{"id":4101,"date":"2019-02-20T18:05:09","date_gmt":"2019-02-20T17:05:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4101"},"modified":"2019-02-22T14:09:42","modified_gmt":"2019-02-22T13:09:42","slug":"franco-faggiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/franco-faggiani\/","title":{"rendered":"Franco Faggiani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Per la rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d oggi presentiamo <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/franco.faggiani.1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Franco Faggiani<\/a>, camminatore. Di strade e parole. Giornalista e scrittore, autore che spazia dalla saggistica alla narrativa. Creatore della serie di romanzi aventi come protagonista il comandante Colleoni (Idea Montagna Edizioni), di reportage che spaziano dall&#8217;enogastronomia alla vita di montagna e autore del fortunato \u201cLa manutenzione dei sensi\u201d (2018, Fazi, vincitore del Premio Parco Majella, del Premio Letterario Citta\u0300 delle Fiaccole e del Premio Madesimo).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Faggiani.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4105\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Faggiani-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Faggiani-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Faggiani-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Faggiani.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div align=\"center\">\n<a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/endurance.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4103\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/endurance-182x300.jpg\" alt=\"\" width=\"182\" height=\"300\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Colleoni.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4102\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Colleoni-184x300.jpg\" alt=\"\" width=\"184\" height=\"300\"><\/a><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/manurenzionedeisensi.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-4104\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/manurenzionedeisensi-191x300.jpg\" alt=\"\" width=\"191\" height=\"300\"><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l&#8217;Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Le storie si possono trovare dappertutto, anche grattando il fondo dei cassetti. Lo dice lo scrittore giapponese Haruki Murakami e io, da sempre, concordo. Tutti i miei libri sono nati da frammenti di storie secondarie, da incontri apparentemente casuali. Le idee nascono insomma in continuazione; alcune si trasformano in progetti, altre si perdono in giro, altre ne arrivano. L\u2019idea la elaboro in testa, fin nel dettaglio. Anzi, ne elaboro anche due o tre alla volta e questo richiede tempo e inevitabilmente mi confonde. Alla fine quella che mi ha appassionato di pi\u00f9 in fase di assemblaggio mentale diventa la storia che percorre la sua strada fino alla fine. Strada lungo la quale si modifica, si snellisce, prende forma vera. Nello scrivere mi sento come un artigiano a bottega che, con pochi attrezzi, cerca di far bene il suo lavoro, che deve essere accurato, semplice e al tempo stesso utile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Necessaria. Anche se le conclusioni sono sempre difficili, quindi quella consapevolezza \u00e8 fragile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>No, fortunatamente. Ho iniziato a fare il giornalista a tempo pieno a vent\u2019anni, occupandomi di tutto un po\u2019, come facevamo in molti all\u2019inizio degli anni \u201970; non c\u2019erano specializzazioni, mezzi di comunicazione rapidi o comodi, bisognava arrangiarsi, scarpinare, scavare. Allora c\u2019erano i reportage e si vede che io ero predisposto, perch\u00e9 mi mandavano quasi sempre a cercare di scoprire cosa c\u2019era dietro gli avvenimenti, i retroscena; volevano da me non cronache ma storie, appunto. Quindi passare alla narrativa \u00e8 stato un fatto naturale, che non ha richiesto manutenzioni o modifiche particolari al mio modo di scrivere precedente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<em>Lo stile potrebbe essere anche un rifugio. Scrivo in questo modo, mi piace, funziona, d\u00e0 buoni riscontri, perch\u00e9 cambiare? Pu\u00f2 per\u00f2 essere un rischio, perch\u00e9 mette addosso una specie di etichetta che poi non \u00e8 facile togliersi di dosso. Dal 2013 al 2015 ho scritto tre romanzi giallo-avventurosi \u2013 anzi una trilogia, con lo stesso personaggio che si chiama Bartolomeo Colleoni, come il condottiero bergamasco \u2013 e tutti mi dicevano \u201cAh s\u00ec tu sei quello del Colleoni!\u201d. Con \u00abLa manutenzione dei sensi\u00bb, pubblicato da Fazi a febbraio 2018, ho cercato di dare una svolta anche allo stile, e con il nuovo romanzo, in uscita a primavera sempre con Fazi, l\u2019ho cambiato un\u2019altra volta, con una storia ambientata nella prima met\u00e0 del \u2018900 in un paese straniero, quindi anche il modo di pensare e il linguaggio si sono dovuti adeguare. Cambiare stile \u00e8 diventata una sfida, anche se rischiosa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Non credo che la letteratura incida nella societ\u00e0, perch\u00e9 la percentuale dei lettori \u00e8 ancora troppo bassa e perch\u00e9 le persone hanno altri mezzi di informazione\/comunicazione\/scoperta. In passato \u00e8 andata decisamente meglio, certi capolavori, i classici, per intenderci, hanno aperto menti e allargato orizzonti. Da qualche tempo testi cos\u00ec illuminanti, da lasciare una traccia profonda, non ne vedo. La letteratura oggi, tranne qualche eccezione che sicuramente ci sar\u00e0, almeno me lo auguro, viene mescolata con la narrativa, meno impegnata a incidere e meno impegnativa da affrontare. Nel mio piccolo scrivere storie positive che facciano star bene le persone, che le facciano \u201cviaggiare\u201d in posti e tra gente che non conoscono, che suscitino attimi di riflessione, lo considero comunque un buon traguardo.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d oggi presentiamo Franco Faggiani, camminatore. Di strade e parole. Giornalista e scrittore, autore che spazia dalla saggistica alla narrativa. 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Anzi, ne elaboro anche due o tre alla volta e questo richiede tempo e inevitabilmente mi confonde. Alla fine quella che mi ha appassionato di pi\u00f9 in fase di assemblaggio mentale diventa la storia che percorre la sua strada fino alla fine. Strada lungo la quale si modifica, si snellisce, prende forma vera. Nello scrivere mi sento come un artigiano a bottega che, con pochi attrezzi, cerca di far bene il suo lavoro, che deve essere accurato, semplice e al tempo stesso utile. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Necessaria. Anche se le conclusioni sono sempre difficili, quindi quella consapevolezza \u00e8 fragile. C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d. No, fortunatamente. Ho iniziato a fare il giornalista a tempo pieno a vent\u2019anni, occupandomi di tutto un po\u2019, come facevamo in molti all\u2019inizio degli anni \u201970; non c\u2019erano specializzazioni, mezzi di comunicazione rapidi o comodi, bisognava arrangiarsi, scarpinare, scavare. Allora c\u2019erano i reportage e si vede che io ero predisposto, perch\u00e9 mi mandavano quasi sempre a cercare di scoprire cosa c\u2019era dietro gli avvenimenti, i retroscena; volevano da me non cronache ma storie, appunto. Quindi passare alla narrativa \u00e8 stato un fatto naturale, che non ha richiesto manutenzioni o modifiche particolari al mio modo di scrivere precedente. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile potrebbe essere anche un rifugio. Scrivo in questo modo, mi piace, funziona, d\u00e0 buoni riscontri, perch\u00e9 cambiare? Pu\u00f2 per\u00f2 essere un rischio, perch\u00e9 mette addosso una specie di etichetta che poi non \u00e8 facile togliersi di dosso. Dal 2013 al 2015 ho scritto tre romanzi giallo-avventurosi \u2013 anzi una trilogia, con lo stesso personaggio che si chiama Bartolomeo Colleoni, come il condottiero bergamasco \u2013 e tutti mi dicevano \u201cAh s\u00ec tu sei quello del Colleoni!\u201d. Con \u00abLa manutenzione dei sensi\u00bb, pubblicato da Fazi a febbraio 2018, ho cercato di dare una svolta anche allo stile, e con il nuovo romanzo, in uscita a primavera sempre con Fazi, l\u2019ho cambiato un\u2019altra volta, con una storia ambientata nella prima met\u00e0 del \u2018900 in un paese straniero, quindi anche il modo di pensare e il linguaggio si sono dovuti adeguare. Cambiare stile \u00e8 diventata una sfida, anche se rischiosa. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Non credo che la letteratura incida nella societ\u00e0, perch\u00e9 la percentuale dei lettori \u00e8 ancora troppo bassa e perch\u00e9 le persone hanno altri mezzi di informazione\/comunicazione\/scoperta. In passato \u00e8 andata decisamente meglio, certi capolavori, i classici, per intenderci, hanno aperto menti e allargato orizzonti. Da qualche tempo testi cos\u00ec illuminanti, da lasciare una traccia profonda, non ne vedo. La letteratura oggi, tranne qualche eccezione che sicuramente ci sar\u00e0, almeno me lo auguro, viene mescolata con la narrativa, meno impegnata a incidere e meno impegnativa da affrontare. 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