{"id":36,"date":"2010-12-12T15:36:26","date_gmt":"2010-12-12T15:36:26","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.wordpress.com\/?p=35"},"modified":"2020-11-14T20:28:25","modified_gmt":"2020-11-14T19:28:25","slug":"viaggio-in-dicembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/viaggio-in-dicembre\/","title":{"rendered":"Viaggio in Dicembre"},"content":{"rendered":"<p>Per qualche settimana niente pi\u00f9 condivisioni o vite virtuali da assorbire dietro una tastiera senza respiro.<br \/>\nSoltanto il piacere di raccontare.<\/p>\n<p>\u201cQuantu strati e paisi e citati canusciu, e quantu treni a scinniri e a acchianari.\u201d<br \/>\n[I. Buttitta]<\/p>\n<p><center><br \/>\n<iframe src=\"https:\/\/w.soundcloud.com\/player\/?url=https%3A\/\/api.soundcloud.com\/tracks\/12538420&amp;color=%23ff5500&amp;auto_play=false&amp;hide_related=false&amp;show_comments=true&amp;show_user=true&amp;show_reposts=false&amp;show_teaser=true&amp;visual=true\" width=\"100%\" height=\"300\" frameborder=\"no\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/center><\/p>\n<div style=\"font-size: 10px; color: #cccccc; line-break: anywhere; word-break: normal; overflow: hidden; white-space: nowrap; text-overflow: ellipsis; font-family: Interstate,Lucida Grande,Lucida Sans Unicode,Lucida Sans,Garuda,Verdana,Tahoma,sans-serif; font-weight: 100;\"><a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"Vagabondoebbro\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/vagabondoebbro\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Vagabondoebbro<\/a> \u00b7 <a style=\"color: #cccccc; text-decoration: none;\" title=\"Valzer in dicembre\" href=\"https:\/\/soundcloud.com\/vagabondoebbro\/valzer-in-dicembre\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Valzer in dicembre<\/a><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">24\/25 Novembre Palermo-Civitavecchia-Massa Marittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La luce della notte scende lentamente sulla citt\u00e0, ma non l&#8217;ammanta di silenzio. Le strade come al solito caotiche e intasate dal traffico strombazzante di gente in moto, sempre di fretta. La nuova bretella della metropolitana ci ferma a riflettere sui massimi sistemi, per un periodo tanto lungo da trovar quasi soluzione al problema della fame nel mondo. Di quella fame che attanaglia milioni di esseri umani. Ma, proprio quando ci convinciamo di esser giunti al varco della questione, ecco che un gentile automobilista, sollevando in maniera aggraziata indice e mignolo, e trattenendosi dal mostrare il pollice, ci invita ad andare oltre quelle vittime e camminare lungo la via. Altri in maniera pi\u00f9 concitata ci fanno ascoltare le melodie acute dei loro clacson.<br \/>\nAlcuni perfino le loro potenti voci.<br \/>\nSempre aggraziate.<!--more--><br \/>\nCerto via Oreto \u00e8 un coro di voci e colori. E la musica risuona melodiosa al passaggio del rinomato store di novit\u00e0 discografiche, \u201cDall&#8217;Etna al Vesuvio\u201d.<br \/>\nMusica e colori.<br \/>\nPressapoco infuocati, come gli stop delle automobili che, non seguendo affatto un ritmo accettabile, s&#8217;innescano presi da un raptus di follia.<br \/>\nMa \u00e8 la citt\u00e0 e sono appena le sei.<br \/>\nLa nave salpa alle otto, siamo pi\u00f9 che in anticipo.<br \/>\nIl fiume di automobili non vuole saperne di defluire e i semafori, come accade in queste occasioni, rimangono per un tempo indefinito a fissarti con occhi rossi. Ci si muove lentamente, in maniera snervante, mentre qualche ape truccata ancora in circolazione, carica di ferramenta e reti arrugginite, s&#8217;accartoccia sul ciglio della strada riuscendo a farsi largo in un raffinato gioco d&#8217;equilibrio. Nel frattempo c&#8217;\u00e8 qualcuno convinto di non averci fatto ascoltare abbastanza il suo nuovo clacson rombante e allieta le nostre orecchie ripetendo sempre la stessa nota. Proviamo a chiudere i finestrini notando che quella marca di clacson (complimentoni alla casa produttrice) supera notevolmente l&#8217;esile protezione acustica del mio povero finestrino.<br \/>\nRimane scoperto e indifeso, non infastidito quanto noi.<br \/>\nMentre il fiume si muove, lentamente, ma si muove.<br \/>\nE prima o poi ti porter\u00e0 l\u00e0 dove devi andare.<br \/>\n\u201cA fanculo devi andare\u201d, interviene, come in una sceneggiatura surreale, un tipo sulla settantina, che a stento mostra gli occhi oltre il volante della sua fiat 500, vecchio modello, color celestino-cagata d&#8217;uccello. Occhialini puntati sul naso e un gesto, che non lascia adito ad interpretazioni equivoche, con il quale accompagna il passaggio radente di una moto contromano.<br \/>\nSiamo quasi giunti alla stazione mentre un numero spropositato di pedoni inferociti ci attraversa la strada, marciando addirittura sulle strisce pedonali. Il loro passaggio al trotto \u00e8 sempre accompagnato dalle trombe che stonano un po&#8217; a dire il vero.<br \/>\nRiusciamo a svoltare sulla destra ammirando la centralit\u00e0 immobile della stazione e ci infiliamo in piena chinatown. L&#8217;andatura a passo d&#8217;uomo sognante ci permette di poter ammirare dettagliatamente ogni capo d&#8217;abbigliamento ben esposto alla polvere, che nemmeno i pi\u00f9 rinomati negozi del centro. Un completino giallo intenso alletta i miei gusti, ma un altro amico di percorso, con fare estremamente gentile, ci invita a smuoverci di qualche passo ch\u00e9 nel negozio gi\u00f9 all&#8217;angolo ha visto qualcosa che lo interessa. La strada si restringe per lavori di consolidamento dei marciapiedi, credo, fino a divenire un imbuto nel quale la mia panda riesce a stento a passare.<br \/>\nIl fiume scorre e ci porta su via Lincoln.<br \/>\nSono appena le sette meno venti, un arancina a bomba prima di lasciare l&#8217;isola ci sta.<br \/>\nUn simpatico parcheggiatore afroamericano, lo intuisco dal sorriso, ci invita ad accostare proprio davanti ad un cancello.<br \/>\n\u201cLasciare libero lo scarrozzo. Anche di notte.\u201d<br \/>\nParcheggio.<br \/>\nCi gustiamo il nostro arancino, approvvigionandoci d&#8217;acqua e gomme, paghiamo l&#8217;amico sempre pi\u00f9 sorridente con 50 centesimi, mentre Jack gli chiede se magari ci sia rimasto male per cos\u00ec poco. Ma il tipo sorride ancora.<br \/>\nPoco male.<br \/>\nCi fa manovra e riesce per poco a farci portare in nave come bagaglio aggiunto un autobus di linea, ma siamo pieni a tappo e l&#8217;autista a malincuore \u00e8 costretto a rimanere fuori, e per questo credo inizia a imprecare, o come direbbe Montalbano a santiare.<br \/>\nNon salper\u00e0 con noi per stavolta.<br \/>\nIl parcheggiatore continua a ridere come se nulla fosse. Inizio a sospettare che abbia una paresi facciale.<br \/>\nPartiamo, attraversiamo il foro italico proprio mentre un simpatico corridore del marted\u00ec pomeriggio, vestito tutto punto e catarifrangente, non s&#8217;inventa il salto della carreggiata.<br \/>\nScansato.<br \/>\nIn maniera insolita le macchine sembrano adottare una velocit\u00e0 superiore e la cosa mi prende alla sprovvista, m&#8217;ero quasi disabituato a mettere la terza, fatto sta che riusciamo a giungere al porto.<br \/>\nLa nostra grande nave, e pure veloce a quanto dicono, si chiama Fantastic e ronfa proprio all&#8217;ingresso. Si fa il check in e c&#8217;imbarchiamo. Parcheggiamo e salita la rampa di scale inizia la solita ricerca per anonimi corridoi della stanza.<br \/>\n7257.<br \/>\n\u201cDall&#8217;altra parte della nave, a prua.\u201d, mi dice un tipo vestito con una giacchetta rossa e filature gialli, abbigliamento che ci si aspetta nei pressi di un circo, non su una nave. Peccato ho sempre avuto un debole per le poppe, e mi tocca pure camminare di pi\u00f9.<br \/>\n\u201cAh, scusi dimenticavo, ma la partita stasera la danno?\u201d<br \/>\n\u201cMagari.\u201d<br \/>\nLa celletta \u00e8 in fondo al corridoio, che stava in fondo al lungo corridoio, che girando a destra, in fondo, avremmo trovato oltre l&#8217;atrio e superando l&#8217;ennesimo lungo corridoio.<br \/>\nE altri passeggeri in preda al panico, ma la mia camera prima era qui, e adesso dicono fuori da ogni logica, mentre gli inservienti circensi provano a rincuorarli.<br \/>\nNoi riusciamo ad entrare nella nostra.<br \/>\nMi lascio cadere sul letto dimenticando quanto poco morbido sia, ma fa lo stesso. Passano alcuni secondi, in cui fisso il soffitto basso e angusto, mi giro verso Jack e capiamo entrambi che da l\u00ec dobbiamo scappare.<br \/>\nPortiamo con noi le chiavi magnetiche accertandoci che non ci lascino fuori, e dopo un po&#8217; di prove capiamo che potrebbe essere possibile. Ad ogni modo ci avviamo verso il centro della nave. Discendiamo sul ponte sei, a pochi passi dal bar.<br \/>\nSiamo ancora attraccati al molo ma inspiegabilmente la nave saltella.<br \/>\nIl mondo \u00e8 proprio piccolo si direbbe, e seduto su uno sgabello del bar ritrovo mio cugino in partenza per la Germania.<br \/>\nSoliti scambi di telefonate sul \u201cnon immagini con chi sono&#8230;\u201d, e roba varia.<br \/>\nLa voce squillante della signorina al centro informazioni annuncia che il il ristorante self-service \u00e8 aperto. Andiamo a cena e durante il tragitto ci imbattiamo in una zona wi-fi. Magari riusciamo a vedere la partita in streaming, mi dico. Chiedo in giro, ma a quanto pare devo recarmi allo sportello informazioni. L\u00ec una tipa molto simpatica e ben vestita mi dice che con dieci euro posso navigare per due ore. Affare fatto.<br \/>\nRitorniamo al ristorante. Ceniamo e chiacchieriamo a lungo. Mentre gli altri passeggeri strafogano i loro discorsi nel succulento men\u00f9 che lo chef della nave ci ha riservato.<br \/>\nCiccio racconta delle strutture urbanistiche tedesche che si pagano ma ci sono e funzionano, Jack della bimba venduta per cento marchi e dell&#8217;auto che un suo commilitone in Kosovo s&#8217;\u00e8 ritrovato a fermare. Da non crederci la sua, rubata in Molise e transitante per le strade di guerra.<br \/>\nIl mondo \u00e8 piccolo.<br \/>\nE io ascolto. Le loro parole e sopratutto la voce del mare, che non mi pare avere un gran tono.<br \/>\nInfatti si balla e parecchio.<br \/>\nRitorniamo nella zona wi-fi e proviamo a smanettare sul pc. Dopo alcuni tentativi sentiamo la voce di Caressa-Bergomi, un unico essere pensante, che annuncia le formazioni. Ci siamo.<br \/>\nBeh, ogni tanto l&#8217;immagine si ferma, un po&#8217;, poi di pi\u00f9, fino a quando rimane fissa sulla maglietta di Maicon e da l\u00ec non si schioder\u00e0 pi\u00f9 per tutta la notte. Mentre io solcher\u00f2 il cammino dalla sala bar al bagno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cHo mille posti dove sono stato&#8230;\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le parole di questa canzone mi risuonano nella mente come un loop fuori controllo, e accompagnano i miei pensieri, e sono certo che riescono a dire molte pi\u00f9 cose di quelle che potrei, adesso.<br \/>\nIl piccolo e sconnesso viaggio in giro per l&#8217;Italia nasce dalla volont\u00e0 di cambiare aria, o forse anima. Da troppo tempo mi ritrovo fermo sui miei passi, gli stessi. E a camminare sulla medesima strada giorno dopo giorno si rischia di perdere l&#8217;idea stessa del cammino. \u00c8 come per un buon bicchiere di vino che bevuto all&#8217;eccesso ci nausea a lungo andare. Ecco, prima che la nausea prenda il sopravvento provo a cambiare strada. Quelle solite robe che ogni tanto scattano nei meccanismi mentali di un uomo affogato nell&#8217;ozio.<br \/>\nRicerca dell&#8217;anima, stravolgimento dell&#8217;anima&#8230; e bla, bla,bla.<br \/>\nCerto \u00e8 che mai avrei pensato di lasciare la mia anima nel cesso di quella nave, ma poco male adesso posso iniziare da capo.<br \/>\nE devo comprare un asciuga capelli.<br \/>\nPerch\u00e9 guardandomi allo specchio mi accorgo di averne ancora. E di pi\u00f9 mi rendo conto di essermi portato dietro me stesso in questo viaggio. Dovr\u00f2 disfarmene in qualche modo, magari sulla prossima nave e lasciarlo nel cesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSono state giornate furibonde, senza calma di vento, solo passaggi e passaggi, passaggi di tempo.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante la notte chiudo gli occhi ma non dormo, alleggerito dell&#8217;anima, ancora non mi trovo a mio agio e seguo idealmente la rotta della nave, come spesso mi accade nei viaggi poco tranquilli per mare.<br \/>\nLa tipa sempre pi\u00f9 allegra, nonostante la nave abbia danzato sulle onde per tutta un&#8217;intera notte, ci annuncia che lo sbarco avverr\u00e0 con un po&#8217; di ritardo e per le nove e un quarto circa saremo a Civitavecchia.<br \/>\nSono le sette e mezza, provo a rimanere a letto, ma non c&#8217;\u00e8 verso, mi rivesto, rimetto a caso nel borsoncino le mie cose ed esco sul ponte a prendere aria.<br \/>\nCi ritroviamo tutti, chi pi\u00f9 chi meno, sballottati dalle onde della notte nei punti di raccolta, seduti e spaesati in attesa che sta cazzo di nave giunga in terra ferma.<br \/>\nUna famigliola intenta a svolgere le pi\u00f9 variegate attivit\u00e0. Il padre telefona per affari riservati cui tutta la sala partecipa, la madre ronfa, la figliola legge e il marito della lettrice gioca alla PSP. Ciccio non riesce a capacitarsi di come quei due vadano avanti, e si chiede quale dialogo possa esserci in quelle condizioni di totale alienazione.<br \/>\nSbarchiamo con notevole ritardo oltre il ritardo previsto, ch\u00e9 la nave veloce tanto veloce non \u00e8 stata. Ci salutiamo con Ciccio che prende la sua strada verso il profondo nord, e c&#8217;incamminiamo lungo l&#8217;Aurelia.<br \/>\nGiunti presso lo svincolo per l&#8217;Argentario mi rendo conto che da quel punto conosco l&#8217;asfalto centimetro per centimetro, avendolo percorso per quasi quattro mesi ogni giorno.<br \/>\nUsciamo a Scarlino e la Massetana, sulla quale mi lanciavo a velocit\u00e0 notevoli, non permette pi\u00f9 di portare l&#8217;acceleratore a tavoletta. \u00c8 un cantiere aperto, nuovi tracciati rallentano notevolmente la marcia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorno a Massa Marittima dopo un anno e mezzo, e nel primo giro Jack mi fa notare che su a Cittanova, nella via principale di nemmeno duecento metri, sette negozi, sette, hanno calato le saracinesche.<br \/>\nChiusi.<br \/>\nPerfino il bar sotto i portici, il bar degli aperitivi rinforzati a suon di pane e crudo e cremine deliziose chiuder\u00e0 entro l&#8217;anno.<br \/>\nLa crisi qua si fa sentire eccome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">26\/30 Novembre, Massa Marittima-Follonica-Riotorto-Siena<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Massa Marittima \u00e8 il luogo ideale per scrivere senza distrazioni. E di distrazioni se ne trovano davvero poche, per chi, come me, ama distrarsi. Le mattine scorrono tranquille e nel silenzio dei boschi scrivo a ritmo sostenuto. Soltanto qualche folata di vento si fa sentire e risuona tra le foglie degli alberi che ancora resistono ai loro rami.<br \/>\nL&#8217;architettura medievale della citt\u00e0 \u00e8 davvero deliziosa.<br \/>\nLa piazza principale \u00e8 dominata dalla cattedrale, l&#8217;alto campanile, d&#8217;un bianco marmoreo, \u00e8 incastonato tra la chiesa e il tronfio palazzo vescovile dal colore sgargiante. La scalinata circonda l&#8217;intera costruzione, che pare esser stata posata da una mano altra sulla piazza scoscesa. Le piccole vie del centro appaiono come disegnate da una versione vintage di autocad con cura, e con cura mantenute.<br \/>\nCostruzioni antiche rimesse a lucido e silenzio tutt&#8217;intorno.<br \/>\nPochi balconi che distinguono i palazzi signorili dalle abitazioni comuni e qualche mostro di cemento che sovrasta la dignit\u00e0 della storia e il banale senso del buon gusto. Talvolta, nei momenti in cui i rari passanti attraversano il centro, pare di ritrovarsi in una citt\u00e0 fantasma, fino a quando, per\u00f2, si entra nei ristoranti caldi e accoglienti.<br \/>\nL\u00ec il tramestio di piatti e posate \u00e8 vivo, come le voci e i sapori della buona cucina toscana, se non fosse per il pane sciapo&#8230;<br \/>\nCe ne sta uno proprio di fianco alla cattedrale, il San Cerbone, su una stradina scivolosa e beffarda.<br \/>\nSi mangia e si beve bene, e si paga poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scendo verso Follonica tra deviazioni varie e cantieri invadenti.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8 granch\u00e9 da vedere in questa cittadina. Sobborgo nato attorno alla linea ferroviaria e cresciuto sul lavoro del ferro. Soltanto un immenso lungo mare e quartieri con palazzoni sempre uguali.<br \/>\nNiente di che, e tenuto conto che \u00e8 meta turistica estiva, il 26 novembre non s&#8217;incontra l&#8217;ombra d&#8217;un cane per strada.<br \/>\nMi fermo sul lungo mare a fumare una sigaretta mentre le onde risalendo a riva mormorano qualcosa.<br \/>\nAnche il mare ha da parlare, a modo suo.<br \/>\nUna brezza leggera mi pizzica il volto, alzo il bavero della giacca a vento e mi siedo a gambe incrociate sul muretto e continuo a leggere il Birraio di Preston. Bambini corricchiano inseguendosi e altri sbucano fuori a velocit\u00e0 sostenute sulle loro bici, chiss\u00e0 se tra questi c&#8217;\u00e8 qualche mio ex alunno.<br \/>\nAlcuni signori si avvicinano domandandomi informazioni.<br \/>\n\u201cMi spiace non sono del luogo.\u201d, dico. E mi garba la cosa.<br \/>\nLe nuvole sembrano essersi date appuntamento tutte l\u00e0, sopra la spiaggia. Mostrano le gradazioni del grigio, ma ancora si trattengono.<br \/>\n\u201cVanno e vengono e qualche volta si fermano, per una vera mille sono finte e rimangono l\u00ec &#8230;\u201d<br \/>\nCome in un dipinto retorico, uno squarcio di luce le attraversa e i raggi del sole a fasci si posano sul mare, \u00e8 un&#8217;immagine suggestiva che devo fotografare.<br \/>\nL&#8217;isola d&#8217;Elba sembra essere una grande ombra inquietante all&#8217;orizzonte che riposa, dando l&#8217;impressione di muoversi, sebbene lentamente.<br \/>\nMa \u00e8 un&#8217;impressione.<br \/>\nAccendo un&#8217;altra sigaretta e continuo a leggere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci spostiamo verso un maneggio, l\u00ec ci attende un amico.<br \/>\nAll&#8217;entrata una piccola recinzione raccoglie anatre starnazzanti.<br \/>\nIn maniera insopportabile starnazzano l&#8217;una sull&#8217;altra e sono tante, e ci mettono poco a far svanire l&#8217;iniziale simpatia che suscita il loro aspetto. Fanno casino e sbattono le ali per soverchiare le compagne.<br \/>\nMa non sono le protagoniste.<br \/>\nLe regine del maneggio sono le zanzare che a stormi numerosi attaccano con piani prestabiliti. Senza scampo puntano le prede e colpiscono, la loro strategia risulta vincente. I cavalli da tempo non oppongono pi\u00f9 resistenza, noi esseri umani cerchiamo di reagire, schiaffeggiandoci, e non \u00e8 poi una grande difesa a ben vedere.<br \/>\nTuri ci mostra il suo cavallo.<br \/>\nUn Sauro di quattro anni fantastico, dal manto che sembra esser levigato, quasi porpora, le zampe \u201cvestite\u201d da calzini bianchi e la muscolatura imponente. Da piccolo era intrattabile, mi dicono, ma con pazienza l&#8217;addestratore \u00e8 riuscito a renderlo tranquillo. Sembra che mi fissi come a chiedersi che ci faccia quel volto nuovo da quelle parti, ma a scorgere bene da pi\u00f9 l&#8217;impressione d&#8217;avere lo sguardo assente. Certo \u00e8 imponente, e ogni movimento che compie ha un qualcosa di musicale, l&#8217;armonia lo pervade. Ha un nome impronunciabile, quello col quale \u00e8 stato battezzato mi spiegano, e per questo si preferisce chiamarlo \u201cMario\u201d.<br \/>\nSono d&#8217;accordo.<br \/>\nSta in un box che condivide con altri due cavalli. Il primo \u00e8 un baio nero. Il classico puledro che nell&#8217;immaginario cinematografico cavalca solitario verso il tramonto, ma dal suo nitrire non pare abbia tanta voglia di muoversi, n\u00e9 di cavalcare verso alcunch\u00e9. E quello che gli sta di fianco quasi interamente bianco se ne sta ritroso nel suo box e raramente mette il muso fuori.<br \/>\nMentre rimango ad osservare gli occhi di quegli animali, che sembrano voler dire parole ma non hanno la capacit\u00e0 di articolarne il suono, dal piccolo, minuscolo, box accanto, che pensavo essere una casupola per attrezzi, spuntano due pony pelosissimi. Vengono da paesi freddi e per quello hanno una vera e propria coperta come manto, mi spiega Turi. Uno addirittura ha una capigliatura che lo fa assomigliare al Gullit dei tempi migliori.<br \/>\nGiocano a scornarsi tra loro i due piccoli.<br \/>\nLasciamo il maneggio e gli equini in compagnia delle instancabili zanzare che, al suono delle anatre sempre pi\u00f9 starnazzanti, continuano le loro spedizioni.<br \/>\nCi si ritrova per un gustoso e infinito aperitivo fatto di salsine piccanti e fette di pane con pomodorini a pezzetti.<br \/>\nPoi in giro per una pizza napoletana\/toscana.<br \/>\nNiente da dire, sembra che i pizzaioli in Toscana si siano coalizzati per ridurre la classica pizza in un disdicevole cracker condito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La signorina tomtom insiste nel volerci far percorrere la strada pi\u00f9 breve per Siena, ma la pi\u00f9 breve \u00e8 spesso la pi\u00f9 tortuosa direbbe il saggio, di certo lo \u00e8 in questo caso. Allunghiamo di qualche chilometro ma ci gustiamo il paesaggio con andatura tranquilla, mentra la sua vocina invadente pi\u00f9 e pi\u00f9 volte ci chiede con estrema cortesia di \u201cgirare quando si pu\u00f2 e ritornare sulla strada programmata\u201d. Alla fine cede al nostro volere e rimane muta, salvo risvegliarsi una tantum per urlare che \u201ctra trecentometri svolta a sinistra e poi alla rotonda, dopo la seconda uscita, gira a destra.\u201d<br \/>\nL&#8217;ultima volta che sono stato a Siena ho impiegato un paio di giri all&#8217;interno delle mura della citt\u00e0 per poterne uscire fuori (mi ritrovavo sempre nella stessa via che sembrava sfottermi col suo cartello \u201ctutte le direzioni\u201d), stavolta altrettanti giri per trovare Piazza di Campo.<br \/>\nPrima, per\u00f2, mi fermo nel bel mezzo di piazza Duomo.<br \/>\nUna minacciosa gru stona dietro il prospetto del duomo, ma i lavori in corso incalzano.<br \/>\nIn fondo alla piazza, sulla destra \u00e8 stato allestito un mega tendone librario. Una manifestazione ben fatta che accoglie le case editrici senesi. Un pavimento soffice, colore blu notte, raccoglie i passi distratti dei visitatori che guardano e toccano libri da uno stand all&#8217;altro. Ho l&#8217;automobile piena del kit dello scrittore errante, e mi viene l&#8217;idea di allestire un banchetto estemporaneo proprio l\u00ec fuori, ma mi distolgono da quella che fino a pochi secondi prima m&#8217;era sembrata la trovata del millennio, e considerato che al 2012 manca poco, sarebbe stata una delle grandi rivoluzioni del genere umano, ma cos\u00ec non \u00e8.<br \/>\nAvrei dovuto iscrivermi prima, moooooooolto prima.<br \/>\n(La mia casa editrice non \u00e8 senese, non avrei potuto comunque partecipare&#8230; !)<br \/>\nDunque continuo da visitatore interessato tra palloncini che hanno l&#8217;effige di un asino, mascotte della manifestazione, e bambini che non ne vogliono sapere di trattenerli per l&#8217;esile filo. (E mi domando : chiss\u00e0 se gli organizzatori hanno chiesto l&#8217;autorizzazione al nostro sindaco, che, si sa, detiene i diritti d&#8217;immagine di tutti gli asini conosciuti e non).<br \/>\nUn furgoncino nero luccicante irrompe dal vicolo nel bel mezzo della piazza. Una flotta di giapponesi vien d&#8217;improvviso scaricata come pesce in scatola, gettata via da un portellone che si apre a scatto. Si pensa siano i soliti terroristi islamici e invece simpatiche faccine tutte uguali scendono allegramente, ciascuno con l&#8217;immancabile macchina digitale appesa al collo come un cartellino di riconoscimento, e in un linguaggio cantilenante iniziano ad indicare per aria. Per qualche attimo penso che a qualcuno di loro dia fastidio il mio giaccone rosso e blu (che lo confesso stona notevolmente con l&#8217;archittetura della piazza e mi rende ulteriormente riconoscibile), ma a quanto pare sono anche loro interessati alla grande serra infondo che cova libri e palloncini con asini (che volano).<br \/>\nLasciamo piazza Duomo e ci incamminiamo con la mia inseparabile automobile verso piazza di Campo (i cartelli indicano di, sono stato sempre comvinto fosse del&#8230;).<br \/>\nTra vicoli e vie affollate di pedoni che vergognosamente non ci lasciano passare, ci imbattiamo in un&#8217;ambulanza che sfreccia contro mano, seguita da una volante della polizia. Alla guida del mezzo ci sta un dolce viso femminile, occhi blu e capello a caschetto biondo, mi fa notare gentilmente che quello contro mano sono io. Mi calo da attore consumato nel tipico atteggiamento da turista gnorri, curo la postura stupefatta al meglio per giustificarmi, ma a quanto pare non serve, la tipa sembra annoiata.<br \/>\nIl mio sforzo teatrale \u00e8 stato vano.<br \/>\nFaccio manovra cercando di pestare il meno possibile i piedi ai pedoni e ritorno per altri vicoli a seguire le indicazioni dei cartelli.<br \/>\nFin quando come per errore mi ritrovo in piena piazza.<br \/>\nD&#8217;autunno il sole va a nanna abbastanza in fretta.<br \/>\nE il tramonto s&#8217;avanza che non sono le cinque.<br \/>\nBasta qualche respiro e ci lascia desolatamente al buio di una piazza fredda, attraversata da numerosi passanti con le mani ingombre di borsette piene di regali.<br \/>\nSiamo a ridosso del Natale, manca appena un mese, bisogna affrettarsi.<br \/>\nA scorgere il campanile immagino di ritrovarmi lass\u00f9, e inizio a sudare, le gambe sembrano tremare come se l&#8217;avessi fatto realmente.<br \/>\nGuardo per terra e tiro un sospiro di sollievo.<br \/>\nI mattoncini scivolosi e scoscesi di Piazza di Campo sono umidi, ma non posso esimermi dallo straiarmici su. L&#8217;ho fatto per ogni piazza che ho visitato, e continuo a farlo.<br \/>\nPrendo una lucky strike dal mio pacchettino in metallo, che da qualche giorno non ne vuole sapere di richiudersi ( e qualche puffo potrebbe esserne responsabile&#8230;) e l&#8217;accendo tranquillamente. Approfitto degli ultimi bagliori di luce naturale per scattare qualche altra foto (d&#8217;altra parte sono un piccolo giapponese anch&#8217;io, molto piccolo).<br \/>\nCi si ferma nel caff\u00e8 pi\u00f9 vicino, un localino davvero carino e raffinato, con un soppalco curato nei minimi dettagli. Angoli incastonati tra le pareti spesse arredati da divanetti e comode sedie, illuminati da eleganti abat-jour, e vetrate che danno sulla piazza. Ma il lusso ha un costo, si sa, e per la modica cifra di nove euro nove consumiamo, chiacchierando a lungo, un cappuccino e una cioccolata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">30 Novembre\/2 Dicembre, Frassine\/Suvereto\/Castiglione della Pescaia e ultimi frammenti di quotidianit\u00e0 massetana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rigurgiti mistici conseguenza di un pasto abbondante e difficile da digerire spingono il mio viaggio verso il poggio di Frassine e il suo monastero, ma la pesantezza del pranzo non riesce a farmi entrare dentro, non ancora. Stanno allestendo un recital o qualcosa del genere, si intuisce dai canti ben intonati da una voce di ragazza che avrei voluto conoscere in viso, ma preferisco immaginarla per quel che posso, magari non sar\u00e0 bella come il canto che intona e ne resterei deluso.<br \/>\nMeglio immaginare talvolta.<br \/>\nIl posto sembra essere incantato. Un signore vestito come nelle migliori tradizioni toscane, camicia a larghi quadri bianca e blu, gilet in pelle e stivali da campagna richiude rumorosamente la porta di una costruzione adiacente al monastero e s&#8217;incammina verso di noi, ha le gote rosse rosse, e del buon vino di certo che scorre nelle vene. Accenna un timido saluto, e forse nemmeno quello e continua il suo cammino assorto.<br \/>\nAlcuni manovali lavorano al rifacimento della facciata, per il resto quiete, mistica quiete. Uno di quei silenzi che pare stia l\u00ec a gridarti qualcosa, ma forse si \u00e8 cos\u00ec indaffarati a pensar altro da non capirne le parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cinta muraria del centro storico di Suvereto nasconde la cittadina livornese al progresso. I vicoli sono per la maggior parte piccole scalinate arrampicate l&#8217;una sull&#8217;altra che salgono verso il campanile.<br \/>\nLe strade ancora, come progettate in origine, mulattiere sulle quali a far attenzione si pu\u00f2 ancora ascoltare l&#8217;eco degli zoccoli degli animali che per anni e anni hanno attraversato il borgo.<br \/>\nLe case curate minuziosamente, e calorose.<br \/>\nVerso la cima del borgo, ultima rampa percorribile con il mio moderno cavallo d&#8217;acciaio, riposa una gogna, silenziosa e inquietante. Infilo la testa e rimetto i miei debiti per una foto goliardica, ma, quando la parte superiore si richiude sul mio collo, sento che l&#8217;aria mi viene a mancare, e penso a coloro i quali non avevano idea di cosa potesse essere una macchina fotografica digitale e rimettevano realmente i loro debiti e i loro delitti senza nessuna grazia ad attendere.<br \/>\nSono stato un criminale per qualche istante e l&#8217;ho fatta franca, sono alla moda nonostante tutto, a quanto pare.<br \/>\nSi discende lungo i vicoletti passando a stento col rombante scudiero a motore fino a terminare la nostra passeggiata al trotto in un cortiletto cieco nel quale un magnifico chiostro funge da spazio luce a diverse abitazioni. Si avverte la presenza di una quotidianit\u00e0 comune dalla presenza di panni stesi ad asciugare e il vocicchiare soffocato di due bambini che nascosti dietro una colonna sporgono i loro faccini incuriositi dalla presenza di estranei che stanno fotografando il cortile casa.<br \/>\nUno sguardo sulla strada del ritorno, al tempo che pare esser passato distrattamente per quelle vie. Se ne scorge la diversa dimensione nel momento in cui si oltrepassa il piccolo arco d&#8217;ingresso al centro e ci si immerge nei moderni rumori di piccole cittadine di provincia, con neon sgargianti a pubblicizzare le attivit\u00e0 commerciali e pupazzetti raffiguranti babbo natale che scodinzolano, quasi fossero animali a quattro zampe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completamente differente appare Castiglione della Pescaia con i suoi innumerevoli box sulla spiaggia deserta che si crogiolano al sole tiepido d&#8217;una giornata di dicembre. Ma l&#8217;orizzonte ci abbraccia e il sole lentamente scivola via, gi\u00f9 oltre la linea instabile di un mare che non vuole acquietarsi. Si scorge appena l&#8217;isola del Giglio e ancor pi\u00f9 lontano la piccola e selvaggia isola di Montecristo che tanto spazio mantiene nel mio immaginario letterario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni viaggio in maremma che ho vissuto s&#8217;\u00e8 sempre concluso con la tagliata. Anche questo, non pu\u00f2 che chiudersi con la solita abbuffata di carne al Leccio. Peraltro i lavori stradali ti conducono l\u00e0, tu lo voglia o no. Dunque meglio fermarsi e assaporare la bistecca fiorentina cotta on-demand. La tagliata che ha tanto da dire, ma alla quale non si da molto tempo per parlare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lascio la minuscola trattoria di Massa nascosta in un vicoletto.<br \/>\nQuella trattoria che, oltre la porta d&#8217;ingresso, tiene in basso, come natura vuole, uno dei sette nani dal sorriso vispo e dal sorriso insolente che rompe i coglioni fischiando ogni qualvolta la porta stessa viene aperta e richiusa (sar\u00e0 il famoso nano Scazzolo!).<br \/>\nLascio la trattoria che nel men\u00f9, a caratteri cubitali scrive (l&#8217;ho fotografato, senza ritegno tanto che la tipa della pasta fatta in casa s&#8217;\u00e8 piegata in due dalle risate, ma non potevo non farlo): \u201cPici al fumo!\u201d<br \/>\n(Non vorrei che altre interpretazioni del castelbuonese medio portino ad ulteriori imbarazzi, dunque Pici sta per spaghettoni fatti in casa).<br \/>\nSostanza della questione, c&#8217;\u00e8 una pasta tossica, tossica in tutti i sensi.<br \/>\nPanna, mozzarella, salsiccia. L&#8217;avr\u00f2 mica mangiata?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lascio \u201cLa lucciola\u201d che \u00e8 un locale che non s&#8217;immagina (e non una puttana della maremma).<br \/>\nUn immenso salone multifunzione dentro il quale accade di tutto, e di pi\u00f9, nei fine settimana in cui la popolazione adulta massetana si riversa per partecipare come in un&#8217;antica tenzone alle dispute calcistiche del week-end.<br \/>\nDue anni fa mi ritrovavo volutamente l\u00e0 anche quando l&#8217;Inter non giocava.<br \/>\nEra comunque uno spasso.<br \/>\nPersonaggi che nemmeno i pi\u00f9 grandi romanzieri sarebbero in grado di descrivere inveiscono contro tutto e tutti, pure contro se stessi. S&#8217;inventano improperi con una fantasia letteraria degna di Dante, senza mai scadere nella parolaccia e nella banale volgarit\u00e0 gratuita.<br \/>\nS&#8217;incazzano con classe.<br \/>\nE puoi vederli con le braccia a mulinare in aria, uno contro l&#8217;altro come se stessero l\u00ec l\u00ec per picchiarsi, ad ogni fischio arbitrale e sopratutto quando l&#8217;arbitro non fischia.<br \/>\nNe conoscono a fondo tutti la vita, la moglie e l&#8217;amante.<br \/>\nMa le loro mossettine si fermano alle parole, ai tentativi. Ch\u00e8 i pi\u00f9 giovani stanno sulla cinquantina e i pi\u00f9 caldi, quelli che combattono fino al 90 pi\u00f9 recupero stanno sui settant&#8217;anni.<br \/>\nNell&#8217;occasione di questo viaggio \u00e8 di scena Inter-Fiorentina.<br \/>\nPer loro semplicemente la Viola.<br \/>\nL&#8217;inter domina come nemmeno io avrei mai sperato. E inverosimilmente il silenzio cade sui pittoreschi tifosi, quasi quasi ci resto male. La viola subisce fino a quando Gila s&#8217;inventa una giocata fantastica, dribbla due difensori come polli e punta la mia porta. In quel momento riesco a sentire il loro respiro, in affanno, ansimante, stanno tutti sulle spalle del Gila, \u00e8, forse, per questo che l&#8217;attaccante spara contro il palo. In quei pochi metri non \u00e8 stato capace di sopportare tutta quella gente sulle spalle.<br \/>\nEppure \u00e8 bastata quella sua azione per ridar morale alla tifoseria che inizia il suo solito show, dalla voce meravigliosa di un vecchietto singolare sempre presente (almeno ogni volta che mi sono ritrovato l\u00e0) esce un urlo quasi animalesco.<br \/>\n\u201cDominati, li abbiamo dominati!\u201d<br \/>\nE gi\u00f9 tutti a sorridere come pazzi.<br \/>\nPi\u00f9 divertente del campo, molto di pi\u00f9.<br \/>\nAlla fine la Viola perde, io son contento, e loro se ne tornano dimessi alle loro storie quotidiane.<br \/>\nMentre una ragazza fantastica passa e spassa per la sala portando piatti pieni di panini e schiacce.<br \/>\nMa il clou giunge alla sera.<br \/>\nOltre i soliti avventori la \u201clucciola\u201d si produce in uno dei suoi must.<br \/>\nIl compleanno del bimbo. Et\u00e0 variabile 8-10 anni, non di pi\u00f9. E allora vedi bimbi alti un cacio sbucare da sotto le sedie, infilarsi tra i tavoli, rincorrersi tra loro a velocit\u00e0 vorticose, saltare sul calcio balilla che troneggia al centro della sale, spernacchiare i vecchi che provano a zittirli senza riuscirci. Pare d&#8217;essere in una bolgia e il commento sky \u00e8 superfluo.<br \/>\nSe Murdoch lo sapesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lascio la \u201ccoop\u201d che produce tutto, o meglio sarebbe dire tarocca tutto.<br \/>\nTu vuoi le macine, e loro ti danno le macine coop, vuoi le gocciole e loro le fanno, cerchi gli gnocchi, il latte, la mozzarella, e quant&#8217;altro tu possa desiderare?<br \/>\nCoop ce l&#8217;ha, e non pu\u00f2 darti di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lascio tutto questo e vado in cerca della mia anima, per strade diverse.<br \/>\nChe vino ne ho bevuto, ma non ancora abbastanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3 Dicembre &#8211; Castelnuovo Garfagnana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decimo giorno, nuovamente in viaggio.<br \/>\nAltra tappa su per la Toscana, fino a giungere ai piedi delle Apuane.<br \/>\nLa Garfagnana mi attende.<br \/>\nLa signorina tomtom, che mi accompagna con la sua voce soave, ha stabilito che il mio viaggio attraversi strade e citt\u00e0 che non avrei dovuto attraversare.<br \/>\nNon segue certo il principio della modernit\u00e0.<br \/>\nLa strada del Brennero \u00e8 obsoleta, ma la signorina non \u00e8 stata informata pertanto mi permette di tagliare a zig zag tutta la Toscana in lungo e largo, e cos\u00ec faccio. E dopo liti e rifiuti e \u201cvolta a sinistra alla fine della strada\u201d e ripetuti \u201csupera la rotonda e prendi la seconda uscita, gira a destra, adesso gira a destra, adesso&#8230;\u201d, per un itinerario che avrei dovuto percorrere in meno di due ore, mi ritrovo a viaggiare sul mio fedele scudiero per pi\u00f9 di tre ore.<br \/>\nAttraverso paesi e citati e treni a scinniri e a acchianari e mi ritrovo a Pisa, che non avrei dovuto visitare a quanto pare.<br \/>\nLuca dopo avermi accolto dice \u201cma chi minchia di strata facisti?\u201d, oltre ad avermi detto nell&#8217;amicizia \u201cPreparati u ficatu\u201d (per non esser lasciato indietro).<br \/>\nCastelnuovo di Garfagnana mi appare spenta nella luce della notte giunta poco meno che alle sei del pomeriggio. E forse tre ore di viaggio stancano e spengono molto di quello che si pu\u00f2 vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La torre ariostesca al centro della cittadina \u00e8 illuminata da un numero improponibile di lampadine velate di fucsia. Evidentemente segnalano la presenza di costruzioni medievali ai piloti di aerei in volo a planare verso la ridente Castelnuovo.<br \/>\nLa peculiarit\u00e0 che balza subito agli occhi di questa simpatica cittadina sta nel corpo integerrimo dei vigili urbani. Fermi agli incroci intraprendono una danza ancestrale dall&#8217;arcano significato, e gli automobilisti l\u00ec, fermi anche loro a contemplare quella meraviglia senza muoversi di un passo.<br \/>\nLuca mi dice, \u201cora spunta u vigili a cui sto nelle palle, perch\u00e8 sono l&#8217;unico a non capire i segnali che fa.\u201d<br \/>\nEntriamo a far la spesa alla Sma, e mi sento sempre pi\u00f9 vicino a casa, mentre si passa dai corridoi carichi di gocciole e macine e patatine a birra a buon mercato, fino a fermarci per un ruspante bicchiere di vino all&#8217;osteria che ci vedr\u00e0 protagonisti nel bere e nel mangiare.<br \/>\nIl posto \u00e8 carico d&#8217;incanto, star\u00e0 a me, soltanto a me prenderne lo spirito. Luca dice \u201cca a scriviri pi forza un grande romanzo.\u201d<br \/>\nTra la torre ariostesca, che vide il sommo come Vicario degli Estensi (cos\u00ec recita la cartina \u201cGuida alla Garfagnana\u201d), e Castelvecchio che, a uno sputo di distanza, conserva la casa di Giovanni Pascoli, l&#8217;eco dei suoi versi e del suo \u201cFanciullino\u201d che tanto mi ha ispirato.<br \/>\nLa luce tenue del risveglio mi mostra un bel paesaggio bianco bianco, inizio a stropicciarmi gli occhi nella paura d&#8217;esser diventato cieco o roba del genere, ma riguardo dentro e i colori ritornano.<br \/>\nA quanto pare durante il mio viaggio ho portato con me la neve.<br \/>\nEro carico, stracarico. Ecco perch\u00e8 pareva non arrivassi mai a destinazione. L&#8217;ho portata e silenziosamente lei, nella notte, s&#8217;\u00e8 sistemata a dovere imbiancando le colline che circondano Castelnuovo.<br \/>\nUn gradevole spettacolo, bello a vedersi, freddo, molto freddo a sentirsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il lettore di Luca fa ruotare il nuovo album dei Motorpsycho, il dialetto a tratti incomprensibile di Carmen Consoli e la voce di Eddie Vedder, giriamo un po&#8217; lungo le strade della cittadina.<br \/>\nUn centro storico essenziale con un duomo che a mio dire non avr\u00e0 grosso spazio nei manuali di architettura e storia dell&#8217;arte.<br \/>\nAlcuni vicoli mantengono il sapore antico del medioevo.<br \/>\nLuca mi racconta che durante la seconda guerra mondiale il paese \u00e8 stato raso quasi interamente al suolo, ecco perch\u00e8 si vedono moderne palazzine ergersi lungo le vie del centro. La parte alta del paese \u00e8, invece, completamente moderna, e funzionale. Un&#8217;area vasta, molto vasta se rapportata al numero degli abitanti, \u00e8 destinata a strutture sportive.<br \/>\nDue campi di calcio.<br \/>\nUno recente che pare essere un Artemio Franchi in miniatura, piscina, campetti da tennis in terra battuta al coperto. Poi lungo la statale costeggiamo la scuola di Luca, che ha un&#8217;architettura da fabbrica meccanica, tanto \u00e8 brutta.<br \/>\nLa povera Italia si scorge anche da queste scelte senza gusto.<br \/>\nLuca sbriga delle commissioni ed io rimango in una piazzetta triste a fumare una sigaretta, coperto fino agli occhi con cappotto e cappuccio, mentre mi passa accanto un tipo sulla sessantina, con la solita camicia toscana a tovaglione, e le maniche tirate su, il sigaro fumante e una decina di mattonelle per braccio, come fossimo in pieno agosto.<br \/>\nCi fermiamo a sorseggiare un caff\u00e8 in un bar del centro, nel quale il simpatico barista ci racconta della sua smodata ammirazione per le storie e i personaggi di mafia. Esaltando le loro figure ogni oltre verosimile buonsenso. Il tipo lo dice in modo sorridente ma non posso esimermi dal rispondergli. E gli dico quel che penso, che ci vuol molto pi\u00f9 coraggio ad alzarsi al mattino presto e lavorare onestamente, magari con l&#8217;enorme difficolt\u00e0 di giungere a fine mese, che impugnare un&#8217;arma qualsiasi e puntarla contro qualcuno.<br \/>\nForse la mia risposta \u00e8 troppo banale per i tempi che corrono.<br \/>\nIn maniera non molto convinta si mostra d&#8217;accordo con me, anche se alla fine chiude dicendo che ci vuole del fegato a gestire certe situazioni.<br \/>\nEcco, capisco molte cose da questa sua affermazione.<br \/>\nNon sar\u00f2 mai un criminale. Non perch\u00e8 non ho l&#8217;indole, ma semplicemente perch\u00e8 non mi ritrovo un fegato ottimale.<br \/>\nCi vuole fegato.<br \/>\nRitorniamo per la siesta pomeridiana e lungo la strada di montagna che colega le due parti della citt\u00e0 mi soffermo a guardare una vecchina che affacciata alla finestra della sua casa solitaria, in mezzo ad un tornante, trascorre il suo tempo ad osservare il traffico, che forse non ha nulla di meglio da osservare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cMa i girini che fine hanno fatto?\u201d<br \/>\nCon questa domanda del professore Barreca si conclude una giornata intensa. Iniziata per le vie di Castelnuovo, continuata per la lunga stesura di Kemonia, passata per le mura di Lucca e conclusa all&#8217;Osteria del Fattore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci ritroviamo a girovagare per un breve periodo sulle stradine del centro di Lucca. Fa freddo e la notte scende alla solita ora pomeridiana, non si pu\u00f2 scorgere granch\u00e8, ma per quel che ci \u00e8 permesso di vedere Lucca pare essere una bella cittadina. Entriamo nel cuore per una delle porte e impieghiamo pi\u00f9 e pi\u00f9 giri per ritrovarne un&#8217;altra che ci faccia uscire oltre le mura.<br \/>\nAlle otto e mezzo abbiamo appuntamento, si cena.<br \/>\nIn Toscana si cena presto, e il freddo ti porta e rinchiuderti in qualche locale, o casa che sia, alla buon ora.<br \/>\nPrendiamo un aperitivo a base di paste sfogliate e uova e ci ritroviamo all&#8217;Osteria del fattore.<br \/>\nUno di quei posti tipici della letteratura di provincia. In cui l&#8217;oste ha le sembianze che un oste ricopre nell&#8217;immaginario collettivo. Alto, anzianotto e pieno il corpo di salute e alcol.<br \/>\nRubicondo, direbbero gli scrittori colti.<br \/>\nEntriamo e in compagnia di un&#8217;ottima comitiva di giovani insegnanti ci sediamo nel piccolo locale adibito a ristorante. Un&#8217;ampia cancellata divide la sala dalla cantina, nella quale quattro botti metalliche a temperatura controllata conservano gelosamente il mosto.<br \/>\nTagliatelle al cinghiale e befanini al vin santo, e buon vino che accompagna le nostre chiacchierate che scorrono piacevolmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risveglio del sabato mattino \u00e8 freddo, e mi fa riflettere sul come talvolta, in maniera assolutamente incongrua, le distanze avvicinino.<br \/>\nMa \u00e8 un pensiero che mi lascia troppo presto.<br \/>\nSi va a Lucca, di giorno.<br \/>\nCon la luce del sole le mura della citt\u00e0 di Lucca e il fossato verde, d&#8217;un verde dipinto in digitale, danno l&#8217;idea della storia che rimane l\u00ec, anche a secoli di distanza, a ricordarci errori e meraviglie dell&#8217;ingegno umano.<br \/>\nCerchiamo la chiesa di San Michele, che Luca mi dice essere fantastica, proprio al centro della citt\u00e0. Casualmente, dopo vicoli e divieti, ci ritroviamo a passeggiare allegramente col mio scudiero metallico proprio al centro della piazza, ma non c&#8217;\u00e8 possibilit\u00e0 di parcheggio.<br \/>\nSiamo evidentemente fuori moda in quel contesto, urge allontanarsi.<br \/>\nI sensi di marcia ci portano ad uscire oltre le mura e dopo aver chiesto al centro informazioni cartine e indicazioni ritorniamo pi\u00f9 sicuri verso la nostra meta.<br \/>\nNel mezzo del nostro cammin c&#8217;imbattiamo \u201cDa Leo\u201d, una simpatica Trattoria piena di gente a tappo, tanto che oltre l&#8217;entrata c&#8217;\u00e8 una fila come per Marco Carta in concerto.<br \/>\nAbbiamo fame e decidiamo di fermarci ad aspettare, col risultato che alla fine di tutto non paghiamo tanto ma nemmeno mangiamo abbastanza.<br \/>\nChe dire, non esistono pi\u00f9 le trattorie di una volta.<br \/>\nRitorniamo lungo la via indicataci dalla gentile signorina e troviamo la piazza piena di luci e gente che si ferma nell&#8217;enorme mercato natalizio allestito al centro, e la chiesa di San Michele senza nessun vezzo di luce che domina dall&#8217;alto silenziosamente.<br \/>\nSorseggiamo una Ceres e ci godiamo la tranquillit\u00e0 di un sabato pomeriggio, infastiditi da un arietta frizzante che lentamente s&#8217;insinua, tanto da farci alzare e rimettere in cammino. Ci ritroviamo lungo piazza Dentelli che accoglie una suggestiva statua di Giacomo Puccini.<br \/>\nNel momento in cui fermo l&#8217;auto per scattare alcune foto, passano di l\u00ec due bimbi e per un dialogo simpaticamente naif apprendo dalle loro voci innocenti che \u201cPuccini \u00e8 uno morto.\u201d A quell&#8217;affermazione cos\u00ec perentoria l&#8217;altro piccoletto chiede candidamente \u201cAllora dove sta?\u201d, e il filosofo dagli occhietti allegri risponde con sicurezza:<br \/>\n\u201cSta dentro, dentro la statua.\u201d<br \/>\nRitorniamo a ristorarci verso casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">6\/8 Dicembre &#8211; Castiglione di Garfagnana-Pisa-Torre del Lago-Barga-Castelnuovo Garfagnana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si abitua a tutto in fin dei conti. Anche al freddo pungente. Cos\u00ec al mattino mi stravacco sul terrazzino della abitazione di Luca e fumo una sigaretta, mentre il gelo cerca di rinfrescarmi le idee.<br \/>\nPerdiamo, a causa del troppo sonno arretrato, l&#8217;appuntamento con una locomotiva d&#8217;epoca, che qualche ora prima \u00e8 giunta alla stazione sfumazzando da Lucca.<br \/>\nI nostri amici erano l\u00ec, sulla notizia, e hanno degnamente ripreso l&#8217;avvenimento.<br \/>\nNoi giungiamo appena appena qualche ora ritardo.<br \/>\nPoco male.<br \/>\nViaggiamo in lungo e largo per la terra di Garfagnana e ci ritroviamo nel bel mezzo di un bijou paesaggistico.<br \/>\nIsola Santa.<br \/>\nUn antico borgo arroccato sulla vallata, qualche chilometro oltre le colline di Castelnuovo. Una diga crea un suggestivo lago artificiale a margine del quale una manciata di case, ormai inagibili, \u00e8 vegliata da una chiesa. Ci fermiamo a respirare l&#8217;aria incontaminata, ch\u00e9 poca gente si vede in giro. Fotografo un po&#8217; la zona e fumo un paio di sigarette mentre i ragazzi scendono a valle per vedere da pi\u00f9 vicino il paese fantasma.<br \/>\nContinuiamo la nostra ascesa all&#8217;ombra delle vette delle Alpi Apuane cariche di neve, fino a giungere ai piedi di un altro gioiello urbanistico.<br \/>\nCastiglione di Garfagnana.<br \/>\nUna Lucca in miniatura con torrioni e mura e l&#8217;immancabile chiesa di san Michele.<br \/>\nFino a ieri ero rimasto deluso dalle osterie, trattorie e affini, prima di finire dentro Gli Sfizi della Garfagnana.<br \/>\nIl sogno recondito di ogni buongustaio che si rispetti.<br \/>\nEntriamo per lo stretto arco che immette entro le mura della cittadina e incontriamo un passante al quale chiediamo un buon posto dove poter pranzare.<br \/>\nIl tipo \u00e8 di quelli da far spettacolo.<br \/>\nBaffi folti alla moschettiere in pensione, camminata ondeggiante e gote rosso semaforo. Confusamente farfuglia qualche incomprensibile frase, fino a quando ci voltiamo sulla nostra sinistra e scorgiamo uno scrigno culinario.<br \/>\nUna enorme scritta verticale indica \u201cOsteria.\u201d<br \/>\nSembra piena a tappo a guardar dentro, ma non ha che un tavolo da dieci persone e un angolino in cui stretti vanno altri quattro avventori.<br \/>\nIl tavolo \u201cgrande\u201d si libera a met\u00e0 ed entriamo.<br \/>\nUn tipetto dal fare vispo e dal pancione prospiciente ci accoglie col sorriso, il baffo curatissimo e le gote d&#8217;un rosso difficile da descrivere. Ci prospetta un men\u00f9 invitante accompagnato da deliziosi fiaschi di vino locale, scegliamo ravioli al tartufo e cinghiale con polenta.<br \/>\nRitorniamo all&#8217;oste i piatti puliti e si inizia a conversare.<br \/>\nIl tipo racconta una storia divertentissima sul perch\u00e9 i piccoli bicchieri di vino da 10 cl si chiamino del \u201cBorraccio\u201d qui nella zona.<br \/>\nTempo fa i Borracciai, ovvero i trasportatori su carri, passavano di posta in posta bevendo d&#8217;un sorso vino in quei piccoli bicchieri ad ogni fermata.<br \/>\nLa moglie dell&#8217;oste nel chiacchierare scorge le nostre origini bolzanine e chiede da dove veniamo, ch\u00e9 lei \u00e8 di Lecce. Durante il pasto una coppia di turisti spagnoli si autoproclama fotografa ufficiale della nostra mangiata e si propone di immortalarci.<br \/>\nSaliamo ancora in cerca della fortezza ma le luci del giorno scivolano oltre le Alpi e quelle che dovrebbero segnalare il castello rimangono spente.<br \/>\nRitorniamo a casa stanchi e sazi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il mattino del luned\u00ec \u00e8 uggioso e la nebbia avvolge Castelnuovo, nascondendoci la vallata.<br \/>\nAbbiamo programmato un lungo giro turistico e un po&#8217; di pioggerellina insistente avvolta nella nebbia non ferma i nostri programmi.<br \/>\nAl suono roccioso di Sheer Heart Attack, c&#8217;incamminiamo, dunque, verso Pisa.<br \/>\nChe non \u00e8 Lucca e si capisce ben presto.<br \/>\nLungarno, per\u00f2, ha un fascino da non sottovalutare. Percorriamo alcune vie cercando di avvicinarci pi\u00f9 possibile al clou turistico e senza accorgermi porto il mio fedele scudiero meccanico ad un passo dalla torre pendente.<br \/>\nParcheggiamo accanto a frotte di carabinieri e vigili. Ordinatamente.<br \/>\nInsieme a Luca osservo il numero sterminato di turisti che, come formiche, affolla il prato antistante il duomo. Non si pu\u00f2 evitare di fotografare quel complesso monumentale, e non si pu\u00f2 fare a meno di soffermare lo sguardo verso la strana costruzione che pare voler scivolare gi\u00f9 da un momento all&#8217;altro.<br \/>\nLe voci dei turisti, ammirati e affascinati da quello spettacolo, s&#8217;accavallano una sull&#8217;altra creando una sorta di babele linguistica.<br \/>\nCi rimettiamo in strada diretti a Torre del Lago, mentre Luca sempre pi\u00f9 perplesso mi chiede \u201cMa ddra, chi c&#8217;\u00e8?\u201d.<br \/>\nCome diceva il bimbo qualche giorno prima a Lucca, vado alla ricerca dell&#8217;anima del morto che stava dentro la statua.<br \/>\nE corro e faccio sorpassi azzardati, a quanto dice Luca, trattenendosi forte al passamano. Probabilmente ha ragione, ma a ben vedere la mia vita \u00e8 un azzardo, perch\u00e9 cambiarla&#8230;<br \/>\nAbbiamo programmato la signorina Tomtom affinch\u00e8 ci conduca al centro del piccolo paese sul lago Massaciuccoli, e il centro risulta essere una piazza desolata, sterrata, ai margini della stazione ferroviaria.<br \/>\nCi scambiamo uno sguardo perplesso, e deluso.<br \/>\nDel lago non si ha vista, e men che meno del museo Villa Puccini.<br \/>\nRitorniamo per la via principale e un cartello ci invita a svoltare a sinistra se vogliamo arrivare al lago. Percorriamo il lunghissimo viale Puccini, incontrando opere ad ogni incrocio, passando sotto i piloni dell&#8217;autostrada che manifestano il rombo della loro massiccia tenuta, finch\u00e8 lo sguardo viene rapito da un&#8217;ecomostro dalle dimensioni ingombranti.<br \/>\nSembra uno stadio di calcio, dalle gradinate blu, messo l\u00ec da una mano bizzarra e kitsch, proprio a pochi passi dalla battigia.<br \/>\nNon \u00e8 un impianto sportivo, ma un auditorium all&#8217;aperto.<br \/>\nDentro quell&#8217;ecomostro si tributa ogni anno il genio del Maestro nell&#8217;ambito del Festival Pucciniano, senza chiedersi quanti volte al giorno il musicista si rivolti dal disgusto dentro la sua tomba.<br \/>\nSoltanto alcuni metri pi\u00f9 a destra.<br \/>\nAmmiriamo il lago, che nonostante le sfumature invernali mostra un fascino particolare. I toni grigi del cielo si specchiano increspati sulla superficie d&#8217;acqua, che a ritmo lento scuote le poche imbarcazioni ancorate sui piccoli pontili.<br \/>\nIl museo Puccini apre al pubblico intorno alle tre.<br \/>\nTrascorriamo il tempo scattando qualche fotografia al panorama, fumando altrettante sigarette, e poi via, dentro un ristretto viale che conduce ad un&#8217;abitazione in stile liberty che nulla ha dell&#8217;aspetto di una villa.<br \/>\nMa talvolta quel che appare non \u00e8, e decisamente questo \u00e8 il caso in questione.<br \/>\nUn&#8217;anziana signora dagli occhi ricchi d&#8217;azzurro e i capelli candidi, con fare gentile, ci accoglie al cancello d&#8217;ingresso, mentre un simpaticissimo gatto le gira curioso tra i piedi.<br \/>\nEntriamo nella piccola veranda che accoglie alcune teche contenenti cimeli del musicista. Lettere autografe indirizzate a Toscanini, berretti alla marinara, bombette. Un marchingegno divertente ci illustra attraverso la voce carica d&#8217;affanno della simpatica signora la storia dell&#8217;abitazione, di quando \u00e8 divenuta Museo, e di cosa contengano nel dettaglio le camere che volta per volta ci accingiamo a visitare.<br \/>\nAll&#8217;interno di un museo si sa non \u00e8 permesso fotografare, n\u00e9 effettuare riprese, ma non posso che cedere alla tentazione di provare uno scatto verso l&#8217;angolo dal quale ha preso inizio parte della musica che pi\u00f9 apprezzo.<br \/>\nUn piccolo angolo costituito da un pianoforte d&#8217;epoca Foeser, sul cui leggio prende polvere un&#8217;antica partitura vergata a mano dal compositore e rimasta incompleta, una sedia girevole, e un tavolo in noce, sul quale completava le partiture delle opere.<br \/>\nScatto accertandomi di non esser sgamato e solamente giunto fuori dalla casa mi accerto del risultato. Ecco, Mg direbbe di certo che lo spirito di Puccini mi ha impedito di profanare quell&#8217;intimit\u00e0. Fatto sta che la foto \u00e8 venuta mossa da non capirci granch\u00e8, ma ai miei occhi mantiene un fascino indescrivibile.<br \/>\nContinuiamo nel nostro percorso guidato. Mentre il gatto zampetta da un cimelio all&#8217;altro. A lui \u00e8 concesso, anzi a lei.<br \/>\nDoretta.<br \/>\nLe teche si susseguono, d&#8217;ogni forma ed epoca, e nascondono oltre i vetri cimeli di genere diverso. Fotografie, altri stralci di lettere autografe, ritratti dei cantanti che si sono succeduti nei ruoli principali delle opere di Puccini, busti in bronzo e marmo, e una pagina della partitura di Turandot rimasta incompleta a causa della morte del maestro.<br \/>\nRiguardo l&#8217;epoca della malattia \u00e8 conservata una lettera nella quale Puccini, sconsolato, rimarca che la maledetta febbre non ne vuole sapere di lasciarlo in pace.<br \/>\nCi spostiamo in un altra camera nella quale i cimeli assumono la sostanza della quotidianit\u00e0 di un uomo, non pi\u00f9 rimandi alla grandezza del compositore, delle sue opere, ma un&#8217;attestazione della natura semplice di un&#8217;esistenza comune.<br \/>\nLa camera di Giacomo, la stanza della caccia.<br \/>\nIn un armadietto comune a tanti viene custodita la collezione di fucili, all&#8217;angolo, in un&#8217;altra teca in basso, gli scarponi che indossava nelle uscite, e alcuni animali imbalsamati posti sopra degli armadietti.<br \/>\nUscendo da questa stanza e oltrepassando un piccolo disimpegno nel quale riposa chiuso un altro pianoforte del maestro, si giunge alla cappella di famiglia, e l&#8217;aria l\u00e0 dentro ha un sapore grave, mistico.<br \/>\nAnche per un ateo come me. Quasi inconsapevolmente accenno un segno cristiano, e rimango muto, e triste.<br \/>\nForse tutto quel che ho visto \u00e8 business, ma soffermandomi a parlare con l&#8217;anziana signora viene fuori quello che avevo pensato fin dall&#8217;inizio.<br \/>\nLa nipote che alimenta il mito del nonno, oltre i numerosi palchi e le platee che abbracciano quasi quotidianamente la sua opera, e quella donna anziana con la voce piegata dal tempo mi saluta affettuosamente augurandomi buona fortuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al mattino del giorno dell&#8217;immacolata Luca si sveglia prima del solito e mi annuncia con stupore che qualche chilometro pi\u00f9 a valle una ragazza \u00e8 stata uccisa.<br \/>\nConsideriamo tristemente che il fidanzato confessi al pi\u00f9 presto prima che passino in rassegna tutti i napoletani, i siciliani e i neri della zona.<br \/>\nCos\u00ec accadr\u00e0 qualche ora dopo.<br \/>\nL&#8217;azzurro del cielo pervade ogni spazio senza che le nuvole passino da l\u00ec a lasciarci una voglia di pioggia.<br \/>\nSoliti cinque minuti refrigeranti sul terrazzino e poi scegliamo di fare un fioretto. Rimarremo a pranzare in casa, senza bere una goccia e mangiando riso in bianco.<br \/>\nPer\u00f2 ci sono i panni da lavare. Dunque usciamo.<br \/>\nCi avviamo lungo la strada che porta alla lavanderia a gettone.<br \/>\nMettiamo le nostre cose e azioniamo il programma per cotone delicato, perplessi, ma convinti e speranzosi che vada bene anche per jeans e mutande. Abbiamo 33 minuti da impiegare per la colazione prima che l&#8217;aggeggio che come un ossesso inizia a roteare sputi fuori i nostri panni.<br \/>\nColazione cappuccino e pasta, una per ciascuno.<br \/>\nRitoraniamo quando mancano appena 10 secondi al completamento del lavaggio. Tempismo perfetto. Altri 30 minuti per l&#8217;aggeggio che ascuga.<br \/>\nChe fare?<br \/>\nLa spesa certo.<br \/>\nPer\u00f2 \u00e8 una giornata d&#8217;incanto, e il fiume scorre gaio, e tutti sono in festa.<br \/>\nDovremmo rinchiuderci in casa a pasteggiare con acqua riso e tonno?<br \/>\nNo, non siamo molto credenti, il nostro mancato fioretto ci mander\u00e0 all&#8217;inferno. Ma non per oggi.<br \/>\nE poi ho tanti di quegli arretrati da scontare. Sono certo che chi sia alla porta mi attenda con un fascicolo stracolmo di contravvenzioni.<br \/>\nAggiungo anche questa.<br \/>\nSi viaggia verso Castelvecchio, patria del Fanciullino, si continua per Barga, minuscolo borgo nel quale si mangia bene, dicono.<br \/>\nEntriamo dal minuscolo arco che immette nel centro del paesino. Il vicolo \u00e8 strettissimo, il mio scudiero azzurro lucente scalpita e inizia a nitrire innervosito, si passa a stento. Continuiamo a salire con difficolt\u00e0 lambiamo gradini e zerbini e vasi ornamentali delle abitazioni al passaggio, e strofiniamo col nostro azzurro le lenzuola candide lasciate a stendere.<br \/>\nSaliamo ancora. Sembra che quel vicolo angusto sia la porta per il paradiso, ma d&#8217;un tratto davanti ai nostri occhi si apre un percorso infernale.<br \/>\nIl baratro.<br \/>\nLa strada perde gli amati ciottoli che avevamo cavalcato fino ad allora e si tramuta in una lunga, interminabile, scalinata a scendere.<br \/>\nUna scala.<br \/>\nAl piccolo trotto il nostro scudiero ci porta in salvo oltre quel labirinto medievale. Che tutte le osterie, trattorie e pure i ristoranti sono pieni a tappo.<br \/>\nIl primo mi chiede \u201cHa prenotato?\u201d, \u201cNo\u201d, \u201cMi spiace non ho posto.\u201d<br \/>\nCos\u00ec per altri tre, fino a quando entro e anticipo l&#8217;oste.<br \/>\n\u201cNon ho prenotato.\u201d, \u201cMi, spiace siamo al completo.\u201d<br \/>\nMa nonostante tutti questi rifiuti non possiamo desistere.<br \/>\nSe sei realmente convinto di un qualcosa nella vita non puoi fermarti ai primi rifiuti.<br \/>\nCos\u00ec non ritorniamo sulle nostre decisioni, c&#8217;\u00e8 un fioretto da trasgredire fino in fondo. Ci inerpichiamo per le colline della Garfagnana mentre l&#8217;eco del fruscio del Serchio che scivola lungo il suo antico letto s&#8217;allontana.<br \/>\nPassiamo ponti scricchiolanti, che a stento sorreggono il peso dello scudiero, e vallate e piccole cascate che perdono la loro linfa lungo la strada.<br \/>\nVarchiamo sentieri in cerca di una cazzo d&#8217;osteria.<br \/>\nBivi oscuri, discese vertiginose, fino a quando ad un passo dalle nuvole, che hanno fatto capolino nel cielo meno limpido rispetto al mattino, ci fermiamo presso un piccolo ostello. Da dentro sbucano sulla strada rumori e profumi, ma nessuno viene ad aprirci. Sembra un luogo infestato da fantasmi, la boscaglia fitta filtra la luce, e la vallata fa ombra continua, ma i nostri stomaci sono in guerra e pronti a battagliare.<br \/>\nFinalmente un tipo capisce che non abbiamo capito.<br \/>\nLa porta andava spinta con forza, ch\u00e9 quella \u00e8 zona di vento che penetra violento dentro le abitazioni.<br \/>\nSiamo pronti al nostro peccato quotidiano.<br \/>\nE pranziamo abbondantemente, e iniettiamo del vino fresco dentro le nostre vene. E parliamo a ruota libera, come accade in quelle conversazioni guidate dalla spontaneit\u00e0 di una sana bevuta.<br \/>\nRidiscendiamo a valle inseguendo lo zampillare del fiume che ci accompagna fino a casa.<br \/>\nIl mio viaggio in Garfagnana si chiude con un piatto di mezze penne alla vodka. Una cena tranquilla, e poi ad ascoltare l&#8217;ultimo pezzo dei MDJ, in anteprima, con Luca che \u00e8 in giuggiole.<br \/>\n\u201cTroppo bello cump\u00e0.\u201d<br \/>\nSaluto l&#8217;oste del Fattore, le mura di Lucca, lo spirito di Puccini, e la valle della Garfagnana, Fabrizio e Manuela, e Gigi col suo Donald Mcdonald (\u201cChe ce ne sono otto in tutta Italia\u201d, e sti cazzi&#8230;).<br \/>\nE Luca.<br \/>\nApposto Compaa\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">9\/16 Dicembre &#8211; Strade della Toscana-Borgo S.Giovanni-Milano-Lodi-Pavia-Appiano-Como-Crema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindicesimo giorno. Di nuovo in viaggio. Verso un altro letto in cui dormire. Diverso dal mio.<br \/>\nLa strada sale tortuosa sulle montagne. Col mio scudiero mi ritrovo ad affrontare una di quelle tappe da giro di Italia in cui le gambe si piegano dalla fatica e dalla pendenza dei tornanti che si inerpicano verso l&#8217;alto. Arranchiamo tra la seconda e la terza che non riesce a spingere pi\u00f9 di tanto. La signorina Tomtom ha deciso di mostrarmi un panorama mozzafiato, e per la prima volta da quando viaggiamo insieme le sono grato.<br \/>\nMi ritrovo a toccare con mano il cielo terso dalla vetta di un monte. Come in un quadro dai colori folgoranti, all&#8217;uscita di una galleria scavata nella roccia completamente al buio, gocciolante e dall&#8217;asfalto sconnesso, ritorno alla luce del sole e il mio sguardo domina tutta la vallata. Mi fermo pericolosamente in curva, ma non posso fare a meno di fissare quella vista in una foto.<br \/>\nMetti caso la memoria inizi a farmi brutti scherzi.<br \/>\nIl viaggio verso la bassa padania procede tranquillo al ritmo incessante di Great Hosannah.<br \/>\nE ritorno a Borgo dopo due anni e mezzo.<br \/>\nE stavolta fa un freddo cane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">M&#8217;infilo in un&#8217;autostrada intasata che sfreccia verso nord, direzione Milano. A qualche chilometro dalle porte della citt\u00e0, nel cielo sereno, si scorge una cappa densa e omogenea di fumo grigio. Quello \u00e8 il segnale inequivocabile che mi appresto a raggiungere la capitale lombarda.<br \/>\nChe annega quotidianamente nello smog.<br \/>\nMilano corre veloce, forse troppo.<br \/>\nIl cielo \u00e8 terso, ch\u00e9 ci si abitua ben presto al velo di gas, la temperatura sfiora gli undici gradi, qualcosa di straordinario per il periodo. Ma la gente del posto non sa che tutta la neve che mi portavo dietro l&#8217;ho lasciata in Garfagnana.<br \/>\nGiro in continuazione, portato per la strada dal mio inseparabile scudiero. Talvolta scegliendo la direzione altre volte facendomi sospingere dal flusso inquietante di automobili che ronza per le strade della citt\u00e0. Mi ritrovo con un languore che mi devasta lo stomaco. Ma non \u00e8 romanticismo, semplicemente fame. Riesco dopo non so quanti tentativi ad accostarmi presso una caffetteria. E mi avvento su tutto quello che \u00e8 commestibile. Ripristino il mio equilibrio interiore e risalgo sullo scudiero che ho lasciato sul ciglio della strada. E la strada ci conduce nel cuore della citt\u00e0, fin dentro Piazza Duomo. Il sole scende leggero sulle guglie e rende la visuale davvero affascinante. Niente del grigiore metropolitano si scorge.<br \/>\nIn questo contesto d&#8217;incanto mi sento gridare alle spalle.<br \/>\n\u201cHey tu, belin!\u201d<br \/>\nUna tassista dal fare incazzato che mi indica col dito. Mi accorgo solo in quel momento d&#8217;essermi infilato nella corsia di sosta dei taxi. E col mio berretto da capostazione la tipa m&#8217;avr\u00e0 certo scambiato per un concorrente abusivo. Le spiego a gesti che si sbaglia, e lei a gesti argomenta le sue posizioni che intuisco inamovibili. Fatto sta che alla fine una vigilessa candida e disponibile (a darmi informazioni) mi dice che ad ogni modo mi arriveranno una frotta di verbali, che potr\u00f2 contestare, conclude quasi a consolarmi.<br \/>\nBah.<br \/>\nContinuo cercando il teatro pi\u00f9 celebre d&#8217;Italia e non nascondo la mia delusione nel vederlo sciatto, quasi fosse la struttura di una filiale di poste italiane. Ma \u00e8 la Scala cazzo.<br \/>\nSar\u00e0&#8230;<br \/>\nIl mio viaggio frenetico per la citt\u00e0 continua e mi porta al tempio della nuova religione che si erge maestoso e solitario qualche chilometro avanti.<br \/>\nSan Siro.<br \/>\nProtettore di tutti noi.<br \/>\nConcludo con un buon caff\u00e8 il mio primo tour per la citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi riverso sulle piatte strade della bassa padania. Faccio colazione in un simpatico bar di Lodi, proprio di fronte un piccolo torrione. Una grossa insegna sulla mia testa indica che qualche metro pi\u00f9 in fondo svoltando sulla sinistra trover\u00f2 la conad.<br \/>\nNecessaria ad approvvigionarmi di vivande e sciocchezze.<br \/>\nFaccio un giro tra corridoi di scaffali ben ordinati che espongono mercanzia d&#8217;ogni genere e ne esco con un paio di bottiglie di vino e qualche grissino mordi e fuggi. Risalgo sul mio scudiero e mi indirizzo verso Pavia, i miei amici dicono sia una cittadina deliziosa.<br \/>\nE realmente lo \u00e8.<br \/>\nL&#8217;impressione \u00e8 quella di una realt\u00e0 tranquilla curata fin nel minimo dettaglio, con un centro storico che fa respirare mattonella dopo mattonella i suoi trascorsi storici. E il traffico che non si sogna per nulla d&#8217;inseguirti, n\u00e9 di sospingerti da nessuna parte.<br \/>\nLa giro in lungo e largo, mi soffermo a fumare un paio di sigarette davanti all&#8217;immenso castello Visconteo che ospita una mostra di pittura in cui Velasquez la fa da padrone. Respiro l&#8217;aria frizzante dei navigli e osservo la gente che, armata di tutto il necessario, si accosta con l&#8217;immancabile bicicletta sulle sponde del fiume e, lanciata con cura la lenza sull&#8217;acqua, attende con pazienza i frutti della sua esca.<br \/>\nContinuo il giro turistico fotografando alcuni scorci suggestivi della cittadina, mentre una pattuglia di carabinieri mi scruta con sospetto perch\u00e9 accostato al loro comando stazione sono intento a puntare la mia memoria fotografica verso la chiesa che sta accanto.<br \/>\nSeguo alcuni cartelli monumentale che mi conducono in una piccola piazza silenziosa, come se il traffico cittadino avesse timore a entrarvi. All&#8217;ombra di alcuni alberi dalle foglie ingiallite una chiesa umile accoglie le spoglie di S.Agostino, a quanto leggo, l\u00e0 dentro nel chiostro, che non riesco a visitare.<br \/>\nDopo un aver perso il conto di caff\u00e8 e sigarette ritorno a casa.<br \/>\nSi cena con risotto ai funghi, e pandoro al forno intinto su una crema pasticcera molto calorica.<br \/>\nUna bomba atomica che deflagra il nostro sonno.<br \/>\nE il vino abbondante ci accompagna verso il sonno ristoratore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Borgo S.Giovanni \u00e8 un centro minuscolo che nell&#8217;arco di una lunga strada racchiude la sua piccola realt\u00e0 quotidiana. Un paio di bar, una trattoria sovraffollata, un \u201cNon solo pane\u201d nel quale ci si ritrova un po&#8217; di tutto e il Centro. Che non indica il \u201ccentro\u201d urbano ma un piccolo luogo di ritrovo per i ragazzi del luogo in cui un simpatico calabrese accompagnato dalla moglie silenziosa e operosa gestisce l&#8217;essenziale bar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritorno a Pavia.<br \/>\nMi sono messo in contatto con un amico d&#8217;infanzia. Prendiamo una birra fresca in un pub, chiacchieriamo delle difficili condizioni della realt\u00e0 lavorativa che m&#8217;investono in pieno, ma d&#8217;altra parte sono in viaggio, perch\u00e9 pensare ai miei problemi, l&#8217;ho lasciati gi\u00f9. Scopro, per altro, che mi si cerca da qualche parte e si pensa che io sia svanito del tutto. Ermal, che arriver\u00e0 in serata, mi chiama. Ha anticipato la partenza e sar\u00e0 alla stazione di Lodi per le sette.<br \/>\nToccher\u00e0 a Lucio andarlo a \u201cprelevare\u201d.<br \/>\nDopo tre anni ritrovo il sorriso sarcastico di Ermal che ci raggiunge dalla fredda Torino.<br \/>\nSerate tranquille, senza calma di vento, solo passaggi e passaggi, passaggi di tempo.<br \/>\nE cibo a volont\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora a Milano.<br \/>\nPranziamo tutti insieme. A margine di piazza Loreto estranei al traffico folle che toglie il respiro. Entriamo in un piccolissimo ristorantino gestito da simpatici e frenetici cinesi che presenta un men\u00f9 scarno ma dal sapore accettabile e a buon prezzo.<br \/>\nCaff\u00e8 sigaretta davanti all&#8217;ufficio di rappresentanza del \u201cfamosissimo e influentissimo\u201d Lele Mora che accoglie belle signorine in parata.<br \/>\nSi va in visita al Castello Sforzesco.<br \/>\nSede di una serie innumerevole di mostre e iniziative.<br \/>\nDavanti l&#8217;ingresso principale stazionano un bel po&#8217; di simpatici afroamericani addobbati di monili folcloristici. Ci avvicinano sorridendo e mostrandoci la loro mercanzia. Con alcuni braccialetti che sono di buon augurio. Come sempre dico che siamo viaggiatori senza un soldo ma i tipi non desistono, rispondono che non vogliono denaro e ci legano ai polsi sti braccialetti insignificanti. Alla fine dell&#8217;operazione di vestizione mi par giustu allungare un euro al tipo, che si dice scontento.<br \/>\nNon va, troppo poco.<br \/>\nLo guardo di sbieco ma lui si rivolge a Ermal dicendogli \u201cE tu, tu cosa mi dai?\u201d il mio amico gli mostra qualche monetina di rame, e il venditore sconcertato \u201cNo, no, no, non va. Dammi cinque euro e ti do il resto.\u201d Non sappiamo se sorridere o mandarli a fanculo. Alla fine raccogliamo un altro euro e cinquanta e li mandiamo a fanculo.<br \/>\nCh\u00e9 simpatici lo sono stati per poco.<br \/>\nEntriamo finalmente nell&#8217;immensa Piazza d&#8217;Armi. Affollata da turisti dagli occhi sgranati. Cerchiamo la mostra che riguarda Michelangelo e la sua \u201cPiet\u00e0 Rondanini\u201d, e dopo una tranquilla passeggiata fotografica ci accorgiamo che \u00e8 luned\u00ec. I musei stanno chiusi il luned\u00ec.<br \/>\nPoco male, continuiamo la nostra lenta passeggiata per il piazzale giungendo alla Corte Ducale, che accoglie una statua gigante raffigurante la \u201cMadama Butterfly\u201d. In fondo a destra \u00e8 allestita una mostra che la vede protagonista.<br \/>\nSotto una piccola arcata sta seduto un cantante che, accompagnandosi alla sua chitarrina, intrattiene i passanti con canzoni d&#8217;ogni genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sveglia presto, sono gi\u00e0 le undici e ci indirizziamo verso il profondo nord. Temperatura polare. Ma gli allenamenti ad Appiano Gentile sono gi\u00e0 iniziati, siamo in ritardo. Saliamo per la tangenziale ovest verso l&#8217;autostrada laghi e usciamo alla ricerca del villaggio sportivo la Pinetina. La signorina Tomtom non ci viene granch\u00e9 in aiuto, ritorniamo ai mezzi tradizionali.<br \/>\n\u201cAccosta e chiedi.\u201d<br \/>\nUn tipo porta il suo pastore tedesco a spasso, e ci indica un paio di rotonde a cui svoltare a destra e qualche altro bivio da superare. In maniera incredibile le indicazioni ci riportano dritte verso il campo d&#8217;allenamento dell&#8217;Inter. Ma con nostra amara constatazione i cancelli sono chiusi al pubblico, che sparuto attende fuori al freddo e al gelo.<br \/>\nRimaniamo alcuni minuti, ch\u00e9 ci dicono hanno gi\u00e0 finito tutti e stanno sfrecciando da l\u00ec con i loro bolidi rombanti. Alcuni tirano dritto accelerando, altri, pi\u00f9 benevoli si accostano a firmare autografi e permettono d&#8217;essere fotografati.<br \/>\nResistiamo ben poco ch\u00e9 il freddo ci avvolge e poi \u00e8 passata da tempo l&#8217;ora di pranzo e i nostri stomaci ce lo ricordano rumoreggiando.<br \/>\nAlla ricerca di un posticino che li renda pi\u00f9 allegri. Lungo la statale un simpatico ristorante tinto di nerazzurro ci invita ad entrare.<br \/>\nDopo un gustoso pranzo si va a Como.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cQuel ramo del lago di Como che volge al mezzogiorno tra due catene incontrastate di monti&#8230;\u201d<br \/>\nChiss\u00e0 quale ramo vedeva Manzoni. Ce ne sono a bizzeffe, e alberi e case con i piedi nell&#8217;acqua, che senza grandi sussulti si muove lenta.<br \/>\nMentre il nostro respiro riscalda l&#8217;aria, ma poco riesce a fare perch\u00e9 l&#8217;umidit\u00e0 e una leggera brezza che spira spezzano le ali ai nostri entusiasmi.<br \/>\nMa il lago \u00e8 una meraviglia.<br \/>\nL&#8217;imbarcadero dal quale salpa il traghetto che fa la spola con la riva opposta, le barchettine d&#8217;ogni forma e colore che, entrate in letargo per il rigido inverno, attendono l&#8217;arrivo della bella stagione e i gabbiani che sembrano divertirsi da matti a rincorrersi, puntare l&#8217;acqua limpida, sghignazzare passando sopra la testa dei pochi spettatori che li ammirano giocare.<br \/>\nCalma e freddo pervadono la gente del posto.<br \/>\nScendiamo verso la Villa dell&#8217;Olmo che \u00e8 uno spettacolo da non perdere. Entriamo dalla cancellata principale sulla ghiaia dell&#8217;immenso parco alberato e curato in ogni dettaglio e diamo un&#8217;occhiata in giro.<br \/>\nPoi, dopo una serie di fotografie artistiche all&#8217;imponente architettura, risaliamo sullo scudiero metallico riscaldato. Proviamo a circumnavigare il lago e passiamo attraverso stradine e borgate deliziose e ville splendenti chiuse agli sguardi curiosi. Niente Clooney, n\u00e9 Canalis in tuta che vanno a far la spesa. Sarebbe da pazzi con queste temperature uscire in tuta a ben vedere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mattinata tranquilla, sveglia silenziosa, un piatto di penne rigate fumanti e di nuovo in strada per una gita fuori porta. Si va a Crema. Piccola cittadina dell&#8217;interland, curata e piena zeppa di chiese, con una piazza centrale deliziosa e ghiacciata. Chiedo informazioni alla polizia locale ma scopro che il tizio \u00e8 in trasferta. Viene dal comune di \u201cCalcio\u201d. Da non crederci. Proviamo a fotografare la sua auto ma il tipo ci guarda storto. Continuiamo il nostro viaggio rilassante verso Lodi.<br \/>\nUn amaro al solito bar. Sospettiamo che le tipe abbiano firmato una convenzione con la signorina Tomtom, perch\u00e9 lo indica come il centro della cittadina lombarda. Giriamo per la citt\u00e0 soffermandoci nella piazza assediata dal gelo, con la gente che sgusciante dai ciottoli viscidi entra nei negozi sotto i portici per gli acquisti natalizi o semplicemente per sfuggire al gelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">17\/21 Dicembre \u2013 Borgo-Lodi-Sassuolo-Modena-Strada per Montieri<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lieve scende e senza rumore si posa sull&#8217;asfalto. Fiocco dopo fiocco, uno sull&#8217;altro. Finalmente la neve \u00e8 giunta a Borgo, la si attendeva da alcuni giorni.<br \/>\nAltri speravano che ritardasse ancora un po&#8217; l&#8217;annunciato arrivo.<br \/>\nE invece, nella notte di mercoled\u00ec, senza squilli di trombe che ne segnalano la discesa, viene gi\u00f9 dal cielo e ammanta di candore ogni cosa nel piccolo borgo lodigiano. Il mio scudiero metallico viene completamente ricoperto, e per un istante pare abbia deciso di mutare il colore della sua pelle, ma bastano un manico di scopa e un po&#8217; di abilit\u00e0 per riportarlo all&#8217;azzurro naturale.<br \/>\nSulle strade, a mattinata inoltrata, non rimane che qualche segno solitario sul ciglio del silenzio notturno, si transita. Almeno da quelle parti. Il \u201cCiss viaggiare informati\u201d non ci aggiorna su nevicate tempestose lungo il tratto dell&#8217;A1, dunque scegliamo di partire come previsto.<br \/>\nAccompagno Ermal alla stazione di Lodi, prender\u00e0 il treno diretto a Milano, e poi ritorner\u00e0 a casa, nella sua Torino.<br \/>\nChiss\u00e0 quando ci ribeccheremo. Sta di fatto che per qualche giorno abbiamo ricreato l&#8217;ambiente degli anni universitari, con diverse esperienze sulle spalle, col tempo legato agli orari di lavoro, o schiavo di un lavoro che non ne vuole sapere di presentarsi all&#8217;appello.<br \/>\nImbocco l&#8217;autostrada diretto a Sassuolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il viaggio scorre liscio tenuto sveglio da \u201cA night at the opera\u201d.<br \/>\nGiungo a Sassuolo, meglio dire a Sciasciuoolo, in poco meno di due ore e mi fermo al primo bar, ch\u00e9 il freddo di giornata stimola la diuresi, molto pi\u00f9 dell&#8217;acqua Rocchetta. Chiedo un caff\u00e8 ad una barista che avr\u00e0 perso la grazia femminile da molto tempo, senza che nessuno gliel&#8217;abbia fatto mai notare, e chiamo Benny, che, com&#8217;\u00e8 proprio del personaggio, non risponde. Inizio a pensare che tirer\u00f2 dritto fino in Toscana con qualche giorno d&#8217;anticipo quando il mio cellulare squilla.<br \/>\n\u201cUnni si juntu?\u201d<br \/>\nA Sciasciuoolo.<br \/>\nLo raggiungo nell&#8217;accogliente abitazione che divide con altri due insegnanti e si va alla Coop per la spesa. Il viaggio verso la Coop sembra una odissea dei tempi moderni. Il supermercato dista da casa qualche centinaio di metri, ma i ragazzi sono sempre andati a piedi pertanto col mio scudiero metallico non riescono proprio a raccapezzarsi.<br \/>\n\u201cSono sicuro che si debba svoltare qui\u201d, dice per l&#8217;ennesima volta con cipiglio supponente il coinquilino del mio amico, sbagliando puntualmente per l&#8217;ennesima volta. A questo punto prendo in mano la situazione e chiedo aiuto all&#8217;oracolo signorina Tomtom che tutto sa, e che prontamente ci conduce verso la retta via.<br \/>\nCeniamo in compagnia di una vispa bottiglia di corvo rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Benny mi piazza in una camera singolare. Dalla finestra sbuca dentro un cavo di rete che la proprietaria di casa ha favorito loro in attesa che la connessione ad internet sia attiva. Dunque la mia camera accoglie un letto ancora coperto da cellophane, un asse da stiro e un tavolino telematico che mi dar\u00e0 tanto da ridere&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al mattino, prima d&#8217;andare a scuola, Benny prova ad organizzare il week end e chiama un amico che si trova a Parma. Da questo momento inizia una due giorni massacrante sotto ogni punto di vista.<br \/>\nLa neve giunge copiosa, altro che candida, altro che silenziosa, strombazza per le strade rendendole viscide e pericolose. Ma alle otto della sera non ci sono pi\u00f9 autobus che collegano Sciasciuoolo a Modena, ci tocca, tra le difficolt\u00e0, di arrivare alla stazione centrale della citt\u00e0. Lentamente il mio scudiero raggiunge la meta, carichiamo dentro il tipo e ritorniamo alla base.<br \/>\nIl tempo per riprenderci un po&#8217; e di nuovo in strada.<br \/>\nPizza servita in una pizzeria da asporto, che pare essere un controsenso ma cos\u00ec non \u00e8. Tre siciliani che dialettamente si divertono a raccontare storielle e due tipi che ci fissano con insistenza. Sembra vogliano rogne fin quando uno dei due, il pi\u00f9 piccoletto dice.<br \/>\n\u201cMa u guastirddraru c&#8217;\u00e8 ancuora?\u201d<br \/>\nEcco, cinque siciliani che si ritrovano a raccontare storie masticando sotto i denti plastica di pizza, immangiabile.<br \/>\nBenny ha vissuto due anni a Modena da qualche settimana ha cambiato casa, e conosce poco Sciasciuoolo. Andiamo a zonzo per un po&#8217; bevacchiando qua e l\u00e0 fino a quando ci indirizziamo al Temple bar, ma non siamo a Dublino. Pi\u00f9 semplicemente in una vecchia stalla riconvertita nel locale che accoglie un po&#8217; di bella giovent\u00f9 del luogo. Pasteggiamo con del buon chianti rosso e proviamo a giocare a scopa. Proviamo perch\u00e8 ci consegnano delle carte difficili da decifrare, sono piacentine ci spiegano delle simpatiche ragazze disturbate nelle loro alte argomentazioni sui massimi sistemi. Dopo aver considerato per un paio di giri il re di spade la nostra donna scopriamo che anche nelle carte da gioco pu\u00f2 esserci crisi d&#8217;identit\u00e0 sessuale, l&#8217;otto ha i baffi ma per loro \u00e8 comunque il fante.<br \/>\nEcco il fante non la donna&#8230;<br \/>\nFumiamo una sigaretta a pochi passi dall&#8217;immenso parco che imbiancato di neve crea molta suggestione, ma per le strade la neve pare non attecchire, scende rimane qualche minuto e si tramuta in acqua, poco male penso giungendo allegramente a casa.<br \/>\nQuando si va in giro, in vacanza direbbe qualcuno, si vengono a creare due categorie sul come approcciarsi al periodo&#8230; Una che intende la vacanza come tour de force, dunque levataccia alle cinque del mattino, prima che apollo metta il naso fuori col suo carro, pronti a visitare tutti i musei, anche quelli chiusi, e l&#8217;altra categoria, quella di cui mi sento orgogliosamente portabandiera, che prende la vacanza con aria pi\u00f9 soft, e che, dunque, al mattino ama riposare il corpo.<br \/>\nMa non sar\u00e0 cos\u00ec a Sciasciuoolo.<br \/>\nSono le sette e trentacinque! Le sette e trentacinque, che se non fosse stata per quest&#8217;occasione nemmeno sarei riuscito ad immaginare in che posizione dell&#8217;orologio potesse trovarsi quest&#8217;orario.<br \/>\nAlle sette e trentacinque Benny mi chiama tutto preoccupato bussando energicamente alla porta della camera che mi accoglie, peraltro spalancata per l&#8217;insopportabile calura data dal termosifone a fusione nucleare che troneggia nella stanza e che per nulla al mondo mi concede d&#8217;essere spento.<br \/>\n\u201cAffacciati.\u201d<br \/>\nEcco, dalla finestra della cucina un meraviglioso affresco, tutto in bianco, non c&#8217;\u00e8 un colore diverso a volerlo pagare oro. E il mio scudiero completamente sepolto, prima del tempo, da trenta centimetri di coltre bianca. Bisogna liberarlo prima che il ghiaccio lo immobilizzi definitivamente bloccandogli le giunture. L&#8217;allegra brigata discende sulla strada scivolando qua e l\u00e0, armata da secchio ricolmo d&#8217;acqua e scopette varie che sostituiranno le pale che non abbiamo.<br \/>\nL&#8217;operazione richiede una buona mezzora.<br \/>\nLiberato lo scudiero, che riacquista almeno parzialmente il suo blu brillante, ci avventuriamo verso il centro della cittadina derapando come se il mio ronzinante subisse le conseguenze di una brutta sbronza.<br \/>\nMa non ha bevuto nulla la sera prima, lui.<br \/>\nNella piazza centrale di Sciasciuoolo colazioniamo con delle paste dal sapore ripugnante (e in quest&#8217;occasione un rigurgito malinconico per il mio paesello m&#8217;assale) e ci sorbiamo le grandi manovre degli inservienti comunali che, nella neve soffice spostata ai margini dal piccolo e sgusciante spazzaneve, provano ad allestire un albero di natale e roba affine. Mentre Bocelli ci trita le orecchie con i suoi rinnovati canti di Natale.<br \/>\nIn un clima eccessivamente frizzante, &#8211; 2 gradi.<br \/>\nAccompagniamo Benny a scuola e ritorniamo a casa provando a chiudere occhio, ma ci attendono i due solerti coinquilini che, al profumo di coccolino, ciabattano per il corridoio, sbattono le porte di un appartamento fatto con porte che vanno chiuse soltanto se sbattute con estrema forza, quando va bene, e complessivamente rompono la minchia con problematiche assurde che riescono a creare alla bisogna.<br \/>\nQualche minuto riusciamo a dormire ma giunge gi\u00e0 il tempo del pranzo. Poi, saltate le prove del gruppo R&amp;B di cui Benny fa parte, raggiungeremo Modena nel primo pomeriggio.<br \/>\nIl viaggio \u00e8 lento e lo scudiero scivola, non metaforicamente ma in maniera pi\u00f9 che reale, (tanto da ricordarmi un viaggio musicale di qualche anno fa) verso Modena. Giungiamo al Duomo e al freddo polare che s&#8217;insinua sotto i portici aperitivizziamo il nostro sangue. I mercatini di chincaglieria e piccoli cimeli da collezione riempiono lo spazio ai margini della piazza completamente coperta di ghiaccio. Scorgo uno stand pieno zeppo di vinili e mi butto come un bambino.<br \/>\n\u201cMa hai come ascoltarli?\u201d<br \/>\n\u201cNo.\u201d<br \/>\n\u201cE allora che cazzo te ne fai?\u201d<br \/>\n\u201cLi appendo alle pareti.\u201d<br \/>\nI mie compagni di viaggio mi guardano con sospetto e mi lasciano a spulciare avviandosi verso il bar per l&#8217;ennesima volta.<br \/>\nRitrovo un po&#8217; di tutto dentro quei contenitori di plastica.<br \/>\nBattisti, Emozioni, lo compro e lo regalo ai miei!<br \/>\n\u201cQuanto viene?\u201d<br \/>\n\u201cCinquanta Euro.\u201d<br \/>\n\u201cEhm.\u201d<br \/>\nPink Floyd, The wall, ho Dark Side comprato da Jebe e adesso ricambio regalandogli questo gioiello dal sapore antico.<br \/>\n75.<br \/>\n&#8230;<br \/>\nQueen, Sheer Heart Attack, che appena lo vedo quasi salto in aria, vecchio, usato, ascoltato, sar\u00e0 mio non c&#8217;\u00e8 dubbio, non pu\u00f2 avere un prezzo esagerato, \u00e8 logoro, me lo regalo per natale, senza dubbio.<br \/>\n\u201cQuanto?\u201d<br \/>\n\u201c45.\u201d<br \/>\n\u201cEhm.\u201d<br \/>\nPoi arriva l&#8217;album degli album, l\u00e0 dentro, dentro questo quadrato di cartone riposa Bohemian Rhapsody, sono anni che lo cerco.<br \/>\n\u201c65\u201d, mi dice il tipo, \u201c\u00e8 una nuova edizione\u201d, bleah, e io che ho comprato per 6 euri e 50 \u201cSgt Peppers lonely heartclub&#8217;s band\u201d, a Stoccolma!<br \/>\nArriva il turno degli Zeppelin.<br \/>\nIV.<br \/>\nManco ci penso a chiedere, ma d&#8217;istinto mi volto verso il tipo che sconsolato adesso nemmeno parla pi\u00f9, alza la mano e tiene ben in vista quattro dita.<br \/>\n40 euro.<br \/>\nScorgo Oro incenso e birra di Zucchero, quasi quasi.<br \/>\n15.<br \/>\nE magari va.<br \/>\nDunque con una spesa complessiva di 250\/300 euri avrei arredato le pareti della mia camera, che rimarranno desolatamente per quello ancora per un bel po&#8217;.<br \/>\nAlla fine tristemente lascio lo stand col tipo che pare pi\u00f9 sollevato dal mio saluto, che ricambia col palmo della mano ben aperto.<br \/>\n50 euro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giriamo e rigiriamo per il centro fino ad incontrare l&#8217;immancabile Castelbuonese, con il quale ci scambiamo con sorpresa meraviglia \u201cMa tu ca chi ci fa?\u201d, e giungiamo nel locale fighettino. Non solo a Palermo attorno al locale dai prezzi esorbitanti sorgono, come piccoli funghi, i supermercati alcolici a prezzi stracciati, anche qui nella ridente e freddissima Modena. L&#8217;alcolismo non ha colori n\u00e9 appartenenze territoriali, \u00e8 trasversale, cos\u00ec come i piccoli empori che ti vendono Ceres ghiacciate a tre euro e cinquanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultimo mattino a Sciasciuolo si apre con i fuochi d&#8217;artificio. Alle sette, stavolta soltanto sette, si odono per i corridoi dell&#8217;appartamento le imprecazioni dei due coinquilini. A quanto pare non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 acqua. Scendono rombando a protestare dalla proprietaria, chiamano qua e l\u00e0, fino a quando si consiglia di riscaldare i tubi dell&#8217;acqua con una stufetta, la temperatura rigida li avr\u00e0 congelati. Risultato: i tubi esplodono e l&#8217;acqua esce a fiotti.<br \/>\nE io per l&#8217;ennesima volta non riesco a dormire.<br \/>\nRisultato complessivo: 72 ore senza sonno.<br \/>\nIl sole alto riscalda l&#8217;ambiente e la temperatura gradevole di -8 (-8) gradi ci accompagna verso il mezzod\u00ec. Viste le intemperie passate e quelle che si attendono approfitto del cielo azzurro, e rifatta per l&#8217;ennesima volta la valigia, risalgo sul mio inseparabile scudiero e m&#8217;indirizzo verso Massa Marittima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune correnti di pensiero sull&#8217;universo femminile affermano che l&#8217;orgoglio di una donna viene letalmente offeso quando dopo un periodo di frequentazione l&#8217;uomo si astiene dal \u201cchiedere\u201d, privando la donna della soddisfazione profonda nel dir \u201cno\u201d, che le da l&#8217;opportunit\u00e0 di manifestare il suo status superiore.<br \/>\nEcco, probabilmente avr\u00f2 sbagliato il mio approccio e alla mia inseparabile compagna di viaggio, la signorina Tomtom, non sar\u00e0 andata gi\u00f9 la mia riservatezza. Fatto sta che s&#8217;\u00e8 legata al dito la mia indifferenza e mi tira un terribile scherzo, proprio sul finire del nostro conflittuale rapporto.<br \/>\nNel costruire il percorso verso Massa Marittima, lo disegna in maniera vendicativa e mi conduce per le ghiacciate strade che conducono a Montieri. Un paesino che riposa nel freddo montanaro delle colline grossetane.<br \/>\nTortuosi tornanti che si evitano anche in piena estate, figurarsi nel bel mezzo di una tormenta di neve che ha lasciato uno strato di ghiaccio vivo sull&#8217;asfalto. E il mio ronzinante sui suoi zoccoli di gomma stenta a tenersi in piedi, fatica a tenerci sulla giusta strada. Scendo lentamente ammirando il panorama completamente ricoperto di neve ghiacciata, un percorso scandito da lapidi d&#8217;incidenti mortali, e due automobili fresche di crash lungo il guardrail e il tronco d&#8217;un albero che non s&#8217;\u00e8 smosso d&#8217;un centimetro.<br \/>\nIo, invece, scendo di centimetro in centimetro scivolando talvolta inevitabilmente sulle lastre di ghiaccio.<br \/>\nE di cm in cm giungo a destinazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A casa per natale, dopo tredici ore di viaggio per strada. A casa per natale senza neve ma col vento di scirocco che soffia forte e copre il rumore dei miei pensieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggiatori e viaggianti. (Appunti di un mini-viaggio)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Avercene di benzina e pasti da dare al mio inseparabile ronzinante, credo potremmo provare la traversata degli oceani, e chiss\u00e0 che non ci si riesca davvero in qualche tempo non lontano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Firenze. 16 Gennaio 2010.<br \/>\nAndiamo agli Uffizi!<br \/>\nLe idi di gennaio mi riportano a lavoro dopo circa un anno e mezzo di attivit\u00e0 intellettuale, e le mie vecchie e immarcescibili converse levi&#8217;s ritornano anch&#8217;esse a fumare. La scuola ha bisogno di me ma non si sa bene fino a che punto io ne abbia bisogno. Di un lavoro certo, e viste le royalities del mio primo romanzo c&#8217;\u00e8 da lavorare, e rimboccarsi le maniche.<br \/>\nAlla fine di gennaio ritorno a Firenze dopo due anni, stavolta niente giro turistico sull&#8217;autobus panoramico alla modica cifra di venti euri, stavolta in giro sul mio ronzinante d&#8217;acciaio fino alle soglie di piazza della Signoria. Ai margini della storia che si sviluppa all&#8217;interno di quegli infaticabili corridoi che segnano gli Uffizi. Che bella passeggiata, un po&#8217; troppo lunga e un po&#8217; troppo piena. Credo bisognerebbe ritornarci per ogni opera che si \u00e8 vista e rimanere fermi ad osservarla per un tempo indefinito (tipo orgasmo Yoga alla Sting!), invece in un paio d&#8217;ore ci ritroviamo ad inseguire una guida giapponese con tre infaticabili segugi che annuiscono ad ogni respiro e sospirano meravigliati difronte qualsiasi cornice incontrino (anche vuota). Ma vuota non \u00e8 la bellezza di Botticelli e la sua primavera che tarda a venire da queste parti, e poi la sacra Famiglia di Michelangelo e l&#8217;annunciazione di Leonardo. In quelle tele, piccole, sagomate \u00e8 impresso il sudore degli uomini che hanno fatta grande questa penisola, mentre adesso in qualche letto d&#8217;albergo ben altro sudore ci fa grandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Roma. 22 Gennaio 2010.<br \/>\nVacanza (breve) romana.<br \/>\nCon Rino non ci si vede da mesi, e ci ritroviamo a dormire nella stessa casa a Roma, qualche settimana fa sarebbe stato impensabile eppure accade, accade di ricostruire per qualche giorno il tempo grandioso dell&#8217;accolita palermitana di kiroy. Molti elementi mancano, e gli anni ce li siamo portati addosso male, ma ci si diverte in giro per la citt\u00e0 eterna. Che avrebbe bisogno appunto dell&#8217;eternit\u00e0 per poter essere visitata.<br \/>\nEnzo \u00e8 salito su a ultimare gli studi. Dopo la triennale adesso diventer\u00e0 dottore di qualcosa nella capitale. Sono mesi che non incontriamo i nostri brutti musi, mi adopero per andarlo a trovare presso il pensionato universitario davanti la sapienza. Ci ribecchiamo e si va in giro per la capitale, facciamo i turisti infilandoci qua e l\u00e0, col mio ronzinante che scalpita sempre pi\u00f9 e con la voce della bella Chiara che sicura guida i nostri passi incerti per la citt\u00e0. Dopo un lungo ed estenuante giro per le vie della capitale, abbastanza affollate da altri ronzinanti non certo validi quanto il mio, finiamo per ritornare al punto di partenza com&#8217;\u00e8 proprio di ogni viaggio che si rispetti. Scendiamo ed Enzo mi invita a prendere un caff\u00e8 nella sua nuova magione inaugurata da poco. Accetto ma fatto qualche passo Rino mi chiama che s&#8217;\u00e8 liberato urge rimettere in moto il mio ronzinante, ormai dentro per\u00f2 approfitto per fare un giro e svuotare la vescica, l&#8217;asfalto romano sollecita. Nemmeno dieci minuti e ritorno fuori dopo aver salutato Enzo, l&#8217;indomani ci saremmo rivisti per un altro giro. Ma la frittata \u00e8 fatta e la sorpresa dietro l&#8217;angolo. In questo caso dentro il cruscotto. L&#8217;Houdini de no antri ha fatto il colpo, scardinato il mio ronzinante che sonnecchiante non ha opposto resistenza e rapito la bella Chiara che non ha avuto forza per urlare il suo dolore. M&#8217;hanno fottuto il tomtom, l&#8217;inseparabile compagno del valzer di dicembre, del viaggio per mari e monti e strade innevate. Il tomtom che nemmeno \u00e8 mio. Punter\u00f2 sui cartelli stradali per ritornare alla mostra di Leonardo vicino piazza Venezia santiando, come direbbe Camilleri. Alla fine ritorno in loco e comunico la bella notizia ai ragazzi. Urge centro commerciale per l&#8217;acquisto di una nuova Chiara&#8230;<br \/>\nD&#8217;altra parte i soldi sono fatti per esser spesi&#8230;<br \/>\nCol magone opprimente di saper Chiara nelle mani di un indegno, dopo una ricca cena a base di vino nostrano, dopo che la vicina di casa delle ragazze di cui siamo ospiti, che \u00e8 identica alla sora Lella di fabriziana memoria, giunge con un sorriso tipicamente romano ad allietarci ancor di pi\u00f9, si va al cinema per l&#8217;evento cinematografico della stagione.<br \/>\nAvatar \u00e8 un bel giocattolone, e il vino bevuto me lo fa apprezzare.<br \/>\nBen costruito, ben oliato. Un caleidoscopio di colori e suoni che fanno saltare via dalla poltroncina rosso fuoco che ci accoglie. Il 3D, per\u00f2, \u00e8 insopportabile quanto gli occhialini che ti obbligano a tenere per non vedere tutto sbiadito. Si ritorna stanchi a casa riattraversando tutta Roma, soltanto 23 chilometri per andare a dormire, ma sei sempre a Roma, non a Cefal\u00f9.<br \/>\nBuona domenica!<br \/>\nIl sole picchia tiepido sulle nostre testoline, il traffico \u00e8 dignitosamente sopportabile e piazza S.Pietro m&#8217;aspetta. Da ateo sono mesi che vado in giro per chiese, non pu\u00f2 mancare alla mia collezione la pi\u00f9 prestigiosa. Eppure giungiamo in via della conciliazione con un insolito numero di visitatori che affolla la strada. Mi avvicino al primo vigile tenendo calmo il mio ronzinante chiedendo fino a che punto potremmo avvicinarci alla piazza. Il vigile simpaticamente mi dice che potr\u00f2 arrivare fino al limitare del colonnato, ma dovr\u00f2 aspettare una mezzoretta, che la gente sfolli. Ottimo, gireremo un po&#8217; in visita a Castel S. Angelo, anche se in mente mi chiedo come mai tutta quella ressa. Ecco la risposta. Poco avvezzo alle scadenze liturgiche dimentico completamente che il pastore tedesco propone la sua settimanale predica ai fedeli assiepati. Sono stato a qualche centinaio di metri dal papa, chiss\u00e0 ne avr\u00f2 beneficio in seguito?<br \/>\nNon spero, sapr\u00f2 riferire.<br \/>\nIl nostro tour si sofferma a contemplare la maestosit\u00e0 dell&#8217;abbraccio alla comunit\u00e0 cristiana. Siamo alla fine di Gennaio ma albero e presepe restano l\u00ec, e la cosa stona un po&#8217;, ma \u00e8 una bella giornata e il cupolone brilla nell&#8217;azzurro dello sfondo, certe visioni mi fanno pi\u00f9 retorico del solito, sotto sotto sono un sentimentalone.<br \/>\nDopo una buona mezzora di foto stile giapponesi, io Rino ed Enzo ci rimettiamo in moto.<br \/>\nScalinata di piazza di Spagna con annessi tassisti, cocchieri e cavali con para occhi, bellezze esotiche in posa e noi a crogiolarci la vista.<br \/>\nFontana di Trevi, immancabile lancio di monetina (da 5 cents, la crisi \u00e8 notevole e la nuova Chiara &#8211; che non ha lo stesso tatto n\u00e9 la stessa simpatia, ahim\u00e8 non c&#8217;\u00e8 feeling tra noi &#8211; ha prosciugato il fondocassa turistico) con annessa foto che comprova la nostra goliardia retr\u00f2, ma a Roma \u00e8 permesso essere goliardici e sopratutto retr\u00f2. Certo che Anitona non sbuca fuori, e la gente s&#8217;accalca alle inferriate come fosse in attesa della sua apparizione.<br \/>\nLa dolce vita invecchia.<br \/>\nMa vale la pena d&#8217;esser assaporata.<br \/>\nSi riparte, e strano a dirsi ritorno a lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per qualche settimana niente pi\u00f9 condivisioni o vite virtuali da assorbire dietro una tastiera senza respiro. Soltanto il piacere di raccontare. \u201cQuantu strati e paisi e citati canusciu, e quantu treni a scinniri e a acchianari.\u201d [I. Buttitta] Vagabondoebbro \u00b7 Valzer in dicembre 24\/25 Novembre Palermo-Civitavecchia-Massa Marittima. La luce della notte scende lentamente sulla citt\u00e0, ma non l&#8217;ammanta di silenzio. Le strade come al solito caotiche e intasate dal traffico strombazzante di gente in moto, sempre di fretta. La nuova bretella della metropolitana ci ferma a riflettere sui massimi sistemi, per un periodo tanto lungo da trovar quasi soluzione al problema della fame nel mondo. Di quella fame che attanaglia milioni di esseri umani. Ma, proprio quando ci convinciamo di esser giunti al varco della questione, ecco che un gentile automobilista, sollevando in maniera aggraziata indice e mignolo, e trattenendosi dal mostrare il pollice, ci invita ad andare oltre quelle vittime e camminare lungo la via. Altri in maniera pi\u00f9 concitata ci fanno ascoltare le melodie acute dei loro clacson. Alcuni perfino le loro potenti voci. Sempre aggraziate.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[29],"tags":[93,125,130,143,145,162,205,216,219,288,321,328,332],"class_list":["post-36","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-per-la-strada","tag-chiesa","tag-duomo","tag-emilia","tag-firenze","tag-follonica","tag-grosseto","tag-lombardia","tag-milano","tag-modena","tag-scala","tag-toscana","tag-vagabondaggio","tag-viaggio"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5240,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36\/revisions\/5240"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}