{"id":28,"date":"2010-12-10T13:00:16","date_gmt":"2010-12-10T12:00:16","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.wordpress.com\/?p=28"},"modified":"2016-09-27T18:28:19","modified_gmt":"2016-09-27T16:28:19","slug":"janis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/janis\/","title":{"rendered":"Landmark Motor Hotel"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<iframe src=\"http:\/\/www.youtube.com\/embed\/klhK_4evO5c\" frameborder=\"0\" width=\"420\" height=\"315\"><\/iframe><a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/janis_joplin02.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-621\" title=\"janis_joplin02\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/janis_joplin02-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/janis_joplin02-211x300.jpg 211w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/janis_joplin02.jpg 317w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avrei voluto abbracciarli tutti, prenderli e tenerli per mano insieme in un sogno unico e senza fine. Eppure ogni cosa \u00e8 destinata a divenire niente, lentamente, come un urlo senza voce che striscia dentro.<br \/>\nCos\u00ec finisce un amore soffocato dal silenzio.<br \/>\nAverci un blues.<br \/>\nA volte penso che quel silenzio, tutto quel silenzio che mi passa dentro, e attraversa la mia mente da parte a parte, e accompagna i miei pensieri, tutto quel maledetto silenzio non sia altro che musica tanto assordante da confonderti le idee. Le schiaccia alle pareti e hai voglia a staccarle e rimetterle in piedi com\u2019erano.<br \/>\nA guardarti allo specchio non riconosci che rughe e cicatrici.<br \/>\nCerti suoni che non avresti mai immaginato. Da lontano ascolti echi di pensieri che non riesci ad afferrare dentro il tuo quotidiano, non ne hai la forza, eppure quelle voci le hai sentite, da qualche parte.<br \/>\nAlmeno credi.<br \/>\nVoci distorte e ubriache, lamenti e singhiozzi e sentimentali riff s\u2019accavallano, s\u2019inseguono al ritmo lento e morente di un blues ormai lontano che prima t\u2019accompagna, illudendoti, e poi, senza che tu te ne accorga, senza che tu abbia nemmeno il tempo di sorridere o piangere o che so io bestemmiare, senza tempo n\u00e9 battito, quel blues del cazzo ti lascia per terra e se ne scappa via.<br \/>\nCome fosse stato un uomo.<br \/>\nBleah!!!<br \/>\nSilenzio.<!--more--><br \/>\nRimango ferma a rattoppare qualche buco per non far scorgere il calzino stinto e mi nascondo dalle folate che soffiano forti sotto una coperta di lana strappata qua e l\u00e0, sfilata dal mio fare distratto e indosso la mia giacchetta per coprirmi dal gelo del mondo. Cos\u00ec carina di seconda mano presa in prestito, la tipa del bar, tutta tette e dolci malinconie, me l\u2019ha data per una foto e un sorriso.<br \/>\nChe dirle?<br \/>\nRantolo in continuazione ch\u00e9 non so fermarmi.<br \/>\nMi copro dal freddo e dallo spiffero impudente.<br \/>\nViene dentro come un orgasmo sottile, sale su per le scarpe sfondate, sapete vanno tanto di moda, ma i piedi non sanno. Ed io non so nemmeno che giorno sia, figurarsi il mese, la stagione, l\u2019anno. E non chiedetemi come mi chiamo che non saprei per nulla rispondervi. Non ho la pi\u00f9 pallida idea di quale sia il mio nome.<br \/>\nLe idee si confondono.<br \/>\nCapita a tutti del resto, tutti hanno idee confuse. Basta guardarsi in giro e ascoltare le parole della gente. E tanto pi\u00f9 bene parla tanto \u00e8 confusa, la povera gente.<br \/>\nAscoltatela.<br \/>\nSpegnete le vostre menti per qualche istante, zittite il trillare di telefoni invadenti e nascondete nei vostri freddi garage il rombo delle automobili, acquietate antichi dolori e rinnovate speranze e fermate tra le dita il sibilo di aerei insinuanti, fate tacere le urla dei bimbi che ingombrano la mia povera testa. Fate tacere le urla silenziose dei bambini che scalciano su prati di fango. Nei ghetti si ride per un pezzo di pane trovato per terra, si ride di nulla e si muore per niente e la mia mente oggi \u00e8 un ghetto.<br \/>\nAscoltateli.<br \/>\nIl tintinnare di monete sonanti scambiate al mercato da serpenti a sonagli, il fracasso di investimenti e azioni, e miliardi sparsi qua e la per nessuna ragione, bruciati da invisibili fiamme, la spranga che stride sul ferro, dolcetti appena sfornati e vitelli squartati, la vanga che sradica l\u2019erba. \u00c8 il loro mestiere. Sudore e denaro marciscono insieme per le loro pene.<br \/>\nAscoltatele.<br \/>\nFrenetici passi in fondo alla strada, all\u2019angolo, quando il marciapiede svolta nascondendo il cammino e non sai dove andare, all\u2019angolo tra il negozietto alla moda che ti infilza di creme, gonnelline attillate da spezzare il fiato, crampi allo stomaco per culi d\u2019inferno, tormenti e desideri e giochi che volevamo, ma era appena ieri. Quel negozietto di sogni e speranze e la vecchia baldracca che raccatta qualche cazzetto moscio per un caff\u00e8 e latte. Che fuori dicono faccia freddo davvero quand\u2019\u00e8 inverno. A malapena in piedi, tra quel posto incantato e la donna che tanto ha ingoiato, e qualche rumorosa cinepresa ci sta questo piccolo hotel che m\u2019abbraccia stanotte. Un volto scrostato dal tempo, ricordo di colori sgargianti vinti dalla pioggia. Nulla rimane com\u2019\u00e8. Qualche finestra cadente, una porticina e parecchi mal squadrati scalini da lasciarci le gambe, scricchiolanti pi\u00f9 che mai. Anche qui, fuori dal mondo, a quanto pare c\u2019\u00e8 confusione, e forse pi\u00f9. Da parte mia ascolto e tendo le orecchie a questa vecchia radio e la sua piccola cassa che gracchia, ansimando, pi\u00f9 della mia voce.<br \/>\nAscolto governanti e papi, dottori e puttane, e madri e padri in balia degli eventi, e piccoli bimbi che gridano sui prati di fango. Tutto \u00e8 confuso che i miei occhi piangono lacrime asciutte.<br \/>\nPensieri confusi e silenzio assordante, ecco quello che sono. Ho scopato fino a sfiancarmi con gente che nemmeno conosco e adesso mi sento come un pensiero confuso in un silenzio assordante.<br \/>\nE qualche brivido di paura mi tiene compagnia.<br \/>\nNon \u00e8 che ci voglia granch\u00e9 poi per esser confusi. Basta un po\u2019 di solitudine, e un pizzico d\u2019onnipotenza. Quando le tue parole vengono ascoltate ed esauditi i tuoi desideri, allora non ci vuole molto a confonderti le idee.<br \/>\nDa non capirci un cazzo davvero.<br \/>\nCos\u00ec me ne sto qua a guardare da questa finestrella un po\u2019 sudicia, qualche passante distratto, un\u2019auto scalcinata e un whisky che ballonzola su gambe malferme. Il mio silenzio \u00e8 claudicante come quell\u2019uomo, va e viene, va e viene dal silenzio nel silenzio.<br \/>\nAverci un blues da cantare, anche per qualche minuto, allora forse starei meglio, ma le corde le hanno spezzate e nessuno le pu\u00f2 cambiare a quanto dicono. Sono andata dal mio amico e gli faccio, \u201ccambia sto\u2019 ponte e metti corde nuove che voglio cantare\u201d, mi guarda e mi dice che non c\u2019\u00e8 verso. Adesso le corde della mia vecchia chitarra non le fabbricano nemmeno pi\u00f9 e quelle della mia gola martoriata s\u2019allentano giorno dopo giorno. Nulla da fare. Eppure sembravano nuove, luccicavano ancora di smalto fresco e avreste dovuto sentire come suonavano. Ma adesso che dire, silenzio intorno, e ritorno a giocare con i polsini della mia camicia bianca unta d\u2019alcol di non so quando.<br \/>\nMa sar\u00e0 stato di certo d\u2019annata.<br \/>\nPiangi, piangi piccola, e fai rumore, canta pi\u00f9 forte che puoi, con quanto fiato il buon dio t\u2019ha ficcato in quella stretta e fradicia gola che ti ritrovi. Canta che la morte ha paura e rimane li, ferma sulla porta. Mai sia fatto silenzio. Nel silenzio ti prende che neanche t\u2019accorgi. Siamo dunque tutti morti tra le pareti di questo hotel?<br \/>\nLa chitarra freneticamente distorta che ascoltavano qualche passo pi\u00f9 in l\u00e0 non suoner\u00e0. Hanno staccato la spina. E la lucertola che ballonzolava, sgusciando tra i vecchi tappeti d\u2019arredo, e dribblava le sedie saltellando su una zampa e sedeva accanto a me aspettando che accendessi il camino, beh quel simpatico rettile credo non metter\u00e0 pi\u00f9 il suo musetto fuori. S\u2019\u00e8 infilato in un buco pi\u00f9 grande di lui e non penso ne esca pi\u00f9. Ha perso la coda.<br \/>\nM\u2019\u00e8 sembrato per un attimo che il vento mi dicesse qualcosa, come se avesse cercato di parlarmi, di attirare la mia attenzione, richiamarmi alla vita, fuori da questo buco d\u2019albergo. Zitti che non riesco a sentire, un po\u2019 di silenzio signori, grazie. Il vento ha qualcosa da dirmi. Guardate come s\u2019agita e sfronda foglie e rami e piega alberi e coscienze. Ammutolisco il mio cuore per ascoltare meglio, ma, v\u2019assicuro, niente. Non si riesce a capire. Che forse invece di parlare mi stava cantando qualcosa, una ninnananna magari? Che sensazione magnifica essere cullati dal vento verso un sonno pieno e quieto. Come vorrei riposare adesso.<br \/>\nAverci un blues.<br \/>\nLo tratterrei stretto nella mia gola, accarezzandolo dolcemente per poi colpirlo con forza, senza scampo.<br \/>\nLo amerei fino a perdere fiato.<br \/>\nChe non mi lasci in silenzio.<br \/>\nLo potrei sussurrare, anche, perch\u00e9 no, ad avercelo tra le labbra, e invece nulla, nulla di tutto questo.<br \/>\nLabbra secche e spaccate nel profondo e animi lacerati, ma non importa ch\u2019\u00e8 tutta un\u2019altra storia.<br \/>\nPiangi, piangi, bambina vieni a me e continua a piangere, che non \u00e8 silenzio per noi.<br \/>\nCazzo, averci un blues.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[ 15-19 Gennaio 2005 ]<br \/>\n(Pubblicato nel sito Il paradisodegliorchi)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Avrei voluto abbracciarli tutti, prenderli e tenerli per mano insieme in un sogno unico e senza fine. Eppure ogni cosa \u00e8 destinata a divenire niente, lentamente, come un urlo senza voce che striscia dentro. Cos\u00ec finisce un amore soffocato dal silenzio. Averci un blues. A volte penso che quel silenzio, tutto quel silenzio che mi passa dentro, e attraversa la mia mente da parte a parte, e accompagna i miei pensieri, tutto quel maledetto silenzio non sia altro che musica tanto assordante da confonderti le idee. Le schiaccia alle pareti e hai voglia a staccarle e rimetterle in piedi com\u2019erano. A guardarti allo specchio non riconosci che rughe e cicatrici. Certi suoni che non avresti mai immaginato. Da lontano ascolti echi di pensieri che non riesci ad afferrare dentro il tuo quotidiano, non ne hai la forza, eppure quelle voci le hai sentite, da qualche parte. Almeno credi. Voci distorte e ubriache, lamenti e singhiozzi e sentimentali riff s\u2019accavallano, s\u2019inseguono al ritmo lento e morente di un blues ormai lontano che prima t\u2019accompagna, illudendoti, e poi, senza che tu te ne accorga, senza che tu abbia nemmeno il tempo di sorridere o piangere o che so io bestemmiare, senza tempo n\u00e9 battito, quel blues del cazzo ti lascia per terra e se ne scappa via. Come fosse stato un uomo. Bleah!!! 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