{"id":2744,"date":"2014-04-17T21:46:21","date_gmt":"2014-04-17T20:46:21","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=2744"},"modified":"2014-04-17T21:46:21","modified_gmt":"2014-04-17T20:46:21","slug":"macondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/macondo\/","title":{"rendered":"Tra le strade di Macondo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/gabo.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2743\" alt=\"gabo\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2014\/04\/gabo-300x181.jpg\" width=\"300\" height=\"181\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;incipit di &#8220;Cent&#8217;anni di solitudine&#8221; \u00e8, e rimarr\u00e0, uno dei pi\u00f9 felici esordi della storia letteraria dell&#8217;umana razza, per quanto ancora l&#8217;umana razza sapr\u00e0 resistere a se stessa. La prima volta che presi in mano quel romanzo, di cui da molte parti ne sentivo tessere elogi, lo abbandonai a pag 85, anzi, lo regalai. Era una delle uscite di Repubblica, dalla biblioteca sul novecento. Ottima edizione, rigida, di agevole lettura per uno come me, che spesso sceglie da leggere soltanto dopo aver aperto le pagine e constatato che la grandezza del carattere non mi devaster\u00e0 la vista. Lo abbandonai, quel romanzo: troppi nomi, sempre gli stessi in una circolarit\u00e0 di eventi che mi confondeva, e poi quel paese, quella realt\u00e0, quel mondo: Macondo. No, lo abbandonai. Dopo alcuni anni, come un gioco dispettoso del destino, quel romanzo, e il nome del suo autore continuavano, ostinati a tagliarmi la strada, in una sorta di inseguimento a distanza. Ho iniziato da allora a pensare, e pi\u00f9 volte ne ho avuto conferma, che in qualche modo (il lettore mi definisca pure patetico in questo caso, ma ne sono convinto) le storie stiano l\u00ec, in attesa, con l&#8217;occhio vispo pronte a farsi avanti quando siamo pronti ad accoglierle. E cos\u00ec \u00e8 accaduto per il mirabolante mondo di Macondo, in quella prima occasione non ero pronto ad accogliere le storie dello scrittore colombiano, non ero ancora in grado di aprirne il magico scrigno intessuto dalle sue parole, parole ispaniche (che ho provato a ripercorrere in una sola occasione nel loro tragitto originario, immaginandone la bellezza, cantilenante). Cos\u00ec decisi di ritornare a Macondo, lo acquistai nell&#8217;edizione Mondadori, la solita edizione con i caratteri stampati appena, che stentano a sostenersi l&#8217;un l&#8217;altro in fila tra le pagine a comporre parole, su quelle pagine grigie che Gabito ha saputo colorare con la sua iridescente fantasia. Cos\u00ec\u00a0ho conosciuto Melquiades e l&#8217;ho accompagnato lungo la strada, nei suoi viaggi, e ho visto incidere dalle mani forti e fiaccate da innumerevoli sconfitte i pesciolini d&#8217;oro del Colonnello Buendia, e sono ritornato bambino seguendo la stretta tra le dita ossute del padre e quelle paffute del figlio, la stretta fragile che il tempo tende con un soffio di vento a separare, la stretta che mi ha condotto con loro alla scoperta del ghiaccio, e sono stato l\u00ec, impotente, ad assistere alla fine di tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab &#8230; e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da\u00a0sempre e per sempre, perch\u00e9 le stirpi condannate a cent\u2019anni di\u00a0solitudine non avevano una seconda opportunit\u00e0 sulla terra.\u00bb<br \/>\n[G.G.Marquez, Cent\u2019anni di solitudine]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incipit di &#8220;Cent&#8217;anni di solitudine&#8221; \u00e8, e rimarr\u00e0, uno dei pi\u00f9 felici esordi della storia letteraria dell&#8217;umana razza, per quanto ancora l&#8217;umana razza sapr\u00e0 resistere a se stessa. La prima volta che presi in mano quel romanzo, di cui da molte parti ne sentivo tessere elogi, lo abbandonai a pag 85, anzi, lo regalai. Era una delle uscite di Repubblica, dalla biblioteca sul novecento. Ottima edizione, rigida, di agevole lettura per uno come me, che spesso sceglie da leggere soltanto dopo aver aperto le pagine e constatato che la grandezza del carattere non mi devaster\u00e0 la vista. Lo abbandonai, quel romanzo: troppi nomi, sempre gli stessi in una circolarit\u00e0 di eventi che mi confondeva, e poi quel paese, quella realt\u00e0, quel mondo: Macondo. No, lo abbandonai. Dopo alcuni anni, come un gioco dispettoso del destino, quel romanzo, e il nome del suo autore continuavano, ostinati a tagliarmi la strada, in una sorta di inseguimento a distanza. Ho iniziato da allora a pensare, e pi\u00f9 volte ne ho avuto conferma, che in qualche modo (il lettore mi definisca pure patetico in questo caso, ma ne sono convinto) le storie stiano l\u00ec, in attesa, con l&#8217;occhio vispo pronte a farsi avanti quando siamo pronti ad accoglierle. E cos\u00ec \u00e8 accaduto per il mirabolante mondo di Macondo, in quella prima occasione non ero pronto ad accogliere le storie dello scrittore colombiano, non ero ancora in grado di aprirne il magico scrigno intessuto dalle sue parole, parole ispaniche (che ho provato a ripercorrere in una sola occasione nel loro tragitto originario, immaginandone la bellezza, cantilenante). Cos\u00ec decisi di ritornare a Macondo, lo acquistai nell&#8217;edizione Mondadori, la solita edizione con i caratteri stampati appena, che stentano a sostenersi l&#8217;un l&#8217;altro in fila tra le pagine a comporre parole, su quelle pagine grigie che Gabito ha saputo colorare con la sua iridescente fantasia. Cos\u00ec\u00a0ho conosciuto Melquiades e l&#8217;ho accompagnato lungo la strada, nei suoi viaggi, e ho visto incidere dalle mani forti e fiaccate da innumerevoli sconfitte i pesciolini d&#8217;oro del Colonnello Buendia, e sono ritornato bambino seguendo la stretta tra le dita ossute del padre e quelle paffute del figlio, la stretta fragile che il tempo tende con un soffio di vento a separare, la stretta che mi ha condotto con loro alla scoperta del ghiaccio, e sono stato l\u00ec, impotente, ad assistere alla fine di tutto. \u00ab &#8230; e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da\u00a0sempre e per sempre, perch\u00e9 le stirpi condannate a cent\u2019anni di\u00a0solitudine non avevano una seconda opportunit\u00e0 sulla terra.\u00bb [G.G.Marquez, Cent\u2019anni di solitudine]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[19],"tags":[89,150,151],"class_list":["post-2744","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-parole-rubate","tag-centanni-di-solitudine","tag-gabo","tag-gabriel-garcia-marquez"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2744","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2744"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2744\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2744"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2744"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2744"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}