{"id":454,"date":"2011-03-31T12:50:02","date_gmt":"2011-03-31T11:50:02","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=454"},"modified":"2021-11-24T14:33:05","modified_gmt":"2021-11-24T13:33:05","slug":"funambolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/funambolo\/","title":{"rendered":"Il funambolo"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/coverfb.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5446\" src=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/coverfb.jpg\" alt=\"\" width=\"248\" height=\"351\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/coverfb.jpg 248w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/03\/coverfb-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 248px) 100vw, 248px\" \/><\/a>(Illustrazione realizzata da Anna di Buono)<\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non ci sono angeli a raccogliermi qui in giro. Eppure Mikael mi diceva che in qualche modo sarebbero giunti a sollevarmi da terra senza ch&#8217;io potessi accorgermene, ecco perch\u00e9 si parlava di angeli e non di esseri umani, perch\u00e9 ci sono ma non li vedi n\u00e9 li senti.<br \/>\nAveva una voce profonda, e spesso, nel corso delle sue narrazioni bizzarre dava l&#8217;impressione che le parole date al mondo con una lentezza irritante, provenissero da molto lontano. Ma lo avevi l\u00ec davanti a te, a qualche passo, con una luce particolare negli occhi che si spegneva nel candore della barba folta e il suo ampio gesticolare che accompagnava la narrazione. Qualcuno accennava a prenderlo in giro, chiamandolo babbo natale, ma nessuno in fondo aveva il coraggio di pararselo di fronte. Talvolta i suoi scatti furenti ammutolivano la gente entro un raggio di centinaia di metri. Si diceva in giro che nella sua piena vigoria di giovent\u00f9 ebbe a che fare con una ventina di tipi sbronzi freschi di taverna che per gioco iniziarono a puntarlo con epiteti violenti fino a colpirlo tutt&#8217;insieme. Si narra che nessuno di quelli torn\u00f2 a casa sulle proprie gambe.<br \/>\nAveva una forza incredibile a dirsi, e si sussurrava possedesse la coda, ma io l&#8217;ho visto senza costume e non m&#8217;\u00e8 parso di scorgere nessuna coda, o altra roba del genere.<br \/>\nMi adott\u00f2 come un figlio dopo che di mia madre si perse ogni traccia, e sotto la sua ombra sono cresciuto. Io esile, fragile e piccolo, lui imponente e roboante in ogni gesto.<!--more--><br \/>\nEra incredibile come uno della sua stazza, enorme, riuscisse con la leggerezza propria delle etoiles parigine a volteggiare lungo un filo dal diametro irrisorio, sospeso a quindici metri da terra, tenendo tra le mani con estrema delicatezza un&#8217;asta che avrebbe sbilanciato pi\u00f9 uomini mesi in fila con i piedi piantati sull&#8217;asfalto liscio.<br \/>\nIndossava una calzamaglia bianca che mai nessuno avrebbe pensato di vestire eppure, la sua seconda pelle, come egli la definiva, lo rendeva ancora pi\u00f9 etereo nel passo. Rimaneva ugualmente etereo nella sua particolare danza sul filo che si piegava al suo passaggio, nonostante mettesse in mostra in ogni esibizione gli attributi taurini che tante donne avevano attratto lungo il corso dei suoi viaggi.<br \/>\nMi raccontava le sue alterne vicende al lume di un fal\u00f2 improvvisato, che spesso ci vedeva complici di un comune errabondo destino. Passati di citt\u00e0 in citt\u00e0, con i palmi delle mani tesi verso il fuoco irriverente per nasconderci al gelo delle notti d&#8217;inverno, mi raccontava che di figli in giro per l&#8217;Europa era certo averne avuto pi\u00f9 di mille, che il pittore spagnolo rimase estasiato dalla sua fisicit\u00e0 e volle dipingerlo all&#8217;istante, ma quel quadro si smarr\u00ec in una delle sue proverbiali fughe. Aveva figli a bizzeffe, diceva, ma nonostante ci\u00f2, soltanto per me utilizz\u00f2 il termine figliolo, con una dolcezza nel tono che mai gli ho sentito adoperare verso altri. Adorava vantarsi delle sue conquiste amorose, ed in genere adorava vantarsi delle sue imprese tout court.<br \/>\nEra nato per il circo, e il circo stesso era la sua vita.<br \/>\nQuando si ammal\u00f2 e la gamba sinistra inizi\u00f2 a cedere sotto il peso consistente della sua mole, ecco proprio in quell&#8217;istante, sono certo smise di vivere. E il suo sguardo inizi\u00f2 a nascondersi, e gli occhi, che avevano puntato migliaia di uomini come fossero soldati e donne di ogni razza e colore pronte a fare follie per lui, si posarono tristemente a terra. Mor\u00ec nell&#8217;inverno in cui gli dissero che un embolo avrebbe causato l&#8217;amputazione della gamba. Mor\u00ec in quell&#8217;istante e seduto nella poltrona rattoppata dall&#8217;esperienze di una vita inizi\u00f2 ad assillarmi. La sua voce gravava miseramente sul corpo che un tempo pareva invincibile e il tono imperioso inizi\u00f2 stridere alle mie orecchie a smuoverle, a scuoterle dicendomi che avrei dovuto prendere il suo posto, continuare l&#8217;arte che per generazioni era stata tramandata a coloro i quali possedevano nelle vene il suo sangue. Il mio, seppur differente, s&#8217;era adattato negli anni, e pulsava col suo stesso impeto, sebbene in un corpo piccino.<br \/>\nMi diceva che l&#8217;aria attorno a noi \u00e8 come una donna, che se la sai trattare ti sostiene, e si lega a te, t&#8217;abbraccia che neppure senti, ma sai bene di ritrovartela l\u00ec, in ogni occasione, e diceva anche che se per un solo istante tentenni e non hai fiducia in lei allora sei fottuto, e finisci spiaccicato a terra senza che nessun angelo possa fare granch\u00e9. Diceva che in tutti quegli anni l&#8217;aria l&#8217;aveva sostenuto, tenendolo sospeso, e diceva anche che l&#8217;unica volta in cui inciamp\u00f2 su se stesso era perch\u00e9 abbagliato da uno sguardo nascosto nell&#8217;ultima fila tra spettatori ciarlieri e bestemmiatori indifferenti, uno sguardo che non fu pi\u00f9 in grado d&#8217;intravedere. Fu in quel momento che un angelo lo tenne per mano accompagnandolo a terra senza alcun danno. Sorrideva, sapeva bene, e lo leggeva nei miei occhi, ch&#8217;io non credevo affatto a quell&#8217;episodio, eppure in molti lo testimoniavano, che fosse caduto da almeno quindici metri planando come un airone sull&#8217;acqua. Ma il circo si sa, vive di leggende, di personaggi al limite del reale che intrecciano le loro storie con la fantasia pi\u00f9 estrema. Come la vicenda di Marcus che si narrava riuscisse a sostenere con l&#8217;enorme membro la sua donna che seppur minuta sedeva comodamente sulla protuberanza del maschio. Di storie simili le notti di Mikael erano piene.<br \/>\nE mi accompagnavano lungo il sonno ingenuo d&#8217;un bambino che poco conosceva le strade della citt\u00e0 e tanto pisci\u00f2 spazzava via dalle piccole stradine delle mini metropoli circensi in movimento.<br \/>\nQuando si spense non ero accanto a lui, perch\u00e9 il pubblico mi reclamava come il nuovo re del cielo, senza che alle orecchie della gente sembrasse blasfemo. L&#8217;aria mi teneva sospeso e la consapevolezza di avere una nidiata d&#8217;angeli attorno mi guidava lungo il cammino.<br \/>\nEppure adesso che per un istante il mio passo tentenna non scorgo angeli attorno a me. Nessuno mi sostiene e il centro della pista inesorabilmente si avvicina e mi ritorna alla mente per l&#8217;ultima volta lo sguardo canzonatorio di Mikael, il funambolo che sempre m&#8217;ingann\u00f2.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Illustrazione realizzata da Anna di Buono) Non ci sono angeli a raccogliermi qui in giro. Eppure Mikael mi diceva che in qualche modo sarebbero giunti a sollevarmi da terra senza ch&#8217;io potessi accorgermene, ecco perch\u00e9 si parlava di angeli e non di esseri umani, perch\u00e9 ci sono ma non li vedi n\u00e9 li senti. Aveva una voce profonda, e spesso, nel corso delle sue narrazioni bizzarre dava l&#8217;impressione che le parole date al mondo con una lentezza irritante, provenissero da molto lontano. Ma lo avevi l\u00ec davanti a te, a qualche passo, con una luce particolare negli occhi che si spegneva nel candore della barba folta e il suo ampio gesticolare che accompagnava la narrazione. Qualcuno accennava a prenderlo in giro, chiamandolo babbo natale, ma nessuno in fondo aveva il coraggio di pararselo di fronte. Talvolta i suoi scatti furenti ammutolivano la gente entro un raggio di centinaia di metri. Si diceva in giro che nella sua piena vigoria di giovent\u00f9 ebbe a che fare con una ventina di tipi sbronzi freschi di taverna che per gioco iniziarono a puntarlo con epiteti violenti fino a colpirlo tutt&#8217;insieme. Si narra che nessuno di quelli torn\u00f2 a casa sulle proprie gambe. Aveva una forza incredibile a dirsi, e si sussurrava possedesse la coda, ma io l&#8217;ho visto senza costume e non m&#8217;\u00e8 parso di scorgere nessuna coda, o altra roba del genere. Mi adott\u00f2 come un figlio dopo che di mia madre si perse ogni traccia, e sotto la sua ombra sono cresciuto. 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