{"id":3286,"date":"2015-09-25T16:32:34","date_gmt":"2015-09-25T14:32:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=3286"},"modified":"2015-09-25T16:36:33","modified_gmt":"2015-09-25T14:36:33","slug":"undici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/undici\/","title":{"rendered":"Undici non \u00e8 il mio nome"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/migranti.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3288\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/migranti-300x98.png\" alt=\"migranti\" width=\"300\" height=\"98\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/migranti-300x98.png 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/migranti.png 405w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Undici non \u00e8 il mio nome. M&#8217;hanno sempre chiamato Z\u00ec, per non confondermi con Azim, il cugino di pap\u00e0. Azim \u00e8 stato un combattente, un eroe, uno di quelli che ne senti parlare per generazioni, anche se non riesci fino in fondo a capire cos&#8217;avr\u00e0 fatto mai, sai che c&#8217;\u00e8 stato. Ed \u00e8 stato un eroe. Uno di cui andare fiero, uno a cui non puoi calpestare il nome, sopratutto se vieni al mondo mingherlino, esile, con conati di vomito nascosti dietro l&#8217;angolo e una tosse impudente che ti prende alle spalle senza preavviso.<br \/>\nCos\u00ec sono stato sempre Z\u00ec, per tutti.<br \/>\nE a tutti ho sorriso, facendo la spola da un vicolo all&#8217;altro. Portando sulle spalle piegate dalle folate secche del vento torrido verdure e frutta per quel che c&#8217;era, per quel che mi davano. E il mio tempo l&#8217;ho consumato pi\u00f9 delle suole, durate appena un paio d&#8217;anni, giusto per sfondarne gli alluci ormai troppo grandi per essere contenuti da scarpe bambine.<br \/>\nUndici non \u00e8 il mio nome, ch\u00e9 non saprei proprio cosa farne. Troppo lungo, troppe lettere da ricordare.<br \/>\nZ\u00ec, Z\u00ec \u00e8 il mio nome, leggero, negli anni da esile ad agile, come me e le mie gambe difficili da seguire quando mi andava davvero di sollevare la polvere in faccia a chi pretendeva di mettermi a terra a piegarmi le ossa.<br \/>\nQuando presero Ayku lo presero bene e negli occhi della memoria lo vedo ancora e lo sento gemere, pressato da ginocchia violente fino a perdere il respiro nel pianto.<br \/>\nMa Z\u00ec l&#8217;hanno visto sempre di spalle, loro, che correva.<br \/>\nIl giorno in cui il glorioso Azim spar\u00ec al tocco del sacro qualcuno come a prendersi beffe di me inizi\u00f2 a chiamarmi a quel nome &#8220;Azim&#8221;, senza rendersi conto di quanto gi\u00e0 fossi lontano da loro. C&#8217;era un mondo ad occidente da scoprire e i vicoli stantii del mio villaggio m&#8217;andavano stretti. Anche se bene non saprei dire cosa significa, ma l&#8217;ascoltavo sempre ripetere a mamma e pap\u00e0, cos\u00ec tenendo il loro passo lento e placido mi sono messo dietro quella volta, senza tumulto ma con pazienza, come ripeteva nonna, &#8220;Z\u00ec, sii paziente, perch\u00e9 ogni cosa giunge per chi sa attendere&#8221;. Cos\u00ec nell&#8217;attesa di arrivare andavo dietro l&#8217;ombra sempre pi\u00f9 curva dei miei vecchi. Fino alla fine del mondo mi dicevo dentro, fino alla fine di quel mondo che non riuscivo a sopportare pi\u00f9.<br \/>\nEravamo rimasti in pochi ormai. Tutti i miei compagni di rincorse perduti, fuggiti, evaporati come il sorso d&#8217;acqua che distrattamente la sete ti faceva scivolare dalle labbra e gi\u00f9 per terra, nel cementizio incandescente che non ne lascia pi\u00f9 traccia. Come poche tracce hanno lasciato sui miei occhi i sorrisi degli amici venuti via, saltati oltre il fosso, spenti da maschere abusate, terribili inganni senza animo n\u00e9 gioco.<br \/>\nUndici non \u00e8 il mio nome, e neppure la mia et\u00e0, a quanto sembra dovrei averne gi\u00e0 quindici o qualcosa in pi\u00f9. L&#8217;et\u00e0 giusta per stringere il pugno dell&#8217;uomo che ci tira in stiva come bestie a ritorno dal pascolo ,stretti da recinti spinati, compressi l&#8217;uno nelle zampe dell&#8217;altro, vivi l&#8217;uno nel respiro dell&#8217;altro che diviene in un solo sospiro rantolo sordo e poi puzzo fetido di malinconia. E speranza svanita alla fine del viaggio, nella conta dei vivi e dei morti. Per questo andare che non avr\u00e0 requie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Undici non \u00e8 il mio nome. M&#8217;hanno sempre chiamato Z\u00ec, per non confondermi con Azim, il cugino di pap\u00e0. 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