{"id":1892,"date":"2012-01-25T15:22:20","date_gmt":"2012-01-25T14:22:20","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1892"},"modified":"2012-01-25T15:22:20","modified_gmt":"2012-01-25T14:22:20","slug":"ateniese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/ateniese\/","title":{"rendered":"Viaggio immaginario di un giovane musico ateniese"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/vecchio_chitarrista_cieco.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1894\" title=\"vecchio_chitarrista_cieco\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/vecchio_chitarrista_cieco.jpg\" alt=\"\" width=\"274\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/vecchio_chitarrista_cieco.jpg 274w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/vecchio_chitarrista_cieco-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 274px) 100vw, 274px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019epoca in cui si era soliti discutere per la strada, passeggiando verso l\u2019agor\u00e0, abituale luogo di ritrovo delle menti pi\u00f9 eccelse e dei mercanti pi\u00f9 accorti della citt\u00e0, uomini rimanevano assorti in dissertazioni pi\u00f9 o meno profonde sull\u2019essere e il mondo, il denaro e l\u2019affare, la bellezza e la sua idea; all\u2019epoca in cui l\u2019uomo sapeva di poter rispecchiare la natura in tutto quel che faceva, all\u2019epoca in cui il dotto scherniva il fango e l\u2019argilla e le mani che la plasmavano, all\u2019epoca in cui tutto era imitazione, secondo canoni e armonie, e per nulla creazione, all\u2019epoca in cui la musica era numero e non suono, a quell\u2019epoca dunque, viveva un bimbo lontano da quel mondo, escluso dai rituali della citt\u00e0, il piccolo Meloi, privo della parola e senza riflesso negli occhi, si aggirava tentoni per i vicoli del borgo. La madre, una donna mite e gentile, lo accudiva, per quanto le era possibile con sentimenti che spesso si confondono: dedizione e amore. Il padre, un uomo immerso e rapito dall\u2019alta societ\u00e0, impegnato su grandi orizzonti, per nulla partecipava alla crescita, e alle conseguenti vicissitudini del figlio.<!--more--><br \/>\nIl precettore, anziano e dogmatico, per tutto banale, lo tir\u00f2 su a simpatiche filastrocche e duri ammonimenti, mentre il bimbo rotolava per terra volta per volta, inseguendo le urla allegre dei compagni che giocavano a rincorrersi. Cos\u00ec Meloi crebbe, crebbe lentamente avvolto da un\u2019ombra silenziosa fin quando la madre socchiuse gli occhi, gi\u00e0 da tempo spenti, in una cantina buia e umida, il precettore part\u00ec per un lungo viaggio senza fare mai ritorno e il padre si ferm\u00f2 assorto per sempre nei suoi lontani pensieri e ideali. Fu allora che il bimbo rimase solo per la strada, e sulla strada, a tentoni, s\u2019incammin\u00f2. S\u2019incammin\u00f2 che era gi\u00e0 mattino inoltrato, ma lui non sapeva, s\u2019incammin\u00f2 che il mercato era pieno di gente e colmo d\u2019affari, ma cos\u00ec preso a tastare il terreno per non scivolare il giovane non prestava attenzione alle voci della citt\u00e0. Cammin\u00f2 a lungo, di borgo in borgo, mangi\u00f2 quel che scartava la gente per bene e dorm\u00ec su improbabili letti, notti fredde e piovose. Lo raccolse dal sudicio e dal marcio il saggio Auleto, un uomo mite, dal fare gentile con lo sguardo ricco di malinconica allegria. Nella piccola citt\u00e0 il buon vecchio era amato da tutti e da molti invidiato. Conosceva, infatti, il mistero della musica e dei suoni era signore, costruiva canti su qualsiasi armonia, alternando dolci e amabili melodie ad altre forti e decise, ingentiliva gli animi con le ioniche e le lidie, destava i cuori con\u00a0le doriche e le frigie, suoni semplici e immediati, come auspicava il filosofo. Custodiva nel suo cuore gli antichi e preziosi nomoi e quotidianamente intratteneva la citt\u00e0 accarezzando meravigliosamente le corde della sua cetra. Tutti lo ascoltavano come si conf\u00e0 all\u2019intrattenitore, eppure nessuno sapeva, perch\u00e9 nessuno lo aveva mai seguito nei momenti di intima solitudine, quando il vecchio, stanco di\u00a0idee e mercati, si incamminava verso il monte, risalendo l\u2019erta e da l\u00ec, nella notte stellata e silente, iniziava a suonare con estasi il flauto che con la sue stesse mani aveva costruito. Il giorno in cui il vecchio musico raccolse dalla strada e dal silenzio il piccolo Meloi, ormai giovane uomo, lo inizi\u00f2 ai misteri della sua arte. Gli cant\u00f2 il dolore e l\u2019angoscia di un uomo solo, e lo distolse dal dolore e dall\u2019angoscia di ritrovarsi soli con le sue pi\u00f9 intime melodie, cos\u00ec Auleto, sempre pi\u00f9 stanco e affaticato, trascorreva tutto il tempo col giovane al quale raccontava quel che aveva incontrato lungo il suo cammino, raccontava e parlava giorno e notte, e con Meloi sorrideva e scherzava, e talvolta piangeva. Gli parl\u00f2 e spesso del mondo, delle facce e dei colori, di tutto ci\u00f2 che Meloi non poteva ammirare, e di\u00a0continuo ascolt\u00f2 i suoi gesti tanto che quel giovane divenne il figlio che non aveva mai avuto, il compagno della sua solitudine. Il tempo trascorreva incurante ma il vecchio, tenace com\u2019era, cercava di trattenerlo a denti stretti donando al figlio l\u2019intera sapienza sua. Cos\u00ec il giovane, ormai uomo, tutto\u00a0seppe dei misteri del padre. E del padre raccolse l\u2019eredit\u00e0 all\u2019alba di un nuovo mattino, orfano di un saggio respiro. Allora, ancora una volta, Meloi si ritrov\u00f2 solo per la strada. E ricominci\u00f2 il suo cammino, sempre a tentoni, stavolta intrattenendo la gente, accarezzando con le sue bianche e delicate\u00a0mani una nuova cetra; ma il padre non era pi\u00f9 accanto e nessuno riusciva ad ascoltare i gesti e le silenziose parole dell\u2019uomo. La sua musica, s\u00ec, rallegrava i passanti, e inteneriva gli animi di aridi commercianti, ma solo per poco che nulla avrebbe avuto da dire, quando sulla strada di casa riponeva\u00a0nella bisaccia la cetra. Il nuovo musico, dunque cosciente, ascolt\u00f2 le voci della gente e s\u2019accorse che le armonie nate tra le lacrime suscitavano ilarit\u00e0 e le composizioni spensierate, intuite all\u2019aria aperta\u00a0e accompagnate dall\u2019allegra voce del vento, intristivano gli animi degli ascoltatori. Cos\u00ec deluso e sempre pi\u00f9 muto risal\u00ec per l\u2019ultima volta l\u2019erta e giunto alla vetta solitaria del monte l\u00ec rimase ad ascoltare il suono del suo flauto, che nulla poteva dire alla gente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>All\u2019epoca in cui si era soliti discutere per la strada, passeggiando verso l\u2019agor\u00e0, abituale luogo di ritrovo delle menti pi\u00f9 eccelse e dei mercanti pi\u00f9 accorti della citt\u00e0, uomini rimanevano assorti in dissertazioni pi\u00f9 o meno profonde sull\u2019essere e il mondo, il denaro e l\u2019affare, la bellezza e la sua idea; all\u2019epoca in cui l\u2019uomo sapeva di poter rispecchiare la natura in tutto quel che faceva, all\u2019epoca in cui il dotto scherniva il fango e l\u2019argilla e le mani che la plasmavano, all\u2019epoca in cui tutto era imitazione, secondo canoni e armonie, e per nulla creazione, all\u2019epoca in cui la musica era numero e non suono, a quell\u2019epoca dunque, viveva un bimbo lontano da quel mondo, escluso dai rituali della citt\u00e0, il piccolo Meloi, privo della parola e senza riflesso negli occhi, si aggirava tentoni per i vicoli del borgo. 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