{"id":3492,"date":"2017-01-20T20:16:36","date_gmt":"2017-01-20T19:16:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=3492"},"modified":"2017-01-20T21:01:38","modified_gmt":"2017-01-20T20:01:38","slug":"madrid","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/madrid\/","title":{"rendered":"La luce bianca di Madrid"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espana.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-3493\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espana-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espana-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espana-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/espana.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce bianca di Madrid e l&#8217;incedere lento. Avvolto dal freddo, mite, che quasi gentilmente m&#8217;accarezza il viso senza far male, vago per la citt\u00e0 da una calle all&#8217;altra, quasi fosse Venezia. Ma \u00e8 gi\u00e0 passato un anno e questa \u00e8 un&#8217;altra storia. Una storia di voci e gesti comuni, mediterranei nei colori e negli accenti. Cos\u00ec simili, fraterni. Senza grossi filtri n\u00e9 articolate traduzioni s&#8217;entra nel cuore della citt\u00e0. In quella piazza Grande che Dalla avrebbe potuto ben cantare, ricca di schiamazzi ed eccessi e canzoni e portici sotto i quali nascondere la propria miseria. Accade anche questo, al riparo dal freddo pi\u00f9 che in salvo da occhi indiscreti. Ch\u00e8 d&#8217;occhi se ne contano a migliaia in cerca di uno sguardo oltre il cartone rabberciato.<br \/>\n&#8220;Hola, amigo, un dinero per il moro&#8221;, dice baldazoso un omone dalla stazza imponente, messo l\u00ec, forse a far ombra nelle giornate di canicola. Ma \u00e8 freddo e siamo a gennaio. E la capitale spagnola si raccoglie, intimamente come in un fazzoletto dentro cui conservare le gioie migliori.<br \/>\nBocadillos e Cerveza.<br \/>\nE ancora avanti fino a quando il respiro si mozza, al caldo di una stanza carica del silenzio di centinaia di astanti, tutti l\u00ec, fermi. Impietriti.<br \/>\nCi\u00f2 che l&#8217;immaginario collettivo accetta e fa proprio, poi filtra in un personalissimo dolore, in un&#8217;intima considerazione.<br \/>\nGuernica.<br \/>\nCon infiniti sostrati di possibili analisi, ti colpisce nel gesto ingenuo di un bambino che raffigura l&#8217;orrore, dei grandi.<br \/>\nMadrid \u00e8 anche questo.<br \/>\nEd \u00e8 nell&#8217;incedere che mi perdo, nel ricercare e ritornare. Nel rimanere col naso all&#8217;ins\u00f9 ad ammirare le guglie, le insegne che attraversano la storia e l&#8217;accompagnano, sostenendola. Me ne resto col naso all&#8217;ins\u00f9 per poter afferrare al meglio i profumi di una cucina intensa.<br \/>\nScivolo verso il grande inganno del sognatore errante e mi diverto a risalire, per produrmi in una grottesca posa. A sorreggere il cavaliere e il suo fido scudiero. Immagine di ci\u00f2 che mille volte ho pensato d&#8217;essere e troppe volte ho finito d&#8217;essere.<br \/>\nCon il capo ammonitore di un&#8217;enorme statua che mi osserva e sorride.<br \/>\nAnche lei.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce bianca di Madrid e l&#8217;incedere lento. Avvolto dal freddo, mite, che quasi gentilmente m&#8217;accarezza il viso senza far male, vago per la citt\u00e0 da una calle all&#8217;altra, quasi fosse Venezia. Ma \u00e8 gi\u00e0 passato un anno e questa \u00e8 un&#8217;altra storia. Una storia di voci e gesti comuni, mediterranei nei colori e negli accenti. Cos\u00ec simili, fraterni. Senza grossi filtri n\u00e9 articolate traduzioni s&#8217;entra nel cuore della citt\u00e0. In quella piazza Grande che Dalla avrebbe potuto ben cantare, ricca di schiamazzi ed eccessi e canzoni e portici sotto i quali nascondere la propria miseria. Accade anche questo, al riparo dal freddo pi\u00f9 che in salvo da occhi indiscreti. Ch\u00e8 d&#8217;occhi se ne contano a migliaia in cerca di uno sguardo oltre il cartone rabberciato. &#8220;Hola, amigo, un dinero per il moro&#8221;, dice baldazoso un omone dalla stazza imponente, messo l\u00ec, forse a far ombra nelle giornate di canicola. Ma \u00e8 freddo e siamo a gennaio. E la capitale spagnola si raccoglie, intimamente come in un fazzoletto dentro cui conservare le gioie migliori. Bocadillos e Cerveza. E ancora avanti fino a quando il respiro si mozza, al caldo di una stanza carica del silenzio di centinaia di astanti, tutti l\u00ec, fermi. Impietriti. Ci\u00f2 che l&#8217;immaginario collettivo accetta e fa proprio, poi filtra in un personalissimo dolore, in un&#8217;intima considerazione. Guernica. Con infiniti sostrati di possibili analisi, ti colpisce nel gesto ingenuo di un bambino che raffigura l&#8217;orrore, dei grandi. Madrid \u00e8 anche questo. Ed \u00e8 nell&#8217;incedere che mi perdo, nel ricercare e ritornare. Nel rimanere col naso all&#8217;ins\u00f9 ad ammirare le guglie, le insegne che attraversano la storia e l&#8217;accompagnano, sostenendola. Me ne resto col naso all&#8217;ins\u00f9 per poter afferrare al meglio i profumi di una cucina intensa. Scivolo verso il grande inganno del sognatore errante e mi diverto a risalire, per produrmi in una grottesca posa. A sorreggere il cavaliere e il suo fido scudiero. Immagine di ci\u00f2 che mille volte ho pensato d&#8217;essere e troppe volte ho finito d&#8217;essere. Con il capo ammonitore di un&#8217;enorme statua che mi osserva e sorride. 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