{"id":4232,"date":"2019-03-08T15:00:46","date_gmt":"2019-03-08T14:00:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4232"},"modified":"2023-04-24T20:20:03","modified_gmt":"2023-04-24T18:20:03","slug":"davide-grittani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/davide-grittani\/","title":{"rendered":"Davide Grittani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Scrittore, saggista e giornalista pugliese, ha esordito con \u201cRond\u00f2\u201d (1998, <a href=\"http:\/\/www.transeuropaedizioni.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Transeuropa edizioni<\/a>), cui hanno fatto seguito il saggio &#8220;<a href=\"http:\/\/www.transeuropaedizioni.it\/dettaglio_libro.php?id_libro=129\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">C&#8217;era un Paese che invidiavano tutti<\/a>&#8221; (2011, Transeuropa edizioni) e i romanzi \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/invece-io-libro-davide-grittani\/e\/9788867408733\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">E invece io<\/a>\u201d (2016, Biblioteca del vascello) e \u201c<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/rampicante-libro-davide-grittani\/e\/9788894922066\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">La rampicante<\/a>\u201d (2018, <a href=\"https:\/\/www.liberaria.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">LiberAria<\/a>, presentato al premio Strega dalla blogger, giornalista e scrittrice <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/giulia.ciarapica.942\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Giulia Ciarapica<\/a>).&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/rampicante-libro-davide-grittani\/e\/9788894922066\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4236 size-medium\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/9788894922066_0_0_300_75-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/logo_strega_19_testa.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4205\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/logo_strega_19_testa.png\" alt=\"\" width=\"166\" height=\"124\"><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4233\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Davide-Grittani_8.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abNel caso de La rampicante (LiberAria Edizioni; Pagg. 222; Prezzo di copertina 16,50; Candidato al Premio Strega 2019, presentato in concorso da Giulia Ciarapica) ho seguito le tracce di un grave episodio di cronaca avvenuto nei primi anni Novanta. Il suicidio di un trapiantato di cuore, un uomo che dopo aver scoperto da chi proveniva l\u2019organo che gli aveva salvato la vita aveva deciso di mettere fine alla propria esistenza. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il donatore era un malavitoso, anzi un assassino; ma era anche un potenziale donatore d\u2019organi. Il giorno in cui mor\u00ec, in un incidente d\u2019auto, gli trovarono la tessera dell\u2019Aido nel portafogli. La scienza non risponde a domande che hanno a che fare con l\u2019etica. La scrittura s\u00ec, almeno io ho cercato in questo romanzo. Ed ho scritto \u2013 capovolgendola da cima a fondo \u2013 una storia in cui il rapporto tra dare e avere ha un suo peso, cos\u00ec come hanno peso le domande sulla casualit\u00e0 e sulla ferocia della vita. L\u2019esistenza di una persona cambia radicalmente grazie a cose invisibili, cose quasi inutili. Ma sebbene cos\u00ec piccole e insignificanti, la loro potenza riesce a stravolgere il nostro modo di stare al mondo. L\u2019idea arriva in molti modi, bisogna saperla accettare ma al tempo stesso bisogna anche saperne dubitare. Di idee ne arrivano tante, e molte volte ci si innamora di cose che non meritano tutta la nostra attenzione. Ma quando succede, quando arriva quella luce ultraterrena che incendia la testa, il corpo e i tessuti di chi scrive\u2026 beh si riesce a riconoscerla da lontano, si avverte che quella cosa non ti lascer\u00e0 pi\u00f9 fino a quando non sar\u00e0 risolto il corpo a corpo con la scrittura. E il primo a saperlo \u00e8 proprio lo scrittore, il primo a esserne consapevole \u00e8 lui. A patto, per\u00f2, che si tratti di uno scrittore\u2026 perch\u00e9 altrimenti tutte queste cose che sto dicendo lasciano il tempo che trovano: l\u2019ispirazione retrocede a mestiere, il bisogno di raccontare diventa necessit\u00e0 di produrre\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abCome detto prima, il primo a saperlo \u00e8 proprio lo scrittore. Scatta un avvertimento naturale, un allarme biologico che informa che quello che cercavi \u2013 o stavi aspettando \u2013 \u00e8 arrivato. Un senso di compimento, non di soddisfazione. Ma di misura colma, come se nulla altro servisse per completare quello che si stava facendo. Al tempo stesso, oltre a questa valvola biologica esiste anche l\u2019apparato della vanit\u00e0. Autori che annunciano sui profili social che stanno iniziando o finendo un romanzo, che mettono le mani avanti su questo o quel personaggio, nemmeno stessero chiudendo un best seller da venti milioni di copie. Come dire, avvisano il pubblico. \u201cEcco, l\u2019ho fatto\u2026 lo sto consegnando all\u2019umanit\u00e0, ammesso che ne sia degna\u201d. Perch\u00e9 succede? Perch\u00e9 anche il rigore degli scrittori ha ceduto alla vanit\u00e0 dei social. Perch\u00e9 il pudore di chi, meglio di chiunque altro dovrebbe conoscere la fatica di lavorare all\u2019oscuro, cio\u00e8 un narratore, si \u00e8 trasformato in civetteria. E allora non arriva pi\u00f9 la parola conclusiva di chi scrive, ma il post in cui qualcuno dice di aver fatto qualcosa. Per me, di una tristezza infinita, inconsolabile. La scrittura \u00e8 silenzio, sacrificio, sobriet\u00e0, ombra. Poi tutto il resto, ammesso che il talento di scrivere se lo meriti davvero. Va detto che il livello dei lettori, cos\u00ec come quello degli scrittori e degli editori, si \u00e8 abbassato: cos\u00ec libri che trenta anni fa sarebbero stati rifiutati da tutti, oggi diventano riferimento del pensiero moderno. Ne deriva che la qualit\u00e0 media della narrativa italiana contemporanea, \u00e8 drasticamente scesa\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abChi scrive \u00e8 affetto da una specie di virus, lo sente circolare dentro se stesso dalla nascita. Poi, col tempo e con l\u2019et\u00e0 riesce a isolarlo, ma ce l\u2019ha da sempre. Se posso permettermi, porrei la domanda in un altro modo. Che cosa permette di distinguere il gioco dal lavoro, la pulsione personale dalla pubblicazione degna di un pubblico? Ecco, questa credo sia la domanda giusta. Quel virus di cui dicevo prima, credo ce l\u2019abbiamo in molti, quasi tutti. Ognuno di noi nasce con l\u2019intenzione di dover lasciare una traccia, nel modo e nella misura in cui meglio riuscir\u00e0 a farlo. Poi arriva un taglio netto, saper distinguere chi deve continuare a farlo per bisogno e piacere personale\u2026 e chi deve farlo perch\u00e9 ci\u00f2 che scrive ha un senso compiuto, collettivo, corale, utile agli altri. Una domanda a cui, purtroppo, non tutti hanno l\u2019umilt\u00e0 di rispondere. Ecco perch\u00e9 si pubblica cos\u00ec tanto e cos\u00ec male, e al tempo stesso si legge cos\u00ec poco e cos\u00ec distrattamente\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abPer me \u00e8 il vero tratto distintivo della scrittura. Il tono, la voce di un autore. Ci\u00f2 che attacca alla pagine, che mi tiene incollato ad esse, indipendentemente dalla storia e dalla trama. Se sento l\u2019autore, se riesce a parlarmi, sussurrando cose dentro le mie orecchie, chiedendomi di diventare suo complice per la durata di due o trecento pagine, allora un libro mi piace davvero. In caso contrario, lo leggo. Lo stile non \u00e8 un vincolo ma un patto, un patto tacito tra l\u2019autore e il lettore. Senza questo patto, non c\u2019\u00e8 libro. Senza una sintonia vera tra la voce che racconta e quella che ascolta (leggendo), i libri si assomigliano tutti: scadono in una banalit\u00e0 e in una mediocrit\u00e0 che la critica letteraria, ammesso che ne esista ancora una, farebbe bene a individuare con maggiore ferocia e nettezza. Un libro brutto \u00e8 brutto, non ci sono vie di mezzo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00abMagari non politico, ma certamente la letteratura \u00e8 un gesto civile. Non so credere e non posso credere a un libro diverso da quello a cui l\u2019autore affida, anche implicitamente, un allarme, un grido, una rivoluzione che auspicherebbe venisse fatta. Altrimenti, molto semplicemente, non scriverebbe. Anche in questo caso mi permetto di ricomporre la domanda, ponendola in questi termini: \u201cPerch\u00e9 i romanzi non sono pi\u00f9 un atto civile?\u201d Ecco, questo credo sia un punto molto importante. Questo Premio Strega, ad esempio, \u00e8 pieno di romanzi sui migranti e sul drammatico fenomeno sociale della migrazione dei popoli. Siccome il fenomeno dura ormai da venti anni, viene da chiedersi dov\u2019\u00e8 stata fino ad ora la letteratura? Perch\u00e9 si \u00e8 accorta solo adesso che avrebbe potuto recitare un ruolo, in questo gioco al massacro del pensiero civile? Mi viene in mente Il branco, il romanzo che il grande Andrea Carraro pubblic\u00f2 nel 1994 per Theoria allora di Severino Cesari e Paolo Repetti. Dopo quel romanzo, che parlava di uno stupro di gruppo commesso ai danni di due ragazze tedesche alle porte di Roma, il magazine Anna lanci\u00f2 una raccolta firme per trasformare lo stupro da reato contro la morale a reato contro la persona. Successe esattamente questo, cos\u00ec \u00e8 andata. Questa \u00e8 storia. Oggi il tenore medio della narrativa italiana \u00e8 improntato al cuore e all\u2019amicizia, all\u2019amore melenso e prodotto in scatola come cioccolatini, piuttosto che al clima, all\u2019alimentazione e ai ricordi dell\u2019infanzia. Come se si avesse timore di occuparsi di queste cose, come se si avesse timore di alzare l\u2019asticella della riflessione. Lo dico con molta amarezza, giacch\u00e9 La rampicante si occupa di trapianti di organo, del trasferimento di una identit\u00e0 da un uomo a un altro, del passaggio dei destini da un palmo all\u2019altro. Il primo romanzo che l\u2019ha fatto, dopo un vuoto incolmabile durato almeno trenta anni\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>[the_ad id=&#8217;4306&#8242;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrittore, saggista e giornalista pugliese, ha esordito con \u201cRond\u00f2\u201d (1998, Transeuropa edizioni), cui hanno fatto seguito il saggio &#8220;C&#8217;era un Paese che invidiavano tutti&#8221; (2011, Transeuropa edizioni) e i romanzi \u201cE invece io\u201d (2016, Biblioteca del vascello) e \u201cLa rampicante\u201d (2018, LiberAria, presentato al premio Strega dalla blogger, giornalista e scrittrice Giulia Ciarapica).&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? \u00abNel caso de La rampicante (LiberAria Edizioni; Pagg. 222; Prezzo di copertina 16,50; Candidato al Premio Strega 2019, presentato in concorso da Giulia Ciarapica) ho seguito le tracce di un grave episodio di cronaca avvenuto nei primi anni Novanta. Il suicidio di un trapiantato di cuore, un uomo che dopo aver scoperto da chi proveniva l\u2019organo che gli aveva salvato la vita aveva deciso di mettere fine alla propria esistenza. Perch\u00e9? Perch\u00e9 il donatore era un malavitoso, anzi un assassino; ma era anche un potenziale donatore d\u2019organi. Il giorno in cui mor\u00ec, in un incidente d\u2019auto, gli trovarono la tessera dell\u2019Aido nel portafogli. La scienza non risponde a domande che hanno a che fare con l\u2019etica. La scrittura s\u00ec, almeno io ho cercato in questo romanzo. Ed ho scritto \u2013 capovolgendola da cima a fondo \u2013 una storia in cui il rapporto tra dare e avere ha un suo peso, cos\u00ec come hanno peso le domande sulla casualit\u00e0 e sulla ferocia della vita. L\u2019esistenza di una persona cambia radicalmente grazie a cose invisibili, cose quasi inutili. Ma sebbene cos\u00ec piccole e insignificanti, la loro potenza riesce a stravolgere il nostro modo di stare al mondo. L\u2019idea arriva in molti modi, bisogna saperla accettare ma al tempo stesso bisogna anche saperne dubitare. Di idee ne arrivano tante, e molte volte ci si innamora di cose che non meritano tutta la nostra attenzione. Ma quando succede, quando arriva quella luce ultraterrena che incendia la testa, il corpo e i tessuti di chi scrive\u2026 beh si riesce a riconoscerla da lontano, si avverte che quella cosa non ti lascer\u00e0 pi\u00f9 fino a quando non sar\u00e0 risolto il corpo a corpo con la scrittura. E il primo a saperlo \u00e8 proprio lo scrittore, il primo a esserne consapevole \u00e8 lui. A patto, per\u00f2, che si tratti di uno scrittore\u2026 perch\u00e9 altrimenti tutte queste cose che sto dicendo lasciano il tempo che trovano: l\u2019ispirazione retrocede a mestiere, il bisogno di raccontare diventa necessit\u00e0 di produrre\u00bb. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? \u00abCome detto prima, il primo a saperlo \u00e8 proprio lo scrittore. Scatta un avvertimento naturale, un allarme biologico che informa che quello che cercavi \u2013 o stavi aspettando \u2013 \u00e8 arrivato. Un senso di compimento, non di soddisfazione. Ma di misura colma, come se nulla altro servisse per completare quello che si stava facendo. Al tempo stesso, oltre a questa valvola biologica esiste anche l\u2019apparato della vanit\u00e0. Autori che annunciano sui profili social che stanno iniziando o finendo un romanzo, che mettono le mani avanti su questo o quel personaggio, nemmeno stessero chiudendo un best seller da venti milioni di copie. Come dire, avvisano il pubblico. \u201cEcco, l\u2019ho fatto\u2026 lo sto consegnando all\u2019umanit\u00e0, ammesso che ne sia degna\u201d. Perch\u00e9 succede? Perch\u00e9 anche il rigore degli scrittori ha ceduto alla vanit\u00e0 dei social. Perch\u00e9 il pudore di chi, meglio di chiunque altro dovrebbe conoscere la fatica di lavorare all\u2019oscuro, cio\u00e8 un narratore, si \u00e8 trasformato in civetteria. E allora non arriva pi\u00f9 la parola conclusiva di chi scrive, ma il post in cui qualcuno dice di aver fatto qualcosa. Per me, di una tristezza infinita, inconsolabile. La scrittura \u00e8 silenzio, sacrificio, sobriet\u00e0, ombra. Poi tutto il resto, ammesso che il talento di scrivere se lo meriti davvero. Va detto che il livello dei lettori, cos\u00ec come quello degli scrittori e degli editori, si \u00e8 abbassato: cos\u00ec libri che trenta anni fa sarebbero stati rifiutati da tutti, oggi diventano riferimento del pensiero moderno. Ne deriva che la qualit\u00e0 media della narrativa italiana contemporanea, \u00e8 drasticamente scesa\u00bb. C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d \u00abChi scrive \u00e8 affetto da una specie di virus, lo sente circolare dentro se stesso dalla nascita. Poi, col tempo e con l\u2019et\u00e0 riesce a isolarlo, ma ce l\u2019ha da sempre. Se posso permettermi, porrei la domanda in un altro modo. Che cosa permette di distinguere il gioco dal lavoro, la pulsione personale dalla pubblicazione degna di un pubblico? Ecco, questa credo sia la domanda giusta. Quel virus di cui dicevo prima, credo ce l\u2019abbiamo in molti, quasi tutti. Ognuno di noi nasce con l\u2019intenzione di dover lasciare una traccia, nel modo e nella misura in cui meglio riuscir\u00e0 a farlo. Poi arriva un taglio netto, saper distinguere chi deve continuare a farlo per bisogno e piacere personale\u2026 e chi deve farlo perch\u00e9 ci\u00f2 che scrive ha un senso compiuto, collettivo, corale, utile agli altri. Una domanda a cui, purtroppo, non tutti hanno l\u2019umilt\u00e0 di rispondere. Ecco perch\u00e9 si pubblica cos\u00ec tanto e cos\u00ec male, e al tempo stesso si legge cos\u00ec poco e cos\u00ec distrattamente\u00bb. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? \u00abPer me \u00e8 il vero tratto distintivo della scrittura. Il tono, la voce di un autore. Ci\u00f2 che attacca alla pagine, che mi tiene incollato ad esse, indipendentemente dalla storia e dalla trama. Se sento l\u2019autore, se riesce a parlarmi, sussurrando cose dentro le mie orecchie, chiedendomi di diventare suo complice per la durata di due o trecento pagine, allora un libro mi piace davvero. In caso contrario, lo leggo. Lo stile non \u00e8 un vincolo ma un patto, un patto tacito tra l\u2019autore e il lettore. Senza questo patto, non c\u2019\u00e8 libro. Senza una sintonia vera tra la voce che racconta e quella che ascolta (leggendo), i libri si assomigliano tutti: scadono in una banalit\u00e0 e in una mediocrit\u00e0 che la critica letteraria, ammesso che ne esista ancora una, farebbe bene a individuare con maggiore ferocia e nettezza. Un libro brutto \u00e8 brutto, non ci sono vie di mezzo\u00bb. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? \u00abMagari non politico, ma certamente la letteratura \u00e8 un gesto civile. Non so credere e non posso credere a un libro diverso da quello a cui l\u2019autore affida, anche implicitamente, un allarme, un grido, una rivoluzione che auspicherebbe venisse fatta. Altrimenti, molto semplicemente, non scriverebbe. Anche in questo caso mi permetto di ricomporre la domanda, ponendola in questi termini: \u201cPerch\u00e9 i romanzi non sono pi\u00f9 un atto civile?\u201d Ecco, questo credo sia un punto molto importante. Questo Premio Strega, ad esempio, \u00e8 pieno di romanzi sui migranti e sul drammatico fenomeno sociale della migrazione dei popoli. Siccome il fenomeno dura ormai da venti anni, viene da chiedersi dov\u2019\u00e8 stata fino ad ora la letteratura? Perch\u00e9 si \u00e8 accorta solo adesso che avrebbe potuto recitare un ruolo, in questo gioco al massacro del pensiero civile? Mi viene in mente Il branco, il romanzo che il grande Andrea Carraro pubblic\u00f2 nel 1994 per Theoria allora di Severino Cesari e Paolo Repetti. Dopo quel romanzo, che parlava di uno stupro di gruppo commesso ai danni di due ragazze tedesche alle porte di Roma, il magazine Anna lanci\u00f2 una raccolta firme per trasformare lo stupro da reato contro la morale a reato contro la persona. Successe esattamente questo, cos\u00ec \u00e8 andata. Questa \u00e8 storia. Oggi il tenore medio della narrativa italiana \u00e8 improntato al cuore e all\u2019amicizia, all\u2019amore melenso e prodotto in scatola come cioccolatini, piuttosto che al clima, all\u2019alimentazione e ai ricordi dell\u2019infanzia. Come se si avesse timore di occuparsi di queste cose, come se si avesse timore di alzare l\u2019asticella della riflessione. Lo dico con molta amarezza, giacch\u00e9 La rampicante si occupa di trapianti di organo, del trasferimento di una identit\u00e0 da un uomo a un altro, del passaggio dei destini da un palmo all\u2019altro. Il primo romanzo che l\u2019ha fatto, dopo un vuoto incolmabile durato almeno trenta anni\u00bb. 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