{"id":2260,"date":"2012-07-15T21:32:49","date_gmt":"2012-07-15T20:32:49","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=2260"},"modified":"2020-11-13T16:32:02","modified_gmt":"2020-11-13T15:32:02","slug":"kemonia1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/kemonia1\/","title":{"rendered":"Silenzio (da Kemonia)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"263\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1458\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg 500w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1-300x158.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non andammo al funerale. Nessuno del gruppo. Nessuno di noi avrebbe avuto la forza di resistere nel saperlo rinchiuso l\u00e0 dentro. Conservato all&#8217;eterno riposo, rigido e muto all&#8217;interno di quella bara in legno d&#8217;acero ben lucidata. Nessuno avrebbe potuto trattenere le lacrime sapendo che la sua voce sarebbe rimasta imprigionata nel silenzio delle nostre memorie private fino al funerale successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo ritrov\u00f2 Antonio.<br \/>\nIn un mattino di primavera, vestito compitamente, per le grandi occasioni.<br \/>\nE l&#8217;appuntamento, a ben vedere, \u00e8 dei pi\u00f9 solenni.<br \/>\nSbarbato e pulito, con l&#8217;abito da gran serata, eccessivamente curato com&#8217;era solito fare ogni qual volta metteva piede fuori da casa. Sapeva bene che quella che s&#8217;apprestava a compiere era una grande uscita.<br \/>\nUn colpo di teatro.<br \/>\nL&#8217;aveva pensato da tempo, da mesi. Forse era giunto a quella soluzione da anni, e forse l&#8217;accentuarsi della sua vecchiaia lo aveva condotto risoluto a quella scelta cos\u00ec terribile.<br \/>\nLa scelta della solitudine.<br \/>\nSpesso negli ultimi tempi ci aveva ripetuto con un filo di voce lo stesso concetto. Seduto sulla solita poltrona, non smuoveva passo oltre la soglia di casa da settimane. A nulla valevano i nostri sfott\u00f2, i tentativi di riportarlo in giro per la citt\u00e0, di notte, nelle lunghe passeggiate che ci avevano accompagnato alcuni mesi prima.<!--more--><br \/>\nNon si riusciva a schiodarlo da casa.<br \/>\nDalla sua poltrona.<br \/>\nSembrava esserne divenuto la federa. Una federa umana, col respiro pesante e gli occhi infossati, stanchi di rimanere aperti. Riuscivamo a rendercene conto, ma nessuno di noi nel profondo voleva accettarlo. Dunque, rimanemmo spettatori muti di quel processo di decomposizione esistenziale che aveva preso in pieno il generale.<br \/>\nIn quello stato di cose ripeteva sempre il medesimo concetto, che risuonava nelle nostre orecchie come una litania molto pi\u00f9 insinuante del monito che avrebbe dovuto essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non fate in modo d&#8217;essere tra voi solitudini che si fanno compagnia, rendetevene conto in tempo. Non scopritevi uomini soli che stanno in gruppo. Non mentite cos\u00ec spudoratamente a voi stessi.<br \/>\nGuardatemi adesso, e non sorridete.<br \/>\nLa vecchiaia \u00e8 una malattia. Una terribile malattia. Eppure la societ\u00e0 la considera come una naturale evoluzione dell&#8217;et\u00e0 umana.<br \/>\nNiente cazzate, non raccontiamoci cazzate per consolarci, n\u00e9 fatelo voi con me per consolarmi. Non ho bisogno di roba del genere, e se non volete esser mandati a fanculo non v&#8217;azzardate a parlarmi in certi toni.<br \/>\nLa vecchiaia \u00e8 una maledetta malattia, semplice.<br \/>\nEcco, vedetemi adesso.<br \/>\nIo sto pensando di compiere questo gesto, l&#8217;ho nitido qui dentro la mia mente, so come si fa, ho trascorso anni a compierlo naturalmente. Bene, adesso la vecchiaia mi impedisce di farlo. Un semplice gesto della mano, il semplice gesto del sollevare un braccio, il naturale passo cadenzato, elegante e scattante.<br \/>\nNulla di tutto questo \u00e8 pi\u00f9 possibile.<br \/>\nLa vecchiaia, col suo tempo pregno di pesantezza e rughe, mi vince e mi schiaccia su questa poltrona. Che ho imparato a odiare col tempo.<br \/>\nLa vecchiaia \u00e8 una malattia silente, belli miei. Una malattia che senza far rumore s&#8217;accompagna alla morte, con passi lenti.<br \/>\nBene, qualcuno dir\u00e0 che la morte ci accompagna fin da quando siamo in fasce, lo fa, questo \u00e8 ovvio, ma in maniera discreta.<br \/>\nConvenite?<br \/>\nInvece la vecchiaia ne mostra il volto. E non \u00e8 un bel vedere. Rattrappito e con gli occhi stretti stretti, abbagliati dalla luce pi\u00f9 flebile. Occhi arrossati dalla polvere del tempo che si \u00e8 sedimentata nel corso degli anni, senza che qualcuno abbia avuto la naturale idea di spazzarla fuori.<br \/>\nLa vecchiaia ci coglie impreparati e ci mette nudi davanti allo specchio.<br \/>\nNudi e cadenti.<br \/>\nHai voglia a ritenerti giovane di spirito, quel corpo che lo contiene \u00e8 a un passo dalla putrescenza, si sfalda come i pochi capelli che ti rimangono sul capo.<br \/>\nIl volto della morte ce lo sbatte notte dopo notte agli occhi, prima che questi si chiudano per la stanchezza, con il battito del cuore accelerato, nella paura che il bianco cuscino non sia pi\u00f9 dello stesso colore allo spuntar del giorno.<br \/>\nQuesta \u00e8 la verit\u00e0.<br \/>\nLa vecchiaia \u00e8 la malattia che ci avvicina a nostra sora morte. Una sorella che avremmo fatto a meno di avere tra le palle.<br \/>\nEppure ci tocca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo ritrov\u00f2 Antonio. Riverso per terra col cranio fracassato e una pozza di sangue ancora non rappreso che lo abbracciava per l&#8217;ultima volta. Il povero portinaio si lasci\u00f2 andare al pi\u00f9 totale sconforto e come un bimbo senz&#8217;alcun ritegno inizi\u00f2 a piangere rumorosamente, e a vomitarsi addosso per l&#8217;angoscia che quello spettacolo gli suscitava. Venne a raccoglier anche lui la figlia che casualmente si ritrovava in casa sua.<br \/>\nLa giovane donna riusc\u00ec a contenersi, chiam\u00f2 le autorit\u00e0 e accompagn\u00f2 il padre inebetito dallo schock in casa. Giunse l&#8217;ambulanza entro pochi minuti ma non vi fu bisogno di un grande ingegno per rendersi conto che non c&#8217;era pi\u00f9 nulla da fare.<br \/>\nIl vecchio generale aveva voluto metter fine ai suoi giorni.<br \/>\nE lo aveva fatto in un semplice gesto. Lasciandosi cadere dalla finestra della sua piccola biblioteca che dava nel pozzo luce. Un uomo giovane forse, a quel lancio avrebbe avuto la mala sorte di sopravvivere con qualche cicatrice, escoriazioni varie e ossa frantumate, pronte da ricostruire, ma un vecchio nel suo stato non avrebbe avuto la sfortuna di sopravvivere.<br \/>\nE cos\u00ec fu.<br \/>\nIl generale de Bernardi mor\u00ec quel mattino di primavera vinto dalla sua vecchiaia. Scelse di farlo per anticipare la morte. Come in tutta la sua vita, mai era rimasto fermo ad attendere qualcuno o qualcosa, mai avrebbe potuto attendere anche stavolta la fine del cammino di quella sua irreversibile malattia.<br \/>\nNon riusc\u00ec ad attendere la morte, le and\u00f2 incontro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non andammo al funerale. Nessuno del gruppo. Nessuno di noi avrebbe avuto la forza di resistere nel saperlo rinchiuso l\u00e0 dentro. Conservato all&#8217;eterno riposo, rigido e muto all&#8217;interno di quella bara in legno d&#8217;acero ben lucidata. Nessuno avrebbe potuto trattenere le lacrime sapendo che la sua voce sarebbe rimasta imprigionata nel silenzio delle nostre memorie private fino al funerale successivo. Lo ritrov\u00f2 Antonio. In un mattino di primavera, vestito compitamente, per le grandi occasioni. E l&#8217;appuntamento, a ben vedere, \u00e8 dei pi\u00f9 solenni. Sbarbato e pulito, con l&#8217;abito da gran serata, eccessivamente curato com&#8217;era solito fare ogni qual volta metteva piede fuori da casa. Sapeva bene che quella che s&#8217;apprestava a compiere era una grande uscita. Un colpo di teatro. L&#8217;aveva pensato da tempo, da mesi. Forse era giunto a quella soluzione da anni, e forse l&#8217;accentuarsi della sua vecchiaia lo aveva condotto risoluto a quella scelta cos\u00ec terribile. La scelta della solitudine. Spesso negli ultimi tempi ci aveva ripetuto con un filo di voce lo stesso concetto. Seduto sulla solita poltrona, non smuoveva passo oltre la soglia di casa da settimane. 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