{"id":4540,"date":"2019-06-06T13:55:18","date_gmt":"2019-06-06T11:55:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4540"},"modified":"2023-04-24T20:19:55","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:55","slug":"emanuela-canepa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/emanuela-canepa\/","title":{"rendered":"Emanuela Canepa"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La puntata di oggi di \u201cCinque domande, uno stile\u201d ospita Emanuela Canepa. Romana, vive a Padova dove lavora come bibliotecaria. Al suo esordio con il romanzo \u201cL\u2019animale femmina\u201d (2017, Einaudi stile libero) vince il premio Calvino Opera Prima per approdare in libreria per i tipi Einaudi con un notevolissimo riscontro di critica e pubblico.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/canepa.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-4541\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/canepa.jpg\" alt=\"\" width=\"430\" height=\"320\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/canepa.jpg 593w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/canepa-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 430px) 100vw, 430px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Credo di non poter rispondere a una domanda posta in questi termini perch\u00e9 non parto mai da un\u2019idea. Parto da una storia. E una storia, quando si presenta la prima volta, \u00e8 un organismo sporco e terroso, una sorta di golem appena estratto dal fango con un\u2019aria molto poco raccomandabile. Dovranno passare mesi, e pi\u00f9 spesso anni, prima di riuscire a plasmarla in qualcosa che puoi permetterti di presentare in pubblico. Per cui l\u2019approccio crociano a un\u2019Idea che in qualche modo si presenta a monte, prima della storia, pronta a fecondarla &#8211; ammesso che esista &#8211; purtroppo non appartiene al raggio delle mie esperienze o alle prassi della mia scrittura. Se invece ti accontenti del golem, allora posso provare a rispondere. Provo una sorta di fastidio, che immagino sia il risultato di una commistione fra entusiasmo e paura. O meglio ancora fra entusiasmo e terrore. Il terrore \u00e8 figlio di una precisa consapevolezza: sai che novecentonovantanove volte su mille l\u2019impulso che ora mostra qualche sembianza di vita morir\u00e0 di stenti prima ancora di vedere la luce. E anche se in quell\u2019istante ti sembra bello e sano, passata qualche ora, a volte qualche minuto, ti apparir\u00e0 per ci\u00f2 che \u00e8: una creatura nata gi\u00e0 morta. L\u2019entusiasmo invece dipende dalla coscienza che sta al lato opposto della parabola. C\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 remotissima che la storia possa prendere vita, gonfiarsi e crescere, sottraendo tempo ed energia alla tua. Ma se vuoi scrivere questa \u00e8 davvero la cosa migliore che possa accaderti. E quindi non me ne lamenter\u00f2.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sul momento no. Credo di aver scritto sempre frasi di chiusura inconsapevoli, nel senso che spesso aggiungo qualcosa. Qualche riga, a volte addirittura qualche paragrafo. E poi realizzo che sto proseguendo per puro abbrivio, e che la conclusione era gi\u00e0 arrivata. Come quando in macchina ti rendi conto, passando oltre uno svincolo, che hai appena superato la tua uscita. Per fortuna, scrivendo, le inversioni a U non costituiscono un pericolo per nessuno. Per cui si rimedia facilmente.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi mette sempre in difficolt\u00e0 questa domanda perch\u00e9 la consapevolezza del ruolo che volevo assegnare alla scrittura \u00e8 in netto contrasto con la mia esperienza di vita. Non ho mai sentito l\u2019esigenza di esprimere la cosa in termini di imperativo kantiano. Non ho mai pensato devo, che \u00e8 pur sempre un approccio che serve a stimolare coraggio e motivazione. La mia prospettiva \u00e8 sempre stata ontologica. Non devo ma sono. Sono una scrittrice. Poi per\u00f2, pur essendo all\u2019apparenza cos\u00ec determinata, mi sono presa il mio tempo, visto che sono un\u2019esordiente decisamente tardiva. Ma se mi chiedi come risolvo la contraddizione, davvero, non so cosa risponderti. Se non dicendo: \u00e8 andata cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La domanda mi fa sorridere perch\u00e9 proprio di recente la mia editor mi ha detto: a volte ho l\u2019impressione che la tua scrittura, il tuo stile appunto, vada a discapito della storia. Immagino intendesse dire che la ricerca di un certo effetto stilistico sembra avere il sopravvento sulle necessit\u00e0 della struttura narrativa. E poich\u00e9 ho grande rispetto per la sua opinione, direi che la risposta alla tua domanda potrebbe essere s\u00ec, \u00e8 proprio cos\u00ec. Pu\u00f2 diventare un vincolo. Resta il fatto che, da lettrice, lo stile \u00e8 quasi l\u2019unica cosa di cui mi importi. Quindi forse \u00e8 fisiologico che da scrittrice mi attenga alla stessa linea. O che perlomeno ci provi. Poi, se ci riesco, \u00e8 tutto da vedere.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Esistono gesti che non siano politici? Non credo. Non per la mia esperienza. Dunque certo, inevitabilmente anche la scrittura lo \u00e8. Come ogni altra manifestazione espressiva e inequivocabile del nostro modo di stare al mondo. Quanto al potere di incidenza della letteratura sulla realt\u00e0, devo essere sincera: non sono ottimista. Credo che sia ancora fondamentale per la qualit\u00e0 della vita di molti. Che sia anche capace di cambiare davvero le cose non sono sicura. Per\u00f2 spero sempre che i fatti mi smentiscano.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788806237349_0_221_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4542\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788806237349_0_221_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"359\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788806237349_0_221_0_75.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788806237349_0_221_0_75-185x300.jpg 185w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad id=&#8217;4515&#8242;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La puntata di oggi di \u201cCinque domande, uno stile\u201d ospita Emanuela Canepa. Romana, vive a Padova dove lavora come bibliotecaria. 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Per cui l\u2019approccio crociano a un\u2019Idea che in qualche modo si presenta a monte, prima della storia, pronta a fecondarla &#8211; ammesso che esista &#8211; purtroppo non appartiene al raggio delle mie esperienze o alle prassi della mia scrittura. Se invece ti accontenti del golem, allora posso provare a rispondere. Provo una sorta di fastidio, che immagino sia il risultato di una commistione fra entusiasmo e paura. O meglio ancora fra entusiasmo e terrore. Il terrore \u00e8 figlio di una precisa consapevolezza: sai che novecentonovantanove volte su mille l\u2019impulso che ora mostra qualche sembianza di vita morir\u00e0 di stenti prima ancora di vedere la luce. E anche se in quell\u2019istante ti sembra bello e sano, passata qualche ora, a volte qualche minuto, ti apparir\u00e0 per ci\u00f2 che \u00e8: una creatura nata gi\u00e0 morta. L\u2019entusiasmo invece dipende dalla coscienza che sta al lato opposto della parabola. C\u2019\u00e8 una possibilit\u00e0 remotissima che la storia possa prendere vita, gonfiarsi e crescere, sottraendo tempo ed energia alla tua. Ma se vuoi scrivere questa \u00e8 davvero la cosa migliore che possa accaderti. E quindi non me ne lamenter\u00f2. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Sul momento no. Credo di aver scritto sempre frasi di chiusura inconsapevoli, nel senso che spesso aggiungo qualcosa. Qualche riga, a volte addirittura qualche paragrafo. E poi realizzo che sto proseguendo per puro abbrivio, e che la conclusione era gi\u00e0 arrivata. Come quando in macchina ti rendi conto, passando oltre uno svincolo, che hai appena superato la tua uscita. Per fortuna, scrivendo, le inversioni a U non costituiscono un pericolo per nessuno. Per cui si rimedia facilmente. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d Mi mette sempre in difficolt\u00e0 questa domanda perch\u00e9 la consapevolezza del ruolo che volevo assegnare alla scrittura \u00e8 in netto contrasto con la mia esperienza di vita. Non ho mai sentito l\u2019esigenza di esprimere la cosa in termini di imperativo kantiano. Non ho mai pensato devo, che \u00e8 pur sempre un approccio che serve a stimolare coraggio e motivazione. La mia prospettiva \u00e8 sempre stata ontologica. Non devo ma sono. Sono una scrittrice. Poi per\u00f2, pur essendo all\u2019apparenza cos\u00ec determinata, mi sono presa il mio tempo, visto che sono un\u2019esordiente decisamente tardiva. Ma se mi chiedi come risolvo la contraddizione, davvero, non so cosa risponderti. Se non dicendo: \u00e8 andata cos\u00ec. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? La domanda mi fa sorridere perch\u00e9 proprio di recente la mia editor mi ha detto: a volte ho l\u2019impressione che la tua scrittura, il tuo stile appunto, vada a discapito della storia. Immagino intendesse dire che la ricerca di un certo effetto stilistico sembra avere il sopravvento sulle necessit\u00e0 della struttura narrativa. E poich\u00e9 ho grande rispetto per la sua opinione, direi che la risposta alla tua domanda potrebbe essere s\u00ec, \u00e8 proprio cos\u00ec. Pu\u00f2 diventare un vincolo. Resta il fatto che, da lettrice, lo stile \u00e8 quasi l\u2019unica cosa di cui mi importi. Quindi forse \u00e8 fisiologico che da scrittrice mi attenga alla stessa linea. O che perlomeno ci provi. Poi, se ci riesco, \u00e8 tutto da vedere. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Esistono gesti che non siano politici? Non credo. Non per la mia esperienza. Dunque certo, inevitabilmente anche la scrittura lo \u00e8. Come ogni altra manifestazione espressiva e inequivocabile del nostro modo di stare al mondo. Quanto al potere di incidenza della letteratura sulla realt\u00e0, devo essere sincera: non sono ottimista. Credo che sia ancora fondamentale per la qualit\u00e0 della vita di molti. Che sia anche capace di cambiare davvero le cose non sono sicura. 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