{"id":235,"date":"2011-01-28T18:07:13","date_gmt":"2011-01-28T17:07:13","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=235"},"modified":"2011-01-28T18:07:13","modified_gmt":"2011-01-28T17:07:13","slug":"suonavamoi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/suonavamoi\/","title":{"rendered":"Suonavamo bene \u2013 I cap."},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/blues2.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-1546\" title=\"blues\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/blues2-150x134.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"134\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\">Me ne sto qui seduto a rimestare nel passato. \u00c8 quello che pi\u00f9 so fare, non credo di produrre danni collaterali a starmene seduto, non penso di smuovere coscienze a rimestare indietro nel tempo, n\u00e9 di sconvolgerne altre. Viaggio sulla linea della memoria, salto, ritorno, riprendo, e talvolta riperdo. Forse pi\u00f9 di alcune volte, forse mi ritrovo a perdermi ripetutamente, e forse \u00e8 il prezzo che bisogna pagare per sentirsi legati a qualcosa, ancora per un po&#8217;.<br \/>\nRimango qui seduto davanti ad un led lampeggiante che attende senza sapere perch\u00e9. Da parte mia resto in attesa di scorrere quel filo fino a quando le parole lo rendano vivo agli occhi.<br \/>\nE non sempre accade.<br \/>\nCi sono sensazioni che sai bene d&#8217;aver vissuto e proprio per quella intima consapevolezza tendi a nascondere a te stesso. Niente pantomime, niente inganni, n\u00e9 menzogne, sai benissimo com&#8217;\u00e8 andata a finire e non vale la pena ripetere. Altre occasioni invece vorresti che fossero l\u00ec, nuovamente vive ai tuoi occhi, cariche di profumi e suoni, e nulla importa se i colori sono sfuocati nella tua mente.<!--more--><br \/>\nMe ne sto qui seduto, provando a fottere il tempo, che crede d&#8217;essersi portato via gran parte di me e forse l&#8217;ha fatto davvero se posso aggrapparmi soltanto alla consistenza di una manciata di fogli stampati.<br \/>\nHo un led lampeggiante grazie al quale solcare il cammino a ritroso e una bottiglia nuova di whisky che m&#8217;accompagna e la convinzione che c&#8217;\u00e8 stato un tempo nella mia vita in cui potevo e la volont\u00e0 la spuntava sul resto. Potevo tirare tardi fino alle prime luci dell&#8217;alba, potevo sfasciare il mio basso, o lasciarlo muto, perch\u00e9 potevo scegliere di farlo. Potevo decidere d&#8217;essere stanco perch\u00e9 in fondo non lo ero mai, potevo anche pensare d&#8217;esser triste perch\u00e9 nulla mi piegava lo stomaco e lei era ancora lontana dal mio orizzonte.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 stato un tempo vivo e vissuto in cui ogni goccia riempiva la mia esistenza, e il sudore mi rendeva libero. C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui potevo seguire il filo sottile che mi univa al mondo circostante, e non v&#8217;era necessit\u00e0 di abbracci e baci e finti contatti. Sapevamo bene d&#8217;essere legati da un invisibile filo sottile, che soltanto a noi era concesso di scorgere.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 stato un tempo leggero, che soppesavamo dentro un mezzo bicchiere d&#8217;amaro, quel tempo che riuscivamo a trattenere tra le dita, illudendoci di poterlo sostenere, tirare, allungare, capovolgere.<br \/>\nPerch\u00e9 potevamo.<br \/>\nPotevamo sentire il rumore dei nostri passi e lo sfregolio delle monetine di bronzo contro il mazzo di chiavi che custodivamo nelle tasche. Potevamo sentire il vento che sussurrava per la strada, scuotendo fascinosi cartelloni imbonitori di vite e miracoli altrui. Sentivamo quel vento sollevare la polvere da terra e rimestare tra cartacce abbandonate, come piccoli mulinelli che, nel loro apparire innocui, serbavano nel profondo pericolosi richiami ai quali difficilmente si saprebbe sfuggire. Potevamo sentire roba del genere e qualcosa di pi\u00f9 tra il silenzio che lentamente s&#8217;insinuava nelle nostre teste e l&#8217;andazzo quotidiano.<br \/>\nNon avevamo pensieri pesanti che ci assillavano, n\u00e9 idee rivoluzionarie di sorta, soltanto qualche riff che in maniera ossessiva non voleva saperne di lasciarci in pace.<br \/>\nSpesso comminavamo a tempo di musica, di quella musica che ci passava dentro.<br \/>\nIn fila, tutti e cinque, uno accanto all&#8217;altro. Ciascuno con la sua andatura, chi dinoccolante sulle ginocchia malferme, chi impettito, schiena diritta e petto in fuori pronto ad esser fucilato, chi scivolava via sui suoi passi col timore di far rumore, chi sollevava le scarpe da terra spostando la polvere oltre la linea del cammino. Ad ogni modo battevamo tutti lo stesso tempo, mentre la gente con fare discreto scivolava verso i marciapiedi senza intralciare il nostro cammino, e ci osservava.<br \/>\nCos\u00ec pensavamo che fosse.<br \/>\nTiravamo tardi, e l&#8217;alba non ci sorprendeva pi\u00f9 da un pezzo. Avevamo smesso da tempo di guardar l&#8217;orologio, uno qualunque dal quadrante anonimo che segnasse il nostro incedere. Non avevamo bisogno di scandire il ritmo di un&#8217;esistenza che scorreva via in un flusso continuo.<br \/>\nMusicale.<br \/>\nDa qualche parte ho letto che un tizio, credo un inglese, si domandasse, in un suo testo parecchio edotto, quanto potesse essere musicale l&#8217;uomo. Bella domanda, alla quale non so dare una risposta certa, ma posso assicurare che a quel tempo noi musicali lo siamo stati, fino al midollo. Lo scorrere del tempo non invecchiava i nostri pensieri, n\u00e9 scalfiva i modi, batteva semplicemente affinch\u00e9 potessimo sincronizzare gli assoli o gli insolenti silenzi che amavamo prolungare tra il disgusto di una platea che fino in fondo non avrebbe potuto comprendere quello che stavamo vivendo. Per quanto ci sforzassimo di mettere fuori il nostro essere musicale uno strato invisibile separava noi da loro.<br \/>\nSuonavamo bene, bene davvero.<br \/>\nNel giro di pochi mesi eravamo riusciti a mettere a soqquadro una citt\u00e0 dormiente. Per poco, forse, a detta degli altri, ma dal nostro punto di vista, dall&#8217;interno, dalle viscere smosse ogni volta che imbracciavamo i nostri strumenti, quelle giornate, quelle settimane cos\u00ec dense d\u2019esistenza ci portarono a perdere la cognizione dello scorrere dei minuti.<br \/>\nLa nostra parentesi, una delle tante che la vita disegna entro un raggio pi\u00f9 o meno ampio, fu brillante. E continua a bruciare di luce propria ancora oggi, a distanza di anni.<br \/>\nDentro ciascuno di noi.<br \/>\nE forse, aldil\u00e0 d&#8217;ogni possibile pretesa, in queste pagine.<br \/>\nIniziammo senza avere percezione della reale dimensione degli avvenimenti che ci investirono in pieno, deflagrando le nostre vite. Partimmo da quella citt\u00e0 silenziosa e assente che rimestava nel torbido contemplando l\u2019imponente teatro, e distrattamente scorgeva le onde del mare riversarsi a riva. Quella citt\u00e0 fu squarciata nel petto dai nostri riff e dal tamburo battente, mentre la voce si alzava, provava a farlo, oltre gli spari che lentamente riuscivano a seppellire il nostro ardore, oltre le cariche d&#8217;esplosivo che covavano nel suburbo come un male difficilmente estirpabile. Eppure l\u2019abbiamo scombussolata quella citt\u00e0, mentre, silenziosa e assente nella sua fissit\u00e0, e distratta, vedeva scorrere qualche settimana musicale senza capirci granch\u00e9.<br \/>\nSiamo riusciti a metterla a soqquadro quella cazzo di citt\u00e0 dormiente.<br \/>\nSe avete avuto la possibilit\u00e0 di girare per la Sicilia alla fine dei rutilanti settanta, se eravate in giro per strada all\u2019epoca, se le vostre scarpette linde si sporcavano della polvere alzata dall\u2019immancabile scirocco, se avevate messo il vostro musetto fuori in cerca di sensazioni nuove, se il silenzio vi penetrava il cervello da parte a parte\u2026 allora cari miei \u00e8 certo\u2026 avrete sentito parlare di noi. Beh, cari miei, avrete di certo sentito parlare di noi\u2026 chiunque lo faceva.<br \/>\nChiunque aveva lasciato qualche incombenza di lato ad attendere; magari la commissione importantissima affidata dalla mammina, o l\u2019esercizio di latino da completare, o la derivata prima che non ne voleva per niente al mondo di derivare fuori dal vostro cervello o, che so io, la rompicoglioni dalle tette sode che a lungo avevate inseguito, mollata come un&#8217;ebete davanti il marciapiede di casa, mentre gli amici strombazzando con le lambrette urlavano che al locale tal dei tali suonavamo noi\u2026 che non si poteva perdere\u2026 che ne aveva parlato la radio\u2026 che suonavamo come quegli inglesi, quelli che facevano blues, roba forte, e non si poteva perdere\u2026 urlavano di certo quei ragazzi strombazzando sulle loro lambrette\u2026 non so davvero cosa potessero urlare, ma sono certo che lo facevano e che avevano lasciato le loro cose da parte per venire ad ascoltarci.<br \/>\nE saltavano sopra i tavolini dei locali, dimenandosi con una bottiglia di birra in una mano e una cicca fumante nell\u2019altra, e rotolavano scivolando sulle loro incongruit\u00e0 quotidiane.<br \/>\nRotolavamo insieme verso l\u2019alba.<br \/>\nPerch\u00e9 io ero l\u00ec.<br \/>\nChe spettacolo!<br \/>\nChe dirvi? Come dirvelo?<br \/>\nSe eravate altrove non \u00e8 stata certo colpa vostra. Cercher\u00f2 in qualche modo di riportarvi agli occhi e alle orecchie quello che \u00e8 stato, e lo far\u00f2 raccontandovi le parole e i gesti spesso inopportuni di un accolita di giovani imbevuti d\u2019ebbrezza.<br \/>\nUn gruppo di musici che ebbe tra le mani il sogno della celebrit\u00e0, lo assapor\u00f2 fino in fondo e poi, come un bel tiro di marijuana, lo sput\u00f2 fuori senza tossire.<br \/>\nSenza scomporsi, senza rimorsi.<br \/>\nPaff!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Me ne sto qui seduto a rimestare nel passato. \u00c8 quello che pi\u00f9 so fare, non credo di produrre danni collaterali a starmene seduto, non penso di smuovere coscienze a rimestare indietro nel tempo, n\u00e9 di sconvolgerne altre. Viaggio sulla linea della memoria, salto, ritorno, riprendo, e talvolta riperdo. Forse pi\u00f9 di alcune volte, forse mi ritrovo a perdermi ripetutamente, e forse \u00e8 il prezzo che bisogna pagare per sentirsi legati a qualcosa, ancora per un po&#8217;. Rimango qui seduto davanti ad un led lampeggiante che attende senza sapere perch\u00e9. Da parte mia resto in attesa di scorrere quel filo fino a quando le parole lo rendano vivo agli occhi. E non sempre accade. Ci sono sensazioni che sai bene d&#8217;aver vissuto e proprio per quella intima consapevolezza tendi a nascondere a te stesso. Niente pantomime, niente inganni, n\u00e9 menzogne, sai benissimo com&#8217;\u00e8 andata a finire e non vale la pena ripetere. Altre occasioni invece vorresti che fossero l\u00ec, nuovamente vive ai tuoi occhi, cariche di profumi e suoni, e nulla importa se i colori sono sfuocati nella tua mente.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-235","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-assaggi-romanzeschi"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=235"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=235"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=235"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=235"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}