{"id":3401,"date":"2016-05-17T12:32:21","date_gmt":"2016-05-17T10:32:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=3401"},"modified":"2016-05-17T16:07:10","modified_gmt":"2016-05-17T14:07:10","slug":"canfield-gardens","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/canfield-gardens\/","title":{"rendered":"Canfield Gardens"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cg.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-3399 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cg-300x200.jpg\" alt=\"cg\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cg-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/cg.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sono viaggi che ho immaginato fin dal momento in cui ho avuto cognizione di poterlo fare. Di immaginare. Dunque di viaggiare. E in quel tipo di cammino \u00e8 accaduto di perdermi negli anni dell&#8217;adolescenza. E rifugiarmi tra incroci lontani, coccolato da suoni distanti e pertanto migliori di quelli che il quotidiano mi costringeva ad ascoltare. Io Londra l&#8217;ho visitata un numero infinite di volte, attraverso gli occhi della musica che mi ha portato ad uscire dagli anni di cambiamento e di reclusione che hanno costituito l&#8217;adolescenza.<br \/>\nDal primo all&#8217;ultimo vagito ci ritroviamo tutti prigionieri dei nostri corpi. Vite compresse. La natura e il caso ci hanno riservato vasi entro i quali fare scorrere la linfa dei nostri pensieri e dei dolori che mescolati al resto compongono ci\u00f2 che chiamiamo anima. E la mia \u00e8 arrivata a ricongiungersi al tempo in cui ogni cosa mi sembrava possibile e pi\u00f9 difficile appariva pi\u00f9 mi andavo ad infilarci dentro.<br \/>\nIl passato e il futuro giocano spesso ad incontrarsi, si rincorrono come bimbi dispettosi fino a quando convergono sincronicamente in un unico punto. E disegnano il presente che cavalchiamo. Certo molta gente zampetta, altra scalcia, altra ancora se ne sta ferma alla stazione in attesa di un treno migliore. Che non passer\u00e0 mai.<br \/>\nDi treni e corse ne ho cambiati.<br \/>\nOggi, come un modesto Ulisse, approdo alla mia Itaca e nei suoi occhi mi placo.<br \/>\nE da quegli occhi mi muovo, verso strade migliori.<br \/>\n&#8220;Can&#8221; in inglese da il senso di una possibilit\u00e0. Di poterlo fare. Slogan d&#8217;ogni sorta si sono costruiti attorno a queste tre lettere, molti di carattere vincente, altri ancora d&#8217;enfatica stupidit\u00e0.<br \/>\nIl poter fare include il senso di un&#8217;azione, che sia essa nel bene o nel male fatta.<br \/>\nIn Canfield Gardens scorgo il viaggio possibile di un quattordicenne che a distanza di tempo, di quel batter di ciglio nello sconfinato infinito dell&#8217;eternit\u00e0, ritorna a s\u00e9.<br \/>\nIo Londra l&#8217;ho visitata centinaia di volte e adesso ci sono dentro. Tra le strade e le facce del mondo, cangianti fino al prossimo incrocio. Con tutte le voci del mondo che si accavallano, in un crescendo sonoro. E si rimane muti, dentro un bus di linea che scivola via in un traffico metropolitano di sconcertante ordine, ad ascoltare accenti e colori lontani, tanto lontani da essere a portata di un saluto, un cenno, un sorriso, condiviso.<br \/>\nWeistminster e il campanile che si stagliano oltre il consueto grigiore di nuvole e pioggia. Ch\u00e9 per quanto possa brillare il sole a Londra \u00e8 sempre necessario munirsi di un provvidenziale ombrello. Le fontane di Trafalgar Square e il putto di Picadilly. L&#8217;impeccabile cancello del palazzo reale e la storia stratificata della pittura mondiale che si abbraccia in uno sguardo alla National Gallery. E decine di folli che con la mano tesa verso una direzione fermano il traffico in un punto preciso della citt\u00e0, in una strada. Simbolicamente divenuta la Road di quella citt\u00e0 senza aver entro l&#8217;arco di metri nessun monumento da potersi ritenere tale, ma soltanto delle strisce pedonali. Il passaggio da un lato all&#8217;altro, che anni fa quattro giovanotti dall&#8217;incedere elegante hanno calpestato.<br \/>\nE poi Garden Lodge e l&#8217;infantile idea di scorgere su quel marciapiede i suoi passi, e l&#8217;illusione di poter ascoltare nel quieto silenzio di un quartiere residenziale la voce di un&#8217;adolescenza perduta.<br \/>\nE sopratutto Lei, che mi sospinge su per ogni strada, verso il prossimo bus, verso il prossimo viaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;<br \/>\nIl tempo sprecato e&#8217; il tempo in cui muoio.<br \/>\nDiario di uno scribacchino:<br \/>\nmassimilianocitta@gmail.com<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono viaggi che ho immaginato fin dal momento in cui ho avuto cognizione di poterlo fare. Di immaginare. Dunque di viaggiare. E in quel tipo di cammino \u00e8 accaduto di perdermi negli anni dell&#8217;adolescenza. 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