{"id":4247,"date":"2019-03-11T14:12:28","date_gmt":"2019-03-11T13:12:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4247"},"modified":"2023-04-24T20:20:03","modified_gmt":"2023-04-24T18:20:03","slug":"stefano-corbetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/stefano-corbetta\/","title":{"rendered":"Stefano Corbetta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Stefano Corbetta al suo secondo romanzo, dopo &#8220;<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/coccinelle-non-hanno-paura-libro-stefano-corbetta\/e\/9788862984843?inventoryId=58375653\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Le coccinelle non hanno paura<\/a>&#8221; (2017, Morellini), con &#8220;<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/sonno-bianco-libro-stefano-corbetta\/e\/9788898983360?inventoryId=119401783\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sonno bianco<\/a>&#8221; (2018, Hacca edizioni) \u00e8 presentato al Premio Strega da Ilaria Catastini.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Stefano-Corbetta-e1547589630635.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4250\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Stefano-Corbetta-e1547589630635-232x300.jpg\" alt=\"\" width=\"232\" height=\"300\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/logo_strega_19_testa.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4205\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/logo_strega_19_testa.png\" alt=\"\" width=\"166\" height=\"124\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/sonno-bianco-libro-stefano-corbetta\/e\/9788898983360?inventoryId=119401783\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4251\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/9788898983360_0_0_300_75-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Se \u00e8 pronta per essere modellata significa che ha superato la prova del tempo perch\u00e9 non comincio mai a lavorare su una storia se non ne ho testato prima il grado di ostinazione. La sensazione \u00e8 quindi di diffidenza iniziale, in qualche modo deve guadagnarsi la mia fiducia. Un\u2019idea ha sempre una doppia faccia e per conoscerla davvero inizio con lei un dialogo costante che pu\u00f2 durare settimane, a volte mesi. Capita di accoglierla, capita di abbandonarla, come con le persone.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per me non \u00e8 quasi mai evidente perch\u00e9 non ha a che fare con l&#8217;emotivit\u00e0, ma con un processo profondamente analitico. \u00c8 frutto di selezione, ha a che fare con il suono, deve evocare e nascondere nello stesso tempo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ho sempre scritto, ma in modo incostante, preferendo dedicare il tempo alla lettura e allo studio. Recensivo libri e concerti su un quotidiano locale e su alcuni siti specializzati. La musica occupava molto del mio tempo. Poi una mattina di settembre di nove anni fa ho deciso che era arrivato il momento di voltare pagina, direi quasi letteralmente. Si trattava di dare una forma pi\u00f9 precisa alle storie che mi pareva meritassero di essere raccontate.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile \u00e8 sempre la summa di elementi diversi. Credo che abbia a che fare con il modo in cui guardiamo il mondo, \u00e8 influenzato da ci\u00f2 che leggiamo, risponde a idea di poetica che costruiamo con il tempo. Diventa un vincolo quando permettiamo alla scrittura di prevaricare la storia, e quando accade non \u00e8 mai un bene: \u00e8 una storia che dovrebbe dettare lo stile.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La letteratura costringe le persone ad assumere punti di vista imprevisti, lo vedo tutti i giorni. Pu\u00f2 accadere che un libro cambi il modo di guardare una determinata realt\u00e0 o porti a considerare un&#8217;idea da una prospettiva differente. E se questo accade anche solo per una persona, allora ha necessariamente una ricaduta sulla societ\u00e0 in cui questa persona vive. Scrivere, fare arte, \u00e8 per sua natura un atto politico, pu\u00f2 spostare cio\u00e8 un&#8217;idea, e quindi il gesto. Troppo spesso vedo un atteggiamento di disillusione verso la narrativa contemporanea, un approccio che mi pare miope, un costume alla moda facile da assumere. Forse occorrerebbe pi\u00f9 attenzione, liquidare con sufficienza la letteratura del nostro tempo rischia di diventare un atto antipolitico. Del resto non tutti avevano capito al loro tempo Flaubert e Joyce.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad id=&#8217;4306&#8242;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stefano Corbetta al suo secondo romanzo, dopo &#8220;Le coccinelle non hanno paura&#8221; (2017, Morellini), con &#8220;Sonno bianco&#8221; (2018, Hacca edizioni) \u00e8 presentato al Premio Strega da Ilaria Catastini. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? 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C\u2019\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d Ho sempre scritto, ma in modo incostante, preferendo dedicare il tempo alla lettura e allo studio. Recensivo libri e concerti su un quotidiano locale e su alcuni siti specializzati. La musica occupava molto del mio tempo. Poi una mattina di settembre di nove anni fa ho deciso che era arrivato il momento di voltare pagina, direi quasi letteralmente. Si trattava di dare una forma pi\u00f9 precisa alle storie che mi pareva meritassero di essere raccontate. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile \u00e8 sempre la summa di elementi diversi. Credo che abbia a che fare con il modo in cui guardiamo il mondo, \u00e8 influenzato da ci\u00f2 che leggiamo, risponde a idea di poetica che costruiamo con il tempo. Diventa un vincolo quando permettiamo alla scrittura di prevaricare la storia, e quando accade non \u00e8 mai un bene: \u00e8 una storia che dovrebbe dettare lo stile. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? La letteratura costringe le persone ad assumere punti di vista imprevisti, lo vedo tutti i giorni. Pu\u00f2 accadere che un libro cambi il modo di guardare una determinata realt\u00e0 o porti a considerare un&#8217;idea da una prospettiva differente. E se questo accade anche solo per una persona, allora ha necessariamente una ricaduta sulla societ\u00e0 in cui questa persona vive. Scrivere, fare arte, \u00e8 per sua natura un atto politico, pu\u00f2 spostare cio\u00e8 un&#8217;idea, e quindi il gesto. Troppo spesso vedo un atteggiamento di disillusione verso la narrativa contemporanea, un approccio che mi pare miope, un costume alla moda facile da assumere. 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