{"id":4462,"date":"2019-05-13T14:28:04","date_gmt":"2019-05-13T12:28:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4462"},"modified":"2023-04-24T20:19:57","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:57","slug":"brunella-schisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/brunella-schisa\/","title":{"rendered":"Brunella Schisa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In occasione dell&#8217;uscita del suo nuovo romanzo &#8220;Non essere ridicola&#8221; (2019, Giunti editore) risponde alle Cinque domande Brunella Schisa, traduttrice, giornalista di &#8220;Repubblica&#8221; per il &#8220;Venerd\u00ec&#8221; e scrittrice. Dopo avere esordito con &#8220;La donna in nero&#8221; (2006, Garzanti) ha pubblicato, tra gli altri, &#8220;Dopo ogni abbandono&#8221; (2009, Garzanti), &#8220;La scelta di Giulia&#8221; (2013, Mondadori) e &#8220;La nemica&#8221; (2017, Neri Pozza).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/autori_schisa.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4463 size-full\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/autori_schisa.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/autori_schisa.jpg 240w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/autori_schisa-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando mi viene l\u2019idea di un romanzo, in genere vengo presa dall\u2019ansia da prestazione e comincio a lavorarci sopra. Scrivendo soprattutto libri storici, appena decido il tema, comincio a raccogliere materiale. Il mio penultimo romanzo \u201cLa Nemica\u201d (Neri Pozza) era ambientato durante la Rivoluzione Francese, e ho studiato un anno prima di mettermi a scrivere. Prima di cominciare devo sempre sapere come comincia e come finisce la storia, il resto lo scopro scrivendo. Nell\u2019ultimo libro appena pubblicato, \u201cNon essere ridicola\u201d (Giunti Editore) essendo una storia completamente inventata, la prima sensazione \u00e8 stata di curiosit\u00e0 perch\u00e9 mi cimentavo in un genere nuovo.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788809883901_0_221_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4464 size-full\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788809883901_0_221_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"310\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788809883901_0_221_0_75.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788809883901_0_221_0_75-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I finali migliori sono quelli che lasciano il lettore interdetto perch\u00e9 vorrebbe che la storia continuasse. Io un paio di volte sono riuscita a farlo. Come dicevo, prima di cominciare a scrivere so sempre dove finisce la storia e non cambio idea. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io scrivo da sempre, per professione faccio la giornalista culturale. \u00c8 proprio per questo motivo, perch\u00e9 leggevo tanto, ho aspettato prima di cimentarmi nella scrittura di romanzi. Ho scritto saggi, introduzioni a libri da me curati, ma sono approdata al romanzo a cinquant\u2019anni. Ho avuto bisogno di una lunga gestazione <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile non \u00e8 mai un vincolo. \u00c8 la mia cifra, mi viene naturale, non c\u2019\u00e8 nulla di costruito. Non voglio dire che non curo la scrittura, la curo moltissimo ma lo stile \u00e8 \u201cdi default\u201d. Se volessi cambiarlo non ci riuscirei.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Certo, scrivere pu\u00f2 essere un atto politico, dipende dal genere. Non i libri di intrattenimento ma ci sono tanti romanzi che se non incidono sulla societ\u00e0, certamente aiutano a capirla. Ne cito soltanto uno : \u201cMiddle England\u201d di Jonathan Coe. Un romanzo che ripercorre gli anni 2000 attraverso diversi personaggi e racconta il disagio della classe media per le politiche dei laburisti e dei conservatori spiegando perfettamente come si \u00e8 arrivati alla Brexit.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/31QeD8z8lPL._BO1204203200_.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4465\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/31QeD8z8lPL._BO1204203200_.jpg\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"287\"><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788854511095_0_221_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4466\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788854511095_0_221_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"338\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788854511095_0_221_0_75.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/9788854511095_0_221_0_75-196x300.jpg 196w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell&#8217;uscita del suo nuovo romanzo &#8220;Non essere ridicola&#8221; (2019, Giunti editore) risponde alle Cinque domande Brunella Schisa, traduttrice, giornalista di &#8220;Repubblica&#8221; per il &#8220;Venerd\u00ec&#8221; e scrittrice. Dopo avere esordito con &#8220;La donna in nero&#8221; (2006, Garzanti) ha pubblicato, tra gli altri, &#8220;Dopo ogni abbandono&#8221; (2009, Garzanti), &#8220;La scelta di Giulia&#8221; (2013, Mondadori) e &#8220;La nemica&#8221; (2017, Neri Pozza). Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Quando mi viene l\u2019idea di un romanzo, in genere vengo presa dall\u2019ansia da prestazione e comincio a lavorarci sopra. Scrivendo soprattutto libri storici, appena decido il tema, comincio a raccogliere materiale. Il mio penultimo romanzo \u201cLa Nemica\u201d (Neri Pozza) era ambientato durante la Rivoluzione Francese, e ho studiato un anno prima di mettermi a scrivere. Prima di cominciare devo sempre sapere come comincia e come finisce la storia, il resto lo scopro scrivendo. Nell\u2019ultimo libro appena pubblicato, \u201cNon essere ridicola\u201d (Giunti Editore) essendo una storia completamente inventata, la prima sensazione \u00e8 stata di curiosit\u00e0 perch\u00e9 mi cimentavo in un genere nuovo. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? I finali migliori sono quelli che lasciano il lettore interdetto perch\u00e9 vorrebbe che la storia continuasse. Io un paio di volte sono riuscita a farlo. Come dicevo, prima di cominciare a scrivere so sempre dove finisce la storia e non cambio idea. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d Io scrivo da sempre, per professione faccio la giornalista culturale. \u00c8 proprio per questo motivo, perch\u00e9 leggevo tanto, ho aspettato prima di cimentarmi nella scrittura di romanzi. Ho scritto saggi, introduzioni a libri da me curati, ma sono approdata al romanzo a cinquant\u2019anni. Ho avuto bisogno di una lunga gestazione Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile non \u00e8 mai un vincolo. \u00c8 la mia cifra, mi viene naturale, non c\u2019\u00e8 nulla di costruito. Non voglio dire che non curo la scrittura, la curo moltissimo ma lo stile \u00e8 \u201cdi default\u201d. Se volessi cambiarlo non ci riuscirei. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Certo, scrivere pu\u00f2 essere un atto politico, dipende dal genere. Non i libri di intrattenimento ma ci sono tanti romanzi che se non incidono sulla societ\u00e0, certamente aiutano a capirla. Ne cito soltanto uno : \u201cMiddle England\u201d di Jonathan Coe. 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