{"id":193,"date":"2011-01-07T15:04:15","date_gmt":"2011-01-07T14:04:15","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=193"},"modified":"2020-11-14T19:51:14","modified_gmt":"2020-11-14T18:51:14","slug":"bird","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/bird\/","title":{"rendered":"In volo, oltre la polvere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/bird.jpeg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/bird.jpeg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"183\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5198\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\">Dicono che non puoi sollevarti da terra. Dicono che non puoi nemmeno provarci se nasci col colore della mia pelle. Dicono che rimarrai schiacciato col ventre sull&#8217;asfalto. Dicono che gli uomini non sono tutti uguali. Dicono che c&#8217;\u00e8 un dio maggiore ed altri minori, dicono che c&#8217;\u00e8 un unico credo e le altre sono semplicemente mistificazioni.<br \/>\nDicono tante puttanate in giro, e molti danno loro retta.<br \/>\nDicono che mio padre era un poco di buono. Teatrante da quattro soldi in giro per le strade, lestofante dal mestiere incerto.<br \/>\nDicono che m&#8217;abbandon\u00f2 in fasce.<br \/>\nDicono anche che mia madre si divertisse a far di me un&#8217;attrazione da circo.<br \/>\nDicono tante puttanate in giro.<br \/>\nDicono che l&#8217;eroina non \u00e8 per gente in gamba. Dicono che se ti buchi, beh, allora \u00e8 certo hai soltanto acqua nel cervello, e quell&#8217;acqua la porti in ebollizione fino a fonderti del tutto. Non dicono che nonostante ti ritrovi ogni sera a suonare in mezzo a centinaia di persone, te ne torni nella camera d&#8217;albergo solo come un cane randagio, senza nessun cuscino che tranquillizzi la tua inquietudine.<!--more--><br \/>\nLoro dicono ma non parlano.<br \/>\nNon parlano dell&#8217;angoscia che ti da la consapevolezza di non essere compreso per quello che sei. Per ci\u00f2 che fai. Questo non riescono a dirlo, perch\u00e9 non sanno. Loro hanno certezze banali e stereotipi da portare avanti come bandiere sul moschetto in battaglia.<br \/>\nPertanto dicono che un nero \u00e8 un nero, e non potr\u00e0 far altro che cose da nero, un bianco invece&#8230;<br \/>\nDicono che ci sono posti in cui tu puoi stare e altri che non potrai mai frequentare. E vietano, come se la vita stessa divenga nelle loro bocche un divieto ad essere. Quei tipi l\u00ec sanno di morte lontano un miglio ma non avvertono il puzzo putrido delle loro vesti.<br \/>\nAffermano la morte, ma non sanno d&#8217;esserne avvinti.<br \/>\nE dicono pure che certi voli non si possono realizzare.<br \/>\nE questo, lo so bene, lo dice la gente sorda, perch\u00e9 io ascolto intorno. E ascolto anche la voce di dio che mi parla e nulla ha da dire con parole umane. La sua voce risuona nelle mie orecchie sotto forma di suono, e non sono pazzo. Io la sento mentre loro, tutto quell&#8217;ammasso morente l\u00e0 fuori, continua a sbraitare e dire con parole vacue, senza musica. Hanno sterilit\u00e0 da portare avanti. Tradizioni dementi figlie di privazioni e frustrazioni e sorrisi carichi d&#8217;invidia per quello che sanno mai potranno essere.<br \/>\nDicono che se nasci in certe condizioni, ai margini, con un colore piuttosto che un altro, con un credo invece che la verit\u00e0 sei costretto a respirare la polvere.<br \/>\nDicono questo tipo di puttanate ed altro ancora.<br \/>\nEppure di contro qualcuno dice, e lo scrive sui muri, che in qualche modo io sono ancora vivo.<br \/>\nDicono tante puttanate in giro, come se davvero si possa in qualche modo sopravvivere a se stessi.<br \/>\nSi respira male su questo pavimento.<br \/>\nL&#8217;aria attorno a me ha sapore, un sapore cangiante. Misto di sudore e puzzo di scarpe logore di cammini distratti, e vestiti imbrattati delle sozzure del mondo. L&#8217;aria che mi opprime sa di lei, quando provo a distinguerne i contorni.<br \/>\nMa non \u00e8 affatto facile.<br \/>\nCi vuole grande presenza di spirito e memoria. Per mantenere un ricordo vivo \u00e8 necessario essere ben saldi sulle proprie gambe. Ogni ginocchio che si piega, ad ogni passo, \u00e8 un frammento di memoria perduto. Qualcosa di noi che brucia col tempo, e nulla ne resta.<br \/>\nSi dice anche che il suono, l&#8217;eco di quello che \u00e8 stato, viaggi per il mondo. Si dice in giro che dall&#8217;altra parte del globo quel suono giunge diverso da quello che pensavo.<br \/>\nPu\u00f2 anche darsi, ma io non lo credo possibile.<br \/>\nIl suono, il mio, ne sono certo, \u00e8 morto ogni volta che \u00e8 stato generato.<br \/>\nMorto col mio respiro.<br \/>\nAlla stessa maniera della memoria che evapora e non fa altro che ingrossare il culo dell&#8217;oblio.<br \/>\nIn quel culo, in quel buco di culo io mi perder\u00f2, ne sono certo.<br \/>\nSi respira male su questo pavimento freddo.<br \/>\nSpesso la tosse mi lascia fermo sulle gambe. E sento una fitta dentro, come se d&#8217;improvviso il petto volesse esplodere, e uno squarcio buttar fuori quello che di me rimane. Il respiro arranca nella gola e non ho molta forza pi\u00f9. Non riesco a sputare nulla.<br \/>\nNiente che si possa chiamare bellezza.<br \/>\nMa ne ho vista di bellezza salirmi addosso. Come vento in faccia ridestarmi dal torpore della mia solitudine. Perch\u00e9 la solitudine, che lo creda o no, si specchia negli occhi e li spegne, senza che tu possa accorgertene. E con occhi spenti ti ritrovi a camminare per la quarantaduesima, ascoltando il riflesso del tuo nome che non \u00e8 pi\u00f9 brillante come un tempo.<br \/>\nC&#8217;erano giorni, allora, in cui bastava pronunciarle quelle poche lettere, quattro lettere, e la gente smetteva di respirare. Pronta ad assistere come una folla in delirio voyeuristico alle mie performance. Si diceva in giro che per sapere cosa i musicisti avrebbero suonato l&#8217;anno a venire dovevano ascoltare me.<br \/>\nPerch\u00e9 ero gi\u00e0 l&#8217;avvenire.<br \/>\nAllora non riuscivo a staccare le mie labbra dalle sue, e non pensavo ad altro che a lei. A soffiarle dentro tutto quello che avrei potuto considerare vita in me.<br \/>\nEra la mia voce, la mia anima, il mio sorriso.<br \/>\nHo avuto la fortuna di poter seppellire le mie lacrime dentro di lei, di nascondermi al mondo tra le sue labbra.<br \/>\nE in lei sono invecchiato.<br \/>\nUn medico, di quelli precisini che quando s&#8217;alzano al mattino sanno gi\u00e0 a che ora chiuderanno gli occhietti stretti per andare a nanna, uno di quelli dico, non riusc\u00ec a credere che avessi nemmeno trent&#8217;anni nell&#8217;attimo in cui mi raccolse da terra privo di forze e di respiro. Pensava che fossi il solito negro sbronzo all&#8217;angolo della strada. Un settantenne che vinto dallo sguardo supponente dei bianchi aveva cercato di cambiar colore confondendosi col riflesso smerigliato di una bottiglia.<br \/>\nMa non avevo nemmeno trent&#8217;anni all&#8217;epoca.<br \/>\nQuando mi dissero che la pazzia stava dentro di me, e covava come una malattia. La follia stava in me pi\u00f9 di qualsiasi essere umano. Che non era modo il mio di pensare alle donne quello, cos\u00ec selvaggio, cos\u00ec monotematico. Cos\u00ec sconcio. Dissero che c&#8217;era della sporcizia dentro me. Lo so bene che quella gente non era in grado d&#8217;ascoltarmi, lo so bene che quella era gente spenta, condannata a vivere in abiti che qualche genitore perbene aveva loro appiccicato addosso fin dall&#8217;infanzia.<br \/>\nTriste infanzia la loro.<br \/>\nIo le donne le amavo come credevo opportuno. Mille donne nel mio letto. Non proprio lo stesso. Stramberghe in giro per gli stati. Est e Ovest. L&#8217;uccello passa e non perdona, sogghignavano. Mille donne nei miei letti, e sudori abbandonati per la strada, senza che il sentore pesante dei miei passi sempre pi\u00f9 stanchi si avvertisse all&#8217;orizzonte.<br \/>\nMille donne su di me.<br \/>\nUna soltanto tra le labbra.<br \/>\nIn un bacio mortale che adesso mi lascia senza fiato.<br \/>\nNon ho pi\u00f9 bellezza da soffiare dentro lei. Il ritmo \u00e8 svanito. Non ho pi\u00f9 forza nelle dita, e le chiavi restano chiuse, senza che il suono le forzi verso le orecchie del mondo.<br \/>\nNon ho pi\u00f9 respiro n\u00e9 parvenza di un anima dentro me da portare fuori. Aldil\u00e0 di questo insignificante corpo massacrato dal mio incedere troppo denso. Ho ingozzato pi\u00f9 polvere di quanto i miei grossi polmoni avrebbero potuto sopportare.<br \/>\nE adesso si respira male su questo pavimento gelido.<br \/>\nE la tosse mi squarcia dentro, e mi svuota l&#8217;anima. A nulla serva aver inventato la musica di questo scorcio d&#8217;anni. Musica ormai distante da me, e non riuscirebbe per niente a ricucire lo strappo della mia anima. N\u00e9 sarebbe capace quella musica, la mia, di sostenermi.<br \/>\nSono stanco.<br \/>\nStanco come un settantenne sbronzo scivolato sul marciapiede all&#8217;angolo della strada.<br \/>\nE nessuno che venga a raccogliermi.<br \/>\nL&#8217;uccello se n&#8217;\u00e8 volato via. Oltre la miseria di un corpo sconcio. Intriso di sporcizia. E non piove da giorni. Niente lacrime che avrebbero potuto in qualche modo lavare i miei peccati e lenire le mie pene.<br \/>\nLa musica \u00e8 cambiata.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per i miei voli. Per le discese e le repentine impennate. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 spazio per l&#8217;uccello solitario che s&#8217;innalza oltre il vostro destino perbene.<br \/>\nIl mio \u00e8 stato sporcato fin dalla nascita di nero.<br \/>\nDa qualche parte dicono se ne senta l&#8217;eco, a voler essere vivi, eppure so con certezza che planando leggero su di voi l&#8217;uccello muore.<br \/>\n[7 Gennaio 2011]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicono che non puoi sollevarti da terra. Dicono che non puoi nemmeno provarci se nasci col colore della mia pelle. Dicono che rimarrai schiacciato col ventre sull&#8217;asfalto. Dicono che gli uomini non sono tutti uguali. Dicono che c&#8217;\u00e8 un dio maggiore ed altri minori, dicono che c&#8217;\u00e8 un unico credo e le altre sono semplicemente mistificazioni. Dicono tante puttanate in giro, e molti danno loro retta. Dicono che mio padre era un poco di buono. Teatrante da quattro soldi in giro per le strade, lestofante dal mestiere incerto. Dicono che m&#8217;abbandon\u00f2 in fasce. Dicono anche che mia madre si divertisse a far di me un&#8217;attrazione da circo. Dicono tante puttanate in giro. Dicono che l&#8217;eroina non \u00e8 per gente in gamba. Dicono che se ti buchi, beh, allora \u00e8 certo hai soltanto acqua nel cervello, e quell&#8217;acqua la porti in ebollizione fino a fonderti del tutto. 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