{"id":206,"date":"2011-01-10T20:45:43","date_gmt":"2011-01-10T19:45:43","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=206"},"modified":"2016-09-27T18:28:12","modified_gmt":"2016-09-27T16:28:12","slug":"garrincha","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/garrincha\/","title":{"rendered":"Man\u00e8"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/garrincha.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-673\" title=\"garrincha\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/garrincha.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/garrincha.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/01\/garrincha-253x300.jpg 253w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u201cSe parli di Pel\u00e8 a un vecchio brasiliano<br \/>\nquesti si toglie il cappello per un senso di devota gratitudine.<br \/>\nSe gli parli di Garrincha,<br \/>\nil vecchio si mette a piangere.\u201d<br \/>\ndetto brasiliano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla spiaggia di Rio soffia un vento imponente. \u00c8 difficile tenere gli occhi aperti, la sabbia li bombarda d\u2019improvviso, senza difese. Come piccole schegge impazzite i granelli vanno e vengono, e ruotano attorno e tu non sai come fermarli. Credi per un attimo d&#8217;averli in pugno, di poterli in qualche modo afferrare, ed ecco che scivolano via, pochi passi oltre il tuo.<br \/>\nMeglio lasciare chiusi gli occhi per evitare di scorgere l&#8217;opera del tempo che ha devastato impietosamente quelle corse. Meglio stringersi forte al ricordo per non sentirsi devastato nello spirito. Meglio assaporare con gusto una bottiglia di ottimo cacha\u00e7a. Quella s\u00ec puoi tenerla a bada. Vicina a te, senza nessuna angoscia, n\u00e9 dubbio, che in qualsiasi istante possa tradirti. Rimane fedele, magari svuotata d&#8217;energia, ma pronta a tirarti su.<br \/>\nMeglio chiudere gli occhi e tornare a ricordare.<br \/>\nLi sento ancore urlare.<!--more--><br \/>\nCome se fossero qui accanto a me, ad incitarmi. A migliaia assiepati lungo le gradinate nude. Li vedo issarsi, come fiori impettiti in un campo colorato. E le loro braccia al cielo a rincorrermi con lo sguardo.<br \/>\nL&#8217;unico modo per tenere il passo.<br \/>\nIl mio.<br \/>\nQuando Nilton Santos mi prese per il bavero della magliettina e mi scaravent\u00f2 a terra rimasi a fissarlo. Non capivo perch\u00e9 imprecasse. N\u00e9 perch\u00e9 si sentisse umiliato. Io giocavo, e quando giochi non v&#8217;\u00e8 mai l&#8217;idea di umiliare qualcuno. Cos\u00ec come accade quando ami.<br \/>\nL&#8217;amore e il gioco sono la stessa cosa.<br \/>\nBisogna divertirsi.<br \/>\nSe subentra la sofferenza allora diventano altro. E non fa pi\u00f9 per me.<br \/>\nLi sento ancora urlare. Un nome. Il mio.<br \/>\nEd incitarmi a farlo. A correre sotto le gambe di chiunque provi a prendermi. Li sento anche imprecare, alcuni. Offendere, me, mia madre, quello che \u00e8 stato, le mie gambe. Ma di quelle molti hanno timore. Hanno paura delle mie gambe, cos\u00ec diverse tra loro, cos\u00ec sbilanciate, cos\u00ec grottesche.<br \/>\nEppure riverite.<br \/>\nSu quelle gambe sguscianti sono stato un dio.<br \/>\nUn dio umano, troppo umano.<br \/>\nE come accade per tutti quegli dei venuti fuori male, che pi\u00f9 d&#8217;una volta muoiono in una vita, con estrema facilit\u00e0 sono piombato a terra, e con la stessa forza che m&#8217;ha sparato in alto sono ricaduto, sprofondando.<br \/>\nEd in questa mia bizzarra parabola ad effetto ho avuto amori, tanti, troppi. Mal gestiti.<br \/>\nEnergie dissipate lungo campi sterminati. Sempre teso a correre senza capirci granch\u00e9.<br \/>\nHo assaporato tanto, tutto e male. Senza capirci molto. Ma ho ancora in me l&#8217;eco delle loro grida, l\u00ec, tremanti e forti, ad incitarmi. Le mie donne, ed io tra le gambe, ad istillare vita, e poi ancora, e ancora e ancora e ancora fino a sfinirmi. Figli lasciati in balia della loro solitudine, misera, mai tanto grande quanto la mia.<br \/>\nPerch\u00e9 nessuno mi ritrovo accanto adesso.<br \/>\nA lungo ho ubriacato gli avversari e nei giorni rimasti ho deciso d&#8217;ubriacare me stesso per non essere vinto dal tempo.<br \/>\nMa una vita non \u00e8 molto pi\u00f9 di una partita. Forse dentro ce ne puoi mettere qualcuna di troppo, forse riesci pure a farlo, ma alla fine tutto si conclude.<br \/>\nSolo, a passo di lumaca, su una sedia che scivola grazie ad un po&#8217; d&#8217;olio lasciato scorrere sugli ingranaggi, scivolo verso il letto che m&#8217;accoglie in queste notti di vento.<br \/>\nL&#8217;estate s&#8217;alza cocente sulle mie spalle piegate. E in questo corridoio mesto, spinto da un silenzio inquietante, non avverto pi\u00f9 il formicolio della sua musica. Voce roca che per tanti anni ha saputo coccolarmi, tenermi sveglio nelle notti di paura. La sua voce veniva piano a me, e m&#8217;addormentava dalle fatiche di ogni incontro.<br \/>\nIo, lei, gli avversari.<br \/>\nTutto sapeva acquietare tra le sue gambe. Cos\u00ec come le mie irriverenti deliziavano la gente.<br \/>\nDio m&#8217;ha donato un passo veloce, scattante e irridente.<br \/>\nHo sorriso a tratti, perduto e vinto nell&#8217;ebbrezza di una giocata fulminante, ch\u00e9 la gente rimanesse stordita dal mio ardire. Ch\u00e9 le donne urlassero di gioia del mio ardore.<br \/>\nAdesso mi spengo, come un granello di sabbia nascosto nell&#8217;immensit\u00e0 delle spiagge di Rio, ma il mio nome corre nella memoria, tanto veloce da non poter esser afferrato.<br \/>\nProvate a prenderlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[10 gennaio 2011]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe parli di Pel\u00e8 a un vecchio brasiliano questi si toglie il cappello per un senso di devota gratitudine. 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