{"id":2592,"date":"2013-11-16T13:53:03","date_gmt":"2013-11-16T12:53:03","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=2592"},"modified":"2013-11-16T13:53:03","modified_gmt":"2013-11-16T12:53:03","slug":"il-viaggio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/il-viaggio\/","title":{"rendered":"Il viaggio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1458\" alt=\"diario\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/diario-1-300x157.jpg\" width=\"300\" height=\"157\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci sono spazi immensi che racchiudono il nulla. Niente respiri, n\u00e9 gocce di emozione. Campi di aridit\u00e0 seminati a rancore. E nulla intorno. Immense lande in cui oltre a perdere l\u2019eco della propria voce si smarrisce il filo di ogni pensiero.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci sono spazi stretti, invece, angusti, pieni di profumi, odori da non venirne a capo. Spazi segnati da stoffe sgargianti che, sospinte dal soffio del vento, si posano leggere sul capo, a nasconderci talvolta quando nasconderci vorremmo, mentre ondeggiano sugli usci fili colorati, plastiche e turaccioli che segnano l\u2019ingresso del vicino a chiedere un paio d\u2019uova per la frittata della sera, un pizzico di sale per insaporire minestre spesso riscaldate, o boccali di vino da tuffarcisi dentro quando s\u2019\u00e8 stanchi di guardarsi allo specchio.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E ci sono spazi delimitati, racchiusi tra mura piegate nell\u2019incedere degli anni, mura che giocano a ping pong mille e mille volte con le tue parole e basta un semplice respiro per riempire l\u2019aria di presenza.<!--more--><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La tua, o di qualcuno che \u00e8 passato tra i vicoli mesi prima lasciando l\u2019impronta di ci\u00f2 che \u00e8 stato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ciascuno di noi, nei propri reconditi anfratti di pensiero, prova a lasciarla quell\u2019orma. Sul pavimento appena cementato, nel racconto ripetuto nelle notti d\u2019inverno, dentro la memoria stessa di chi ripetere sa.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In fondo, se mettessimo da parte ogni surrogato di scrittura, finiremmo per raccontare poche storie, quelle di cui vale la pena mantenere la memoria. Di bocca in bocca, di respiro in respiro, di voce in voce, di muro in muro. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Da bambino rimbalzavo, come un\u2019eco leggera tra quelle mura e gli odori carichi di memoria del cortile di nonna. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Uno spazio misero tanto stretto da racchiudere un intero mondo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La vecchia zitella quasi cieca ma con l\u2019udito tanto fine da riconoscerci tutti dai passi, la ragazza madre, presa da qualche spirito poco santo, e lasciata l\u00ec in balia della sua vergogna, e dei vagiti di chi \u00e8 venuto al mondo. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In un ristretto cortile sempre preda dell\u2019ombra, la vedova esce sul far della sera e torna disfatta quando i primi rigagnoli di un sole assopito fanno capolino sulle tegole cotte da secoli. E l\u2019orco di mille storie che cammina lento, storpio su gambe tozze, imprecando, sembra talvolta, ma non si ha certezza, tossendo il rancore di una vita vissuta da solo. Solo da sempre e da sempre in fondo al cortile, nell\u2019antro che nessuno oserebbe varcare per paura di non rivedere la luce dell\u2019ombra. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In quel mondo ho vissuto, ed ho visto. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho imparato a cadere, perch\u00e9 se non sei capace puoi anche restarci finito per terra, come accadde alla vecchia signorina che inciampando rimase distesa per sempre di fronte casa della nonna lasciando per mesi l\u2019alone di un\u2019anima pia. No, io fin da subito ho imparato a cadere, per potermi rialzare ancora e prenderle in faccia, e tornare da nonna a piangerle addosso, a nascondere l\u2019onta di averle buscate. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In quello spazio nascosto di mondo, ho visto e imparato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A corrermi dietro, nelle sere di pioggia, a correre dietro chi scagliava il pallone contro spigoli infami che non sanno passare alla Platini ed io l\u00ec, rimasto sospeso tra palla e portiere, che finito per terra bestemmiava di santi che non hanno cognome. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho visto e imparato a tenermi in disparte, e a tuffarmi di colpo tra mani, gambe, sputi e tempeste. Ho visto e sentito di guerre perdute senza alcuna ragione, di vite perdute senza averne ragione. Ho visto e ascoltato i sorrisi di nonna e le sue parole, e quel modo che aveva di tenermi per mano nei giorni di pioggia rasenti le mura in cerca di balconi sotto cui rifugiarsi. Di come scendeva le scale, e quel suono, che in qualche modo ho pensato fosse musica, il suono delle sue canzoni, stonate forse, ma ricche di cose che cercavo di capire. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E ancora oggi ricerco. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra quei sospiri di vite mancanti ho preso il largo nel mondo. A partire dal mondo che avevo davanti. E che in pochi passi finiva. L\u00ec, tra le risa dei miei compagni e le urla imprecanti delle vicine. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abVu tagliu \u2019stu palluni.\u00bb <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E le imprese di chi temerario scalava felino pareti e balconi per ritornare a sgambettare, dietro il nostro pallone. O di chi era giunto fino a noi, risalendo la via per poterci giocare e tornare vincente verso casa. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ho visto, sentito, letto e sperato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sperato che la ragazzina della quarta porta sul lato destro del cortile potesse guardarmi, un giorno, anche per caso, come io guardavo lei, ogni volta, e ogni volta ancora. Eppure non ricordo che accadde. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Comunque ho sperato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E scalciato. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come tutti, come tanti. E potevo sentire il respiro, la fatica, il sudore scivolarmi sulla pelle, nei torridi pomeriggi d\u2019estate. Nell\u2019estate che entrava, e si faceva largo tra l\u2019ombra delle pareti del cortile, e noi a cercare il sole sull\u2019asfalto, che ardeva sotto le suole. Sentivo il respiro e il mio cuore. Battere forte, da non poterlo fermare, ed io l\u00ec, sospinto avanti ed indietro, seguendo un ritmo che non era mio. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il ritmo della paura. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ogni qual volta l\u2019orco passava per la via. Terminavano risa e sberleffi, rincorse, falli, sputi, bestemmie.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Terminava tutto. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ciascuno irrigidiva le spalle come spinto dal vento verso le mura, di quelle case che troppo in fretta avevano smesso d\u2019esser rifugio. Restavamo l\u00ec, immobili. Con un filo di fiato a segnarci. Nell\u2019attesa infinita che il vecchio passasse, scomparendo alla vista oltre l\u2019antro infernale. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Storie e leggende, di bocca in bocca, di paura in paura, io ho sentito dire, anch\u2019io, mio padre dice, mia madre non vuole che io&#8230; <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E nonna sorrideva. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sorrideva nel vedermi entrare fulmineo in cucina. Rosso di paura. Pieno d\u2019emozione. Ed io che sottovoce cercavo di dire, ma non avevo parole.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abChe \u00e8 successo? \u00bb, spiava divertita ed io dal basso del mio coraggio e dei pochi anni sulle gambe che ancora tremavano rispondevo: \u00abNulla\u00bb, senza alcuna convinzione.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Avevamo paura di vecchi fantasmi, costruiti ad arte dalle parole. Per invidia o ignoranza, per timore di chiss\u00e0 cosa, non so ancora dire, ma di fantasmi si trattava.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonna sapeva, aveva capito. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Veniva da guerre combattute negli anni, senz\u2019armi, n\u00e9 sangue, battaglie di fatiche e stenti. Scrutava negli occhi di chi le parlava, e ogni pensiero della mia mente era aperto in lettura per lei. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abNonno aveva un fratello\u00bb, disse continuando a rammendare calzini.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Io la guardavo, stupito. Era l\u2019ora della tv e in quell\u2019ora se ne restava muta a lavorare, gettando talvolta un\u2019occhiata su di me, troppo intento a sorridere per le buffe avventure dei miei eroi.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Eppure quel giorno parl\u00f2.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi scostai leggermente sulla sedia, con un occhio al televisore e l\u2019altro rivolto verso la solita seggiola, scricchiolante accanto al davanzale.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDi due anni pi\u00f9 giovane. Quando il padre del nonno fu ucciso, il nonno stesso gli fece da padre, sebbene non avesse che sette anni. Angelo, cos\u00ec si chiamava il fratello, aveva sempre seguito l\u2019ombra di tuo nonno. Ne aveva ascoltato la voce, i consigli. S\u2019era curvato nel prendere rimbrotti senza mai reagire. Sapeva che se era Franco a dirlo, allora era giusto. Non per questo era stupido, anzi. Fu pi\u00f9 brillante del nonno. Riusc\u00ec a raggiungere la quarta elementare, che ai tempi era come prendere un diploma, quasi.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sollev\u00f2 lo sguardo dai suoi calzini, lasci\u00f2 andare il lavoro su grembo e con la mano destra diede una ravviata ai capelli che s\u2019erano posati fastidiosamente sulle sue lenti.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Poi riprese a tessere filo e parole.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abAngelo era pi\u00f9 slanciato, e anche pi\u00f9 agile. E quella sua inquietudine fisica spesso lo portava a finire nei guai. Aveva poca prudenza e la lingua affilata come una lama. Non poche volte nonno lo strapp\u00f2 da mani strette a pugno e calci che avrebbero voluto lasciarlo per terra. Altre volte per terra ci finirono tutti. Franco, Angelo, Agostino, tornati alle loro case, chi con occhi fuori dalle orbite per la rabbia, chi con braccia lacerate per le botte prese, chi col mal di schiena. Qualcuno diceva che fossero una banda quei tre monelli, ma chi davvero li conosceva sapeva bene che erano tre bimbi senza casa, con gli occhi spenti dalla fatica di un lavoro logorante e le mani frementi di rabbia. Angelo aveva sedici anni quando lasci\u00f2 il fratello. Scapp\u00f2. Prov\u00f2 a discutere, a modo suo, in qualche occasione. Diceva a tuo nonno che non era in grado di sopportare quella vita, che quella non poteva nemmeno essere chiamata vita. E lui non si dava per vinto. Disse proprio cos\u00ec al fratello, ma non riusc\u00ec a guardarlo negli occhi, sapeva di tradirlo con quelle parole. Sapeva che lasciarselo dietro le spalle e mettersi in cammino significava abbandonarlo. Perch\u00e9 col trascorrere del tempo quei due erano divenuti un unico uomo. Bastava loro sollevare il sopracciglio in un particolar modo per dirsi pi\u00f9 cose di quante parole si sprecano in giro. Tuo nonno mi raccontava, quasi preoccupato, di come lo colpiva la capacit\u00e0 del fratello di leggergli nella mente, prima ancora che Franco pensava a qualcosa Angelo sapeva gi\u00e0 che lo avrebbe fatto. Erano in perfetta simbiosi. Per Franco l\u2019irrevocabile decisione del fratello, di lasciar tutto e fare fagotto, fu un brutto colpo. Gli rimase Agostino, certo, ma non fu la stessa cosa.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La televisione, incurante della storia di quei due fratelli, continuava a raccontarne di sue, fermandosi talvolta, non a respirare, o a rassettarsi la veste, ritornando al punto imbroccato male, scucendo l\u2019ultima passata di filo, o provando a riequilibrare la seggiola traballante, no, talvolta si fermava per provare a venderci qualcosa. Nonna invece non vendeva nulla da anni, da quando l\u2019avevano denunciata per commercio abusivo d\u2019ortaggi. Da quando il negoziante, l\u2019unico del paesino, aveva sussurrato al maresciallo quello spaccio illegale di zucchine e bietole. Nonna aveva smesso. Da quando il maresciallo, scuro in volto, s\u2019era sentito costretto a diffidare donna Agata di quella attivit\u00e0, perch\u00e9 se avesse continuato, allora i provvedimenti sarebbero stati di ben altra risma, disse il milite sputacchiando sulle frasi, con le mani sudaticce che tenevano il berretto stretto sulla prominenza della pancia.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonna aveva smesso, adesso rammendava i calzini di tutti, benedicendo ogni volta il cammino. Infornava biscotti e, tra il profumo di menta e burro, raccontava storie ripiene di volti e colori, vivi, morti e dispersi, esili voci, sottili, come il filo del ricordo che li riportava quotidianamente a me. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonna Agata \u00e8 stato il mio oracolo, la fonte a cui, pi\u00f9 d\u2019ogni altra cosa, ho attinto per iniziare ad essere uomo. Per quello che allora potevo credere di divenire. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci sono sere d\u2019inverno in cui mi cerco e mi trovo, seduto, a pensare. Idealmente volgo lo sguardo verso l\u2019angolo, qualsiasi sia il posto in cui mi sono fermato, e la vedo. Avvolta nella penombra di una tendina scostata a illuminare le mani, tremanti, diafane, rigate d\u2019azzurro, che sostengono il peso di mille ricami, di amore e parole. La vedo l\u00ec, chioccia sulla seggiola di zabbarra, le pantofole calzate, i piedi stretti, uno vicino all\u2019altro per rimanere salda in equilibrio, quell\u2019equilibrio che l\u2019ha portata a ricordare per pi\u00f9 di novant\u2019anni. Se ne sta l\u00ec, leggermente ricurva sulle spalle, piccole, con le braccia posate leggere sul grembo a sostenere il discorso di fili intrecciati. Braccia floride, tra le quali ho abbandonato per lunghi anni la paura di restarmene fuori. Da casa o dal mondo. Accade in queste sere di melanconia che inseguo con gli occhi della memoria l\u2019angolo sulla destra, e copro nella mente lo sguardo della polvere di giorni male assortiti, il sacco della spazzatura, lo scarto dell\u2019ultimo acquisto gi\u00e0 dimenticato, la sedia muta che a stento trattiene vestiti lanciati alla rinfusa, senza volont\u00e0 di mettere ordine. E l\u00ec, chiudendo gli occhi e aprendo quello che rimane della memoria, la cerco, e ritorna a me. Lascia scivolare sul cesto ai piedi il lavoro, posa sul grembo le spesse lenti, si volta e sorride. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDunque Angelo, il fratello, abbandon\u00f2 il nonno? E dove and\u00f2? \u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abS\u00ec\u00bb, disse con un triste sorriso, \u00abAngelo decise d\u2019andarsene, lontano. In quell\u2019estate aveva conosciuto un altro ragazzo, un tipo molto simile a lui. Con l\u2019indole ribelle e la volont\u00e0 di lasciarsi alle spalle quella miseria. Ancora erano ingenui, poveri figli. Avrebbero abbandonato la loro quotidiana miseria per ritrovarne un\u2019altra, sconosciuta, altrove. Comunque Angelo part\u00ec all\u2019avventura con Pasquale, cos\u00ec si chiamava il ragazzo con cui aveva stretto amicizia al tempo. Pasquale, senza molto sale nella zucca, seguiva l\u2019idea di far fortuna in Germania, e quell\u2019idea era riuscito ad innestarla nella mente fertile di Angelo. Giorno dopo giorno il seme gettato dall\u2019amico aveva attecchito sempre pi\u00f9 fino a far crescere la salda radice di una scelta indiscutibile. Lasciarono ogni cosa indietro, famiglia, affetti e parole conosciute per andarsi ad infilare nell\u2019asprezza dello straniamento.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Sospir\u00f2, quasi a fatica, poi riprese.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDopo alcune settimane trascorse nel pi\u00f9 assoluto silenzio, mentre tuo nonno annaspava qui, privo di notizie e speranze, giunse una cartolina in cui, in maniera sintetica Angelo comunicava d\u2019aver trovato lavoro in un paesino sperduto della Baviera. Di Pasquale nessuna notizia. A quanto si seppe, molto tempo dopo, non appena s\u2019era ustionato le idee e le mani con un lavoro pesante che non gli lasciava respiro aveva fatto fagotto per tornarsene tra le sottane della madre. Angelo invece, tenace e testardo come sempre, non si arrese, rimase per alcuni giorni a vagare. Elemosin\u00f2 anche per la strada, buss\u00f2 a tutte le porte, e tutte quelle porte rimasero chiuse, ch\u00e9 non aveva parole per chiedere aiuto, fino a quando conobbe un <i>paesano<\/i>, un signore della provincia di Catania, che riconoscendo negli occhi del ragazzino i suoi di decenni prima lo prese con s\u00e9 a lavorare. Dunque, alla fine, Angelo abbandon\u00f2 la manovalanza vicino casa sua, la fatica che ben conosceva per finire sullo stesso solco di cose cose, lontano, sperduto tra un accento che non impar\u00f2, n\u00e9 prov\u00f2 mai a ripetere.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Lasci\u00f2 scivolare il cucito sul cesto ai suoi piedi e s\u2019alz\u00f2. Leggera a claudicante, come un ossimoro vivente, s\u2019indirizz\u00f2 verso l\u2019angolo cottura a rimestare tra le stoviglie.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Inizi\u00f2 i preparativi per il brodo di carne che adoravo, ma non smise di raccontare, bene riusciva a leggere nella mia mente il desiderio di conoscere a fondo la storia.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abAngelo rimase in Germania per pi\u00f9 di cinque anni, senza mai fare ritorno. Non fu presente al nostro matrimonio, per il quale era stato informato a tempo, nonostante tutto il trambusto della fujtina. Nonno Franco, ben sapendo come sarebbero andate a finire le cose, gli aveva scritto una breve lettera invitandolo a scendere, non avrebbe pensato a nessun altro testimone all\u2019infuori di lui. Neppure in quell\u2019occasione ritorn\u00f2 a casa. Qualche settimana dopo ci fu consegnata una lettera, lunga e appassionata, che nonno Franco ha sempre voluto conservare con amara tristezza. In qualche modo Angelo si giustificava dell\u2019assenza, sapendo bene di non poter essere giustificato. Eppure avresti dovuto vedere con quale enfasi nonno me la lesse. Con le lacrime che sgorgavano senza freno e zampillavano quasi sui suoi baffi per ogni parola letta. So bene quanto la ferita di quell\u2019abbandono abbia scavato nel profondo del suo animo. Sebbene si mostrasse sempre allegro e sorridente, con la battuta pronta, viva e penetrante e il rimbrotto bonario a borbottare la vita, dentro, a modo suo celava un dolore che non voleva vedere.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tir\u00f2 fuori dal cassetto un tagliere di legno, vittima sacrificale di innumerevoli e affilate battaglie, inesorabilmente perdute, e inizi\u00f2 a tritare finemente la cipolla. Io me ne stavo alla larga, memore dell\u2019ultima volta in cui non avevo smesso di lacrimare, con quel terribile bruciore agli occhi che m\u2019aveva rovinato il mio piatto prelibato. Lei invece l\u00ec, fiera e ferma nel suo ricordo, con qualche goccia di memoria che scivolava lenta sulle gote tracciate dai ricordi, molto pi\u00f9 del tagliere dalla lama.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDa quella lettera poche altre ne seguirono. Ho sempre pensato che l\u2019unico modo conosciuto da Angelo per placare la lontananza dal fratello era stato quello di dimenticare. Scrivere gli avrebbe riportato alla mente ci\u00f2 che lui aveva lasciato indietro. Dunque non scriveva, o lo faceva assai di rado. Dopo alcuni anni di silenzio, zia Rosetta non andava neppure all\u2019asilo, ci fu recapitata un\u2019altra lettera. Il mittente non era quello solito, di Angelo, bens\u00ec Sarino, il suo datore di lavoro. La cosa ci stran\u00ec, e come a sapere ci\u00f2 che avrebbe letto, nonno si accasci\u00f2 sulla poltrona. Per la prima volta lo vidi tremare. Le sue mani, che avevo ammirato in altre occasione piegare oggetti quasi fossero tenaglie, non riuscivano, adesso, a trattenere il peso della busta. Mi guard\u00f2 con occhi sperduti, da bambino, in cerca d\u2019aiuto. Mi avvicinai e gli sedetti al fianco. Ancora lo ricordo bene. In un gesto istintivo gli strappai la busta dalle dita, ma non fu difficile, la teneva appena. La presi a me, e feci il segno della croce. Anch\u2019io temevo di sapere. Sarino scriveva con enorme tristezza qualcosa che non avrebbe mai voluto scrivere, eppure in qualche modo avrebbe dovuto comunicarcelo, e non c\u2019erano tutte queste possibilit\u00e0 telefoniche, noi non avevamo il telefono, nessuno qui nel vicinato lo possedeva. Allora c\u2019erano un televisore, una lavatrice e un frigorifero, e non tutti nella stessa abitazione, ovvio. Dunque ci si raccontava per lettera. Per lettera giungevano minacce, rimpianti, rancori di scelte sbagliate, e notizie. Notizie come l\u2019eco lontana d\u2019un grido d\u2019aiuto. Arrivavano troppo tardi perch\u00e9 noi potessimo fare qualcosa. Sarino avrebbe voluto chiedere aiuto, ma non ebbe tempo, non ebbe tempo di urlare il nome di Angelo, che lui, scivolato dall\u2019impalcatura, era gi\u00e0 gi\u00f9, dopo un volo istantaneo di otto maledetti metri, finito per terra e per sempre.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ferm\u00f2 le sue mani, e volgendo lo sguardo in alto parve sussurrare, ma non riuscii a capire cosa. Le mani rimestavano sul tagliere, prendevano pezzettini di carne e li posavano dolcemente dentro la pentola, e ogni volta una zaffata di profumo mi raggiungeva, stringendomi il naso, poi, impugnata la paletta di legno bruciato, iniziava a mescolare, irrorando con un bel po\u2019 di vino bianco. Dopo aver mescolato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte prese il coperchio e lo mise di tre quarti sul bordo, allora rimase in silenzio, fissando nuovamente il soffitto, senza muoversi mentre la fiamma sotto al pentolone saltellava annerendolo.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per la prima volta, da quando avevo iniziato ad ascoltarla nel suo narrare, m\u2019ero fermato anch\u2019io, senza chiedere. Capivo, a modo mio, che quel momento era il tempo del silenzio, sebbene non riuscissi a riempirlo come invece adesso la vita m\u2019ha insegnato a fare, allora provai. Contai all\u2019indietro da venti a uno, per quello che ero capace di fare, e non sono certo di esserci riuscito al meglio. Provai ad elencare le capitali dei grandi paesi d\u2019Europa, ma me ne sfuggivano in tante, recitai perfettamente e con una sillabazione perfetta, nella mia mente, l\u2019ultima poesia del Carducci, che la De Biase ci obbligava a sapere pi\u00f9 e meglio del padre nostro, poi, dopo aver fatto tutto questo lasciando gli occhi fissi su nonna che non si muoveva d\u2019un passo, quasi senza pensare sentii la mia voce mormorare.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abNonna&#8230;\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si volt\u00f2 verso di me, come se fossi entrato in quella cucina carica di profumi per la prima volta, dopo tanto tempo, e riconoscendomi sorrise, deliziosamente, come soltanto lei sapeva fare. Fece qualche passo verso la sua amata seggiola e si lasci\u00f2 andare pesantemente, tanto che sentii stridere forte il legno, tanto forte d\u2019aspettarmi che cedesse al peso di quegli anni lasciati cadere con tanta violenza. Eppure la vecchia sedia riprese la sua antica forma, leggermente inclinata sullo schienale, nel modo migliore che gli era proprio per poter abbracciare nonna.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abRestammo immobili senza scambiarci n\u00e9 sguardi n\u00e9 parole, e non saprei dirti per quanto tempo, e se il tempo in cui rimanemmo senza dire nulla \u00e8 esistito davvero. So, e per certo, che il dolore di quelle parole io e nonno l\u2019abbiamo portato dentro, vivo, per sempre. Ho sempre pensato, ma non ne faccio colpa verso nessuno, che in qualche modo quella storia, unita ad un\u2019altra, ecco per quello che so, e che tu a tuo modo sai, ecco, quelle vicende hanno logorato il cuore di nonno. Ma lasciamo perdere, a nulla serve il rancore. Tempo sprecato ad odiare qualcosa, o qualcuno, senza porre rimedio, lo considero un gran peccato.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel riflesso di quelle parole, per la prima volta, iniziai a scorgere una voce diversa, differente da quella cui ero abituato. E forse, in fondo, ero venuto a conoscenza del vero timbro, forte, vigoroso, fermo, talvolta cinico, ma non per questo privo di dolcezza, della donna che m\u2019ha cresciuto.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abVedi, ci sono viaggi che ciascuno di noi si trova costretto a fare nella vita. Accade, \u00e8 per tutti. Avverr\u00e0 anche per te, cos\u00ec come \u00e8 accaduto a me e al nonno quando, in sfregio a chi si opponeva, decidemmo di vivere insieme la nostra vita. Certo, il nostro fu un viaggio breve, molto breve\u00bb, e qui sorrise, d\u2019un sorriso cos\u00ec largo che quella cucina, allora per me immenso luogo in cui tutto il mondo poteva benissimo essere incluso, non sarebbe stata capace di contenere.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abPer il nonno, allora, giunse il momento di farne un altro di viaggio, un viaggio che non avrebbe mai sognato, e che invece si ritrov\u00f2 ad iniziare. S\u00ec, perch\u00e9 vedi piccolo mio, le paure che sento spesso pronunciare a bassa voce, e che accompagnano i passi lenti e stanchi del vecchio Santo, vedi, caro mio, non sono che figlie dell\u2019ignoranza, di tutto quello che, per quanto non riusciamo a conoscere ma dobbiamo per necessit\u00e0 spiegare, marchiamo addosso alla pelle di chi ci cammina vicino.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In quella storia m\u2019ero perduto, e faticai, non poco, a ricucire il filo, a tessere trama e ordito, senza la sua abilit\u00e0 nell\u2019arte del ricamo. Nonna mi aveva riportato agli occhi la paura che ci legava alle pareti del cortile, e colorava il volto di un rosso che non era nostro, e spingeva il cuore a battere ossessivamente, pur standocene fermi. Nonna era entrata con discrezione nel tempio delle paure di un gruppo di marmocchi che seguiva il gi\u00e0 visto, il gi\u00e0 detto.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abAll\u2019epoca il vecchio Santo era un uomo vigoroso dalle braccia forti e la stretta possente. Tutti ne avevano rispetto e riguardo, ma non paura come sento dire in giro adesso. Camminava fiero, con lo sguardo fisso in avanti, talvolta appariva perdersi nel vuoto, ma le sue pupille solcavano l\u2019aria d\u2019un blu che raramente ho visto. Era un uomo saggio, molti bussavano alla sua porta per chiedere consiglio. Talvolta i visitatori portavano con s\u00e9 forme di formaggio, bottiglie d\u2019olio, ceste colme della frutta migliore, ed ogni volta, Santo, li rifiutava sdegnato, e indicando la montagna oltre la valle diceva con tono secco e feroce &#8211; Non sono mica come quello l\u00ec, io. Se posso darvi una mano o mettere una buona parola non mi tiro indietro, ma non pensate di trovare in casa mia gente come quello l\u00ec. E rosso in viso apriva la porta invitando energicamente la gente che era venuta con una certa idea a ritornarsene sui propri passi. Era un uomo di idee, poche, ma salde, come le sue braccia al busto. Un giorno le parole con cui scherniva la gente di mafia aldil\u00e0 della valle giunsero a destinazione con il venticello di primavera. Tre giovanotti scesero al passo fino a qui, e chiesero in giro di Santo, e alla fine, tra le reticenze della gente del posto, che aveva capito e temeva, riuscirono a trovarlo. Era al cantiere, uno dei tanti che ha messo in piedi questo paesino in quegli anni. Arrivati, quei giovanotti, vestiti come neppure i migliori registi del cinematografo hanno mai immaginato, fischiarono forte verso il ragazzino che passava lapazze. Il povero ragazzo ebbe un sussulto e d\u2019istinto scapp\u00f2 via, rintanandosi dietro lo scheletro della costruzione come un topolino spaurito. Chi era presente racconta che Santo, in cima al tetto, impegnato a tirare i secchi di calce a mano, vide quella scena, e senza esitare, pensando che i tre volessero aggredire il ragazzo scese le scale grezze con la velocit\u00e0 di una scimmia che salta di ramo in ramo. In un attimo fu dinnanzi ai tipi, che a pochi centimetri erano molto pi\u00f9 grandi e ben piazzati di come sembravano dall\u2019alto del quarto piano. Non per questo Santo si scoraggi\u00f2 e chiese ragione di quel fare brusco. Uno dei tre, che era rimasto in disparte, disse di cercare tale Santo Fiasconaro e che non volevano mettere paura al picciriddo n\u00e9 volevano perdere tempo, c\u2019era da parlare con questo Santo. Allora Santo disse che avevano smesso di cercare quel tale, ch\u00e9 lo potevano vedere bene davanti a loro. Dette queste parole, in un istante, e all\u2019unisono, i tre si scagliarono con animale ferocia contro di lui e lo coprirono di calci e pugni. Una tempesta di colpi sollev\u00f2 una nube di polvere e calce. I compagni di lavoro non videro quel che successe oltre quella cortina, fino a quando, scagliati fuori da quel tornado, come proiettili, ad uno ad uno i tre finirono stesi per terra, rantolando come lucertole a cui era stata tagliata la coda. Senza aggiungere altro Santo ritorn\u00f2 sul tetto a continuare il lavoro. La storia racconta che aveva qualche graffio sui polsi, un leggero taglio sul sopracciglio e null\u2019altro. Mentre i tre tornarono a fatica verso casa, imprecando.\u00bb <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per ogni parola detta da nonna, in tutte le sue storie, provavo allora, come adesso nel ricordo, a ricostruire con gli occhi della mente ci\u00f2 che mi veniva detto. E faticavo in quel momento a vedere l\u2019orco zoppicante che con sguardo cupo ci scrutava tutti, come a volerci scegliere per il pasto serale, faticavo a vederlo forte e possente, faticavo a immaginarlo sbaragliare tre giovani aitanti discesi dalla montagna per punire il suo orgoglio. E pi\u00f9 faticavo a ricostruire la scena pi\u00f9 m\u2019impegnavo, perch\u00e9 sapevo che nonna non avrebbe mai mentito, e se raccontava di Santo a quella maniera, a quella maniera dovevo scorgerlo, vestirlo di nuovo.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abEcco vedi\u00bb disse interrompendo i miei gracili sforzi che avrebbero voluto vedere il vecchio storpio trionfare sui mafiosi \u00abquella vicenda non si concluse l\u00ec, purtroppo, ma rimase in sospeso per alcuni anni. I vigliacchi, con la forza della codardia, lavarono l\u2019affronto con l\u2019agguato, lo attesero in dieci, in una notte d\u2019inverno, lasciandolo storpio e senz\u2019anima.\u00bb <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci sono libri che ci portiamo dentro, ed eroi che avremmo voluto essere, fieri cavalieri su destrieri volanti che solcano il vento, puntando decisi al nemico, forti del loro coraggio, invincibili nella loro corazza, eroi che condividiamo, di generazione in generazione, tramandati da diverse edizioni, economiche, rilegate, prestate, vendute, rubate e poi, ci sono vite, senz\u2019autore n\u00e9 edizione, anonime, modeste, trascorse a ingannare il tempo che scorre, nella fatica di un lavoro logorante, senza platee ad attenderne i discorsi, tronfi, pomposi, senza folle deliranti a seguirne i passi, a condividerne il destino. Sono uomini di mille storie, risucchiati come rigurgito dal respiro della grande storia, che tutto ammanta di nulla. Uomini che ci sfiorano il cammino, su gambe mal ferme, storpie e senz\u2019anima, colpite in una notte di dicembre, uomini che svaniscono nell\u2019ombra aldil\u00e0 dell\u2019ultima porta del cortile. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nonna ritorn\u00f2 a controllare il brodo, che bofonchiava, borbottando suoni che mi divertivano e che provavo a leggere come parole, parole tutte mie, che in qualche modo richiedevano attenzione. E forse nonna parlava la stessa lingua, perch\u00e9 accorreva, e preso lo scettro rimescolava tutto, poi soffiava sul cucchiaio colmo, e appoggiava le labbra, e volgendosi a me ridacchiava, \u00abancora un po\u2019, ancora un po\u2019\u00bb diceva \u00abgiusto il tempo di finire la storia.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Apriva il cassetto sulla credenza e tirava fuori il tovaglione ricamato dalla sue mani sapienti, fili e fili di storie disegnati sulla superficie candida che io mi ostinavo a colorare di schizzi d\u2019ogni cosa. Addobbava la tavola sempre a festa, qualsiasi giorno della settimana, perch\u00e9 diceva \u00abche ogni volta che possiamo sederci insieme e mangiare \u00e8 un giorno santo e va festeggiato.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Spesso quell\u2019insieme nascondeva la malinconia di una grande casa rimasta vuota nel tempo, con le stanze gravide di ricordi vuoti ed echi sussurranti parole mai dette, spesso quell\u2019insieme nascondeva la mia voce. <\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abDunque dicevo di Santo e della forza e saggezza che venivano fuori dal suo sguardo fiero, ammirato e odiato da molti in paese. Ma non per questo Santo prestava attenzione ai brusii della gente, quasi sapesse come sarebbe andata a finire, continuava per la sua strada senza dar credito alle voci che lo accompagnavano, e lavorava. Era un lavoratore come pochi. Portava sulle sue spalle sacchi di cemento come fossero piume, ne sollevava due contemporaneamente, e fischiettando irriverente verso chi sudava con la schiena spezzata dal dolore al peso di uno soltanto, si muoveva agile tra gli attrezzi della muratura. I ragazzini del paese si divertivano a giocare con lui, alla domenica, sfidandolo in prove di forza e abilit\u00e0, lui partecipava per un po\u2019, poi quando s\u2019era stancato di tutta quella confusione attorno ne prendeva un paio per mano alle brache, li sollevava portandoseli a spasso lungo il corso, salutava e andava via.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Si ferm\u00f2, volse lo sguardo verso la foto di nonno, che ci abbracciava col suo viso bonario ogni giorno, e riprese.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abEcco, proprio quell\u2019uomo afferr\u00f2 nonno Franco per i capelli quando stava per precipitare gi\u00f9 dallo sconforto. La notizia ci aveva piegati in due, e non c\u2019era in nessuno la forza per rialzarsi. La vecchia Maria entr\u00f2 proprio in quell\u2019istante, com\u2019era solita, per il nostro fraterno rapporto, non aveva neppure bussato e quando ci trov\u00f2 stesi sul divano, ebbe un attimo d\u2019imbarazzo. Vide subito che la situazione era differente da ci\u00f2 che si poteva immaginare, i nostri volti erano diafani, trasparenti e gli occhi arrossati pieni di lacrime che se ne stavano l\u00ec senza volare via, erano gonfi. troppo gonfi. Sussurrando la mia amica chiese, in punta di piedi, perch\u00e9, e con altrettanto filo di voce io riuscii a raccontarle l\u2019accaduto, e per ogni parola che pronunciavo avevo la sensazione che tutto fosse un romanzo, uno sceneggiato Tv, che in qualche modo avremmo potuto spegnere o non sfogliare. Invece era la verit\u00e0, e l\u2019idea che fosse cos\u00ec reale mi fracassava la testa.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A quelle parole gli occhi si riempirono di lacrime e nonna non fece nulla per nasconderle, vennero gi\u00f9 come pioggia silenziosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prese il fazzoletto dalla tasca, e sollevati gli occhiali sulla fronte s\u2019asciug\u00f2 il viso.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00abLa notizia si diffuse in un lampo in cortile. Santo, che abitava da sempre dove ben sai, venne a sapere dell\u2019accaduto, e con occhi spenti entr\u00f2 in casa nostra. &#8211; Capisco che ogni cosa vi sembra superflua &#8211; disse con la sua voce roca e cupa che intimoriva anche soltanto a sentirle dire buongiorno &#8211; ma se posso essere d\u2019aiuto non esitate. Nonno Franco apprezz\u00f2, ma come me, non vedeva in che modo chiunque bussasse alla nostra porta in quelle ore, ed erano tanti, potesse darci una mano d\u2019aiuto. Lo sconforto ci aveva distrutti. Non ero abituata a vedere il nonno steso senza energie, e poi cos\u00ec a lungo. Se ne stava l\u00ec, con la schiena appoggiata al bracciolo, in una scomoda posizione che non aveva voluto abbandonare. Io provavo a mettermi in piedi, accoglievo il vicinato che dolente sentiva l\u2019impotenza della loro visita, provavo a darmi forza, a sollevarmi, ma nonno nulla. Dovetti prenderlo a forza quella notte, e non riuscii facilmente a portarlo a letto. naturalmente nessuno dei due chiuse occhio. Il suo respiro era pesante, e potevo sentirlo bene, irregolare, ansante, doloroso. Di buon mattino s\u2019alz\u00f2, risoluto. Lo guardai bene, aveva negli occhi una luce folle. Capii che aveva intenzione di fare qualcosa, ma non sapevo cosa. Chiesi, dolcemente, sapevo bene che in certi momenti la sua facile irritabilit\u00e0 poteva venir fuori in malomodo. &#8211; Franco, che c\u2019\u00e8? Che ti gira per la testa? &#8211; E lui senza vedermi si volt\u00f2 verso di me, sembrava fosse un fantasma, il viso bianco, come le pareti, gli occhi spiritati, rossi, pesti. &#8211; Non posso lasciarlo l\u00ec, non posso farlo. &#8211; Ripeteva, e il tono con cui pronunciava quella frase mi angosciava, non era la sua voce, non era il mio Franco. Preparai il caff\u00e8, sperando che potesse svegliarci da quel terribile incubo, e dopo averglielo lasciato sulla tavola, senza sapere il motivo, uscii in cortile e mi avviai meccanicamente verso casa di Santo. L\u2019unica cosa che fui in grado di dire fu ripetere la frase che nonno m\u2019aveva detto poco prima. Santo mi guard\u00f2, e parve capire pi\u00f9 di quanto avevo fatto io. Cammin\u00f2 avanti a me, dritto fiero, verso casa nostra. Senza tanti convenevoli cerc\u00f2 nonno con lo sguardo, non lo vide e sal\u00ec su in camera. Nonno era nuovamente disteso, sfiancato sul letto, e piangeva, piangeva. &#8211; Ciccio &#8211; , disse stentoreo Santo, alzati. Url\u00f2 quasi, o cos\u00ec mi parve. &#8211; Andiamo &#8211; comand\u00f2. D\u2019un tratto un malinconico sorriso si disegn\u00f2 sul volto di nonno. Come un automa s\u2019alz\u00f2, s\u2019infil\u00f2 le scarpe, poi vicino alle spalle di Santo si lasci\u00f2 andare completamente. Quell\u2019uomo, amico straniero nella nostra vita, lo strinse forte a s\u00e9, senza tradire nessun sentimento, nessuna emozione, pareva di ghiaccio in quel momento di dolore per noi. &#8211; Conosco gente alla ferrovia -, disse &#8211; vediamo come possiamo arrivarci. Serviranno soldi, e tanti, in qualche modo faremo. &#8211; Noi non eravamo solidi da poterci permettere un trasferimento della salma, perdipi\u00f9 da uno stato ad un altro. Non lo siamo mai stati solidi figliolo, eppure nel volgere del mattino, in breve tempo, Santo, con l\u2019aiuto del vicinato, riusc\u00ec a mettere insieme una cifra che non avevo mai visto in vita mia, e che da allora non ho mai pi\u00f9 neppure sfiorato. Con quei soldi nonno e Santo partirono per la Germania in treno la notte stessa. L\u2019indomani erano l\u00ec, davanti al vecchio Sarino, che se ne stava spento e dolente, quasi fosse stato un figlio a morire, e non un semplice operaio. Anche quell\u2019uomo fece la sua parte, nonostante avesse sulle spalle le beghe dell\u2019incidente sul cantiere che ad Angelo era costato la vita e a lui una serie d\u2019accertamenti infiniti. S\u2019industri\u00f2 al meglio. Svolazz\u00f2 come una farfalla furiosa da un ufficio all\u2019altro per sbrigare tutte le questioni burocratiche del caso. E nonno e Santo dietro lui, come ombre silenziose, impotenti davanti al muro di una lingua sconosciuta. Seguivano come bimbi quell\u2019uomo tarantolato, che ribolliva di rabbia e dolore, quell\u2019uomo che riusc\u00ec a farsi fare un prezzo ragionevole dalle pompe funebri del luogo, che s\u2019interstard\u00ec con i paesani, sconosciuti perlopi\u00f9, affinch\u00e9 partecipassero anche loro alla colletta, che riusc\u00ec a far avere a noi, mesi dopo, un piccolo assegno mensile, che puntualmente ci portava viva e presente la morte Dopo tre giorni celebrammo il funerale di Angelo. Tutto il paese ci fu vicino, stringendosi in un caloroso abbraccio. Ma, da quel giorno di novembre, il sorriso di nonno non fu mai pi\u00f9 lo stesso.\u00bb<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono spazi immensi che racchiudono il nulla. Niente respiri, n\u00e9 gocce di emozione. Campi di aridit\u00e0 seminati a rancore. E nulla intorno. Immense lande in cui oltre a perdere l\u2019eco della propria voce si smarrisce il filo di ogni pensiero.\u00a0Ci sono spazi stretti, invece, angusti, pieni di profumi, odori da non venirne a capo. Spazi segnati da stoffe sgargianti che, sospinte dal soffio del vento, si posano leggere sul capo, a nasconderci talvolta quando nasconderci vorremmo, mentre ondeggiano sugli usci fili colorati, plastiche e turaccioli che segnano l\u2019ingresso del vicino a chiedere un paio d\u2019uova per la frittata della sera, un pizzico di sale per insaporire minestre spesso riscaldate, o boccali di vino da tuffarcisi dentro quando s\u2019\u00e8 stanchi di guardarsi allo specchio.\u00a0E ci sono spazi delimitati, racchiusi tra mura piegate nell\u2019incedere degli anni, mura che giocano a ping pong mille e mille volte con le tue parole e basta un semplice respiro per riempire l\u2019aria di presenza.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[21,22],"tags":[],"class_list":["post-2592","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti","category-racconti-dinverno"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2592"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2592\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}