{"id":2063,"date":"2012-04-12T15:28:07","date_gmt":"2012-04-12T14:28:07","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=2063"},"modified":"2012-04-12T15:28:07","modified_gmt":"2012-04-12T14:28:07","slug":"oblio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/oblio\/","title":{"rendered":"Dalla Terra dell\u2019Oblio"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\" alt=\"\" title=\"diario\" width=\"250\" height=\"132\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1458\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg 500w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/a><br \/>\n<\/center><\/p>\n<p>Prologo<\/p>\n<p>Andai cos\u00ec lontano<br \/>\nda raggiungere la terra dell\u2019oblio,<br \/>\nlo smemorato mi accolse,<br \/>\nmi tolse le scarpe e prese il mio io.<\/p>\n<p>I.<\/p>\n<p>Il palazzo del re era senza colori,<br \/>\naveva perduto i suoi figli;<br \/>\nil giardino d\u2019ingresso era senza sapori,<br \/>\naveva perduto i suoi gigli<br \/>\ne folletti e buffoni in quelle stagioni<br \/>\npiangevano muti i loro dolori.<\/p>\n<p>Maghi e stregoni niente poterono<br \/>\nal soffio del vento che gelido e fiero<br \/>\ncome un lamento strapp\u00f2 i pargoletti,<br \/>\nentrando dal tempo, la crepa sul muro,<br \/>\nli ingann\u00f2 col sorriso nei candidi letti.<\/p>\n<p>Il sangue sgorgava dal frontone di destra,<br \/>\nla maestranza accorreva, riparava la falla,<br \/>\nma la pioggia cadeva, tintinnava insolente<br \/>\ned entrava ugualmente dalla grande finestra.<!--more--><\/p>\n<p>II.<\/p>\n<p>\u201cSgomento, sgomento\u201d url\u00f2 il ciambellano,<br \/>\n\u201channo preso mio figlio\u201d, \u201cma chi il sagrestano?\u201d<br \/>\nrispose la guardia, in vero demente,<\/p>\n<p>\u201cnon quello, non quello, il di lui fratello\u201d<br \/>\nriprese parola con l\u2019ansia alla suola,<\/p>\n<p>\u201cil ragazzo gentile, rassettava il cortile<br \/>\nquando dopo la festa vostra maest\u00e0<br \/>\npuntava preciso il regale fucile<br \/>\na tutta la gente che voleva restare.\u201d<br \/>\n\u201cAh bene! Ricordo\u201d sbott\u00f2 cos\u00ec il re<br \/>\ncon la coscia di pollo inzuppata nel t\u00e8,<br \/>\nfra le due cortigiane e le belle tisane<br \/>\ne una mano al bicchiere per bere il caff\u00e8.<\/p>\n<p>III.<\/p>\n<p>\u201cAndiamo\u201d<br \/>\ndisse serio e cos\u00ec prese il suo mantello.<\/p>\n<p>\u201cQuesto ci servir\u00e0 a coprirci dagli schizzi<br \/>\nper strada dei tizi che spargono il loro cervello.\u201d<\/p>\n<p>e con queste parole lo smemorato rientr\u00f2 in guardiola<br \/>\nche era gi\u00e0 molto tardi, ritornando a innaffiare l\u2019aiuola,<\/p>\n<p>ma non c\u2019erano i fiori e nemmeno gli odori,<br \/>\ncos\u00ec prese il suo vino, lo vers\u00f2 nella brocca<br \/>\ne lo diede al bambino che passava di l\u00e0.<\/p>\n<p>Poi sedemmo sul prato anche lui abbandonato<br \/>\ne incominci\u00f2 a raccontare dei viaggi,<br \/>\nle lotte e del mare,<br \/>\nma eran pochi minuti,<br \/>\ntorn\u00f2 a dimenticare<br \/>\nparole e racconti, ricordi e parenti.<\/p>\n<p>Il suo sguardo era vivo e pronto all\u2019arrivo,<br \/>\nsegnato, graffiato ma mai rassegnato,<br \/>\nsperduto, di certo normale,<br \/>\nera lo smemorato nient\u2019affatto banale.<\/p>\n<p>IV.<\/p>\n<p>\u201cLa mia cavalletta,<br \/>\npresto sulla corvetta,<br \/>\nla mia cavalletta<br \/>\nche ho un sogno,<br \/>\nm\u2019aspetta.\u201d.<\/p>\n<p>Url\u00f2 cos\u00ec il re di prima mattina pronto a salpare.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ho incontrato stanotte bello e suadente,<br \/>\ncaldo e piacente aveva occhi cobalto,<br \/>\nlabbra di fuoco e braccia di smalto.\u201d<\/p>\n<p>e urlava e urlava dimenando il pancione<br \/>\ne la corte intontita lo stava a sentire<br \/>\nma non capiva davvero cosa avesse da dire,<br \/>\ncosa mai blaterava il prode minchione.<\/p>\n<p>\u201cRazza di idioti,<br \/>\ncortigiani dannati che cosa guardate!<br \/>\nCosa aspettate?<br \/>\nPresto la mia cavalletta<br \/>\nche il sogno lo posso afferrare,<br \/>\nvedete, m\u2019aspetta.\u201d<\/p>\n<p>E la corte part\u00ec e alla sua testa era il re,<br \/>\neroi e combattenti, soldati e attendenti,<br \/>\nsarebbe bastato un sillabico no<br \/>\ne nessuna inutile, bislacca guerra,<br \/>\nanche in quella bizzarra e vergine terra<br \/>\nli avrebbe battezzati del tutto dementi.<\/p>\n<p>Ma un ordine \u00e8 tale e va portato a compimento,<br \/>\nnon si dica \u201cl\u2019eroe ebbe un tentennamento\u201d,<br \/>\ncos\u00ec corse, fiero e imponente<br \/>\nattravers\u00f2 il continente<br \/>\ndel regno placcato dal morbido oro<br \/>\nche nulla valeva al mercato nero.<\/p>\n<p>E uccise nemici e maschere<br \/>\ne amici,<br \/>\ne uccise,<br \/>\ne uccise a ripetizione,<br \/>\nl\u2019eroe senza macchia, senza esitazione,<br \/>\nl\u2019uomo che niente avrebbe fermato,<br \/>\nl\u2019uomo che mai avrebbe pregato,<br \/>\nsofferto, pianto, ingannato.<\/p>\n<p>Catturarono il sogno all\u2019alba del giorno<br \/>\nmilleduecento di lotta e senza ritorno<br \/>\nlo consegnarono al re, di nuovo gaudente,<br \/>\ndi nuovo contento, di nuovo potente.<\/p>\n<p>Architetti e ingegneri progettarono fieri,<br \/>\ncostruirono insieme una gabbia di latta,<br \/>\nmateriale pregiato di una terra assai matta,<\/p>\n<p>e vi posero il sogno a riposare,<br \/>\naffaticato dal tempo, dalle lotte e dal mare,<br \/>\nun piccolo sogno, banale pensiero<br \/>\nmorto per sempre nell\u2019arido vero,<\/p>\n<p>lasciato sguazzare nelle segrete del re<br \/>\nche l\u2019ebbe una notte,<br \/>\nlo vide fuggire, lo perse nel giorno<br \/>\ne lo conquist\u00f2 a forza di botte.<\/p>\n<p>V.<\/p>\n<p>Un giorno di festa<br \/>\nin cui tutto il regno girava la testa incontrai la regina,<br \/>\nuna donna minuta, ben fatta, una vera gattina<br \/>\ndagli occhi screziati<br \/>\nimmersi nel blu di un malinconico si.<\/p>\n<p>Si aggirava silente fra le stanze del grande palazzo,<br \/>\ncircondata d\u2019ancelle rifletteva una luce abbagliante,<br \/>\npi\u00f9 forte di quella del sole, era il lampo,<br \/>\nil desiderio mai del tutto sopito,<br \/>\npronto ad esplodere in modo indecente<br \/>\ncome un fiore non ancora appassito.<\/p>\n<p>Lo smemorato mi disse<br \/>\n\u201cla chiave ha perduto da secoli,<br \/>\ne il ricordo di quello che era l\u2019amore,<br \/>\nla bruciante passione, il regale piacere<br \/>\n\u00e8 sepolto da qualche parte nella terra d\u2019oblio<br \/>\nche a cercare mi posi, un giorno d\u2019estate,<br \/>\nsenza ventura anch\u2019io.\u201d<\/p>\n<p>Incuriosito dal fatto entrai in biblioteca<br \/>\na cercare le fonti di quella sventura<br \/>\ne lessi di draghi, maghi e epiche lotte,<br \/>\nma nulla di certo su quella creatura,<\/p>\n<p>chiesi cos\u00ec, al gran ciambellano,<br \/>\nseduto in giardino nella consueta postura,<br \/>\nfelice e gaio per il ritorno<br \/>\ndel figlio perduto dietro qualche fanciulla<br \/>\nprofumata di rose come una puella.<\/p>\n<p>\u201cRagazzo mio \u00e8 il dogma di fede<br \/>\nche tiene salda la nostra speranza<br \/>\ncos\u00ec vorresti infrangere il grande tab\u00f9<br \/>\ned aprire da solo l\u2019impenetrabile stanza?<\/p>\n<p>Aiutarti non posso e poco ho da dire,<br \/>\nla regina rassegna al volere del re<br \/>\nogni suo essere viva e regnante.<\/p>\n<p>Lascia stare ragazzo non \u00e8 cosa per te<br \/>\n\u00e8 qualcosa di grande saper vivere<br \/>\nnella terra d\u2019oblio<br \/>\ndove tutti hanno perso da tempo il lor\u2019 io\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMa qualcosa davvero\u201d risposi \u201csi potr\u00e0 pure fare,<br \/>\nqualche cosa che il sorriso le possa ridare<br \/>\ncome brillava un tempo, almeno \u00e8 quello che sento.\u201d<\/p>\n<p>\u201cun consiglio infine io ti posso donare\u201d<br \/>\nrispose sdegnato il grasso ambasciatore<\/p>\n<p>\u201cche aldil\u00e0 di quel fiume<br \/>\ndove soffia da sempre il nostro pavento<br \/>\nsta un vecchio solitario che ha visto tanto<br \/>\ne troppo ascoltato<br \/>\nper vivere ancora nel regno fatato.<\/p>\n<p>Va da lui qualcosa sapr\u00e0,<br \/>\ndicono mangi topi in scatolette<br \/>\nlegga al buio nella notte e scriva con le baionette.<\/p>\n<p>Raccontano che abbia combattuto<br \/>\ncon le mani contro i draghi,<br \/>\ntrionfando tra la gente<br \/>\nma abbia perso malamente<br \/>\ncontro il dictat di un potente.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che un bel giorno,<br \/>\ne quando fu non lo ricordo,<br \/>\nprese tutto ci\u00f2 che aveva, se lo mise sulle spalle,<br \/>\nun ingombr\u00f2 niente male, lo chiamava libert\u00e0,<br \/>\nattravers\u00f2 tutta la valle e da allora rest\u00f2 l\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>VI.<\/p>\n<p>Dopo quel ghiotto consiglio presi il fido gianconiglio,<br \/>\nrazza nata dall\u2019incrocio di un cavallo alquanto zoppo<br \/>\ninnamorato alla follia di un povero coniglio.<\/p>\n<p>Presi, dunque, a cavalcare col destriero,<br \/>\noltre i campi e sopra il mare,<br \/>\ncinque giorni e tante notti che vedevo le lampare<br \/>\nnon nell\u2019acqua ma su in cielo disegnare,<br \/>\nfluttuante e sorridente un magnifico veliero.<\/p>\n<p>Era un posto pi\u00f9 che strano<br \/>\nquello che mi si apr\u00ec agli occhi,<br \/>\nnon un\u2019ombra, n\u00e9 parola,<br \/>\nsolo un vecchio assai pastrano<br \/>\nche dormiva coi suoi fiocchi.<\/p>\n<p>E dopo tanto attendere, iniziai a canticchiare,<br \/>\nusc\u00ec un tipo con il flauto pronto per accompagnare<br \/>\nil mio canto malinconico che non si fece pregare.<\/p>\n<p>\u201cpresero tutte le cose<br \/>\nmi sputarono negli occhi<br \/>\nmi strapparono l\u2019amore,<\/p>\n<p>frantumarono gli specchi<br \/>\nche erano nella mia stanza<br \/>\ngiudicarono colpevole<br \/>\nchi negava la speranza.<\/p>\n<p>E tarparono le ali,<br \/>\ne castrarono il mio volo<br \/>\nquello si che era speranza<\/p>\n<p>molto pi\u00f9 dell\u2019indolenza<br \/>\nper la vita che ti toglie<br \/>\nsempre pi\u00f9 di quel che prendi.<\/p>\n<p>Ti battezza con le doglie<br \/>\ne ti congeda con le voglie<br \/>\nche nessuno sazier\u00e0,<br \/>\nin questa terra in verit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Cos\u00ec acceso nel mio canto<br \/>\nnon mi accorsi nel momento<br \/>\nche folletti stravaganti<br \/>\nmi osservavano sognanti,<\/p>\n<p>che mancate spose in fiore<br \/>\nmi rendevano l\u2019amore<br \/>\nche quel grosso ciambellano<br \/>\naveva spento nella mano.<\/p>\n<p>Non so pi\u00f9 quanto rimasi<br \/>\nin quell\u2019eden benedetto,<br \/>\ndove nulla era vietato<br \/>\ne niente era maledetto,<\/p>\n<p>dove il giorno non finiva<br \/>\nse non quando il tuo pudore<br \/>\nrichiedeva un po\u2019 di buio<br \/>\nper cullarsi nell\u2019amore.<\/p>\n<p>Libert\u00e0, questo era il nome,<br \/>\nraccontava strane storie<br \/>\ne cantava melodie,<br \/>\npredicava cose serie,<\/p>\n<p>organizzava tanti giochi<br \/>\nspensierati con i fuochi<br \/>\ne circondava con i fumi<br \/>\ni suoi averi, in vero pochi.<\/p>\n<p>Quando un giorno disgraziato<br \/>\nmi pass\u00f2 fra occhi piangenti<br \/>\n(lacrime di ilarit\u00e0),<br \/>\nun\u2019immagine tremenda,<\/p>\n<p>quadro di una verit\u00e0:<br \/>\nche il mio viaggio era iniziato<br \/>\nper salvare la regina,<br \/>\nper aprire quella porta<br \/>\nchiusa in fretta una mattina.<\/p>\n<p>Cos\u00ec in preda al mio dovere<br \/>\nsalutai con grande affetto<br \/>\ntutte quante le fanciulle<br \/>\nfu la notte del mio canto<br \/>\nche riprese come allora<br \/>\nmalinconico e fremente<br \/>\nsulle note di quel flauto<br \/>\nche cantava la mia ora.<\/p>\n<p>\u201cpresero tutte le cose<br \/>\nmi sputarono negli occhi<br \/>\nmi strapparono l\u2019amore,<br \/>\nfrantumarono gli specchi<\/p>\n<p>che erano nella mia stanza<br \/>\ngiudicarono colpevole<br \/>\nchi negava la speranza.<\/p>\n<p>E tarparono le ali,<br \/>\ne castrarono il mio volo<br \/>\nquello si che era speranza<\/p>\n<p>molto pi\u00f9 dell\u2019indolenza<br \/>\nper la vita che ti toglie<br \/>\nsempre pi\u00f9 di quel che prendi.<\/p>\n<p>Ti battezza con le doglie<br \/>\ne ti congeda con le voglie<br \/>\nche nessuno sazier\u00e0,<br \/>\nin questa terra in verit\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec amici miei io lascio<br \/>\nla mia voce, oh Libert\u00e0,<br \/>\ne la lascio a chi la notte<br \/>\ncantar di voi vorr\u00e0,<\/p>\n<p>un giorno, un\u2019ora,<br \/>\nper amore o per paura,<br \/>\nper la sete d \u2018avventura<br \/>\nche ci spinge oltre la valle<\/p>\n<p>alla ricerca di un qualcosa<br \/>\nche per sempre sfuggir\u00e0,<br \/>\nlasciandoci incompiuti,<br \/>\ninsoddisfatti e per ci\u00f2 accesi<br \/>\nal nuovo d\u00ec che in questa notte<br \/>\npi\u00f9 dell\u2019altro briller\u00e0<br \/>\nche ha gi\u00e0 avuto la disgrazia<br \/>\ndi passare a miglior vita, vostra grazia.\u201d<\/p>\n<p>Un inchino ben posato<br \/>\ne il saluto di commiato<br \/>\nch\u2019ero gi\u00e0 sul mio destriero<br \/>\npronto ancora e ripartire,<br \/>\nsolamente per tornare.<\/p>\n<p>VII.<\/p>\n<p>Accadde una notte che un temporale<br \/>\nmi obbligasse a sostare presso un vecchio casale.<br \/>\nIl posto era oscuro, piangeva un bambino<br \/>\ne per niente la luce illuminava il cammino.<\/p>\n<p>Bussai al gran portone per un bel paio d\u2019ore,<br \/>\nla pioggia picchiava, la stanchezza premeva.<br \/>\nCon lieta sorpresa venne ad aprire una donna<br \/>\ndi punto truccata, indossava una gonna.<\/p>\n<p>Con voce seccata mi disse alterata:<br \/>\n\u201c\u00e8 questa maniera di importunare la gente<br \/>\nnon vede che \u00e8 tardi, lo stile in lei \u00e8 di certo assente.\u201d<\/p>\n<p>\u201cMadama mi scusi davvero\u201d supplicante chiedevo<br \/>\n\u201cgianconiglio \u00e8 stremato, il suo padrone altrettanto<br \/>\nun caldo giaciglio, una minestrina. Chiediamo tanto?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSu, su accomodate\u201d mutando il suo accento<br \/>\n\u201cvenite, su entrate, qualcosa in dispensa si trover\u00e0<br \/>\ne Ginevra, la nostra perpetua, vi accomoder\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>\u201cEhi l\u00e0 giovanotto come mai nella notte inoltrata<br \/>\nvenite a chieder ristoro nella nostra dimora.\u201d<\/p>\n<p>Intervenne un uomo dall\u2019abito scuro<br \/>\ncon l\u2019anello al dito.<\/p>\n<p>\u201cMonsignor mio perdonate l\u2019ardire<br \/>\nnon volevamo morire.\u201d<br \/>\nrisposi sollevato<br \/>\ndal buon profumino del pasto scaldato.<\/p>\n<p>\u201cMa bene, ma bene nessun complimento<br \/>\n\u00e8 nostro signore accoglie voialtri a suo piacimento\u201d<br \/>\nmi disse la strana figura sedendomi accanto.<\/p>\n<p>\u201cEbbene chi sar\u00e0 mai questo gran signore\u201d<br \/>\nio chiesi &#8211; \u201cche accoglie la gente a tutte le ore?\u201d<br \/>\n\u201cFigliolo\u201d &#8211; quell\u2019altro &#8211; \u201cma \u00e8 nostro signore,<br \/>\nci guarda dall\u2019alto e prega per noi e non conta le ore\u201d<\/p>\n<p>\u201cCos\u00ec il vostro padrone abita al secondo piano.\u201d<br \/>\nrisposi gustando l\u2019agognata minestra.<\/p>\n<p>\u201cMa su non scherziamo non \u00e8 il nostro padrone<br \/>\n\u00e8 semplicemente nostro signore che pensa e pu\u00f2 tutto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDavvero signore\u201d<br \/>\nal dire esclamai sputando il lauto boccone<br \/>\n\u201cAvrei un gran problema e se potessi parlare<br \/>\nal vostro padrone chiederei di trovare\u2026\u201d<br \/>\nnon feci in tempo a finire che il gentile signore sorrise:<br \/>\n\u201cRaccontate ch\u2019io parler\u00f2 per voi\u201d e ad ascoltar si mise.<\/p>\n<p>Lieto e festante<br \/>\niniziai la mia storia di fate e regnanti,<br \/>\nraccontai del re e del gran ciambellano<br \/>\ndel sogno, l\u2019eroe e del sagrestano,<br \/>\ndella mia amata valle e della regina.<\/p>\n<p>Mi accorsi pian piano che il volto gioioso<br \/>\ntendeva col tempo a irritarsi parecchio<br \/>\nma ci\u00f2 nonostante continuavo ad empire l\u2019orecchio<\/p>\n<p>che l\u2019uomo mi disse di avere un padrone<br \/>\nche tutto poteva in ogni occasione<br \/>\nma l\u2019uomo cambi\u00f2 considerazione<br \/>\nappena finito incominci\u00f2 a predicare<\/p>\n<p>che quello era il male<br \/>\nche niente e nessuno mi poteva salvare<br \/>\ne gesticolando mi diede del fiele,<\/p>\n<p>ed io non riuscivo a capire,<br \/>\ncercavo una chiave per liberare l\u2019antico piacere<br \/>\ne poter ritornare al mio letto a dormire.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il vecchio e gentile signore<br \/>\nsi trasform\u00f2 davanti ai miei increduli occhi in dragone<br \/>\nprese me e gianconiglio, oh povero figlio,<br \/>\ne ci gett\u00f2 per la strada in balia del tempo<br \/>\ne a quanto credo del suo padrone.<\/p>\n<p>Una storia assai strana davvero<br \/>\ne dopo poco ristoro s\u2019era di nuovo in cammino<br \/>\nverso il gran regno entro il nuovo mattino.<\/p>\n<p>Ma un altro inceppo si pose dinanzi<br \/>\na me e il mio fido compagno.<\/p>\n<p>Una allegra brigata ricca di colori quali io mai vidi<br \/>\nnel regno fatato, sorrisi e profumi senza mercato,<br \/>\nfermarono me e lo spossato cavallo<br \/>\nci accolsero in balli, cantate e mantello.<\/p>\n<p>\u201cRingrazio davvero voialtri signori<br \/>\nper quello che fate, per come accogliete<br \/>\nme e il mio buon amico che stanco davvero<br \/>\n\u00e8 di correre al vento senza alcun pensiero.\u201d<\/p>\n<p>Ed a queste parole grida di giubilo si issarono al cielo<br \/>\nche ero il buon venuto con il goffo barbuto.<\/p>\n<p>\u201cAllora racconta<br \/>\nchi ti condusse nella morsa asfissiante<br \/>\ndi siffatto temporale, di st\u2019intemperie angosciante?<br \/>\nchi ti volle cosi male?\u201d<\/p>\n<p>disse, credo, il capo svoltando il guanciale,<br \/>\nscherzando col tempo e baciando il pelato.<\/p>\n<p>Stavolta, in ricordo al passato<br \/>\nnon raccontai quanto era accaduto<br \/>\nma inventai sul momento una scusa bislacca<br \/>\nche nasceva, parola a parola, dalla mia bocca.<\/p>\n<p>L\u2019allegra brigata non si curava poi tanto<br \/>\ndi quel che costruiva il mio stanco cimento<br \/>\ne continuava a ballare, giocare e scherzare<br \/>\ne tra musica e balli e leoni ed augelli<br \/>\ntrascorsero altri nuovi dieci anni.<\/p>\n<p>VIII.<\/p>\n<p>Il tempo ci prese le mani,<br \/>\nleg\u00f2 i nostri sogni e li spinse lontani<br \/>\nda noi e dal nostro volere,<br \/>\nda noi e dal nostro potere.<\/p>\n<p>Il tempo si sa non sconta la pena,<br \/>\n\u00e8 solo impiegato del duro destino<br \/>\ne recita in parte tutta la scena,<br \/>\ne arriva puntuale all\u2019ora di cena.<\/p>\n<p>Il tempo non lascia niente a nessuno,<br \/>\nche il rimpianto si perda fra la sterpaglia,<br \/>\nnei campi d\u2019arare,<\/p>\n<p>nelle sorgive di vita ,<br \/>\nfra le secche d\u2019amore,<br \/>\no semplicemente riposi leggero sopra la merda.<\/p>\n<p>IX.<\/p>\n<p>Un giorno due tizi alquanto patrizi<br \/>\nfermarono me e il mio prode scudiero,<br \/>\nvestiti di seta con bande traverse in colori brillanti<br \/>\nportavano a braccio delle armi pesanti<br \/>\nmi chiesero dove, perch\u00e9 e chi ero.<\/p>\n<p>\u201csignori davvero chi son\u2019 io non so<br \/>\ne neppure in vero perch\u00e9 e davvero,<br \/>\ndavvero vi giuro in che luogo mi trovo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon scherziamo avanti<br \/>\nragazzo i documenti<br \/>\nla firma, la foto, il codice, il bollo del noto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cCredete signori davvero non so<br \/>\nforse mia madre o mio padre, chiss\u00e0,<br \/>\nche davvero mai loro chiesi niente,<br \/>\nnon feci domande n\u00e9 volli verit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>\u201cGiovanotto basta corbellerie<br \/>\nche sono \u2018ste libert\u00e0, queste parole, queste manie,\u201d<br \/>\nio perdo le staffe\u201d e l\u2019altro \u201c attenzione alle mie.\u201d<\/p>\n<p>Cos\u00ec il pi\u00f9 alto con tono sprezzante<br \/>\nindicando le carte del suo attendente:<\/p>\n<p>\u201cVoi dovete presentare,<br \/>\nil vostro esser<br \/>\nvoi dovete, caro mio,<br \/>\ncertificare,<br \/>\nconfermare,<br \/>\nprotocollare,<br \/>\ntimbrare,<\/p>\n<p>stralciare,<br \/>\naccatastare,<br \/>\narchiviare,<br \/>\nvidimare<br \/>\ne infine se a noi va\u2019 voi, amico mio,<br \/>\ninfine, potete, anche \u2026 potete,<br \/>\nPu\u00f2?\u201d<\/p>\n<p>Rivolgendosi al collega che scrutava la mia piega.<\/p>\n<p>\u201cB\u00e8 gli atti non prevedon che\u2026<br \/>\nl\u2019articolo milletrecentoventiquattro<br \/>\ndel paragrafo settecentontottantaquattro<br \/>\ndel comma quarantaquattro,<br \/>\ndimenticato in qualche anfratto<br \/>\nnon prevede affatto il caso in cui versa il pover1uomo<br \/>\nche davvero non so dire cosa si potrebbe fare.\u201d<\/p>\n<p>Con il volto trasformato dalla voce dell\u2019amico<br \/>\nil comandante, almeno credo, mi ferm\u00f2 per il cavillo,<br \/>\nabbandon\u00f2 li sulla strada il mio fiero gianconiglio<br \/>\ne condann\u00f2 la mia prigione ad un sudicio giaciglio<br \/>\nper non so quante di ore.<\/p>\n<p>X.<\/p>\n<p>La notte non passa mai.<\/p>\n<p>XI.<\/p>\n<p>Lo smemorato mi disse un bel giorno:<br \/>\n\u201cuna storia ti narro dal triste contorno\u201d<br \/>\ne tra il vino, che lento versava nei cessi<br \/>\ninizi\u00f2 a raccontare con toni dimessi.<\/p>\n<p>\u201cUna corona di spine per un regno lontano<br \/>\nche segni il suo volto sfregiandolo e piano<br \/>\nindichi a tutta la gente del posto l\u2019uomo che dice<br \/>\nd\u2019esser nato e morto per niente, ma in pace.<\/p>\n<p>Sandali e piedi si unirono un giorno<br \/>\ndal regno lontano per fare ritorno<br \/>\nma i sandali vinti marcarono il passo<br \/>\ne i piedi a brandelli facendo lo stesso,<br \/>\nraccolsero il sangue e al loro padrone<br \/>\nchiesero invano piet\u00e0 per amore.<\/p>\n<p>Una corona di spine per un regno bugiardo,<br \/>\nper il figlio dell\u2019uomo chiamato bastardo<br \/>\ndalle voci di chi bestemmiava nel tempio<br \/>\ne invocando il suo nome compiva ogni scempio.<\/p>\n<p>Una corona di spine da poggiare sul capo<br \/>\nper condurre gi\u00f9 al fronte una massa d\u2019inermi<br \/>\narmata di spranghe, di denti e pudori,<br \/>\nbisonti al galoppo verso aride sterpi<br \/>\nabitate da madri che covavano serpi<br \/>\nche scendevano il fiume nascondendo malori<br \/>\nche giacevano morti sui campi di vermi.<\/p>\n<p>Alla fine del viaggio, i passi dell\u2019uomo<br \/>\nfermarono prima dell\u2019entrata nel regno,<br \/>\nle mani a quel punto sudate e tremanti<br \/>\npresero in cima la corona di spine<br \/>\ne la gettarono al vento<br \/>\ne ai pipistrelli ululanti.\u201d<\/p>\n<p>Lo smemorato fin\u00ec la canzone<br \/>\ne una lacrima rossa discese nel viso<br \/>\nma non feci in tempo a guardarla per bene<br \/>\nche l\u2019anziano nascose tutto con un sorriso.<\/p>\n<p>XII.<\/p>\n<p>Il Profeta:<\/p>\n<p>\u201cAvete visto mai amici miei un re?\u201d<br \/>\ndissi alla folla che sorseggiava il caff\u00e8,<br \/>\n\u201cavete mai visto un uomo bello grasso e potente,<br \/>\nun uomo che non chiede, non parla, non pensa niente<br \/>\neppure \u00e8 ricco di averi, donne e poderi?<\/p>\n<p>Avete mai visto un povero Cristo,<br \/>\nl\u2019uomo di cui qualcuno racconta,<br \/>\nregnante di spine con lo sguardo tristo?<br \/>\nLa croce, si dice, port\u00f2 lungo l\u2019erta<br \/>\nla trascin\u00f2 spaccando le ossa sulla ferita aperta.<\/p>\n<p>Avete mai visto una donna violata,<br \/>\npresa nella sua culla e alla madre strappata?<br \/>\nPer la strada ora vive e passa la notte,<br \/>\nche la madre non sappia chi la riempie di botte.<\/p>\n<p>Avete mai visto e mai raccontato<br \/>\noh amici ascoltate, qualcosa di vostro,<br \/>\nqualcosa che valga la pena,<br \/>\nqualcosa di vero,<\/p>\n<p>qualcosa che in fondo vi dica davvero<br \/>\nsei vivo e lo senti,<br \/>\nbuon uomo mi senti?<\/p>\n<p>Si tu li sul binario,<br \/>\nsi tu col cappello<br \/>\ne la speranza in mano,<br \/>\ntu che sei pronto a partire,<\/p>\n<p>a viaggiare,<br \/>\nche in qualche bivacco dovrai pur riposare<br \/>\ntroverai li la tua donna che aspetta da secoli<br \/>\nuno sguardo amico che aspetta da anni un bacio,<br \/>\nche aspetta\u2026<\/p>\n<p>Avete mai visto uno stormo volare,<br \/>\nmentre qualcuno mi indica e bracca, mi vuole zittire,<br \/>\navete mai visto uno stormo volare<br \/>\ntanti uccelli che in gruppo incominciano il viaggio<br \/>\ne tu segui con la coda dell\u2019occhio<br \/>\nsperando che non sia solo un miraggio<br \/>\ndi qualcosa svanito,<br \/>\ndi qualcosa che il tempo fa finta di dare<br \/>\ne quando meno lo pensi \u00e8 pronto a ritirare\u2026<\/p>\n<p>La vostra regina non ha niente da dire?<br \/>\nE il gran ciambellano vuole qui conferire?<br \/>\nChe cosa maest\u00e0, siamo qui ad ascoltare.<br \/>\nL\u2019eroe che non parla!.<\/p>\n<p>Maest\u00e0 non muova le mani, non mostri il dissenso,<br \/>\nnon cerchi la guardia con gli occhi di vetro,<br \/>\nnon dica alla ciurma &#8211; \u201csu prendete quell\u2019uomo\u201d<br \/>\nche davvero chi sono ai gendarmi gi\u00e0 dissi non so,<br \/>\ne voi cari amici non tiratevi indietro,<br \/>\nnon spingete all\u2019uscita, non fuggite la vita,<\/p>\n<p>il mio io da qualche parte,<br \/>\ne scalpito e fremo,<br \/>\nil mio io da qualche parte,<br \/>\ne urlo e gemo,<br \/>\nchiedo di avere il mio io,<br \/>\ne imploro perdono<br \/>\nchiedo di avere il mio io,<\/p>\n<p>e non vedo chi sono<br \/>\nnon mi toccate che non sto urlando,<br \/>\nn\u00e9 salutate che non vi sto lasciando,<br \/>\nchiedo soltanto il mio io,<br \/>\ne nient\u2019altro davvero,<br \/>\nnon voglio un veliero<br \/>\nper salpare di nuovo,<br \/>\nvoglio il mio io per tornare a pensare,<br \/>\nvoglio il mio io per poter ricordare<br \/>\ne non solo per esser ricordo<br \/>\ndi questa bislacca vicenda<br \/>\nche mi ha stancato,<\/p>\n<p>che qualcuno mi renda<br \/>\nil mio giorno perduto, il mio amore, la casa,<br \/>\nil mio io un po\u2019 sbroccato,<br \/>\nche \u00e8 pur sempre il mio io<br \/>\n\u00e8 con lui che ho vissuto.<\/p>\n<p>Epilogo<\/p>\n<p>Ero pronto a lasciare la terra d\u2019oblio.<br \/>\nLo smemorato mi tese la mano,<br \/>\nmi diede le scarpe e con queste il mio io.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prologo Andai cos\u00ec lontano da raggiungere la terra dell\u2019oblio, lo smemorato mi accolse, mi tolse le scarpe e prese il mio io. I. Il palazzo del re era senza colori, aveva perduto i suoi figli; il giardino d\u2019ingresso era senza sapori, aveva perduto i suoi gigli e folletti e buffoni in quelle stagioni piangevano muti i loro dolori. Maghi e stregoni niente poterono al soffio del vento che gelido e fiero come un lamento strapp\u00f2 i pargoletti, entrando dal tempo, la crepa sul muro, li ingann\u00f2 col sorriso nei candidi letti. Il sangue sgorgava dal frontone di destra, la maestranza accorreva, riparava la falla, ma la pioggia cadeva, tintinnava insolente ed entrava ugualmente dalla grande finestra.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[15,20],"tags":[],"class_list":["post-2063","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ebbro","category-poeticherie"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2063","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2063"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2063\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2063"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2063"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2063"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}