{"id":301,"date":"2011-02-14T17:17:55","date_gmt":"2011-02-14T16:17:55","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=301"},"modified":"2016-09-27T18:28:11","modified_gmt":"2016-09-27T16:28:11","slug":"pesce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/pesce\/","title":{"rendered":"Io non sono un pesce"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/naufraghi.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-669\" title=\"naufraghi\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/02\/naufraghi.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\">Non parlo bene, non mangio troppo.<br \/>\nTalvolta me ne resto muto a guardare oltre l&#8217;orizzonte.<br \/>\nNon mangio troppo e certe volte non c&#8217;\u00e8 di che mangiare intorno. Proviamo a rovistare un po&#8217; ma ai margini della citt\u00e0 il vento \u00e8 passato da un pezzo, e nulla ha lasciato.<br \/>\nCos\u00ec ci muoviamo e andiamo verso altre strade.<br \/>\nE usciamo in mare.<br \/>\nAltri seguono i nostri passi. E non fanno rumore. Altri non hanno di che mangiare e si muovono. Senza far rumore, leggeri sull&#8217;acqua, come quel tizio che mi raccontano \u00e8 stato capace di camminarci su. Sopra l&#8217;acqua dico, proprio come fanno gli uccelli, eppure senza volare, perch\u00e9 uccello non era.<br \/>\nDicono fosse un pescatore.<br \/>\nCome me, come noi.<br \/>\nNon parlo bene eppure serve parlare. Per farsi capire, per dire al mondo che in qualche modo esistiamo, e il respiro che affolla la notte e la riempie di domande non deve passare in silenzio. Ma qui, in un equilibrio che non vuole saperne di placarsi, restiamo in ascolto del mare.<br \/>\nNon ho molta vita sulle spalle, n\u00e9 grandi peccati da farmi perdonare, per questo la sua voce non riconosco ancora. Il suono delle onde m&#8217;inganna, e spesso mi butta gi\u00f9. L&#8217;orizzonte sempre uguale, e sembra d&#8217;essere perduti in un colore che riempie gli occhi come a soffocarli. E l&#8217;aria pregna di sale, e la brezza che non \u00e8 mai gentile. Gentile con quelli come noi, che poco hanno da mangiare ed escono per altre strade. Ogni mattino. Prima che lo stesso mattino sappia d&#8217;essere vivo il nostro ansimare scroscia tra le onde e l\u00ec si perde, come se non fosse mai esistito.<!--more--><br \/>\nNon parlo bene, eppure certe volte vorrei saperlo fare. Per dire. Per poter tirare fuori quest&#8217;anima, e il calore che sento, e il dolore che avverto.<br \/>\nPerch\u00e8 il sale lascia buchi che mai riusciremo a riempire e non lenisce le ferite, ma le porta vive e nude agli occhi. E lacera dentro il sale, e spezza le gambe il mare. E ce ne vogliono di ben salde per contrapporsi alla sua forza. Io non ho molti anni sulle spalle e neppure tanti peccati da farmi perdonare, ma il sale sulla pelle lo sento eccome, cos\u00ec come il puzzo del mare. Entra dentro prima che tu possa accorgertene, e s&#8217;insinua, cos\u00ec dicono, nell&#8217;animo profondo e lo tiene l\u00ec, soggiogato al suo volere. E il ritmo del tuo pensare cambia al suo mutare. Uomo in tempesta furente, marinaio di bonaccia malinconico. Ma questa barchetta che ci trasciniamo sotto i piedi non sa di che cantare. Il silenzio del mare invade le mie orecchie. Devo distrarmi, calare la rete, girarmi, guardare l&#8217;orizzonte e socchiudere gli occhi pensando a qualcosa di migliore. Scostare il remo, evitare di pestare i piedi al mio capitano.<br \/>\nDevo distrarmi per non soffocare al silenzio del mare.<br \/>\nAccade di non riuscire a sentire il suono dei miei pensieri, tanto forte \u00e8 il frastuono di quel silenzio che ci pervade tutti, e pi\u00f9 delle onde ci scaraventa a terra. Siamo uomini, piccoli uomini in balia di un silenzio che non ha fine. E ci spostiamo lentamente lungo la superficie increspata delle onde, senza far rumore.<br \/>\nNon mangio troppo, n\u00e9 bene so parlare, e gli occhi talvolta mi bruciano. Dovrei essere abituato mi dicono i vecchi. Ma cos\u00ec non \u00e8. Devo chiuderli spesso i miei occhi, e sovente devo trattenere i miei conati.<br \/>\nAnche se non ho molto da sputare al mondo.<br \/>\nQualche volta ho voglia di lasciarmi andare tra le onde, e dentro quell&#8217;inquieto cavalcare vorrei nascondermi. Il vecchio capitano, come se sapesse, sorride con le sue labbra che labbra un tempo sono state, e adesso ritirate rimangono mute. Il silenzio del mare tutto avvolge, come quelle carovane di senza speranza, cos\u00ec vicini a noi, eppure lontani, oltre l&#8217;orizzonte. Un orizzonte che non riesco a immaginare pi\u00f9 silenzioso del mio, eppure i vecchi dicono che oltre la schiena del mare c&#8217;\u00e8 un silenzio che non sanno dire. Ed io ho pi\u00f9 paura di nascondermi e stringo forte il remo, e tengo il capo di una rete che stride come se urlasse di non volere essere tirata su. E i pesci che piangono al contatto dell&#8217;aria, loro che vengono dal mare e nel mare sanno bene nascondersi.<br \/>\nIo no. Io non sono un pesce.<br \/>\nE me ne resto muto a guardare intorno.<\/p>\n<p>[14 Febbraio 2011]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non parlo bene, non mangio troppo. Talvolta me ne resto muto a guardare oltre l&#8217;orizzonte. Non mangio troppo e certe volte non c&#8217;\u00e8 di che mangiare intorno. Proviamo a rovistare un po&#8217; ma ai margini della citt\u00e0 il vento \u00e8 passato da un pezzo, e nulla ha lasciato. Cos\u00ec ci muoviamo e andiamo verso altre strade. E usciamo in mare. Altri seguono i nostri passi. E non fanno rumore. Altri non hanno di che mangiare e si muovono. Senza far rumore, leggeri sull&#8217;acqua, come quel tizio che mi raccontano \u00e8 stato capace di camminarci su. Sopra l&#8217;acqua dico, proprio come fanno gli uccelli, eppure senza volare, perch\u00e9 uccello non era. Dicono fosse un pescatore. Come me, come noi. Non parlo bene eppure serve parlare. Per farsi capire, per dire al mondo che in qualche modo esistiamo, e il respiro che affolla la notte e la riempie di domande non deve passare in silenzio. Ma qui, in un equilibrio che non vuole saperne di placarsi, restiamo in ascolto del mare. Non ho molta vita sulle spalle, n\u00e9 grandi peccati da farmi perdonare, per questo la sua voce non riconosco ancora. Il suono delle onde m&#8217;inganna, e spesso mi butta gi\u00f9. L&#8217;orizzonte sempre uguale, e sembra d&#8217;essere perduti in un colore che riempie gli occhi come a soffocarli. E l&#8217;aria pregna di sale, e la brezza che non \u00e8 mai gentile. Gentile con quelli come noi, che poco hanno da mangiare ed escono per altre strade. Ogni mattino. 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