&#8217;anima. Non potrei sopportare la fatica di un lavoro che inevitabilmente mi porterebbe a scovare e racimolare frammenti e ossa, e gocce di sangue rappreso avvinghiate alla terra, con la probabilit\u00e0 di ritrovarsi a staccare qualche mano dall&#8217;albero che imperterrita non vuole lasciare. No senza dubbio, la storia dell&#8217;anima \u00e8 comoda. Un gesto e via, liberi e senza zavorra. Seguitemi figlioli, ho bellezza da darvi, lo faccio da sempre, e per sempre far\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione \u00e8 abbastanza semplice, riguarda il problema dell&#8217;identit\u00e0. Non riesco a comprendere a tal proposito tutto questo accanimento contro di me, come se fosse responsabilit\u00e0 mia. Ma se le coscienze di chi ha consapevolezza della mia esistenza si fermassero un attimo a riflettere, razionalmente, aldil\u00e0 delle loro paure e delle angosce che voglio ricondurre a me, capirebbero bene come il problema si riduce alla questione dell&#8217;identit\u00e0.<br \/>\nSpecchiandosi in me tutti quelli che ne hanno capacit\u00e0 prendono coscienza di s\u00e9, della loro stessa vita.<br \/>\nIn fondo, tutto non \u00e8 altro che un gioco di specchi.<br \/>\nMa gli occhi spesso ingannano, perch\u00e9 non hanno la forza dello sguardo della mente.<br \/>\nE ingannano.<br \/>\nIngannano la vostra mente, ed io me ne sto ferma a sorridere delle vostre paure.<br \/>\nTutto quello che vi circonda potrebbe essere migliore, ma l&#8217;inganno, che a me volete ostinarvi a ricondurre, vi ottenebra la ragione.<br \/>\nNon riesco a capire perch\u00e9 il genere umano abbia speso tante di quelle energie e si sia industriato a fondo nel corso di tutta la sua storia, per giungere pi\u00f9 velocemente a me.<br \/>\nIo giungo, comunque.<br \/>\nEppure lui ha pensato bene di ricercare, di sperimentare tecniche nuove, lancinanti, dolorose, geniali talvolta, da lasciarmi allibita.<br \/>\nNon avrei mai creduto si potesse arrivare a tanto, eppure la razza umana lo ha fatto.<br \/>\nE devo dargliene atto.<br \/>\nDa qui capisco quanto sia istupidita se non considera che comunque, aldil\u00e0 di tutta la tecnica e la tecnologia avanzata generata per produrmi, io giungo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo per quel che riguarda questo incubo, ero l\u00ec quando nacque.<br \/>\nCome per tutti voi del resto.<br \/>\nLo vidi per prima e rimasi ferma ad attendere, troppo piccolo per farcela, l&#8217;avrei accolto tra le mie braccia al primo vagito, pensavo.<br \/>\nMinuto e spelacchiato venne al mondo silenzioso, cosa inusuale, non m&#8217;era capitato e nella mia mia lunga e secolare memoria non ricordavo d&#8217;essermi imbattuta in un nascituro che non lasciava andare nemmeno un urletto, bench\u00e9 minimo.<br \/>\nNon era come tutti i figli che ho visto strepitare nel corso del tempo, come tutti i pargoli impegnati a spendere energie superflue nel lamentarsi per aver perso il loro cantuccio primordiale.<br \/>\nChiazzato di sangue qua e l\u00e0 e le manine tremanti e le braccia tese.<br \/>\nIl cordone ombelicale della madre gli aveva fatto un brutto tiro.<br \/>\nLo teneva avvinghiato a s\u00e9 per la gola, e il piccolo nascituro diventava sempre pi\u00f9 blu.<br \/>\nFin dalla nascita ebbe i blues quel piccolino l\u00ec.<br \/>\nIo aspettavo pronta ad abbracciarlo, lesta a portarlo con me come spesso accade, ma un tipo dal camice bianco, dimenandosi avanti e indietro, lo prese per i piedi appena formati e con un movimento secco liber\u00f2 la gola del bambino gi\u00e0 da tempo cianotico.<br \/>\nUn attimo e l&#8217;esplosione di urla e lacrime non si fece attendere.<br \/>\nEra entrato appieno in quello che chiamate vita.<br \/>\nDa allora spesse volte le nostre strade si sono incrociate.<br \/>\nIo rimanevo l\u00ec, ferma a vegliare.<br \/>\nPronta ad abbracciarlo quando sarebbe stato opportuno.<br \/>\nAll&#8217;et\u00e0 di sette anni, nella strada che da scuola portava alla sua prima casa, finimmo per incontrarci nuovamente.<br \/>\nRitornava scorrazzando sulla sua bici verde pistacchio, tutto il mattino aveva piovuto da non poterne pi\u00f9, il bimbetto dava di matto su quei pedali fino a quando un gatto, sgusciando fuori dall&#8217;angolo, gli tagli\u00f2 la strada e il piccolo fu costretto ad abbozzare una frenata, la bici si scost\u00f2 repentina fino ad intraversarsi e il poveretto, perdendo del tutto il controllo del mezzo, fin\u00ec sotto l&#8217;automobile del vicino che giungeva sulla via.<br \/>\nMi prontai sul fatto, pronta a trarre fuori il bimbo dalla autovettura, ma rimasi sconcertata quando, ormai giunta ad un passo da lui, lo vidi rimettersi in piedi sorridendo al vicino, che sconvolto gi\u00e0 piangeva convinto d&#8217;averlo ucciso.<br \/>\nIl bimbo aveva qualche escoriazione ma nulla pi\u00f9.<br \/>\nSorrisi a mio modo, era gi\u00e0 la seconda volta che si negava a me.<br \/>\nE non m&#8217;era mai accaduto.<br \/>\nPoi una notte sento la voce d&#8217;un bimbetto che mi chiama cantilenando parole incomprensibili, e sussurra lentamente. Scivolo ad un passo da lui.<br \/>\nCon le braccia tese.<br \/>\nE lui sorride e dice d&#8217;esser stanco.<br \/>\nPortami via da qui. Sono stanco di questa gente.<br \/>\nE canta, qualcosa che somiglia ad una ninna nanna.<br \/>\nE sorride.<br \/>\nMia madre disse, bambino non lasciare&#8230; , mia mamma non diceva molte cose, e a dire il vero non ricordo il timbro della sua voce, ma ho impresso il suo sorriso, prima che Billie lo cambiasse a suon di schiaffi e vino. E mio padre? Mio padre quando verr\u00e0?<br \/>\nFarneticava frasi senza senso, si rigirava nel suo letto, e sorrideva chiamandomi, portami via da qui, portami via da qui, e sorrideva.<br \/>\nFu nel periodo in cui gi\u00e0 da tempo la gente aveva dimenticato il suo nome.<br \/>\nIn quei giorni vagava di bar e bar, con gli occhi spenti persi nel vuoto, e i passi che lentamente lo conducevano oltre la soglia.<br \/>\nLa sua voce era rimasta indietro.<br \/>\nStrano certo, la vicenda che gli \u00e8 accaduta ha di che dirsi bizzarra.<br \/>\nUn giorno si alza e tutto il whisky che ha mandato gi\u00f9 e tutta la droga che s&#8217;\u00e8 ficcato lungo le braccia, li rigurgita fuori dalla sua gola spegnendo del tutto la voce. Per uno che ne fa una ragione di vita non dev&#8217;essere stato per nulla semplice accettare una cosa del genere.<br \/>\nInfatti il tipo \u00e8 andato fuori di matto.<br \/>\nNon c&#8217;ha visto, n\u00e9 creduto pi\u00f9.<br \/>\nRimaneva per ore assorto a fissarsi nello specchio senza vedere, senza alcuna possibilit\u00e0 di scorgere un barlume di speranza, o dio sa cosa.<br \/>\nInebetito, completamente inebetito e senza voce.<br \/>\nRaucedine dicono.<br \/>\nPer uno delle sue capacit\u00e0&#8230;<br \/>\nUna tragedia, altra parola non sarebbe pi\u00f9 adatta.<br \/>\nTragedia.<br \/>\nLo abbracciai sorridente.<br \/>\nIn giro si dicevano cose egregie della sua voce.<br \/>\nRimasi incuriosita, fino a quando questa maledetta curiosit\u00e0, che mi conduce di porta in porta, non mi spinse ad andarlo ad ascoltare.<br \/>\nRitornai indietro di qualche anno.<br \/>\nDivenni pubblico per la prima volta nella mia millenaria esistenza.<br \/>\nDi solito \u00e8 la gente che mi ammira, che mi ascolta, guarda, mi tasta, si avvicina, cerca.<br \/>\nE poi, come al solito, senza alcuna fantasia, da secoli e secoli, singhiozza e si lamenta, e urla e piange.<br \/>\nQuella volta avevo invertito i ruoli.<br \/>\nDa oggetto dello spettacolo a spettatore passivo, completamente soggiogata dalla sua voce.<br \/>\nMi guardavo intorno, tra la gente che come me assisteva ammirata a quello spettacolo, cercando con attenzione nelle file dietro, magari nascosto in fondo, se anche Lui era presente, ma non ebbi modo di vederlo.<br \/>\nMagari s&#8217;era pure camuffato, come avevo fatto io.<br \/>\nRimango col dubbio che anche Lui fosse l\u00ec.<br \/>\nPresente a quello spettacolo.<br \/>\nMagari avr\u00e0 comunque ascoltato dalla sua postazione privilegiata, cos\u00ec dicono.<br \/>\nFatto sta che non m&#8217;\u00e8 parso di vederlo, anche se a dire il vero, \u00e8 cos\u00ec tanto tempo che non c&#8217;incontriamo che non sarei del tutto sicura di riconoscerlo.<br \/>\nN\u00e9 che sia ancora in giro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 affatto vero che sono nera, e assolutamente falso \u00e8 il luogo comune che mi rappresenta brutta. Sono bella, e non potrebbe essere altrimenti. E ho mille colori da mostrarvi altro che il nero. Quello lo lascio a voi e il vostro lutto. Non riesco a scorgere altro che bellezza in me. Vengo a tirarvi fuori dalle vostre miserie, dalle miserie quotidiane che vi siete costruiti nell&#8217;arco di millenni grazie alle vostre organizzazioni sociali, alle economie che avete fondato sul mercato. Io sono la libert\u00e0 e giungo a voi per togliere il fardello che vi ostinate a portare sulle spalle. Certa gente non immagina nemmeno in che condizioni di vita io mi ritrovi ad intervenire. Catapecchie infestate da roditori e zecche e pulci che scavano su cancrene vive di poveri bimbi inermi. Questa me la chiamate vita voi? Eppure pregano l\u00e0 dentro e ci\u00f2 non mi da pace. Idioti. Idioti che rantolano dentro quegli antri neri, neri come la pece, in cui la luce del sole non entra per paura di sporcarsi. Io vengo a liberarli da quella miseria indegna che qualcuno s&#8217;azzarda ancora a camuffare come vita e giungo a loro, leggera, e con un gesto semplice li tiro fuori. Talvolta credo che sarebbe meglio lasciarli l\u00e0 dentro a marcire, ch\u00e9 non meritano con le loro lacrime quella grazia. Eppure la bellezza che mi porto dietro non riesce a farmi essere cos\u00ec cinica. Faccio quel che devo. 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