{"id":35,"date":"2010-12-12T15:32:24","date_gmt":"2010-12-12T15:32:24","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.wordpress.com\/?p=33"},"modified":"2010-12-12T15:32:24","modified_gmt":"2010-12-12T15:32:24","slug":"sulmona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/sulmona\/","title":{"rendered":"Sulmona e una Panda Millecento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Sinfonietta semiseria in tre tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attori Protagonisti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cristian Sferruzza \u2013 Batteria acustica, cric automobilistico, catene da neve e confetti.<br \/>\nPaolo Badami \u2013 Basso Elettrico, consigli per gli acquisti, e Kya (o roba del genere).<br \/>\nLuca (GianLuca) Barreca \u2013 Chitarra Elettrica da Seattle e pergamena perduta.<br \/>\nMassimiliano Citt\u00e0 \u2013 Conducente d\u2019auto e cantante a tempo perso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comparse:<br \/>\nRino Falzone \u2013 Conduttore di Paolo.<br \/>\nFabio Nappi &amp; His Family \u2013 Ristoratori (a metro).<br \/>\nValerio e Paola \u2013 Personaggi surreali(Ma esistiti davvero, e spero per loro tutt\u2019ora esistenti).<br \/>\nCamionista napoletano \u2013 Cicerone miscredente (uomo di poca fede).<br \/>\nPianista delle navi Snav(Tratta Palermo-Napoli e ritorno) \u2013 Maestro.<br \/>\nTipo dal vestito bizzarro simil Capossela \u2013 Amico di Paolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo Tempo &#8211; Palermo alle cinque di sera in inverno e un imbarco travagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle cinque in strada. Prendo Luca che ha appena sostenuto un esame poi passo da Cristian. La nave salpa alle sette e mezzo; in agenzia m\u2019hanno consigliato di essere all\u2019imbarco almeno un\u2019ora prima. Paolo segue un master e non pu\u00f2 liberarsi prima delle sei e mezzo. Troppo tardi, non ce la farei, il traffico di Palermo sa essere una brutta bestia. Un amico si \u00e8 impegnato ad accompagnarlo al porto. Passiamo la formalit\u00e0 dell\u2019imbarco automezzi, chiediamo se \u00e8 possibile far salire a bordo separatamente il quarto passeggero e l\u2019impiegato di turno ci risponde in maniera inquietante:<br \/>\n\u201c l\u2019importante \u00e8 che lo conoscete voi \u201d\u2026<!--more--><br \/>\nProseguiamo sulla rampa. Betsy (cos\u00ec ho ribattezzato da tempo la mia inseparabile panda 1100) arranca un po\u2019 ma come al solito va. Parcheggio. Scendiamo i bagagli ed entriamo in ascensore, saliremo al sesto piano. La nave sembra accogliente. Il pavimento in morbido panno dalle tonalit\u00e0 blu segna il cammino, ci avviciniamo alla reception, consegniamo i biglietti; ci assegnano le camere 642a e 644a. \u201cDritto in fondo a sinistra\u201d.<br \/>\nIl corridoio \u00e8 quello giusto. Inseriamo le chiavi, niente. Un po\u2019 di sconcerto attraversa i nostri occhi quando un passeggero ci suggerisce di cercare le camere contrassegnate dalla \u201ca\u201d. Un altro corridoio, sempre in fondo stavolta a destra, piccolo e stretto come piccole e strette sono le camere. Gettiamo i bagagli sul letto e ci avviamo verso il ponte centrale in attesa di Paolo.<br \/>\nUna nave raccoglie in piccolo storie e personaggi che tutti i giorni ci sfiorano passandoci accanto, e di storie in quella mezz\u2019ora ne abbiamo viste e sentite. Curiosi e divertiti assistiamo al passaggio del tizio dallo sguardo triste che chiede una camera singola e si ritrova con altri tre inquilini, la signora dell\u2019alta societ\u00e0 che impellicciata di tutto punto ritiene inqualificabile la dimensione del bagno e protesta imprecando con voce alterata: \u201ccosa da pazzi\u201d. Sculettando. E in tutto questo il responsabile della reception che placido risponde a tutti con lo stesso tono, ormai da anni abituato a quelle facce, a quelle parole: \u201csignori calma appena salpati accoglieremo in base alla disponibilit\u00e0 della nave le vostre richieste\u201d.<br \/>\nIl tempo passa lento e iniziano fitti scambi telefonici tra me e Rino, l\u2019amico che dovr\u00e0 condurre Paolo al porto. Smorziamo la tensione con qualche battuta\u2026 \u201cse Paolo perde la nave sono cazzi\u2026\u201d. Richiamo e sento \u201c\u2026piacere Paolo\u2026\u201d. Ok fatta. Dopo poco raggiungono l\u2019imbarco. Paolo finalmente sale a bordo.<br \/>\nPalermo di notte \u00e8 un gioco di colori, luci e suoni. Sulla nave i suoni lasciano posto ai rumori delle macchine che iniziano a carburare ma le luci e i colori si notano eccome.<br \/>\nSono le sette e trentacinque e la nave salpa. Si muove lentamente con tutto il suo carico di tonnellate e storie che il mare leggermente accompagner\u00e0, si spera, fino a Napoli. Scorriamo come al rallentatore la Cala, sullo sfondo risplende la cupola del teatro Massimo, poi nel gioco delle prospettive ci allineiamo per pochi istanti a Corso Vittorio Emanuele che si scorge in tutto il suo cammino da Porta Nuova a Porta Felice, con i suoi colori e le luci, tutto immerso nel traffico, scorriamo lentamente scivolando via dal porto.<br \/>\n\u00c8 il momento della cena e noi, turisti per caso, siamo pronti a coglierlo. Sfoderiamo i nostri panini imbottiti al prosciutto e stretti stretti come sardine in scatola iniziamo a conversare, raccontando e raccontandoci tra un bicchiere di vino e l\u2019altro. Si parla di tutto, di vita, di studi, di arte fin quando il discorso cade sulla storia del nostro castello, forse inconsapevolmente in maniera malinconica. La nave, dicevo, sembra accogliente e confortevole, il panno blu che segna il cammino dei corridoi lascia spazio ad un rosa morbido che riveste il bar nella zona centrale. Cerchiamo il cinema: stasera proietta L\u2019ultimo Bacio. Un cartello sperduto a lato del ponte centrale indica sala cinema. Ma dove? \u201cIn fondo a sinistra\u201d ci indicano. Andiamo. Sono curioso ho sentito tanto parlare di questo film ma non l\u2019ho mai visto. Non sono uno alla moda. Film triste, cinico. La sala si svuota.<br \/>\n\u00c8 ora di preoccuparci o meglio di occuparci del viaggio via terra. Consultiamo la cartina e le rotte tracciate dagli appositi siti scovati in internet fin quando ci imbattiamo in un camionista che conosce bene le zone. Un napoletano dal fare simpatico, pi\u00f9 grasso che alto, capelli radi e barbetta incolta. Si entusiasma per il nostro viaggio, ci augura buona fortuna e rimane sconcertato e parecchio quando viene a sapere che la nostra auto \u00e8 una panda. A modo suo ci segna su un foglio sgualcito la strada da seguire. Ringraziamo e speriamo (alla fine i suoi consigli si riveleranno precisi e utili). Fumiamo una sigaretta sul ponte esterno, inizia a far freddo mentre la nave si perde nel buio fitto della notte, si scorge a stento la scia d\u2019acqua sollevata dal solco. Rientriamo.<br \/>\nIl tizio al pianobar che ossequiosamente ribattez-ziamo maestro suona mazurke che i passeggeri ostinatamente ballano. Passa il tempo e anche qui la sala lentamente si svuota. Entriamo in confidenza col maestro, raccontiamo del concorso e del viaggio, alla fine mi ritrovo su un piccolo seggiolino e di fronte un piano scordato, e canto il pezzo sbagliando qualche accordo e dimenticandone qualche altro.<br \/>\nTra me e me penso se adesso \u00e8 cos\u00ec chiss\u00e0 domani\u2026 Un gruppetto di anziani \u00e8 rimasto curiosamente ad ascoltare, qualcuno sussurra \u201cper\u00f2 bel testo\u2026\u201d.<br \/>\nSar\u00e0\u2026<br \/>\nOrmai \u00e8 passata mezzanotte, \u00e8 ora di dormire. Luca prende il suo libro e inizia a sfogliarlo, Nemmeno due pagine e lo sento russare. Niente, non riesco a dormire. Il mare \u00e8 calmo ma nonostante tutto rimango sveglio, seguo la rotta, potrei ancora adesso se qualcuno me lo chiede tracciarla. La sveglia squilla, sono gi\u00e0 le cinque e mezzo, un fastidiosissimo campanello risuona e una voce indisponente ci annuncia che tra mezzora circa la nave approder\u00e0 nel porto di Napoli, la compagnia navale ringrazia e augura buon soggiorno. Ci rinfreschiamo, facciamo colazione, raccogliamo la nostra roba e la carichiamo sull\u2019auto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Tempo &#8211; In mezzo agli Appennini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla strada in pav\u00e9 betsy ballonzola qua e l\u00e0, \u00e8 la via che conduce fuori dalla zona portuale di Napoli e immette all\u2019imbocco autostradale, ci lasciamo alle spalle il Maschio Angioino. Siamo allegri, inizia il viaggio vero e proprio. Il classico on the road di Keruachiana memoria. Siamo pieni a tappo ma betsy regge. Via per la A1 Napoli-Roma fino a Caianello come indicato sulla nave dal nostro camionista cicerone. Tutto bene, strada larga a tre corsie, temperatura mite, cielo terso. Arriviamo allo svincolo, usciamo a Caianello e ci immettiamo nella statale 85 o 185 (sempre statale \u00e8) direzione Isernia. \u201cEvitate Pescara mi raccomando\u201d disse il nostro Camionista. Ci fermiamo in un paesino. Sosta pranzo, la nostra organizzazione turistica non \u00e8 stata il massimo, siamo senza videocamera, n\u00e9 macchina fotografica di alcun tipo, ci affidiamo ad una Kodak usa e getta, sempre meglio che niente, alcuni scatti sfuocati immortaleranno le tappe del viaggio. Cerco qualcosa di salato, Luca trova biscotti al cioccolato formato banzai, poco male, ripartiamo. Si giunge allo svincolo autostradale di Pescara svoltiamo a destra dritti verso l\u2019Aquila. \u00c8 la nostra strada. Il viaggio prosegue tranquillamente senza stress, attraversiamo l\u2019Italia da una costa all\u2019altra passando sugli Appennini. Aggiriamo Isernia, saliamo ancora. Il panorama \u00e8 incantato, colline e fitta vegetazione, qualcuno si sente sulla strada per Liccia ma siamo ben distanti da casa. Proseguiamo e in prossimit\u00e0 di Castel di Sangro ci imbattiamo in un piccolo centro abitato e il suo castello, singolare costruzione arroccata su una vetta che sembra inaccessibile, una vetta che scivola a valle su ripide lastre di pietra e marmo. Fotografiamo e via. Giungiamo a Roccaraso (localit\u00e0 che non dimenticheremo facilmente) pi\u00f9 di 1200 metri d\u2019altitudine. Scorgiamo il primo cartello che indica Sulmona, poche decine di chilometri e arriveremo. Sono all\u2019incirca le dieci. Finalmente giungiamo a Sulmona. Entriamo fino in centro nella piazza principale. La nostra \u00e8 una vera e propria parata. Attraversiamo uno splendido corso tra la gente che passeggia ammirando le vetrine gi\u00e0 addobbate a festa. Neanche l\u2019ombra di un automobile, ci insospettiamo ma andiamo avanti comunque. Chiediamo informazioni sul teatro comunale Maria Caniglia nel quale alle due e mezzo, secondo precedenti e rocamboleschi contatti, dovremmo esibirci. Una ragazza ci dice che dobbiamo percorrere il corso e in fondo svoltare a sinistra verso Piazza Garibaldi da li risalire per il vicolo in fondo, poi riflette e sbottando a ridere esclama: \u201cMa voi non potete passare da qui. Questa \u00e8 un\u2019isola pedonale\u201d. Troppi occhi addosso, \u00e8 meglio continuare.<br \/>\nOrmai.<br \/>\nPiazza Garibaldi \u00e8 piuttosto grande. Si accede dal corso passando sotto un acquedotto di romana fattura (anche se Paolo mi spiega che l\u2019arco non \u00e8 tipico delle costruzioni romane, risalir\u00e0 all\u2019epoca medievale\u2026). Al centro un cantiere aperto sta ultimando i lavori a quello che la nostra guida storica crede essere un teatro all\u2019aperto o roba del genere. Scendiamo dall\u2019auto dopo due ore e quarantacinque a sgranchirci un po\u2019. Cerco di mettermi in contatto con gli organizzatori per sapere quale sar\u00e0 il nostro hotel. Intuiamo che l\u2019organizzazione non \u00e8 impeccabile. C\u2019\u00e8 da lavorare e molto. Chiamo e un tizio mi risponde, mi passa la segretaria(?) un nome e nient\u2019altro: Hotel Salvador.<br \/>\nAncora a chiedere in giro e tra circa e pressappoco viene fuori che \u00e8 un motel fuori Sulmona almeno due chilometri.<br \/>\n\u201cIl rifornimento dell\u2019Agip avete presente?\u201d.<br \/>\n\u201cBeh veramente no!\u201d.<br \/>\n\u201cComunque dopo il rifornimento Agip c\u2019\u00e8 quello dell\u2019Erg, ecco li troverete il motel\u201d.<br \/>\nDialogo alquanto surreale.<br \/>\nUsciamo da Sulmona, non dal corso ma da vie e viuzze varie, richiediamo ancora e stavolta l\u2019indicazione \u00e8 migliore \u201csulla statale per l\u2019imbocco autostradale di Pescara\u201d. Qualche svolta a caso e poi la strada giusta e le giuste indicazioni ci conducono al nostro meritato ristoro.<br \/>\nIl motel non si presenta male, quattro piani ampia facciata e vasto spiazzale. Entriamo e chiediamo se c\u2019\u00e8 la nostra prenotazione. Almeno quella c\u2019\u00e8 ed \u00e8 curiosa, a nome \u201cDel Cantautore Massimiliano Citt\u00e0\u201d. Il tizio ci consegna la chiave numero sette, primo piano. Saliamo e troviamo la donna delle pulizie intenta a mettere in ordine la camera. Aspettiamo un po\u2019, \u201cqualche minuto e potete accomodarvi\u201d ci dice la signora. Fatto. La camera \u00e8 spaziosa quattro letti in serie e un comodo bagno. A turno ci rinfreschiamo e in neanche un\u2019ora siamo di nuovo in strada per Sulmona. Ritorniamo nella ormai familiare piazza che sono le dodici circa. Ci prepariamo per il pranzo quando ci imbattiamo in un piccolo alimentari fornito di tutto. I gestori, credo marito e moglie sono simpatici, in particolare l\u2019anziano signore che ci intrattiene un po\u2019. Panini e arrosto e un bel bottiglione di vino tanto per gradire. Chiediamo informazioni per una trattoria economica ma di buona forchetta, gentilmente il signore ci accompagna fuori e ci indica non so pi\u00f9 quante strade e stradine che ci porteranno a scovare un gioiello culinario. Qualcuno addenta gi\u00e0 il suo panino. Paolo e Luca vanno in avanscoperta per individuare esattamente il teatro. Ritornano subito dicendo che \u00e8 dietro l\u2019angolo. Ottimo. Finiamo il nostro pranzo artigianale e ci incamminiamo.<br \/>\nLa cittadina \u00e8 silenziosa e tranquilla, cos\u00ec come i suoi abitanti. una signora ci incontra per strada. Anziana ma ben tenuta, si presenta, chiede aiuto, ha appena fatto la spesa e le borse pesano, ha ottantadue anni. Luca e Cristian vengono incastrati, costretti ad accompagnare la donna. Io e Paolo assistiamo alla scena increduli e divertiti. Parte qualche scatto ancora surreale. Dopo qualche minuto i due ritornano raccontando che la signora aveva offerto loro i soldi per il gelato. No grazie.<br \/>\nFinalmente all\u2019una raggiungiamo la porta di servizio del teatro. qualcuno esce, chiudono. Un tizio ci dice che si sono appena concluse le selezioni del mattino, le seconda sessione riaprir\u00e0 alle due e mezzo. Che fare? Gironzoliamo un po\u2019 fino ad una piccola piazza in cui tronfio domina il busto d\u2019Ovidio, di fronte un elegante bar \u201cGran Caff\u00e8\u201d dai grandi prezzi. Ci sediamo sui gradini umidi e freddi della statua, chiacchieriamo ancora osservando l\u2019ambiente, un altro goccetto tanto per scaldarci che manca poco. Alle due e mezzo siamo nuovamente di fronte la porta di servizio. Due signori aspettano con noi, scambiamo qualche parola. Sono il tecnico del suono e il tecnico di palco. Chiediamo informazioni su come funziona. Niente di che, sono arrivati il giorno avanti mezz\u2019ora prima dell\u2019inizio delle selezioni, ne sanno quanto noi. Si apre la porta entriamo. Dritti verso il palco, pronti a toglierci il dente come si dice. Mi imbatto in una signora chiedo di un tizio che credo sia l\u2019organizzatore, questa stizzita risponde che mi sbaglio, che lei \u00e8 nell\u2019organizzazione, mi presento e lei freddamente mi chiede se siamo disposti a suonare per primi. Nessun problema. Poi getta l\u2019asso e mi chiede se parteciperemo al gal\u00e0 serale e la relativa quota. Lasciamo in sospeso e ci avviamo verso il palco.<br \/>\nIl teatro \u00e8 di media grandezza ma caldo. La tappezzeria rosso porpora crea un\u2019atmosfera cupa aiutata dalle luci basse. I palchetti sono deserti, la platea \u00e8 in fermento, i ragazzi che suoneranno dopo di noi, i vari tecnici, qualcuno dell\u2019organizzazione credo, qualche ragazzo interessato e nulla pi\u00f9. Neanche una cinquantina di persone.<br \/>\nIl pezzo \u00e8 nato per pianoforte ma per motivi tecnici non l\u2019abbiamo mai provato con me al piano. Sul palco bench\u00e9 scalcinato un pianoforte c\u2019\u00e8. Mi avvicino ma il tecnico di prima mi mette in guardia \u201ca tuo rischio e pericolo\u201d. Evito. Paolo va in camerino a cambiarsi. Io cerco disperatamente un bagno, gli altri iniziano il soundcheck. Ritorno sul palco per la prova microfono, chiedo un po\u2019 di riverbero in pi\u00f9 ma il tecnico dal fondo della sala risponde che nel mixer non c\u2019\u00e8 l\u2019opzione (?). Non so ancora come muovermi, trovo una sedia tra i piedi, la giro con la spalliera alla platea, mi siedo, ecco la mia postura per l\u2019esibizione. Provo qualche vocalizzo, la voce \u00e8 bloccata. Sento come un ronzio alle orecchie la voce di Luca nelle sere di prova che mi ritorna in mente quando mi avvertiva: \u201csecunnu mia t\u2019affrunti\u2026\u201d<br \/>\nPaolo s\u2019\u00e8 perso, lo cerco, lo trovo in un camerino a discutere con un altro musicista. Tocca a noi.<br \/>\nPresentazione. Cristian batte quattro. Ci siamo. L\u2019adrenalina \u00e8 a mille. Il pezzo va, la sala riempita a macchia risponde con un applauso. La giuria \u00e8 distante, non si nota, imperscrutabile. Siamo sotto giudizio. Credo, crediamo sia andata alla grande. Siamo molto soddisfatti. Ritorniamo dietro le quinte, \u00e8 durato troppo poco, neanche tre minuti. Riceviamo i complimenti da qualcuno e ci avviamo in platea curiosi di confrontarci e di ascoltare gli altri. Un ragazzo sale sul palco si presenta e poi esclama \u201cvai con la base\u201d\u2026 La prossima\u2026 \u201cvai con la base\u201d. Un duo, finalmente suoneranno, niente, \u201cvai con la base\u201d e qualche riff di chitarra acustica. Finalmente un altro complesso. Suonano. Ci guardiamo negli occhi come presi da telepatia contemporaneamente. Ci sentiamo un po\u2019 pesci fuor d\u2019acqua. Il pomeriggio lo passiamo assistendo alle altre esibizioni. Sono le sette e decidiamo alla fine di partecipare al gal\u00e0 che si terr\u00e0 da li a poco nel foyer. Andiamo alla ricerca della tizia dai capelli biondi che a quanto pare raccoglie le adesioni e soprattutto le quote. La segnalano sul palco, andiamo. Niente, sul palco non c\u2019\u00e8, stanno smontando il service. Forse in platea indica qualcuno. Niente neanche l\u00ec. Un gruppo di ragazzi di Bari che come noi ha tardato ad accettare la serata ci segue. Incontriamo la figlia. \u201cla rintraccio al telefonino pochi minuti e sar\u00e0 qui\u201d. Finalmente giunge e noi versiamo quanto dovuto nelle candide mani. Rientriamo al Salvador per rinfrescarci e riposare un po\u2019. Alle otto e un quarto siamo attesi per il gal\u00e0. Parcheggiamo in un vicoletto antistante l\u2019entrata del teatro. Manovra perfetta. Scendiamo e ci imbattiamo in una combriccola di anziane vecchiette che ritorna verso casa dalla messa serale. Una di queste ci scruta a fondo. \u00c8 lei la signora che al mattino aveva chiesto aiuto per la spesa. Si fermano, scambiamo quattro chiacchiere. Una sorride felice quando diciamo di esser di Palermo ed esclama: \u201cmia figlia c\u2019\u00e8 stata a Palermo. Li mi racconta c\u2019\u00e8 un bellissimo, grande teatro\u201d. Ci augurano buona fortuna per il concorso e proseguono lentamente per la loro strada come noi. Entriamo in teatro, sono tutti in platea. La giuria star\u00e0 comunicando il verdetto? Corriamo. Falso allarme. Sta soltanto inculcando utili consigli a noi giovani musicisti. Uno inizia l\u2019arringa con frasi che sembrano uscite dai pubblicitari del Dash: \u201cQuando suonate, anche di fronte a mille, duemila persone, bene, fissate gli occhi di uno soltanto e in base alla sua reazione, all\u2019espressione modificate il vostro modo di porvi, agire, cantare, suonare (!)\u2026\u201d e via discorrendo. Incontriamo gli sguardi con Paolo e commentiamo. Il mondo \u00e8 bello perch\u00e9 vario recita il proverbio e forse \u00e8 davvero cos\u00ec, credo di avere convinzioni sull\u2019arte, quindi sulla musica, del tutto diverse dal rivenditore di detersivi al supermercato. Paolo lo punta e mi dice: \u201cdevo dirgli qualcosa, da qui a fine serata, devo dirgli qualcosa\u201d. Pi\u00f9 tardi durante cena lo vedr\u00f2 discutere animatamente con il tizio del Dash. Qualcuno da sopra il palco annuncia: \u201ci risultati dopo la cena a magn\u00e0\u201d. Scendiamo nel foyer, ammassati l\u2019uno accanto all\u2019altro stanno una serie di tavoli e sedie, sedie e tavoli che accoglieranno le nostre stanche membra. Posti numerati e segnati. I Dorian Gray siederanno proprio all\u2019entrata. Un tavolo da otto dove incontreremo due ragazzi toscani e due di Teramo se non ricordo male. Inizia la cena e ci accorgiamo che i due sperduti camerieri non si schiodano dal bancone in fondo alla sala. Un vocicchiare si alza lento, qualcuno pi\u00f9 forte ci illumina \u00e8 un self service. A posto. Anzi a caccia. A caccia di piatti, posate e non secondario di cibo. Patate arrosto cotte a fuoco lento, porchetta ben serrata e deliziosa sfoglia di lasagne compongono il nostro luculliano pasto. Riusciamo tra spinte e scivoloni a portare al tavolo la nostra cena. Risalta come un fungo in un prato di margherita un\u2019unica, solitaria bottiglia di vino rosso. chiediamo al cameriere. \u201cSono state stabilite tre bottiglie per i tavoli da otto\u201d. Perfetto siamo otto e tre bottiglie. Iniziamo a far conoscenza con i nostri vicini commensali e a scambiarci pareri e sensazioni. I ragazzi toscani si dimostrano da subito molto estroversi. Sono fidanzati, Paola e Valerio, quest\u2019ultimo \u00e8 un cantautore e si \u00e8 esibito al mattino, lei lo ha seguito nel viaggio che dalla provincia di Pisa lo ha portato fino a Sulmona. Non abbiamo potuto assistere alla sua performance come lui alla nostra. Scopriamo di alloggiare nello stesso motel e che tutti i siciliani che abitano il paesino di Valerio sono a quanto pare di Castelbuono ma tra i pochi nomi che fa non riusciamo ad individuare nessuno. Tra un bicchiere e un amaro boccone Luca ravviva la serata con una sfilza di barzellette dall\u2019humor molto inglese. Entriamo in piena sintonia. \u00c8 il momento della torta. Entra altra gente, la sala sembra scoppiare, un cameriere si avvicina e ci dice che dovr\u00e0 eliminare il nostro tavolo, ci ribelliamo ma alla fine barattiamo con un\u2019altra bottiglia di vino. Accordato. Da lontano, in fondo alla sala la giuria tutta schierata e in piedi inneggia e brinda all\u2019organizzatore pronta a pronunciare il verdetto. La lista scorre e il nostro nome non risuona nella sala diventata d\u2019un tratto silenziosa fino a quando: \u201cuna segnalazione particolare per il testo dei Dorian Gray\u201d, non so perch\u00e9 ma esultiamo divertiti, ricevo imbarazzato i complimenti dei commensali. Adesso verr\u00e0 consegnato il giudizio personale a ciascuno dei partecipanti con l\u2019attestato. Lo ritira Luca. C\u2019\u00e8 un po\u2019 di naturale tensione, \u00e8 sempre relativo ma qualcuno ha scritto con l\u2019inchiostro le proprie impressioni sulla nostra esibizione. Decidiamo di bruciarlo di comune accordo se ci sar\u00e0 qualche elemento negativo.<br \/>\nLuca ritorna raggiante e le sue prime parole sono: \u201ccump\u00e0 sugnu troppu cuntentu\u2026\u201d:<br \/>\n\u201cSuoni radicali con ovvi riferimenti alla scena di Seattle. La Band c\u2019\u00e8, il testo poetico \u00e8 molto curato, purtroppo(!) con questo tipo di musica in Italia non ci sono tante prospettive.\u201d<br \/>\nQuel purtroppo vale pi\u00f9 di mille applausi.<br \/>\nDecidiamo di uscire con i ragazzi toscani. Sulmona \u00e8 bella e tutta da scoprire. Chiediamo in giro in quale pub si possa andare e ce ne indicano uno di nuova apertura Irish Bar. Andiamo. Passiamo alcune ora in giro conoscendo gente qua e l\u00e0.[\u2026] Ancora con l\u2019adrenalina del pomeriggio passato su un palco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi a riposo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Terzo Tempo &#8211; Con una Panda Millecento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sottofondo la TV e il giornalista che elenca le solite disgrazie planetarie, una delle notizie per\u00f2 ci riguarda da vicino, l\u2019Abruzzo \u00e8 investito da un\u2019ondata di maltempo, si prevede neve. La parola magica che ci fa scattare sull\u2019attenti. Valutiamo il da farsi e decidiamo di partire sul momento. Non so come ma credo sia una legge universale che una valigia ben fatta in partenza diventi un oggetto impossibile da richiudere alla fine. Cos\u00ec accade. Lasciamo il Salvador. Carichiamo le valigie. Sul parabrezza trovo un biglietto di Paola e Valerio. Dicono di esser scesi in citt\u00e0 e che da li a poco anche loro partiranno. Lasciano un numero di telefono in caso li volessimo salutare. Ci avviamo verso il centro commerciale. Guardiamo un p\u00f2, si compra, qualche confetto \u00e8 d\u2019obbligo, e poi via verso Sulmona per l\u2019ultima volta. Chiamo i ragazzi, ci aspettano all\u2019ingresso del teatro che ormai \u00e8 diventato punto d\u2019approdo di ogni incontro sulmonese. Li rivediamo, chiacchieriamo un po\u2019, rinnoviamo saluti e auguri con l\u2019intento di rincontrarci a Castelbuono e perch\u00e9 no a Grosseto. Siamo nuovamente in viaggio, sulla strada del ritorno. La carica d\u2019adrenalina del viaggio d\u2019andata lascia spazio alla stanchezza, la giornata \u00e8 uggiosa, inizia a piovigginare, il sole scompare lentamente dietro le nuvole, la luce via, via va scemando. Pochi chilometri e i primi fiocchi di neve s\u2019infrangono sul parabrezza, iniziamo a preoccuparci un po\u2019. All\u2019unisono mi consigliano \u201cMax vai piano\u201d. Roccaraso e i fiocchi si fanno cespugli, la strada \u00e8 ghiacciata, betsy incomincia a seguire percorsi alternativi, di testa sua.<br \/>\n\u201cFrena!!!\u201d.<br \/>\n\u201cSto frenando!!!\u201d.<br \/>\n\u201cE perch\u00e9 non freniamo?!?\u201d.<br \/>\n\u201cChe ne so!!!\u201d.<br \/>\nLentamente scivoliamo via ondeggiando qua e l\u00e0 finch\u00e9 ci intraversiamo. Per fortuna le macchine salgono a due all\u2019ora. Adesso sembra opportuno montare le catene. Ci proviamo. Siamo sotto la bufera. C\u2019\u00e8 un freddo cane. Cristian e Paolo armeggiano. Le catene non sono proprio della panda, ma universali(?) almeno speriamo. Dopo qualche tentativo sembrano montate. Riparto. Track, track e il rumore scompare.<br \/>\n\u201cLe abbiamo di certo perse, andiamo avanti comunque\u201d.<br \/>\n\u201cRag\u00e0 sento il volante rigido, non gira\u2026\u201d.<br \/>\nNel frattempo ai tanti suoni e rumori tipici di betsy se ne aggiungono altri. Sale la preoccupazione come l\u2019intensit\u00e0 della nevicata. Continuiamo a pattinare liberamente sul ghiaccio, sterzo e controsterzo. Ci fermiamo nei pressi di una locanda, riesco ad accostare al margine della strada, si cerca di capire cosa succede. Le catene sembrano scomparse, si guarda meglio e si scopre che sono incastrate nei braccetti. \u00c8 necessario toglierle. Serve un cric\u2026 E chi l\u2019ha mai usato?!?. Apro il cofano motore, dovrebbe essere sotto la ruota di scorta. C\u2019\u00e8. Cazzo \u00e8 rotto? In realt\u00e0 il cric della panda \u00e8 particolare, si incastra e fa leva sulla struttura. Lo capiamo dopo mezzora, dopo un altro cric chiesto in prestito ai gestori della locanda (uguale al nostro) e dopo che Paolo rincorre una panda che passa di l\u00ec con il cric in mano come se volesse aggredire qualcuno quando in realt\u00e0 cerca di capire come cazzo funziona il coso. Riusciamo a sollevare betsy e dopo varie e varie imprecazioni a disincagliare le catene. Procediamo ad andatura pi\u00f9 che ridotta. Passa il gatto delle nevi. Spazza la strada, si cammina meglio, iniziamo a scendere abbiamo abbandonato i mille e passa metri di Roccaraso, la strada si fa pi\u00f9 agibile. Piove soltanto. Meglio cos\u00ec.<br \/>\nDopo un\u2019interminabile viaggio, almeno cos\u00ec \u00e8 parso, giungiamo alle porte di Nola, dopo aver seguito le indicazioni telefoniche di Fabio. Abbiamo appuntamento presso un rivenditore di auto. Scendiamo a sgranchirci ancora una volta. Un tizio s\u2019avvicina e vuol pagare Cristian, lo crede il parcheggiatore di turno(?). Arrivo Fabio, ci salutiamo. Ci conduce a casa sua. L\u2019interland di Nola \u00e8 compresso in pochissime centinai di metri scorriamo paesi e paesini. Arriviamo.<br \/>\nL\u2019accoglienza meridionale si nota subito, i familiari ci mettono a nostro agio. La nonna si rivela un personaggio simpaticissimo. Ci rinfreschiamo il corpo e le idee. Il signor Nappi, padre di Fabio, ci propone la pizza a metri(?). Da quelle parti si usa cos\u00ec, non la pizza rotonda ma a metri. Beh ero abituato al metro di birra, ma ogni alimento si pu\u00f2 misurare a metri a quanto pare. Ci propone due tipi di pizza con patatine e la classica napoletana che non \u00e8 come la crediamo noi ma: \u201cPomodoro, aglio, origano e acciughe, ma le acciughe non le faccio mettere, assaggerete quelle mie, \u00e8 meglio\u201d. Fatto! Dopo poco ritorna con un metro e mezzo di pizza. Ceniamo. I signori Nappi ci presentano un po\u2019 d\u2019assaggi di vino e prodotti tipici del luogo, non sar\u00e0 che l\u2019anteprima, e ridotta, del pranzo che c\u2019aspetter\u00e0 l\u2019indomani. Fabio ci porta in giro, si sceglie come \u00e8 ovvio Napoli. L\u2019impressione \u00e8 di una citt\u00e0 ancora pi\u00f9 caotica di Palermo, e grande. Conosciamo alcuni amici e ci avviamo verso un pub, lo Jail. \u00c8 uno scantinato diviso a cellette. Claustrofobico. Manca l\u2019aria. Un gruppo si esibisce, niente male anche se il suono \u00e8 smorzato dall\u2019ambiente angusto. Rimbomba tutto. Beviamo qualche drink e poi nuovamente in giro per la chiusura in corsetteria. Ritorniamo stremati a casa. Troviamo gi\u00e0 tutto bell\u2019e pronto. Tre alloggeranno nell\u2019appartamento della nonna e uno su con Fabio. Cristian e Paolo fanno coppia nel matrimoniale io mi spaparanzo sulla brandina. Si scherza fino alle quattro e mezza poi tutti a nanna. Domani mattina si gira Napoli.<br \/>\nSi\u2026 Ci svegliamo verso l\u2019una. Andiamo a comprare un po\u2019 di dolci. Le donne di casa sono in fermento, al lavoro per il pranzo degli ospiti, il signor Nappi \u00e8 gi\u00e0 uscito in cerca di quella meraviglia che \u00e8 la mozzarella di bufala Campana. Rientriamo dal giro babb\u00e0; per le due si pranza. Ovvero inizia il tour de force. Un po\u2019 di tutto grazie. Primo, secondo, polenta e vino locale ad annacquare il pasto. E poi la mozzarella e i dolci, e il pane di casa. Full. Chiamano al telefono. Una cugina di Fabio festeggia il compleanno, siamo invitati. Altri dolci\u2026 Facciamo pochi metri e ci ritroviamo nell\u2019abitazione degli zii. Un po\u2019 di imbarazzo iniziale viene subito smorzato, mi ritrovo al piano, non so come a risuonare il pezzo del concorso. Poi accenno qualche canto siciliano. Lascio il posto al cugino pianista ed inizia lo spettacolo. Ci produciamo nel pi\u00f9 classico dei repertori della canzone classica napoletana. Da o\u2019 scarraffone a tu vo\u2019 fa l\u2019americano, a malafemmena\u2026 Il tempo vola, sono le cinque. A pelo\u2026 Il traffico dovr\u00e0 essere dalla nostra parte. Salutiamo, ringraziando per la speciale accoglienza. Direzione Napoli, zona portuale, allerta a non sbagliare. Entriamo al porto, costeggiamo il Maschio Angioino e dopo varie e varie corsie preferenziali e attraversamenti di marciapiedi giungiamo all\u2019imbarco Snav. Sono le sette meno un quarto. In tempo. Il mare \u00e8 in movimento, sar\u00e0 un viaggio sentito. Eccome. Ci distraiamo visitando in lungo e largo la nave come non avevamo fatto all\u2019andata. Ci intrippiamo in sala giochi. Tutti arcade degli anni ottanta e si ritorna bambini, almeno per un po\u2019\u2026 Poi nuovamente sul ponte centrale. Ormai siamo in confidenza col maestro, sempre quello di prima, e concordiamo un repertorio da eseguire insieme. Da Yesterday a Vedrai, vedrai\u2026 passando per divertenti canzoni estive degli anni ottanta(non ricordo pi\u00f9 i titoli). Il cinema riproietta L\u2019ultimo bacio e Mortal Kombat saltiamo il primo e rimaniamo fottuti nel secondo. Una cagata senza precedenti. Si fa mezzanotte passata.<br \/>\nA nanna.<br \/>\nSuona la sveglia, saltiamo dai letti (se cosi possono chiamarsi), lasciamo la nave. Neanche quattro giorni e mi ritrovo nuovamente sulle strade di Palermo. Immerso nel traffico e nel trambusto amico. Accompagno i ragazzi. Ritorno in camera. Richiudo la porta e mi lascio alle spalle questa esperienza dormendo d\u2019un sonno profondo come non accadeva da quattro giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 lo spiccio resoconto di un viaggio tanto breve quanto grande. Come il lettore capir\u00e0 non tutto, perch\u00e9 impossibile, \u00e8 stato trascritto. Un viaggio che ha compreso e compresso quattro differenti viaggi, quattro modi diversi di vivere un\u2019esperienza.<br \/>\nE ritorniamo alle nostre case\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[14 Gennaio 2004 ]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sinfonietta semiseria in tre tempi. Attori Protagonisti: Cristian Sferruzza \u2013 Batteria acustica, cric automobilistico, catene da neve e confetti. Paolo Badami \u2013 Basso Elettrico, consigli per gli acquisti, e Kya (o roba del genere). Luca (GianLuca) Barreca \u2013 Chitarra Elettrica da Seattle e pergamena perduta. Massimiliano Citt\u00e0 \u2013 Conducente d\u2019auto e cantante a tempo perso. Comparse: Rino Falzone \u2013 Conduttore di Paolo. Fabio Nappi &amp; His Family \u2013 Ristoratori (a metro). Valerio e Paola \u2013 Personaggi surreali(Ma esistiti davvero, e spero per loro tutt\u2019ora esistenti). Camionista napoletano \u2013 Cicerone miscredente (uomo di poca fede). Pianista delle navi Snav(Tratta Palermo-Napoli e ritorno) \u2013 Maestro. Tipo dal vestito bizzarro simil Capossela \u2013 Amico di Paolo. Primo Tempo &#8211; Palermo alle cinque di sera in inverno e un imbarco travagliato. Alle cinque in strada. Prendo Luca che ha appena sostenuto un esame poi passo da Cristian. La nave salpa alle sette e mezzo; in agenzia m\u2019hanno consigliato di essere all\u2019imbarco almeno un\u2019ora prima. Paolo segue un master e non pu\u00f2 liberarsi prima delle sei e mezzo. Troppo tardi, non ce la farei, il traffico di Palermo sa essere una brutta bestia. Un amico si \u00e8 impegnato ad accompagnarlo al porto. Passiamo la formalit\u00e0 dell\u2019imbarco automezzi, chiediamo se \u00e8 possibile far salire a bordo separatamente il quarto passeggero e l\u2019impiegato di turno ci risponde in maniera inquietante: \u201c l\u2019importante \u00e8 che lo conoscete voi \u201d\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[29],"tags":[],"class_list":["post-35","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-per-la-strada"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=35"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/35\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=35"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=35"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=35"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}