{"id":1961,"date":"2012-02-11T16:09:36","date_gmt":"2012-02-11T15:09:36","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=1961"},"modified":"2016-09-27T18:28:01","modified_gmt":"2016-09-27T16:28:01","slug":"etta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/etta\/","title":{"rendered":"Alla fine"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<iframe src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/yqDgd5qRorE\" frameborder=\"0\" width=\"420\" height=\"315\"><\/iframe><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine hanno hanno chiamato la puttanella. Di certo pi\u00f9 adatta al contesto, senza ombra di dubbio. Con occhietti e forme da pin-up, avr\u00e0 la scena tutta per s\u00e9. Hanno scelto la giovane emergente, a discapito della mia decrepita vecchiaia, che sei condannata a vedere ogni giorno, mia cara. L&#8217;hanno scelta bene, niente da dire. Luccicante, pronta a raccogliere le luci dei fotografi di tutto il mondo. L\u00ec, schierati come un plotone d&#8217;esecuzione, in fremente attesa, magari di un passo falso, una caduta, uno scivolone dei regnanti senza corona che s&#8217;accingono a debuttare. Loro, in formazione d&#8217;attacco, pronti a colpire con proiettili fulminanti, che catturano il momento, s&#8217;illudono di farlo. Stanno impalati, anche per ore, puntando, rigidi sulle gambette, in attesa. Di un qualcosa che vada storto. Perch\u00e9 le grandi notizie nascono da l\u00ec, lo sappiamo, dai guai. Mai che uno scoop memorabile sia venuto fuori dalle bellezze del mondo, non lo ricordo, e non penso di sbagliarmi, magari, chiss\u00e0, forse, come tutto. Che dirti? Sono caduta in errore molte volte e per questo non ho mai pensato di far la morale a nessuno, n\u00e9 di mettermi ritta in piedi, ferma sui miei saldi principi, a predicare. Il vento avrebbe sorriso delle mie parole, ne sono certa, si sarebbe impettito sugli alberi, sfrondandoli del superfluo, di tutto quel superfluo che le mie parole avrebbero caricato per la strada, la mia. Ho semplicemente provato a viverla questa donnaccia d&#8217;esistenza, che molto promette e poco concede, e ho cantato una manciata di blues, e senza ombra di smentita, non amo le false modestie, ecco, posso affermare che qualcuno di questi m&#8217;\u00e8 uscito fuori veramente bene, sfido a farlo meglio di me, a cantarlo, dico, a viverlo, forse. Ho scelto mia cara, e sbagliato. Ma in una vita degna d&#8217;esser chiamata tale, in una vita vissuta, come dico io, \u00e8 necessario sbagliare. La misura dell&#8217;errore ti da la grandezza della scelta, e poco male che le cose vadano a puttane, ne siamo <!--more-->circondati, di continuo. L&#8217;importante \u00e8 scegliere. Di fare. Ch\u00e9 non tutte le scelte sono errori, sebbene&#8230; sebbene&#8230; Discorsi da vecchia rincoglionita dal vizio, dirai, lo so, lo leggo nell&#8217;espressione del tuo viso. Non sei tanto brava a nasconderti, mia cara, non hai mai tradito tuo marito, se mai ne hai avuto uno. Tu con quel visino l\u00ec non ne saresti capace. Di tradire, dico, di mentire. Brava a correre per i corridoi, pronta al richiamo, all&#8217;intervento, a rassettare, a rimboccarmi le coperte, a tenermi il braccio sollevato per l&#8217;iniezione quotidiana, e null&#8217;altro. Gli basterebbe il ritorno a casa, al maritino, il tuo dico, per capire che qualcosa \u00e8 andata storta. Lo vedo bene. Tu credi che qui, sdraiata per come m&#8217;hanno infilato tra lenzuola ammuffite dal dolore, ecco, io sia solo capace di dire puttanate cariche di rancore, magari verso quella l\u00ec, che sta per cantare la mia canzone, o verso loro che l&#8217;hanno messa al posto che mi spetta. Lei, tutta agghindata nella sua bellezza. Ma non dura, dico, quel vestito, qualche anno e non di pi\u00f9. Adesso, con tutti i ritrovati dell&#8217;estetica, forse anche dieci anni, voglio essere generosa, ma le sue forme crolleranno, \u00e8 per tutte. Il tempo ci devasta, e pi\u00f9 t&#8217;hanno chiamato bella, pi\u00f9 hanno annusato ogni tuo movimento giovane e fresco, pi\u00f9 il puzzo putrido degli anni segner\u00e0 il tuo volto, anche il tuo visino verr\u00e0 infestato dagli anni, e dai peccati che sarai capace di perseguire, anche se minimi. Vorrei vederla quella tra cinquant&#8217;anni, per come sono riuscita ad esserci io. Vorrei proprio vederla aldil\u00e0 del vestito brillante, che anch&#8217;io modesti a parte ho saputo ben indossare. Adesso sta l\u00ec, e splende, al centro della scena, mentre il plotone attende che venga gi\u00f9 merda da filmare in qualche modo, perch\u00e9 si sa, la bellezza non vende granch\u00e9. Alla fine ci sono bellezze che tendiamo a nascondere, e copriamo di lerciume. Lo raccattiamo perfino dalle strade quando non ne abbiamo abbastanza in casa. Sappiamo bene dove andarlo a rintracciare. Nei vicoletti squallidi di periferia. E lo vogliamo perch\u00e9 sentiamo d&#8217;averne bisogno, perch\u00e9 crediamo, stupidamente, che da quel lerciume che c&#8217;infiliamo dentro possa nascere bellezza. Ma forse l&#8217;ho gi\u00e0 detto, e forse in qualche modo anche tu con quel visino dolce finirai per annoiarti delle mie farneticazioni, meglio guardare l\u00ec, sullo schermo. Televisioni d&#8217;ogni dove collegate per vedere loro, i regali senza corona al debutto. Ma forse te l&#8217;ho gi\u00e0 detto, qualcuno afferma ch&#8217;io mi ritrovi a ripetere le stesse cose durante le giornate, povera me, o povero chi si ritrova a dovermi ascoltare per carit\u00e0 cristiana, buona quella poi. Forse l&#8217;ho gi\u00e0 detto, non voglio insistere, ma renditi conto che l\u00ec, al posto di quella bella, avrei dovuto esserci io, e invece no. Alla fine hanno scelto un&#8217;altra. Per carit\u00e0 di dio, una delle migliori in circolazione, ma quella canzone \u00e8 mia, lo sanno tutti. Chiedetelo alla gente, e la gente vi dir\u00e0 che \u00e8 mia. So bene che c&#8217;\u00e8 differenza. Ma non scorgo quella distanza nel fisico, ovvio a dirsi. Lei sembra essere una dea, almeno nelle movenze, non direi la stessa cosa della voce, se la paragoniamo a gente come Billie, Ella, Aretha, per non tirare in ballo me, ma non sarebbe da signora. Ed io ancora mi sento d&#8217;esserlo. C&#8217;\u00e8 una distanza incolmabile tra noi, almeno cinquant&#8217;anni credo, e di vita, vita vissuta, non trascorsa come una lancetta su un orologio pu\u00f2 segnare. Il tempo non \u00e8 mica uguale per tutti, e tutto. Dicono che sia ammattita. Forse, o forse no, ma ascoltami cara mia, se puoi, prima che inizi il ballo. Ci sono cose che il tempo copre, o forse neppure, sono i giorni a coprirle, con i nostri affanni, e le incombenze e le continue ricerche di ci\u00f2 che manca e mai avremo davvero, e le attese vane, e quelle cagate di promesse che riescono soltanto a mantenerci sospesi e senza posa. Cos\u00ec, alla fine di tutto il tempo allontana, ma non passa davvero. Ci hanno insegnato che cos\u00ec deve essere, e ci siamo attrezzati d\u2019orologi d\u2019ogni sorta. Perch\u00e9 in fondo ci crediamo. Crediamo, cos\u00ec come c\u2019hanno insegnato debba essere. E talvolta preghiamo, perch\u00e9 al credere s\u2019associa la preghiera. Eppure i pazzi non lo sanno del tempo che scorre. E molti di loro non sanno neppure leggere l\u2019ora (lieta sorte che vorrei aver avuto in dono). Tanti altri non hanno un orologio per farlo. Altri non si sono mai chiesti cosa sia mai un orologio, chiedono invece i giochi di ieri, perch\u00e9 degli insignificanti vent\u2019anni appena trascorsi non hanno memoria, n\u00e9 sanno che farsene\u2026 e tengono quelli migliori nella loro mente\u2026 Ecco&#8230; Mi guardo alla specchio, non sono matta &#8211; anche se qualcuno lo sussurra nelle altre stanze, lo sento, ma non do loro retta. Se avessi considerato tutte le dicerie sul mio conto sono certa non sarei arrivata qui. E chiss\u00e0 qualcuno potrebbe anche pensare peggio per te, cara mia. D&#8217;esser arrivata qui, dico. Ma alla fine ci sono arrivata. E forse, forse, che dirti, vorrei tornare indietro, al tempo in cui anch&#8217;io rifulgevo di bellezza, e le luci segnavano il cammino, e il plotone di idioti stava l\u00ec per me, ad attendermi.<br \/>\nAlla fine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine hanno hanno chiamato la puttanella. Di certo pi\u00f9 adatta al contesto, senza ombra di dubbio. Con occhietti e forme da pin-up, avr\u00e0 la scena tutta per s\u00e9. Hanno scelto la giovane emergente, a discapito della mia decrepita vecchiaia, che sei condannata a vedere ogni giorno, mia cara. L&#8217;hanno scelta bene, niente da dire. Luccicante, pronta a raccogliere le luci dei fotografi di tutto il mondo. L\u00ec, schierati come un plotone d&#8217;esecuzione, in fremente attesa, magari di un passo falso, una caduta, uno scivolone dei regnanti senza corona che s&#8217;accingono a debuttare. Loro, in formazione d&#8217;attacco, pronti a colpire con proiettili fulminanti, che catturano il momento, s&#8217;illudono di farlo. Stanno impalati, anche per ore, puntando, rigidi sulle gambette, in attesa. Di un qualcosa che vada storto. Perch\u00e9 le grandi notizie nascono da l\u00ec, lo sappiamo, dai guai. Mai che uno scoop memorabile sia venuto fuori dalle bellezze del mondo, non lo ricordo, e non penso di sbagliarmi, magari, chiss\u00e0, forse, come tutto. Che dirti? Sono caduta in errore molte volte e per questo non ho mai pensato di far la morale a nessuno, n\u00e9 di mettermi ritta in piedi, ferma sui miei saldi principi, a predicare. Il vento avrebbe sorriso delle mie parole, ne sono certa, si sarebbe impettito sugli alberi, sfrondandoli del superfluo, di tutto quel superfluo che le mie parole avrebbero caricato per la strada, la mia. Ho semplicemente provato a viverla questa donnaccia d&#8217;esistenza, che molto promette e poco concede, e ho cantato una manciata di blues, e senza ombra di smentita, non amo le false modestie, ecco, posso affermare che qualcuno di questi m&#8217;\u00e8 uscito fuori veramente bene, sfido a farlo meglio di me, a cantarlo, dico, a viverlo, forse. Ho scelto mia cara, e sbagliato. Ma in una vita degna d&#8217;esser chiamata tale, in una vita vissuta, come dico io, \u00e8 necessario sbagliare. 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