{"id":4443,"date":"2019-05-04T20:19:18","date_gmt":"2019-05-04T18:19:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4443"},"modified":"2023-04-24T20:19:57","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:57","slug":"mario-fillioley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/mario-fillioley\/","title":{"rendered":"Mario Fillioley"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nella puntata di oggi di \u201cCinque domande, uno stile\u201d, Mario Fillioley porta una sana dose di ironia. Arguzia e capacit\u00e0 di osservare il mondo circostante costituiscono la cifra delle sue scritture (come direbbero quelli bravi a presentare gli intervistati pur di matematica non capendo un\u2019\u201dh\u201d, ma quella si sa, sarebbe questione grammaticale).<br \/>\nTraduce dall\u2019inglese e scrive in italiano, scrive in italiano e traduce dall\u2019inglese, talvolta in mutande, dice, altre volte vestito e nelle pause insegna, italiano, forse inglese. Cura il blog <a href=\"http:\/\/www.aciribiceci.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Aciribiceci<\/a> e lo si trova sul <a href=\"https:\/\/www.ilpost.it\/mariofillioley\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Post.it,<\/a> su \u201c<a href=\"https:\/\/24ilmagazine.ilsole24ore.com\/contributor\/mario-fillioley\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il<\/a>\u201d oltre che in libreria con gli scritti \u201cLotta di classe\u201d (2016, Minimum Fax) e \u201cLa Sicilia \u00e8 un\u2019isola per modo di dire\u201d (2018, Minimum Fax).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/45299004_10217290509405415_6784069344188956672_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4444\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/45299004_10217290509405415_6784069344188956672_n-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/45299004_10217290509405415_6784069344188956672_n-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/45299004_10217290509405415_6784069344188956672_n.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fino a ora non ho mai progettato storie o trame per delle storie. Certe volte mi viene una specie di urgenza di dire qualcosa, urgenza nel senso che devo sbrigarmi a dirla, altrimenti poi finisce che si perde nel flusso delle altre cose pensate e quindi in quel momento penso che sarebbe bello riuscire a fermarla con delle parole, evitare che se ne scappi via. Questa \u201ccosa\u201d , per me, di solito \u00e8 una specie di vignetta mentale, un dialogo, un aneddoto mio o di qualcun altro, reale o inventato, insomma qualcosa che \u00e8 in qualche modo legato al ricordo, al vissuto, lontano oppure di un minuto fa, e che poi si pu\u00f2 modificare con la fantasia, e che serve a fare da innesco per degli altri pensieri, che da vicino o da lontano sono collegati a questa scenetta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io credo che uno dei molti punti deboli delle cose che scrivo sia questo vezzo di cercare una chiosa. Non sono ancora abbastanza bravo a vigilare su me stesso quando scrivo, e sui finali vado avanti per euristiche, anzi diciamo proprio che vado avanti un po\u2019 a trucchetti. Uno di questi \u00e8 uscirsene appunto con dei finali buffoneschi, insomma con dei finali che si capisce che non sono dei finali ma la carnevalata di un finale, delle frasi un po\u2019 effetto che \u00e8 un po\u2019 come se annunciassero \u201cGuardate, mi sono vestita da finale, per\u00f2 cos\u00ec, tanto per scherzo\u201d. E poi fare in modo che in un punto successivo del libro o dell\u2019articolo o del racconto, oppure anche in un punto precedente, si recuperi una specie di continuit\u00e0 con quello che sembrava essersi concluso.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/0x300-1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4445\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/0x300-1-209x300.png\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\"><\/a><br \/>\n<strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>S\u00ec, c\u2019\u00e8 stato, Per qualche anno ho fatto il traduttore. Poi tradurre ha cominciato seriamente ad alienarmi, a crearmi scompensi nella vita quotidiana: quando traduci non hai orari, non devi vestirti per andare in ufficio, puoi stare tutto il giorno a casa con le mutande, farti crescere la barba e abbrutirti: ci siete tu, il libro e il computer, e questa cosa in realt\u00e0 ti porta a fissarti, a fare solo quello. Quindi ho smesso di tradurre e ho cominciato a fare l\u2019insegnante. Per\u00f2 mi sono accorto che proprio il gesto di mettermi davanti al computer a scrivere, a radunare la concentrazione, era una cosa che mi mancava moltissimo. Allora ho aperto un blog e ho cominciato a scrivere piccole cose mie. Credo che il momento sia stato esattamente questo, era la fine del 2011.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da principiante assoluto, posso dire che per me \u00e8 un dilemma: devi cercare la tua voce, devi in un certo senso \u201cavere\u201d una tua voce, quando scrivi secondo me \u00e8 come per i cantanti, che quando senti due note subito pensi \u201cAh, ma questo \u00e8 Franco Battiato\u201d. Allo stesso modo quando leggi due righe dovresti subito pensare: \u201cAh ma questo \u00e8 Philip Roth\u201d. Per\u00f2 allo stesso tempo si dovrebbe evitare di dire tutto con la stessa voce, cio\u00e8 non fare il verso a se stessi. Ci vuole bravura e credo molta applicazione: imparare a usare la voce tua per dire un po\u2019 tutto quello che vedono i tuoi occhi, senza restare impigliato nel modo di scrivere che ti sei costruito. In pratica credo si tratti di riuscire a rimanere spontanei.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/0x300.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4446\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/0x300-201x300.png\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La letteratura nel senso di poesia o di prosa d\u2019arte non saprei. \u00c8 da sempre una faccenda per pochi, come tutte le arti o le scienze teoriche. Secondo me a incidere molto nella societ\u00e0 \u00e8 l\u2019intrattenimento. I prodotti di intrattenimento effettivamente modellano l\u2019immaginario di molte persone, da ormai un sacco di tempo, almeno da quando esiste la societ\u00e0 di massa. Del resto le mode alla fine da cosa nascono? Di solito da prodotti di intrattenimento: musica, film, libri, teatro, no? L\u2019immaginario prodotto dall&#8217;intrattenimento mette in moto atteggiamenti, e soprattutto orienta i consumi, che \u00e8 una cosa enorme. Un prodotto di intrattenimento per\u00f2 che deve fare? Io credo che debba intrattenere e basta, non credo debba porsi altro scopo se non quello di intrattenere. Solo che a quel punto pu\u00f2 subentrare una china pericolosa: si creano prodotti di intrattenimento vacui o che addirittura rimbecilliscono quelli che ne fruiscono. Quindi \u00e8 difficilissimo prendere una posizione. L\u2019unica cosa che mi sembra di avere capito \u00e8 che quelli bravi ti intrattengono sempre in un modo che non \u00e8 mai del tutto stupido, nemmeno quando lo sembra.<\/em><\/p>\n<p>[the_ad id=&#8217;4448&#8242;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella puntata di oggi di \u201cCinque domande, uno stile\u201d, Mario Fillioley porta una sana dose di ironia. Arguzia e capacit\u00e0 di osservare il mondo circostante costituiscono la cifra delle sue scritture (come direbbero quelli bravi a presentare gli intervistati pur di matematica non capendo un\u2019\u201dh\u201d, ma quella si sa, sarebbe questione grammaticale). Traduce dall\u2019inglese e scrive in italiano, scrive in italiano e traduce dall\u2019inglese, talvolta in mutande, dice, altre volte vestito e nelle pause insegna, italiano, forse inglese. Cura il blog Aciribiceci e lo si trova sul Post.it, su \u201cIl\u201d oltre che in libreria con gli scritti \u201cLotta di classe\u201d (2016, Minimum Fax) e \u201cLa Sicilia \u00e8 un\u2019isola per modo di dire\u201d (2018, Minimum Fax). &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Fino a ora non ho mai progettato storie o trame per delle storie. Certe volte mi viene una specie di urgenza di dire qualcosa, urgenza nel senso che devo sbrigarmi a dirla, altrimenti poi finisce che si perde nel flusso delle altre cose pensate e quindi in quel momento penso che sarebbe bello riuscire a fermarla con delle parole, evitare che se ne scappi via. Questa \u201ccosa\u201d , per me, di solito \u00e8 una specie di vignetta mentale, un dialogo, un aneddoto mio o di qualcun altro, reale o inventato, insomma qualcosa che \u00e8 in qualche modo legato al ricordo, al vissuto, lontano oppure di un minuto fa, e che poi si pu\u00f2 modificare con la fantasia, e che serve a fare da innesco per degli altri pensieri, che da vicino o da lontano sono collegati a questa scenetta. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Io credo che uno dei molti punti deboli delle cose che scrivo sia questo vezzo di cercare una chiosa. Non sono ancora abbastanza bravo a vigilare su me stesso quando scrivo, e sui finali vado avanti per euristiche, anzi diciamo proprio che vado avanti un po\u2019 a trucchetti. Uno di questi \u00e8 uscirsene appunto con dei finali buffoneschi, insomma con dei finali che si capisce che non sono dei finali ma la carnevalata di un finale, delle frasi un po\u2019 effetto che \u00e8 un po\u2019 come se annunciassero \u201cGuardate, mi sono vestita da finale, per\u00f2 cos\u00ec, tanto per scherzo\u201d. E poi fare in modo che in un punto successivo del libro o dell\u2019articolo o del racconto, oppure anche in un punto precedente, si recuperi una specie di continuit\u00e0 con quello che sembrava essersi concluso. &nbsp; C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d S\u00ec, c\u2019\u00e8 stato, Per qualche anno ho fatto il traduttore. 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Da principiante assoluto, posso dire che per me \u00e8 un dilemma: devi cercare la tua voce, devi in un certo senso \u201cavere\u201d una tua voce, quando scrivi secondo me \u00e8 come per i cantanti, che quando senti due note subito pensi \u201cAh, ma questo \u00e8 Franco Battiato\u201d. Allo stesso modo quando leggi due righe dovresti subito pensare: \u201cAh ma questo \u00e8 Philip Roth\u201d. Per\u00f2 allo stesso tempo si dovrebbe evitare di dire tutto con la stessa voce, cio\u00e8 non fare il verso a se stessi. Ci vuole bravura e credo molta applicazione: imparare a usare la voce tua per dire un po\u2019 tutto quello che vedono i tuoi occhi, senza restare impigliato nel modo di scrivere che ti sei costruito. In pratica credo si tratti di riuscire a rimanere spontanei. &nbsp; In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? La letteratura nel senso di poesia o di prosa d\u2019arte non saprei. \u00c8 da sempre una faccenda per pochi, come tutte le arti o le scienze teoriche. Secondo me a incidere molto nella societ\u00e0 \u00e8 l\u2019intrattenimento. I prodotti di intrattenimento effettivamente modellano l\u2019immaginario di molte persone, da ormai un sacco di tempo, almeno da quando esiste la societ\u00e0 di massa. Del resto le mode alla fine da cosa nascono? Di solito da prodotti di intrattenimento: musica, film, libri, teatro, no? L\u2019immaginario prodotto dall&#8217;intrattenimento mette in moto atteggiamenti, e soprattutto orienta i consumi, che \u00e8 una cosa enorme. Un prodotto di intrattenimento per\u00f2 che deve fare? Io credo che debba intrattenere e basta, non credo debba porsi altro scopo se non quello di intrattenere. Solo che a quel punto pu\u00f2 subentrare una china pericolosa: si creano prodotti di intrattenimento vacui o che addirittura rimbecilliscono quelli che ne fruiscono. Quindi \u00e8 difficilissimo prendere una posizione. L\u2019unica cosa che mi sembra di avere capito \u00e8 che quelli bravi ti intrattengono sempre in un modo che non \u00e8 mai del tutto stupido, nemmeno quando lo sembra. 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