{"id":4573,"date":"2019-06-24T10:53:31","date_gmt":"2019-06-24T08:53:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4573"},"modified":"2023-04-24T20:19:53","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:53","slug":"francesca-maccani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/francesca-maccani\/","title":{"rendered":"Francesca Maccani"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Per la consueta rubrica &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; oggi \u00e8 ospite Francesca Maccani. Docente che ha potuto confrontare le diverse realt\u00e0 sociali e culturali del nostro paese, avendo insegnato sia in Trentino che in Sicilia, approda alla narrativa dopo il saggio scritto a quattro mani con Stefania Auci,&#8221;La cattiva scuola&#8221; (2017, Tl\u00f6n). Il suo primo romanzo \u00e8 &#8220;Fiori senza destino&#8221; (2019, SEM).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/64872110_10215144180623417_888182404835966976_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-4574\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/64872110_10215144180623417_888182404835966976_n.jpg\" alt=\"\" width=\"328\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/64872110_10215144180623417_888182404835966976_n.jpg 720w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/64872110_10215144180623417_888182404835966976_n-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 328px) 100vw, 328px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><br><em><br>Quando un&#8217;idea in particolare si fa largo fra le altre, quando tutto sembra confluire su una particolare scelta, la scrittura fluisce, comincia a delinearsi chiaramente ci\u00f2 che si vuole raccontare, l&#8217;adrenalina aumenta e si fatica a staccarsi dalla propria storia. I personaggi cominciano a prendere vita, a far e parte del tuo quotidiano, li immagini, ti arriva chiara la loro voce.<\/em><br><em>Allora credo realizzi di essere nel bel mezzo di una creazione, di una storia che comincia a prendere forma.<\/em><br><em>Nel mio caso, ho scritto il finale poco dopo aver iniziato a stendere la bozza del romanzo. Avevo poche cose chiare ma come dovesse finire la storia era per me evidente fin da subito.<\/em><br><em>Volevo ricreare quella sensazione di liberazione che si respira nel finale de I 400 colpi di Truffaut. Non volevo un lieto fine, non sarebbe stato adatto al mio romanzo, volevo una grossa boccata di ossigeno, quello s\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><br><em><br>Nel mio caso \u00e8 stato sia evidente che necessario.<\/em><br><em>Avevo bisogno di mettere la parola fine nel modo pi\u00f9 giusto possibile per i personaggi e soprattutto per me. Dovevo congedarmi da quelle storie e dovevo farlo nel modo che avevo in mente fin da subito.<\/em><br><em>Ho avuto sempre chiara la scena finale del mio romanzo, quasi come se l&#8217;avessi vissuta davvero<\/em><br><em>Questo mi ha aiutata molto a scriverne.<\/em><br><em>Ho molta dimestichezza col luogo, coi suoi colori e odori.<\/em><br><em>Semplicemente ho immaginato di essere l\u00ec e ho siglato l&#8217;epilogo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><br><em><br>In realt\u00e0 \u00e8 un impulso che sento da sempre, fin da piccola. La scrittura \u00e8 sempre stata il mio mezzo d&#8217;espressione privilegiato, italiano era la mia materia preferita, ho studiato lettere, ho sempre scritto racconti e articoli per periodici, poi un bel giorno un amico mi ha detto &#8220;Quando lo metti gi\u00f9 un bel romanzo?&#8221; L&#8217;ho preso per pazzo, io non mi sentivo all&#8217;altezza di scrivere un libro vero e proprio.<\/em><br><em>A poco a poco l&#8217;idea per\u00f2 si \u00e8 fatta azione concreta. Mi sono cimentata, un altro amico mi ha segnalata ad alcune case editrici dopo essersi innamorato del mio romanzo e da l\u00ec \u00e8 stato tutto un susseguirsi di emozioni straordinarie, da ultima la finale del Premio Berto, la settimana prossima.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile per me pi\u00f9 che un vincolo \u00e8 stato una grande guida, i miei binari.<br>Credo che la parte meglio riuscita del mio romanzo siano le voci dei ragazzi e quelle hanno un loro carattere e una lingua sui generis che ho faticato a maneggiare. Col senno di poi per\u00f2 devo ammettere che lavorare cos\u00ec tanto sull&#8217;espressione mi \u00e8 servito a essere molto pi\u00f9 attenta agli scambi linguistici e all&#8217;interazione.<br>Ho potenziato la mia memoria uditiva e rispolverato l&#8217;artificio della regressione verghiana che tanto avevo apprezzato sui banchi del liceo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Questa \u00e8 una domanda alla quale fatico a dare risposta. Da idealista quale sono vorrei poter rispondere che la letteratura ricopre un ruolo fondamentale nella societ\u00e0. Quanto alla scrittura come gesto politico mi fa pensare solo al fatto che in questo periodo assisto pi\u00f9 a eventi di censura che a libere espressioni di pensiero. Non vorrei scomodare gli articoli 21 e 33 della costituzione ma forse varrebbe la pena di ricordare che il libero pensiero prevede anche di poter essere in dissenso con l&#8217;attuale deriva politica.<\/em><br><em>Credo invece che leggere, educare a leggere sia un&#8217;arma potente che va affinata sempre pi\u00f9. I libri a me hanno sempre salvato la vita nei momenti bui e soprattutto mi hanno insegnato a stare bene con me stessa e a pensare con la mia testa.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788893901420_0_0_485_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4575\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788893901420_0_0_485_75.jpg\" alt=\"\" width=\"318\" height=\"485\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788893901420_0_0_485_75.jpg 318w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/9788893901420_0_0_485_75-197x300.jpg 197w\" sizes=\"(max-width: 318px) 100vw, 318px\" \/><\/a><\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per la consueta rubrica &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221; oggi \u00e8 ospite Francesca Maccani. Docente che ha potuto confrontare le diverse realt\u00e0 sociali e culturali del nostro paese, avendo insegnato sia in Trentino che in Sicilia, approda alla narrativa dopo il saggio scritto a quattro mani con Stefania Auci,&#8221;La cattiva scuola&#8221; (2017, Tl\u00f6n). Il suo primo romanzo \u00e8 &#8220;Fiori senza destino&#8221; (2019, SEM). &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?Quando un&#8217;idea in particolare si fa largo fra le altre, quando tutto sembra confluire su una particolare scelta, la scrittura fluisce, comincia a delinearsi chiaramente ci\u00f2 che si vuole raccontare, l&#8217;adrenalina aumenta e si fatica a staccarsi dalla propria storia. I personaggi cominciano a prendere vita, a far e parte del tuo quotidiano, li immagini, ti arriva chiara la loro voce.Allora credo realizzi di essere nel bel mezzo di una creazione, di una storia che comincia a prendere forma.Nel mio caso, ho scritto il finale poco dopo aver iniziato a stendere la bozza del romanzo. Avevo poche cose chiare ma come dovesse finire la storia era per me evidente fin da subito.Volevo ricreare quella sensazione di liberazione che si respira nel finale de I 400 colpi di Truffaut. Non volevo un lieto fine, non sarebbe stato adatto al mio romanzo, volevo una grossa boccata di ossigeno, quello s\u00ec. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?Nel mio caso \u00e8 stato sia evidente che necessario.Avevo bisogno di mettere la parola fine nel modo pi\u00f9 giusto possibile per i personaggi e soprattutto per me. Dovevo congedarmi da quelle storie e dovevo farlo nel modo che avevo in mente fin da subito.Ho avuto sempre chiara la scena finale del mio romanzo, quasi come se l&#8217;avessi vissuta davveroQuesto mi ha aiutata molto a scriverne.Ho molta dimestichezza col luogo, coi suoi colori e odori.Semplicemente ho immaginato di essere l\u00ec e ho siglato l&#8217;epilogo. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201dIn realt\u00e0 \u00e8 un impulso che sento da sempre, fin da piccola. La scrittura \u00e8 sempre stata il mio mezzo d&#8217;espressione privilegiato, italiano era la mia materia preferita, ho studiato lettere, ho sempre scritto racconti e articoli per periodici, poi un bel giorno un amico mi ha detto &#8220;Quando lo metti gi\u00f9 un bel romanzo?&#8221; L&#8217;ho preso per pazzo, io non mi sentivo all&#8217;altezza di scrivere un libro vero e proprio.A poco a poco l&#8217;idea per\u00f2 si \u00e8 fatta azione concreta. Mi sono cimentata, un altro amico mi ha segnalata ad alcune case editrici dopo essersi innamorato del mio romanzo e da l\u00ec \u00e8 stato tutto un susseguirsi di emozioni straordinarie, da ultima la finale del Premio Berto, la settimana prossima. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile per me pi\u00f9 che un vincolo \u00e8 stato una grande guida, i miei binari.Credo che la parte meglio riuscita del mio romanzo siano le voci dei ragazzi e quelle hanno un loro carattere e una lingua sui generis che ho faticato a maneggiare. Col senno di poi per\u00f2 devo ammettere che lavorare cos\u00ec tanto sull&#8217;espressione mi \u00e8 servito a essere molto pi\u00f9 attenta agli scambi linguistici e all&#8217;interazione.Ho potenziato la mia memoria uditiva e rispolverato l&#8217;artificio della regressione verghiana che tanto avevo apprezzato sui banchi del liceo. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Questa \u00e8 una domanda alla quale fatico a dare risposta. Da idealista quale sono vorrei poter rispondere che la letteratura ricopre un ruolo fondamentale nella societ\u00e0. 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