{"id":1488,"date":"2011-11-15T18:58:54","date_gmt":"2011-11-15T17:58:54","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1488"},"modified":"2011-11-15T18:58:54","modified_gmt":"2011-11-15T17:58:54","slug":"laphroaig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/laphroaig\/","title":{"rendered":"Un Laphroaig, e un altro, e poi un altro ancora."},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<iframe width=\"420\" height=\"315\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/nWd0uSo3OuY\" frameborder=\"0\" allowfullscreen><\/iframe><br \/>\n<\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Stava sistemando le sue scartoffie, e nel contempo considerava la particolarit\u00e0 di quella parola. L&#8217;aveva appresa in qualche romanzo americano, o gli era rimbalzata alla mente venendo fuori dallo schermo di un televisore? Ecco, non avrebbe saputo dirlo ma di certo nutriva una certa simpatia verso quel termine, cos\u00ec vago.<br \/>\nScartoffie.<br \/>\nE ne aveva a bizzeffe sul tavolo, sull&#8217;amica poltrona che non riusciva pi\u00f9 a dargli il solito riposino pomeridiano. Non ricordava neppure da quanto non riuscisse pi\u00f9 a ritrovarsi nella posizione fetale che tanto amava assumere, come se nascosto dentro l&#8217;ancestrale postura il mondo non avrebbe potuto scalfirlo pi\u00f9 di tanto. Gli mancava la serenit\u00e0 che era certo avere avuto qualche tempo addietro, o cos\u00ec almeno credeva.<br \/>\nEppure aveva scartoffie, e ne aveva a bizzeffe.<br \/>\nE anche sul bizzeffe avrebbe potuto soffermarsi chiedendosi perch\u00e9 quella parola e non altre.<br \/>\nCome a iosa, per esempio.<br \/>\nO in quantit\u00e0.<!--more--><br \/>\nNo, aveva scelto nella sua mente, senza pensarci su pi\u00f9 di un istante. Davanti a s\u00e9 quel mattino si ritrovava scartoffie a bizzeffe. E quel dire vago, e particolarmente musicale, lo cullava. L&#8217;indefinito che scorgeva dietro le parole pronunciate a bassa voce gli lasciava un segno di speranza. Come se tutto ci\u00f2 che lo riguardasse potesse essere migliore di quello che i suoi occhi vedevano in quel momento.<br \/>\nE ci\u00f2 che i suoi occhi avevano davanti non era un belvedere.<br \/>\nNiente che si potesse paragonare al culo della signora del quarto piano, non pi\u00f9 prodiga di calore e risorse, n\u00e9 all&#8217;abbondante decollet\u00e8 del timida casalinga del secondo, ritornata placidamente sul solco del suo cammino quotidiano. Ormai le storie in casa s&#8217;erano concluse. Neppure la donna delle pulizie giungeva pi\u00f9. Non perch\u00e9 non potesse permettersela, ch\u00e9 la santa e devota donna non chiese mai denaro &#8211; a parte le prime settimane &#8211; ma perch\u00e9 quella stessa santa donna pens\u00f2 bene di trovarsi un cinquantenne rampante e di buona famiglia, lasciandosi dietro il mestiere, le pulizie, e il correttore di bozze.<br \/>\nDunque niente pi\u00f9 femmine in casa.<br \/>\nSpifferi d&#8217;aria erano entrati dagli infissi e avevano in qualche modo portato tutto alla luce.<br \/>\nLe relazioni clandestine avevano smesso d&#8217;esser tali.<br \/>\nAdesso, per una donna, per il calore notturno, e per qualche spicciolo bastevole a non renderlo un misero mendicante gli era necessario uscire oltre la soglia di casa.<br \/>\nE questa costrizione lo buttava gi\u00f9.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di doversi rituffare per le strade lo infastidiva visceralmente. Era stato un cane randagio, e nell&#8217;animo, in fondo, sapeva bene esserlo rimasto, era consapevole che prima o poi ne sarebbe uscito.<br \/>\nFuori.<br \/>\nEppure negli ultimi tempi il semplice saluto al vicino di casa di passaggio lo metteva di cattivo umore. S&#8217;era perfino rifiutato di riscuotere una manciata di credito verso tesisti e case editrici per evitare il contatto.<br \/>\nStava sempre pi\u00f9 divenendo preda della paranoia.<br \/>\nE in quel disagio pareva provare conforto.<br \/>\nSi crogiolava nel dolore di una condizione differente. Lui era cos\u00ec, che s&#8217;adeguassero gli altri, cazzo.<br \/>\nO forse non era proprio cos\u00ec che stavano le cose.<br \/>\nNegli ultimi mesi si vedeva diverso. La considerazione di s\u00e9 e di ci\u00f2 che credeva essere era mutata. Si scorgeva peggiore, e in certo qual modo anche l&#8217;aspetto esteriore rifletteva quella disposizione d&#8217;animo. Non era il cielo di una primavera grigia a renderlo cupo. Talvolta pensava che quel suo vezzo di trascrivere qualsiasi cosa lo affascinasse in un dato momento, e averlo davanti agli occhi sempre, costituisse una sorta di ossessione. In quella piccola camera che era la sua casa, tutto ci\u00f2 che aveva, e dunque non essendo sua, tutto ci\u00f2 che non aveva, ecco, quel circondarsi di parole, spesso altrui, parole rubate a chi aveva vissuto quello specifico disagio prima di lui, lo faceva sentire banale. Tanti, molti, troppi, prima della sua venuta su questa terra, prima della avvenuta consapevolezza di ci\u00f2 che il mondo potesse essere o non essere, avevano stabilito con parole precise cosa lui, anonimo correttore di bozze di un anonima periferia capitolina, avrebbe provato in determinate condizioni. Lo infastidiva, paranoicamente, l&#8217;idea che non riuscisse a venir fuori da quel labirinto di parole per dare nuova espressione di s\u00e9.<br \/>\nEra il prodotto di vissuti altrui la sua vita, o c&#8217;era qualcosa di originale da spendere, scrivere, vivere? Credeva ancora nella stupida idea di essere un uomo irriproducibile, o era uno dei tanti, destinato a far massa. Cerebrale, umana, fisica. E lauto pasto di vermi tra qualche tempo?<br \/>\nE quanto tempo poi?<br \/>\nCh\u00e8 in fondo l&#8217;attesa, quella sensazione d&#8217;attesa che viveva, non era altro che attendere la morte?<br \/>\nNo, forse ancora no.<br \/>\nNon si credeva giunto a questa condizione estremamente passiva, ma il suo nuovo atteggiamento di rifiuto lo avvicinava tanto all&#8217;idea.<br \/>\nE aveva scartoffie davanti a s\u00e9, che avrebbe voluto bruciare.<br \/>\nUna sensazione di profonda inquietudine lo stringeva alla gola, fisicamente avvertiva la mancanza d&#8217;aria, difficolt\u00e0 respiratorie che mai aveva avuto. Eppure non fumava da giorni, e non ricordava quanti. Era a corto di denaro come troppo spesso gli accadeva. Era a corto di cicche, di amori, di femmine, di idee.<br \/>\nSi scroll\u00f2 di dosso quel sentore di morte, avvert\u00ec un brivido freddo sulla nuca, come se una mano gelida, invisibile, gli avesse appena sfiorato la pelle, raggelando il sangue.<br \/>\nSi vide morto, senza fiato.<br \/>\nSenza il fiato necessario a spinger fuori dalle labbra le parole che avrebbe voluto dire. E forse per la prima volta consider\u00f2 il fatto che ne aveva ancora da dire e fare. S\u00ec, perch\u00e8 credeva che le parole racchiudessero il significato di cose, persone, concetti.<br \/>\nE non il contrario.<br \/>\nChe le cose, le persone, i concetti mantenessero la loro sostanza aldil\u00e0 delle parole che le denominavano. Sentiva di aver da parlare, e ancora scrivere battendo rumorosamente sulla tastiera della sua fedele olivetti, che aveva bisogno di una passata di grasso e nastri, per poter dargli voce,<br \/>\nEppure gli mancava il fiato, lo avvertiva distintamente, non credeva di poter sostenere il semplice sforzo della parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E si rese conto malinconicamente che non ci sarebbe stato nessuno accanto ad ascoltarla. E forse per questo si sforz\u00f2 di respirare, ancora, e spalanc\u00f2 le finestre, e come un folle inizi\u00f2 a cantare, le solite canzoni, le melodie stonate in un improbabile inglese di Tom Waits, imitandone la raucedine.<br \/>\nAveva lasciato andare il malloppo di fogli per terra, verso il pavimento che giorno dopo giorno assomigliava sempre pi\u00f9 ad un campo di battaglia. In fin dei conti, quel pavimento di cui non si scorgeva pi\u00f9 l&#8217;originale colore, era l&#8217;unico elemento capace di raccogliere i residui dell&#8217;esistenza solitaria di quell&#8217;uomo, che col passare dei giorni diveniva sempre pi\u00f9 fantasma.<br \/>\nE di fantasmi si circondava.<br \/>\nC&#8217;erano gli occhiali di Pessoa, il quale gli avrebbe di certo detto che stava mentendo a se stesso, che l&#8217;ombra dell&#8217;uomo che scorgeva allo specchio era altro da s\u00e9 e non avrebbe dovuto sentire angoscia n\u00e9 tumulto, erano affari altrui.<br \/>\nNon suoi.<br \/>\nOvunque volgeva lo sguardo quell&#8217;uomo fantasma incrociava versi, diversi. E le difficolt\u00e0 dell&#8217;amato Pavese, inconsapevole sostenitore delle sere alcoliche. Finanziatore della risicata spesa che mai riusciva a riempire per pi\u00f9 di qualche ora il vecchio frigo. Di Pavese aveva letto molto e trascritto abbastanza, ma non riusciva a trovare consigli nella voce dello scrittore piemontese. Non la sentiva sua, per quel rantolo di vita che ancora lo teneva in piedi. Avrebbe rifuggito il consiglio di Cesare, era troppo vigliacco e codardo per abbracciare la morte, che venisse lei, che facesse questo sforzo e si muovesse il culo.<br \/>\nLui non avrebbe mosso un passo per andarle incontro.<br \/>\nQuella stanza tappezzata come una cervellotica opera d&#8217;avanguardia presentava ai suoi occhi, i rigurgiti di Bukowski. Il vecchio Buk gli avrebbe dato certo un buon consiglio. Bevi e fotti, e fottitene. Linea che aveva spesso cercato di seguire. Ma anche per quel cammino gli era necessario del denaro, un minimo, almeno. E il vecchio Buk un lavoro l&#8217;aveva, il suo sportello delle poste, in fin dei conti, finanziava vizi e virt\u00f9.<br \/>\nIl correttore non pensava di avere virt\u00f9, viveva nel vizio del piacere, del piacersi. E soffocava ogni paura nella scrittura, per quel che poteva. La letteratura era luogo salvo in cui rifugiarsi. Lo aveva creduto. E creduto di poter viverne.<br \/>\nS&#8217;era circondato dei frammenti di versi di poeti troppo presto dimenticati, e parole sue, testimoni di memorie che in qualche modo temeva potesse dimenticare. Erano fogli su fogli, frasi su frasi, e citazioni scritte di fretta, di corsa, una sull&#8217;altra, difficili da decifrare come l&#8217;animo di chi le trascriveva. Frammenti di spirito appesi in giro per la stanza che avrebbero da l\u00ec a poco rapito lo sguardo e la mente del maresciallo de Sparti. Ma questo il correttore di bozze non l&#8217;avrebbe mai saputo, e se per assurdo avesse avuto la possibilit\u00e0 di conoscere il futuro non si sarebbe certo scandalizzato, n\u00e9 tanto meno impaurito del modo in cui la morte l&#8217;avrebbe preso.<br \/>\nDi una cosa era profondamente cosciente, nonostante una certa indolenza che l&#8217;avvolgeva. In qualunque istante fosse giunta, la vecchia signora l&#8217;avrebbe visto vivo.<br \/>\nEra l&#8217;idea che enfaticamente soleva ripetere negli anni del vigore fisico e intellettuale. L&#8217;idea che ne aveva fatto ci\u00f2 che era, nel bene e nel male. Un randagio, un bastardo di paese venuto in citt\u00e0 per nascondere la sua solitudine.<br \/>\nPreso da un furore post-sbronza prov\u00f2 a mettere il naso fuori, come un malato terminale di solitudine che d&#8217;improvviso avverte l&#8217;esistenza del mondo dentro s\u00e9 e vuole correre per strada urlando che c&#8217;\u00e8 ed \u00e8 vivo, in qualche modo. E crede sia giusto urlarlo agli altri, ai morti che passeggiano gettando occhi e ardori verso le vetrine addobbate, ai morti che scorrazzano sulle loro scatolette d&#8217;avanguardia, ai morti insomma, che non sanno.<br \/>\nApr\u00ec la porta, e guidato dal destino l&#8217;occhio cadde su una busta lasciata l\u00ec, ad aspettare. Ad aspettare che le sue mani la prendessero, le sue dita smanettassero un po&#8217; prima di riuscire ad aprirla e tirarne fuori il contenuto. E i suoi occhi si posassero freddi, e d&#8217;un tratto lucidi, sulle poche parole che erano trascritte su quel telegramma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mamma in gravi condizioni. Ritorna se puoi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lesse e rilesse, e nella mente la voce della sorella, non poteva immaginare quelle tristi righe scritte dal fratello, dunque la sorella con tono sprezzante le ripeteva, ogni volta con pi\u00f9 astio, cariche di rancore.<br \/>\nLui se n&#8217;era andato, lei no, e l\u00ec rimasta al paesello ad accudire i vecchi a casa. Quella casa dalla quale s&#8217;era dileguato che nemmeno era bambino, senza nulla a spingerlo fuori. Niente che gli intimasse d&#8217;andarsene. Lui era uscito, e spesso l&#8217;aveva bestemmiato a se stesso, nei momenti in cui le ginocchia si piegavano senza le braccia di qualcuno che leste provassero a tenerlo in piedi come gli accadeva da bambino.<br \/>\nOgni fuga ha le sue motivazioni, che col tempo puntualmente vengono dimenticate.<br \/>\nSbronzo, e con neppure cinquanta euri complessivi, risoluto s&#8217;indirizz\u00f2 verso la strada, lasciando aperta la porta del suo triste rifugio, ch\u00e9 qualcuno entrasse, se ne aveva il coraggio, se ne aveva altrettanta solitudine sfacciata da poter sopportare la sua.<br \/>\nE la sua dentro quelle scarpe buffe che s&#8217;ostinava a indossare da anni, di corsa per le vie della citt\u00e0, vicino la stazione, in cerca di una stazione, ma quale?<br \/>\nE per dove?<br \/>\nCasa?<br \/>\nSorrise.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entr\u00f2 in un pub, ma non c&#8217;era nessuna sceneggiatura noir ad attenderlo, soltanto musica da confusione come definiva tutta quella che non si riusciva ad ascoltare e non ti faceva ascoltare. Poggi\u00f2 un braccio sul bancone bar, credette di farlo, l&#8217;aveva sbattuto con vigore, poco era il controllo che aveva di s\u00e9.<br \/>\nChiese un Laphroaig, e poi un altro, e poi un altro ancora.<br \/>\nUna ragazzina tubava accanto a lui, e sondava le profondit\u00e0 della bocca del ragazzo che le stava avvinghiato. Non era male, in quella fase dell&#8217;et\u00e0 in cui le bambine vorrebbero esser gi\u00e0 donne, e forse lo sono molto pi\u00f9 delle donne fatte e sconfitte. Lei e il suo amorino, e niente attorno, nessun pudore, dunque. Poi d&#8217;improvviso uno schiaffo sonoro e ancor pi\u00f9 fragoroso il vaffanculo al fidanzatino, che si ritrov\u00f2 la bocca vuota e fredda di parole e di respiro.<br \/>\nFerito nell&#8217;orgoglio la spinge via e esce furibondo. Lei rimane muta, si passa la mano destra dolcemente sulle labbra come a voler cancellare il sapore, e poi sorride allo sconosciuto, e sorride, e inizia a parlare.<br \/>\nHa voglia e si capisce.<br \/>\nDalla luce fulminante degli occhi che trapassano quelli spenti del correttore di bozze ormai vinto dal whisky e senza difese, non chiede nome, razza, et\u00e0, religione, le trattiene delicatamente le dita, e le sfiora i capelli come estremo gesto di gentilezza, l&#8217;ultimo di cui sarebbe capace, al momento.<br \/>\nEscono insieme.<br \/>\nNel cigolare frenetico della vecchia rete lei geme e gode, lui come una bestia fuori da s\u00e9 scopa la ragazza come mai nessuna donna prima, e dentro lei scarica con angoscia la solitudine, la frustrazione di ci\u00f2 che poteva essere e non \u00e8 stato, la distanza che non s&#8217;abbatte, e il tempo che non si piega al nostro volere.<br \/>\nAl sogno ragazzino, alle scarpe spaiate messe in cammino per ritornare, e che adesso spagliate rimangono, mute per la camera ad ascoltare il rantolo distante di due che non sanno chiamarsi per nome.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stava sistemando le sue scartoffie, e nel contempo considerava la particolarit\u00e0 di quella parola. 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