{"id":4626,"date":"2019-07-19T18:10:54","date_gmt":"2019-07-19T16:10:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4626"},"modified":"2019-07-19T18:21:16","modified_gmt":"2019-07-19T16:21:16","slug":"nero-su-nero-di-sciascia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/nero-su-nero-di-sciascia\/","title":{"rendered":"Nero su nero di Sciascia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nero su nero \u2022\u2022\u2022\u2022\u2022<br \/>\n\u2013 Leonardo Sciascia, 2018 \u2013 Adelphi \/ CDS \u2013 pp. 351 \u2013 \u20ac 6,90.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Nerosunero.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4627\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Nerosunero.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"360\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Nerosunero.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Nerosunero-184x300.jpg 184w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNero su nero\u00bb \u00e8 un testo da tenere sul comodino, da aprire alla bisogna, per individuare come allora lo scrittore sia riuscito a tracciare il solco del cammino che oggi ci conduce. L\u00e0 dove stiamo andando. Sciascia viaggia tra le pagine di questo libro e ci guida nei luoghi della sua infanzia, nel rifugio della campagna dove si diverte a costruire i suoi libretti. Ci accompagna lungo le strade della sua Parigi, poi ripiomba a Palermo e nelle incongruit\u00e0 della Sicilia, dell\u2019Italia. Un paese dolorosamente senza memoria preda d\u2019affanni e facili entusiasmi. Nelle arguzie che tracimano dal testo, nelle analisi di un becero trasformismo politico, ferocemente lucide, nel disincanto, nell\u2019amore per la storia, si traccia e definisce uno dei pi\u00f9 grandi pensatori (s\u2019esclude la parola intellettuale di facile dileggio in quest\u2019epoca) della cultura italiana, nonch\u00e9 splendido e preciso scrittore. Artista, precursore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab\u00c8 ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenti c&#8217;\u00e8 stata sempre penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l&#8217;olio e il vino dei contadini.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 6]<\/em><br \/>\n<em>\u00abSar\u00f2 un moralista \u2013 e dunque un qualunquista: ma mi pare che i particolari guai del nostro paese nascano tutti da una inveterata e continua doppiezza, da un vasto e inesauribile giuoco della doppia verit\u00e0 che partendo dall&#8217;alto soltanto si arresta l\u00e0 dove la verit\u00e0 non pu\u00f2 permettersi il lusso di essere doppia \u2013 ed \u00e8 una, inequivocabile: quella della povert\u00e0, del dolore. E appunto \u00e8 un giuoco che pu\u00f2 continuare a svolgersi e a scorrere, per anni, per decenni, grazie al fatto che detriti e veleni vanno a finire in basso, ad aggiungere miseria alla miseria, sofferenza alla sofferenza. A parte dunque quella verit\u00e0 che sta in fondo, a sopportare e a soffocare, non c&#8217;\u00e8 cosa o azione nel nostro paese che non sia viziata dalla doppiezza. \u00c8 una doppiezza propriamente \u00abcostituzionale\u00bb, che dal potere si dirama e moltiplica in perfetta circolarit\u00e0, tornando al potere come linfa nuova, depurata, come abbiamo detto, di quei detriti e veleni che vanno a finire in basso\u2026 Mai c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;epoca, mi pare, in cui come oggi quello che si dice ha pi\u00f9 importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l&#8217;avanguardia, ed \u00e8 un avanguardista; che un reazionario dica di essere per la rivoluzione, ed \u00e8 un rivoluzionario; che un mascalzone dica di essere per l&#8217;onest\u00e0, ed \u00e8 onesto. E se non si torna a chieder alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono; se non si torna a giudicare un&#8217;azione per quella che \u00e8, senza far caso se \u00e8 fatta con la mano sinistra (che sa quello che fa la destra) o con la mano destra (che sa quello che fa la sinistra), temo che nessuna riforma o rivolgimento varr\u00e0 a cavare il classico ragno dal classico buco: immagine del tutto pertinente alla situazione, e anzi da moltiplicare \u2013 tanti buchi, tanti ragni.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 21-2]<\/em><br \/>\n<em>\u00abQuando, accompagnato da un giovane, mi avvio verso la casa di B., vedo in piazza il monumento ad uno scrittore cui, circa un secolo e mezzo addietro, il paese ha dato i natali. Tra cinquant&#8217;anni faranno il monumento al mio amico, conserveranno la sua casa, i suoi libri, i suoi ricordi? Mi affiorano alla mente dei versi che Luis Cernuda scrisse in una situazione quasi uguale: \u00abLa sua vita gli si pu\u00f2 perdonare, poich\u00e9 \u00e8 morto del tutto; il suo lavoro ora conta, addomesticato al loro mondo, come altro oggetto vano, altro ornamento inutile&#8230; Meglio la distruzione, il fuoco\u00bb. La Spagna, la Sicilia. Graci\u00e1n diceva l&#8217;invidia malignidad hiemica: un male spagnuolo. Un male siciliano. Ma \u00e8 soltanto invidia il sentimento che da vivo, qui, riscuote lo scrittore, l&#8217;artista? Non c&#8217;\u00e8 anche, pi\u00f9 profonda, l&#8217;avversione per colui che osa rompere il silenzio?\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 33]<\/em><br \/>\n<em>\u00abCos\u00ec \u00e8: bisogna sempre aspettare che tra realt\u00e0 e poesia l\u2019equazione si compia.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 74]<\/em><br \/>\n<em>\u00abUn&#8217;idea morta produce pi\u00f9 fanatismo di un&#8217;idea viva; anzi soltanto quella morta ne produce. Poich\u00e9 gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte. E sono tanti, e talmente brulicano sulle cose morte, da dare a volte l&#8217;impressione della vita.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 97]<\/em><br \/>\n<em>\u00abSi \u00e8 cos\u00ec profondi, ormai, che non si vede pi\u00f9 niente. A forza di andare in profondit\u00e0, si \u00e8 sprofondati. Soltanto l&#8217;intelligenza, l&#8217;intelligenza che \u00e8 anche \u201cleggerezza\u201d, che sa essere \u201cleggera\u201d, pu\u00f2 sperare di risalire alla superficialit\u00e0, alla banalit\u00e0.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 168]<\/em><br \/>\n<em>\u00abLe radici del fascismo sono tante, si allungano e affondano in tante direzioni, in tanti strati: ma le pi\u00f9 forti e riconoscibili sono indubbiamente quelle che si diramano e si nutrono nell&#8217;intolleranza. E di intolleranza in Italia oggi ce n&#8217;\u00e8 tanta, troppa; al di l\u00e0 di quello che \u00e8 il caso di chiamare limite di tollerabilit\u00e0 dell&#8217;organismo sociale. E poco male se, a qualsiasi grado, si manifestasse soltanto tra individui, parti, fazioni ideologicamente lontane e nemiche; ma si manifesta anche, e pi\u00f9, tra vicini. E ancora c&#8217;\u00e8 da osservare che la destra, nelle sue variet\u00e0, ha un&#8217;interna tolleranza e solidariet\u00e0; mentre la sinistra \u00e8, in quella che dovrebbe essere la sua parte pi\u00f9 viva, tutta un accapigliarsi e scavalcarsi. Si dir\u00e0: appunto perch\u00e9 viva. Ma a volte si muore per troppa vitalit\u00e0.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 228-9]<\/em><br \/>\n<em>\u00abFilarsela dalla vita, non esserci pi\u00f9. Non ha voluto altro, vivendo; non ha pensato ad altro. Ed \u00e8 da questa estraneit\u00e0 che ha visto limpidamente la vita, che l&#8217;ha come ripetuta nelle sue pagine.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 316]<\/em><br \/>\n<em>\u00abOgni anno, qui in campagna, scrivere un libro \u2013 un piccolo libro \u2013 \u00e8 per me riposo e divertimento: quale ne sia l&#8217;oggetto, la materia. Il riposo e il divertimento della scrittura, il piacere di fare un testo (e questo piacere \u00e8, per un autore, la sola misura di quello che sar\u00e0 per il lettore e per il critico \u2013 ma per il critico che riuscir\u00e0 a non perdere la condizione di lettore \u2013 il piacere del testo). Ma questo su Moro mi ha dato una inquietudine che sconfinava nell&#8217;ossessione. E ne esco stanco: per\u00f2 con l&#8217;impaziente voglia di mettermi ad altra scrittura, ad altro testo.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 324]<\/em><br \/>\n<em>\u00abSi parla di politica. Il contadino mio vicino e mio amico a un certo punto dice: \u201cUna volta, qui in paese, c&#8217;era una famiglia di buoni mastri-muratori. Io avevo bisogno di murare e sono andato da loro. Mi dissero: noi non possiamo, abbiamo molto da fare; ti mandiamo Merulla \u2013 un muratore che conoscevo. E io dissi: e c&#8217;\u00e8 bisogno che me lo mandiate voi, Merulla? Ci vado io, a chiedergli di venire a lavorare da me\u201d. Fa una pausa e poi spiega la parabola: \u201cIo ho votato sempre partito comunista; ma alle ultime elezioni, il 13 di maggio, mi sono detto: e che bisogno ho di farmi portare dal partito comunista alla democrazia cristiana? Ci vado io\u201d.\u00bb<\/em><br \/>\n<em>[p. 329]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nero su nero \u2022\u2022\u2022\u2022\u2022 \u2013 Leonardo Sciascia, 2018 \u2013 Adelphi \/ CDS \u2013 pp. 351 \u2013 \u20ac 6,90. &nbsp; \u00abNero su nero\u00bb \u00e8 un testo da tenere sul comodino, da aprire alla bisogna, per individuare come allora lo scrittore sia riuscito a tracciare il solco del cammino che oggi ci conduce. L\u00e0 dove stiamo andando. Sciascia viaggia tra le pagine di questo libro e ci guida nei luoghi della sua infanzia, nel rifugio della campagna dove si diverte a costruire i suoi libretti. Ci accompagna lungo le strade della sua Parigi, poi ripiomba a Palermo e nelle incongruit\u00e0 della Sicilia, dell\u2019Italia. Un paese dolorosamente senza memoria preda d\u2019affanni e facili entusiasmi. Nelle arguzie che tracimano dal testo, nelle analisi di un becero trasformismo politico, ferocemente lucide, nel disincanto, nell\u2019amore per la storia, si traccia e definisce uno dei pi\u00f9 grandi pensatori (s\u2019esclude la parola intellettuale di facile dileggio in quest\u2019epoca) della cultura italiana, nonch\u00e9 splendido e preciso scrittore. Artista, precursore. \u00ab\u00c8 ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino. Ma di intelligenti c&#8217;\u00e8 stata sempre penuria; e dunque una certa malinconia, un certo rimpianto tutte le volte ci assalgono che ci imbattiamo in cretini adulterati, sofisticati. Oh i bei cretini di una volta! Genuini, integrali. Come il pane di casa. Come l&#8217;olio e il vino dei contadini.\u00bb [p. 6] \u00abSar\u00f2 un moralista \u2013 e dunque un qualunquista: ma mi pare che i particolari guai del nostro paese nascano tutti da una inveterata e continua doppiezza, da un vasto e inesauribile giuoco della doppia verit\u00e0 che partendo dall&#8217;alto soltanto si arresta l\u00e0 dove la verit\u00e0 non pu\u00f2 permettersi il lusso di essere doppia \u2013 ed \u00e8 una, inequivocabile: quella della povert\u00e0, del dolore. E appunto \u00e8 un giuoco che pu\u00f2 continuare a svolgersi e a scorrere, per anni, per decenni, grazie al fatto che detriti e veleni vanno a finire in basso, ad aggiungere miseria alla miseria, sofferenza alla sofferenza. A parte dunque quella verit\u00e0 che sta in fondo, a sopportare e a soffocare, non c&#8217;\u00e8 cosa o azione nel nostro paese che non sia viziata dalla doppiezza. \u00c8 una doppiezza propriamente \u00abcostituzionale\u00bb, che dal potere si dirama e moltiplica in perfetta circolarit\u00e0, tornando al potere come linfa nuova, depurata, come abbiamo detto, di quei detriti e veleni che vanno a finire in basso\u2026 Mai c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;epoca, mi pare, in cui come oggi quello che si dice ha pi\u00f9 importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l&#8217;avanguardia, ed \u00e8 un avanguardista; che un reazionario dica di essere per la rivoluzione, ed \u00e8 un rivoluzionario; che un mascalzone dica di essere per l&#8217;onest\u00e0, ed \u00e8 onesto. E se non si torna a chieder alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono; se non si torna a giudicare un&#8217;azione per quella che \u00e8, senza far caso se \u00e8 fatta con la mano sinistra (che sa quello che fa la destra) o con la mano destra (che sa quello che fa la sinistra), temo che nessuna riforma o rivolgimento varr\u00e0 a cavare il classico ragno dal classico buco: immagine del tutto pertinente alla situazione, e anzi da moltiplicare \u2013 tanti buchi, tanti ragni.\u00bb [p. 21-2] \u00abQuando, accompagnato da un giovane, mi avvio verso la casa di B., vedo in piazza il monumento ad uno scrittore cui, circa un secolo e mezzo addietro, il paese ha dato i natali. Tra cinquant&#8217;anni faranno il monumento al mio amico, conserveranno la sua casa, i suoi libri, i suoi ricordi? Mi affiorano alla mente dei versi che Luis Cernuda scrisse in una situazione quasi uguale: \u00abLa sua vita gli si pu\u00f2 perdonare, poich\u00e9 \u00e8 morto del tutto; il suo lavoro ora conta, addomesticato al loro mondo, come altro oggetto vano, altro ornamento inutile&#8230; Meglio la distruzione, il fuoco\u00bb. La Spagna, la Sicilia. Graci\u00e1n diceva l&#8217;invidia malignidad hiemica: un male spagnuolo. Un male siciliano. Ma \u00e8 soltanto invidia il sentimento che da vivo, qui, riscuote lo scrittore, l&#8217;artista? Non c&#8217;\u00e8 anche, pi\u00f9 profonda, l&#8217;avversione per colui che osa rompere il silenzio?\u00bb [p. 33] \u00abCos\u00ec \u00e8: bisogna sempre aspettare che tra realt\u00e0 e poesia l\u2019equazione si compia.\u00bb [p. 74] \u00abUn&#8217;idea morta produce pi\u00f9 fanatismo di un&#8217;idea viva; anzi soltanto quella morta ne produce. Poich\u00e9 gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte. E sono tanti, e talmente brulicano sulle cose morte, da dare a volte l&#8217;impressione della vita.\u00bb [p. 97] \u00abSi \u00e8 cos\u00ec profondi, ormai, che non si vede pi\u00f9 niente. A forza di andare in profondit\u00e0, si \u00e8 sprofondati. Soltanto l&#8217;intelligenza, l&#8217;intelligenza che \u00e8 anche \u201cleggerezza\u201d, che sa essere \u201cleggera\u201d, pu\u00f2 sperare di risalire alla superficialit\u00e0, alla banalit\u00e0.\u00bb [p. 168] \u00abLe radici del fascismo sono tante, si allungano e affondano in tante direzioni, in tanti strati: ma le pi\u00f9 forti e riconoscibili sono indubbiamente quelle che si diramano e si nutrono nell&#8217;intolleranza. E di intolleranza in Italia oggi ce n&#8217;\u00e8 tanta, troppa; al di l\u00e0 di quello che \u00e8 il caso di chiamare limite di tollerabilit\u00e0 dell&#8217;organismo sociale. E poco male se, a qualsiasi grado, si manifestasse soltanto tra individui, parti, fazioni ideologicamente lontane e nemiche; ma si manifesta anche, e pi\u00f9, tra vicini. E ancora c&#8217;\u00e8 da osservare che la destra, nelle sue variet\u00e0, ha un&#8217;interna tolleranza e solidariet\u00e0; mentre la sinistra \u00e8, in quella che dovrebbe essere la sua parte pi\u00f9 viva, tutta un accapigliarsi e scavalcarsi. Si dir\u00e0: appunto perch\u00e9 viva. Ma a volte si muore per troppa vitalit\u00e0.\u00bb [p. 228-9] \u00abFilarsela dalla vita, non esserci pi\u00f9. Non ha voluto altro, vivendo; non ha pensato ad altro. Ed \u00e8 da questa estraneit\u00e0 che ha visto limpidamente la vita, che l&#8217;ha come ripetuta nelle sue pagine.\u00bb [p. 316] \u00abOgni anno, qui in campagna, scrivere un libro \u2013 un piccolo libro \u2013 \u00e8 per me riposo e divertimento: quale ne sia l&#8217;oggetto, la materia. Il riposo e il divertimento della scrittura, il piacere di fare un testo (e questo piacere \u00e8, per un autore, la sola misura di quello che sar\u00e0 per il lettore e per il critico \u2013 ma per il critico che riuscir\u00e0 a non perdere la condizione di lettore \u2013 il piacere del testo). Ma questo su Moro mi ha dato una inquietudine che sconfinava nell&#8217;ossessione. E ne esco stanco: per\u00f2 con l&#8217;impaziente voglia di mettermi ad altra scrittura, ad altro testo.\u00bb [p. 324] \u00abSi parla di politica. Il contadino mio vicino e mio amico a un certo punto dice: \u201cUna volta, qui in paese, c&#8217;era una famiglia di buoni mastri-muratori. Io avevo bisogno di murare e sono andato da loro. Mi dissero: noi non possiamo, abbiamo molto da fare; ti mandiamo Merulla \u2013 un muratore che conoscevo. E io dissi: e c&#8217;\u00e8 bisogno che me lo mandiate voi, Merulla? Ci vado io, a chiedergli di venire a lavorare da me\u201d. Fa una pausa e poi spiega la parabola: \u201cIo ho votato sempre partito comunista; ma alle ultime elezioni, il 13 di maggio, mi sono detto: e che bisogno ho di farmi portare dal partito comunista alla democrazia cristiana? Ci vado io\u201d.\u00bb [p. 329]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[380],"tags":[545,1024,1026,1025,971,1023,1027,647,294],"class_list":["post-4626","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-romanzo","tag-adelphi","tag-caso-moro","tag-intellettuale","tag-italia","tag-leonardo-sciascia","tag-nero-su-nero","tag-pensatore","tag-saggio","tag-sellerio"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4626","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4626"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4626\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4628,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4626\/revisions\/4628"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4626"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4626"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4626"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}