{"id":4685,"date":"2019-09-05T20:15:05","date_gmt":"2019-09-05T18:15:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4685"},"modified":"2019-09-05T20:19:52","modified_gmt":"2019-09-05T18:19:52","slug":"il-mestiere-di-vivere-di-pavese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/il-mestiere-di-vivere-di-pavese\/","title":{"rendered":"Il mestiere di vivere di Pavese"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il mestiere di vivere \u2022\u2022\u2022\u2022\u2022<br \/>\n\u2013 Cesare Pavese, 2010 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 570 \u2013 \u20ac 16,00.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/ilmestieredivivere.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4686\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/ilmestieredivivere.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/ilmestieredivivere.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/ilmestieredivivere-178x300.jpg 178w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scorrere le pagine di un libro, avviarsi verso la conclusione con la mestizia di sapere che oltre l\u2019ultima pagina non si concluder\u00e0 una semplice storia ma il respiro dello stesso autore. Testo potente, ingarbugliato, confuso, pieno di rimandi, ritorni, conferme e autoaffermazioni, sconfitte e aspirazioni d\u2019oblio. Frammenti d\u2019esistenza di una delle menti pi\u00f9 illuminate della nostra letteratura. Poeta, profondamente poeta. Dolente, profondamente addolorato e alieno alla sua contemporaneit\u00e0 mondana. Eppure superbamente ironico, sprezzante talvolta, acuto, anticipatore, letterato di grande spessore.<br \/>\nIl mestiere di vivere \u00e8 un compendio. I dolori di un giovane non corrisposto, l\u2019amarezza della solitudine, le riflessioni d\u2019ampio respiro che da essa scaturiscono, l\u2019amore per la parola, da piegarsi, da possedere in ogni forma, la ricerca spasmodica di uno stile poetico, lo scolpire continuo, quotidiano, nei pensieri e nella forma, la riflessione sull\u2019esistenza, sulla sua vanit\u00e0, sulla sua devastante necessit\u00e0. D\u2019esserci, d\u2019essere, per poterne morire. Un testo da tenere accanto, da portare con s\u00e9, cos\u00ec come Pavese ha fatto, fino alla fine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c10 ottobre 1935 &#8211; in poesia non \u00e8 tutto prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto; e si crea, senza sapere con definita chiarezza come. [\u2026] 17 ottobre \u2013 Perch\u00e9 una cosa sola (tra le molte) mi pare insopportabile all\u2019artista: non sentirsi pi\u00f9 all\u2019inizio [\u2026] 17 febbraio 1936 \u2013 Ma tenersi in equilibrio, perch\u00e9 che cosa ha l\u2019uomo da vivere, se non appunto ci\u00f2 che ancora non vive? [\u2026] 24 aprile &#8211; Bisogna aver sentito la smania dell\u2019autodistruzione. Non parlo del suicidio: gente come noi innamorata della vita, dell\u2019imprevisto, del piacere di \u00abraccontarla\u00bb, non pu\u00f2 arrivare al suicidio se non per imprudenza. E poi, il suicidio appare ormai come uno di quegli eroismi mitici, di quelle favolose affermazioni | di una dignit\u00e0 dell\u2019uomo davanti al destino, che interessano statuariamente, ma ci lasciano a noi. L\u2019autodistruttore \u00e8 un tipo, insieme pi\u00f9 disperato e utilitario. L\u2019autodistruttore si sforza di scoprire entro di s\u00e9 ogni magagna, ogni vilt\u00e0, e di favorire queste disposizioni all\u2019annullamento, ricercandole, inebriandosene, godendole. L\u2019autod. \u00e8 in definitiva pi\u00f9 sicuro di s\u00e9 di ogni vincitore del passato; egli sa che il filo dell\u2019attaccamento all\u2019indomani, al possibile, al prodigioso futuro, \u00e8 un cavo pi\u00f9 robusto &#8211; trattandosi dell\u2019ultimo strattone &#8211; che non so quale fede o integrit\u00e0. L\u2019autodistr. \u00e8 soprattutto un commediante e un padrone di s\u00e9. Egli non lascia nessuna opportunit\u00e0 di sentirsi e di provarsi. \u00c8 un ottimista. Spera ogni cosa dalla vita, e si va accordando a rendere sotto le mani del caso futuro i suoni pi\u00f9 acuti o significativi. L\u2019autodistrutt. non pu\u00f2 sopportare la solitudine. Ma vive in un pericolo continuo; che lo sorprenda una smania di costruzione, di sistemazione, un imperativo morale. Allora soffre senza remissione, e potrebbe anche uccidersi [\u2026] &#8211; l\u2019unico modo di sfuggire all\u2019abisso \u00e8 di guardarlo e misurarlo e sondarlo e discendervi [\u2026] 17novembre 1937 \u2013 e sopratutto ricordarsi che far poesie \u00e8 come fare l\u2019amore: non si sapr\u00e0 mai se la propria gioia \u00e8 condivisa [\u2026] Il compenso di aver tanto sofferto \u00e8 che poi si muore come cani [\u2026] 1 dicembre &#8211; La mia felicit\u00e0 sarebbe perfetta, se non fosse la fuggente angoscia di frugarne il segreto per ritrovarla domani e sempre. Ma forse confondo: la mia felicit\u00e0 sta in quest\u2019angoscia. E ancora una volta mi ritorna la speranza che forse domani baster\u00e0 il ricordo [\u2026] 19 gennaio 1938 &#8211; La vera festa per una donna non \u00e8 andare a letto e godersi il membro &#8211; ma carezzare un tale e farsi accarezzare e montargli il capriccio e rifiutarsi. Questo piacere diventa poi delirante, se quel r tale \u00e8 disperatamente innamorato. E si capisce: chiavando si chiava e basta &#8211; una donna ha tutto da perdere; ma, troieggiando, si gode coi sensi, si asservisce l\u2019uomo, si trionfa del suo desiderio, si cresce di valore sessuale e si sa che domani, volendo, si potr\u00e0 sempre fottere. Cosa che per l\u2019uomo, non \u00e8 altrettanto sicura [\u2026] 17 giugno &#8211; L\u2019effetto del dolore (disgrazie, sofferenze, quando siano mentali) \u00e8 di creare un filo spinato nella mente e costringere i pensieri a evitare certe aree, per sfuggire alle angosce che vi regnano. In questo senso, soffrire limita l\u2019efficienza spirituale. Che, finito il dolore, la propria potenza si trovi accresciuta non \u00e8 poi tanto gloriosamente vero, anzitutto perch\u00e9 un certo indolenzimento nell\u2019area resta sempre, e una tendenza a evitare il malo passo, e poi perch\u00e9, se durante la pena non si \u00e8 acquistato nulla, non si vede come si possa acquistare dopo, nella normalit\u00e0. Il fatto \u00e8 questo, che si \u00e8 acquistata esperienza: la cosa cio\u00e8 pi\u00f9 astratta e vana. Quanto alla tempra, la si \u00e8 solo indebolita. Nessun carattere ha dopo un dolore la tempra che aveva prima. Come nessun corpo dopo una ferita ha la salute di prima, se non un indurimento esacerbato: il famoso stato corneo. Tutti questi grandi spiritualisti parlano in fondo di risultati materiali: nozioni su se stesso, sulla vita, massime che ci si d\u00e0, ecc. L\u2019efficienza, la tempra, la \u00abportata del ponte\u00bb, ognuno vede chiaramente che col dolore subisce soltanto una limitazione d\u2019attivit\u00e0, e quando ritorna ad avere campo libero non ha nemmeno il vantaggio di essersi rinvigorita con un riposo &#8211; dato che soffrire travaglia e lima anche se non lascia libero gioco [\u2026] 19 settembre &#8211; Gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura, sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interiore. Date una compagnia al solitario e parler\u00e0 pi\u00f9 di chiunque [\u2026] 29 settembre &#8211; Si odia ci\u00f2 che si teme, ci\u00f2 quindi che si pu\u00f2 essere, che si sente di essere un poco. Si odia se stessi. Le qualit\u00e0 pi\u00f9 interessanti e fertili di ciascuno, sono quelle che ciascuno pi\u00f9 odia in s\u00e9 e negli altri. Perch\u00e9 nell\u2019odio c\u2019\u00e8 tutto: amore, invidia, ignoranza, mistero e ansia di conoscere e possedere. L\u2019odio fa soffrire. Vincere l\u2019odio \u00e8 fare un passo nella conoscenza e padronanza di s\u00e9, \u00e8 giustificarsi e quindi cessare di soffrire. Soffrire \u00e8 sempre colpa nostra [\u2026] 9 ottobre &#8211; L\u2019arte di sviluppare i motivetti per risolverci a compiere le grandi azioni che ci sono necessarie. L\u2019arte di non farci | mai avvilire dalle reazioni altrui, ricordando che il valore di un sentimento \u00e8 giudizio nostro poich\u00e9 saremo noi a sentircelo, non chi interviene. L\u2019arte di mentire a noi stessi sapendo di mentire. L\u2019arte di guardare in faccia la gente, compresi noi stessi, come fossero personaggi di una nostra novella. L\u2019arte di ricordare sempre che, non contando noi nulla e non contando nulla nessuno degli altri, noi contiamo pi\u00f9 di ciascuno, semplicemente perch\u00e9 siamo noi. L\u2019arte di considerare la donna come la pagnotta: problema d\u2019astuzia. L\u2019arte di toccare fulmineamente il fondo del dolore, per risalire con un colpo di tallone. L\u2019arte di sostituire noi a ciascuno, e sapere quindi che ciascuno s\u2019interessa soltanto di s\u00e9. L\u2019arte di attribuire qualunque nostro gesto a un altro, per chiarirci all\u2019istante se \u00e8 sensato. L\u2019arte di fare a meno dell\u2019arte. L\u2019arte di essere solo [\u2026] 8 novembre &#8211; Non si pu\u00f2 conoscere il proprio stile, e usarlo. Si usa sempre uno stile preesistente, ma in un modo istintivo che ne plasma un altro attuale. Lo stile presente si conosce solo quando \u00e8 passato e definitivo e si torna a scorrerlo interpretandolo | cio\u00e8 chiarendosi come \u00e8 fatto. Ci\u00f2 che stiamo scrivendo \u00e8 sempre cieco. Se ci viene bene (se cio\u00e8 dopo, ritornandoci, lo stimeremo riuscito) non possiamo per il momento sapere. Semplicemente lo viviamo e va da s\u00e9 che le astuzie, gli accorgimenti che vi spendiamo, sono un altro stile composto in precedenza, estraneo alla sostanza di quello attuale. Scrivere \u00e8 consumare i cattivi stili adoperandoli. Ritornare sul gi\u00e0 scritto per correggere \u00e8 pericoloso: si giustapporrebbero cose diverse. Dunque non c\u2019\u00e8 tecnica? C\u2019\u00e8, ma il nuovo frutto che conta \u00e8 sempre un passo avanti sulla tecnica che conoscevamo e la sua polpa \u00e8 quella che ci nasce via via sotto la penna a nostra insaputa. Che noi conosciamo uno stile, vuol dire che ci siamo resa nota una parte del nostro mistero. E che ci siamo vietato di scrivere d\u2019or innanzi in questo stile. Verr\u00e0 il giorno in cui avremo portato alla luce tutto il n\/mistero e allora non sapremo pi\u00f9 scrivere, cio\u00e8 inventare lo stile [\u2026] 10 novembre \u2013 La letteratura \u00e8 una difesa contro le offese della vita [\u2026] 3 dicembre &#8211; Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri gi\u00e0 da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona gi\u00e0 nostra &#8211; che gi\u00e0 viviamo &#8211; e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi [\u2026] 15 maggio 1939 \u2013 La politica \u00e8 l\u2019arte del possibile. Tutta la vita \u00e8 politica [\u2026] 5 novembre &#8211; Perch\u00e9 ci \u00e8 ostico uno scrittore nuovo? Perch\u00e9 non sappiamo ancora evocare intorno a lui tutto il quadro contemplativo di una societ\u00e0 in cui abbandonarci fiduciosi [\u2026] 12 dicembre &#8211; Ogni artista cerca di smontare il meccanismo della sua tecnica per vedere come \u00e8 fatta e per servirsene, se mai, a freddo. Tuttavia, un\u2019opera d\u2019arte riesce soltanto quando per l\u2019artista essa ha qualcosa di misterioso. Naturale: la storia di un artista \u00e8 il successivo superamento della tecnica usata nell\u2019opera precedente, con una creazione che suppone una legge estetica pi\u00f9 complessa. L\u2019autocritica \u00e8 un mezzo di superare se stessi. L\u2019artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica \u00e8 un poveretto [\u2026] 3 gennaio 1940 &#8211; C\u2019\u00e8 un tipo abituato a pensare che niente gli sia dovuto, nemmeno in nome di un lavoro o di una fatica durata. Niente dagli altri sotto nessun pretesto, nemmeno dai beneficati, e quindi non d\u00e0 niente agli altri se non per suo piacere. Sono io [\u2026] 2 luglio \u2013 Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi [\u2026] 5 agosto \u2013 Segno certo d\u2019amore \u00e8 desiderare di conoscere, di rivivere, l\u2019infanzia dell\u2019altro [\u2026] 30 ottobre &#8211; Il dolore non \u00e8 affatto un privilegio, un segno di nobilt\u00e0, un ricordo di Dio. Il dolore \u00e8 una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l\u2019aria. E impalpabile, sfugge a ogni presa e a ogni lotta; vive nel tempo, \u00e8 la stessa cosa che il tempo; se ha dei sussulti e degli urli, li ha soltanto per lasciar meglio indifeso chi soffre, negli istanti che seguiranno, nei lunghi istanti in cui si riassapora lo strazio passato e si aspetta il successivo. Questi sussulti non sono il dolore propriamente detto, sono istanti di vitalit\u00e0 inventati dai nervi per far sentire la durata del dolore vero, la durata tediosa, esasperante, infinita del tempo-dolore. Chi soffre \u00e8 sempre in stato d\u2019attesa &#8211; attesa del sussulto e attesa del nuovo sussulto. Viene il momento che si preferisce la crisi dell\u2019urlo alla sua attesa. Viene il mo|mento che si grida senza necessit\u00e0, pur di rompere la corrente del tempo, pur di sentire che accade qualcosa, che la durata eterna del dolore bestiale si \u00e8 un istante interrotta &#8211; sia pure per intensificarsi. Qualche volta viene il sospetto che la morte &#8211; l\u2019inferno &#8211; consister\u00e0 ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternit\u00e0, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morir\u00e0 pi\u00f9. La forza dell\u2019indifferenza! &#8211; \u00e8 quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni d\u2019anni [\u2026] 4 maggio 1942 \u2013 Nell\u2019inquietudine dello sforzo di scrivere, ci\u00f2 che sostiene \u00e8 la certezza che nella pagina scritta resta qualcosa di non detto [\u2026] 17 settembre &#8211; Viviamo nel mondo delle cose, dei fatti, dei gesti, che \u00e8 il mondo del tempo. Il nostro sforzo incessante e inconsapevole \u00e8 un tendere fuori del tempo, all\u2019attimo estatico che realizza la nostra libert\u00e0. Accade che le cose i fatti i gesti &#8211; il passare del tempo &#8211; ci promettono di questi attimi, li rivestono, li incarnano. Essi divengono simboli della nostra libert\u00e0. Ognuno di noi ha una ricchezza di cose fatti e gesti che sono i simboli della sua felicit\u00e0 &#8211; essi non valgono per s\u00e9, per la loro naturalit\u00e0, ma c\u2019invitano ci chiamano, sono simboli. Il tempo arricchisce meravigliosamente questo mondo di segni, in quanto crea un gioco di prospettive che moltiplica il significato super temporale di questi simboli. Che \u00e8 quanto dire che non esistono simboli negativi, pessimistici, o semplicemente banali: il simbolo \u00e8 sempre attimo estatico, affermazione, centro [\u2026] 28 febbraio 1944 &#8211; Sono pi\u00f9 le cose di cui non scriviamo che quelle di cui scriviamo. Come la massa degli uomini si muove nel circolo delle sue preoccupazioni e vive sanamente i pi\u00f9 diversi problemi, cosi tu, sia pure malato di letteratura, non tratti altro per scritto che questioni letterarie e per tutto il resto ti muovi fra le tue preoccupazioni vivendole sanamente e coscienziosamente. Ecco come si pu\u00f2 smetterla con la stupida polemica contro i letterati e sostenere che anch\u2019essi sono uomini. Per lo meno quanto gli analfabeti o quelli che non scrivono [\u2026] 17 giugno \u2013 Si ottiene quel che non si cerca. Sempre [\u2026] 17 luglio &#8211; Vita dell\u2019inconscio. L\u2019opera che si riesce a fare, \u00e8 sempre un\u2019altra cosa. Si va avanti, di altra cosa in altra cosa, e l\u2019io profondo \u00e8 sempre intatto; se appare spossato, \u00e8 soltanto la fatica che lo scuote e confonde come un\u2019acqua che s\u2019intorbida, ma poi si schiarisce e torna, ambiguo, a trasparirne il fondo uguale. Non c\u2019\u00e8 modo di portarlo alla superficie; la superficie \u00e8 sempre soltanto un gioco vano di riflessi d\u2019altre cose [\u2026] 30 luglio &#8211; Ci\u00f2 che accade sentendo qualunque fatto naturale: il profumo di un fiore, lo stormire d\u2019un\u2019acqua, la delizia di un\u2019uva. La musica \u00e8 la pi\u00f9 materiale delle arti** giacch\u00e9 immateriale \u00e8 soltanto il pensiero e nella musica non ce n\u2019\u00e8 di cosciente. Essa tende a vestire la forma delle sue sensazioni come un simbolo, ma il paragone \u00e8 troppo largo e non lega mai. Difatti una musica compie perfettamente la sostituzione del 17 luglio di una cosa alla natura: al punto che nulla in natura vi equivale [\u2026] 1 marzo 1946 &#8211; Fessi gli etnologi che credono basti accostare le masse alle varie culture del passato &#8211; e del presente &#8211; per avvezzarle a capire e tollerare e uscire dal razzismo, dal nazionalismo, dall\u2019intolleranza. Le passioni collettive sono mosse da esigenze d\u2019interessi che si travestono di miti razziali e nazionali. E gli interessi non si cancellano [\u2026] 4 aprile &#8211; Ogni mattino &#8211; sotto forma di tanfo, umidiccio, tepore, lasciamo come uno stampo, come un corpo astrale, la stanchezza nel letto [\u2026] 27 giugno &#8211; tentazione dello scrittore &#8211; Aver scritto qualcosa che ti lascia come un fucile sparato, ancora scosso e riarso, vuotato di tutto te stesso, dove non solo hai scaricato tutto quello che sai di te stesso, ma quello che sospetti e supponi, e i sussulti, i fantasmi, l\u2019inconscio &#8211; averlo fatto con lunga fatica e tensione, con cautela di giorni e tremori e repentine scoperte e fallimenti e irrigidirsi di tutta la vita su quel punto accorgersi che tutto questo \u00e8 come nulla se un segno umano, una parola, una presenza non lo accoglie, lo scalda &#8211; e morir di freddo &#8211; parlare al deserto &#8211; essere solo notte e giorno come un morto [\u2026] 21 lugio 1947 \u2013 Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi [\u2026] 6 agosto &#8211; L\u2019interesse di un\u2019opera per chi la fa &#8211; e anche per chi la capisce &#8211; \u00e8 di vederla formarsi tra tendenze contrastanti, comporre e innestare queste tendenze, dar loro un senso formale &#8211; e il massimo dei contrasti \u00e8 fra l\u2019inconscio e il conscio (esigenze sociali, comunicative, etiche, ecc.) Un\u2019opera di mero inconscio &#8211; mero automatismo &#8211; \u00e8 irrespirabile, o un mero scherzo [\u2026] 10 agosto &#8211; I problemi che agitano una generazione si estinguono per la generazione successiva non perch\u00e9 siano stati risolti ma perch\u00e9 il disinteresse generale li abolisce [\u2026] 19 novembre 1948 &#8211; Nuova prova che per conoscere bisogna agire, per conoscere il mondo bisogna costruirlo. Attento a non credere che costruire significhi sovvertire, cambiare a tutti i costi. La scienza della realt\u00e0 \u00e8 la scienza del possibile, del progressivo, non dell\u2019agitarsi violento e vano [\u2026] 3 aprile 1949 &#8211; Dopo Cr. e dopo il Logos, la natura si fa staccata dalla sorgente mistica della forza e della vita (che viene ora dallo Spirito). E pronto il campo per la scienza moderna che constata e codifica la materialit\u00e0 l\u2019indifferenza della natura [\u2026] 25 marzo 1950 &#8211; Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perch\u00e9 un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudit\u00e0, miseria, inermit\u00e0, nulla.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mestiere di vivere \u2022\u2022\u2022\u2022\u2022 \u2013 Cesare Pavese, 2010 \u2013 Einaudi \u2013 pp. 570 \u2013 \u20ac 16,00. &nbsp; Scorrere le pagine di un libro, avviarsi verso la conclusione con la mestizia di sapere che oltre l\u2019ultima pagina non si concluder\u00e0 una semplice storia ma il respiro dello stesso autore. Testo potente, ingarbugliato, confuso, pieno di rimandi, ritorni, conferme e autoaffermazioni, sconfitte e aspirazioni d\u2019oblio. Frammenti d\u2019esistenza di una delle menti pi\u00f9 illuminate della nostra letteratura. Poeta, profondamente poeta. Dolente, profondamente addolorato e alieno alla sua contemporaneit\u00e0 mondana. Eppure superbamente ironico, sprezzante talvolta, acuto, anticipatore, letterato di grande spessore. Il mestiere di vivere \u00e8 un compendio. I dolori di un giovane non corrisposto, l\u2019amarezza della solitudine, le riflessioni d\u2019ampio respiro che da essa scaturiscono, l\u2019amore per la parola, da piegarsi, da possedere in ogni forma, la ricerca spasmodica di uno stile poetico, lo scolpire continuo, quotidiano, nei pensieri e nella forma, la riflessione sull\u2019esistenza, sulla sua vanit\u00e0, sulla sua devastante necessit\u00e0. D\u2019esserci, d\u2019essere, per poterne morire. Un testo da tenere accanto, da portare con s\u00e9, cos\u00ec come Pavese ha fatto, fino alla fine. \u201c10 ottobre 1935 &#8211; in poesia non \u00e8 tutto prevedibile e componendo si scelgono talvolta forme non per ragione veduta ma ad istinto; e si crea, senza sapere con definita chiarezza come. [\u2026] 17 ottobre \u2013 Perch\u00e9 una cosa sola (tra le molte) mi pare insopportabile all\u2019artista: non sentirsi pi\u00f9 all\u2019inizio [\u2026] 17 febbraio 1936 \u2013 Ma tenersi in equilibrio, perch\u00e9 che cosa ha l\u2019uomo da vivere, se non appunto ci\u00f2 che ancora non vive? [\u2026] 24 aprile &#8211; Bisogna aver sentito la smania dell\u2019autodistruzione. Non parlo del suicidio: gente come noi innamorata della vita, dell\u2019imprevisto, del piacere di \u00abraccontarla\u00bb, non pu\u00f2 arrivare al suicidio se non per imprudenza. E poi, il suicidio appare ormai come uno di quegli eroismi mitici, di quelle favolose affermazioni | di una dignit\u00e0 dell\u2019uomo davanti al destino, che interessano statuariamente, ma ci lasciano a noi. L\u2019autodistruttore \u00e8 un tipo, insieme pi\u00f9 disperato e utilitario. L\u2019autodistruttore si sforza di scoprire entro di s\u00e9 ogni magagna, ogni vilt\u00e0, e di favorire queste disposizioni all\u2019annullamento, ricercandole, inebriandosene, godendole. L\u2019autod. \u00e8 in definitiva pi\u00f9 sicuro di s\u00e9 di ogni vincitore del passato; egli sa che il filo dell\u2019attaccamento all\u2019indomani, al possibile, al prodigioso futuro, \u00e8 un cavo pi\u00f9 robusto &#8211; trattandosi dell\u2019ultimo strattone &#8211; che non so quale fede o integrit\u00e0. L\u2019autodistr. \u00e8 soprattutto un commediante e un padrone di s\u00e9. Egli non lascia nessuna opportunit\u00e0 di sentirsi e di provarsi. \u00c8 un ottimista. Spera ogni cosa dalla vita, e si va accordando a rendere sotto le mani del caso futuro i suoni pi\u00f9 acuti o significativi. L\u2019autodistrutt. non pu\u00f2 sopportare la solitudine. Ma vive in un pericolo continuo; che lo sorprenda una smania di costruzione, di sistemazione, un imperativo morale. Allora soffre senza remissione, e potrebbe anche uccidersi [\u2026] &#8211; l\u2019unico modo di sfuggire all\u2019abisso \u00e8 di guardarlo e misurarlo e sondarlo e discendervi [\u2026] 17novembre 1937 \u2013 e sopratutto ricordarsi che far poesie \u00e8 come fare l\u2019amore: non si sapr\u00e0 mai se la propria gioia \u00e8 condivisa [\u2026] Il compenso di aver tanto sofferto \u00e8 che poi si muore come cani [\u2026] 1 dicembre &#8211; La mia felicit\u00e0 sarebbe perfetta, se non fosse la fuggente angoscia di frugarne il segreto per ritrovarla domani e sempre. Ma forse confondo: la mia felicit\u00e0 sta in quest\u2019angoscia. E ancora una volta mi ritorna la speranza che forse domani baster\u00e0 il ricordo [\u2026] 19 gennaio 1938 &#8211; La vera festa per una donna non \u00e8 andare a letto e godersi il membro &#8211; ma carezzare un tale e farsi accarezzare e montargli il capriccio e rifiutarsi. Questo piacere diventa poi delirante, se quel r tale \u00e8 disperatamente innamorato. E si capisce: chiavando si chiava e basta &#8211; una donna ha tutto da perdere; ma, troieggiando, si gode coi sensi, si asservisce l\u2019uomo, si trionfa del suo desiderio, si cresce di valore sessuale e si sa che domani, volendo, si potr\u00e0 sempre fottere. Cosa che per l\u2019uomo, non \u00e8 altrettanto sicura [\u2026] 17 giugno &#8211; L\u2019effetto del dolore (disgrazie, sofferenze, quando siano mentali) \u00e8 di creare un filo spinato nella mente e costringere i pensieri a evitare certe aree, per sfuggire alle angosce che vi regnano. In questo senso, soffrire limita l\u2019efficienza spirituale. Che, finito il dolore, la propria potenza si trovi accresciuta non \u00e8 poi tanto gloriosamente vero, anzitutto perch\u00e9 un certo indolenzimento nell\u2019area resta sempre, e una tendenza a evitare il malo passo, e poi perch\u00e9, se durante la pena non si \u00e8 acquistato nulla, non si vede come si possa acquistare dopo, nella normalit\u00e0. Il fatto \u00e8 questo, che si \u00e8 acquistata esperienza: la cosa cio\u00e8 pi\u00f9 astratta e vana. Quanto alla tempra, la si \u00e8 solo indebolita. Nessun carattere ha dopo un dolore la tempra che aveva prima. Come nessun corpo dopo una ferita ha la salute di prima, se non un indurimento esacerbato: il famoso stato corneo. Tutti questi grandi spiritualisti parlano in fondo di risultati materiali: nozioni su se stesso, sulla vita, massime che ci si d\u00e0, ecc. L\u2019efficienza, la tempra, la \u00abportata del ponte\u00bb, ognuno vede chiaramente che col dolore subisce soltanto una limitazione d\u2019attivit\u00e0, e quando ritorna ad avere campo libero non ha nemmeno il vantaggio di essersi rinvigorita con un riposo &#8211; dato che soffrire travaglia e lima anche se non lascia libero gioco [\u2026] 19 settembre &#8211; Gli uomini che hanno una tempestosa vita interiore e non cercano sfogo o nei discorsi o nella scrittura, sono semplicemente uomini che non hanno una tempestosa vita interiore. Date una compagnia al solitario e parler\u00e0 pi\u00f9 di chiunque [\u2026] 29 settembre &#8211; Si odia ci\u00f2 che si teme, ci\u00f2 quindi che si pu\u00f2 essere, che si sente di essere un poco. Si odia se stessi. Le qualit\u00e0 pi\u00f9 interessanti e fertili di ciascuno, sono quelle che ciascuno pi\u00f9 odia in s\u00e9 e negli altri. Perch\u00e9 nell\u2019odio c\u2019\u00e8 tutto: amore, invidia, ignoranza, mistero e ansia di conoscere e possedere. L\u2019odio fa soffrire. Vincere l\u2019odio \u00e8 fare un passo nella conoscenza e padronanza di s\u00e9, \u00e8 giustificarsi e quindi cessare di soffrire. Soffrire \u00e8 sempre colpa nostra [\u2026] 9 ottobre &#8211; L\u2019arte di sviluppare i motivetti per risolverci a compiere le grandi azioni che ci sono necessarie. L\u2019arte di non farci | mai avvilire dalle reazioni altrui, ricordando che il valore di un sentimento \u00e8 giudizio nostro poich\u00e9 saremo noi a sentircelo, non chi interviene. L\u2019arte di mentire a noi stessi sapendo di mentire. L\u2019arte di guardare in faccia la gente, compresi noi stessi, come fossero personaggi di una nostra novella. L\u2019arte di ricordare sempre che, non contando noi nulla e non contando nulla nessuno degli altri, noi contiamo pi\u00f9 di ciascuno, semplicemente perch\u00e9 siamo noi. L\u2019arte di considerare la donna come la pagnotta: problema d\u2019astuzia. L\u2019arte di toccare fulmineamente il fondo del dolore, per risalire con un colpo di tallone. L\u2019arte di sostituire noi a ciascuno, e sapere quindi che ciascuno s\u2019interessa soltanto di s\u00e9. L\u2019arte di attribuire qualunque nostro gesto a un altro, per chiarirci all\u2019istante se \u00e8 sensato. L\u2019arte di fare a meno dell\u2019arte. L\u2019arte di essere solo [\u2026] 8 novembre &#8211; Non si pu\u00f2 conoscere il proprio stile, e usarlo. Si usa sempre uno stile preesistente, ma in un modo istintivo che ne plasma un altro attuale. Lo stile presente si conosce solo quando \u00e8 passato e definitivo e si torna a scorrerlo interpretandolo | cio\u00e8 chiarendosi come \u00e8 fatto. Ci\u00f2 che stiamo scrivendo \u00e8 sempre cieco. Se ci viene bene (se cio\u00e8 dopo, ritornandoci, lo stimeremo riuscito) non possiamo per il momento sapere. Semplicemente lo viviamo e va da s\u00e9 che le astuzie, gli accorgimenti che vi spendiamo, sono un altro stile composto in precedenza, estraneo alla sostanza di quello attuale. Scrivere \u00e8 consumare i cattivi stili adoperandoli. Ritornare sul gi\u00e0 scritto per correggere \u00e8 pericoloso: si giustapporrebbero cose diverse. Dunque non c\u2019\u00e8 tecnica? C\u2019\u00e8, ma il nuovo frutto che conta \u00e8 sempre un passo avanti sulla tecnica che conoscevamo e la sua polpa \u00e8 quella che ci nasce via via sotto la penna a nostra insaputa. Che noi conosciamo uno stile, vuol dire che ci siamo resa nota una parte del nostro mistero. E che ci siamo vietato di scrivere d\u2019or innanzi in questo stile. Verr\u00e0 il giorno in cui avremo portato alla luce tutto il n\/mistero e allora non sapremo pi\u00f9 scrivere, cio\u00e8 inventare lo stile [\u2026] 10 novembre \u2013 La letteratura \u00e8 una difesa contro le offese della vita [\u2026] 3 dicembre &#8211; Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri gi\u00e0 da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona gi\u00e0 nostra &#8211; che gi\u00e0 viviamo &#8211; e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi [\u2026] 15 maggio 1939 \u2013 La politica \u00e8 l\u2019arte del possibile. Tutta la vita \u00e8 politica [\u2026] 5 novembre &#8211; Perch\u00e9 ci \u00e8 ostico uno scrittore nuovo? Perch\u00e9 non sappiamo ancora evocare intorno a lui tutto il quadro contemplativo di una societ\u00e0 in cui abbandonarci fiduciosi [\u2026] 12 dicembre &#8211; Ogni artista cerca di smontare il meccanismo della sua tecnica per vedere come \u00e8 fatta e per servirsene, se mai, a freddo. Tuttavia, un\u2019opera d\u2019arte riesce soltanto quando per l\u2019artista essa ha qualcosa di misterioso. Naturale: la storia di un artista \u00e8 il successivo superamento della tecnica usata nell\u2019opera precedente, con una creazione che suppone una legge estetica pi\u00f9 complessa. L\u2019autocritica \u00e8 un mezzo di superare se stessi. L\u2019artista che non analizza e non distrugge continuamente la sua tecnica \u00e8 un poveretto [\u2026] 3 gennaio 1940 &#8211; C\u2019\u00e8 un tipo abituato a pensare che niente gli sia dovuto, nemmeno in nome di un lavoro o di una fatica durata. Niente dagli altri sotto nessun pretesto, nemmeno dai beneficati, e quindi non d\u00e0 niente agli altri se non per suo piacere. Sono io [\u2026] 2 luglio \u2013 Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi [\u2026] 5 agosto \u2013 Segno certo d\u2019amore \u00e8 desiderare di conoscere, di rivivere, l\u2019infanzia dell\u2019altro [\u2026] 30 ottobre &#8211; Il dolore non \u00e8 affatto un privilegio, un segno di nobilt\u00e0, un ricordo di Dio. Il dolore \u00e8 una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l\u2019aria. E impalpabile, sfugge a ogni presa e a ogni lotta; vive nel tempo, \u00e8 la stessa cosa che il tempo; se ha dei sussulti e degli urli, li ha soltanto per lasciar meglio indifeso chi soffre, negli istanti che seguiranno, nei lunghi istanti in cui si riassapora lo strazio passato e si aspetta il successivo. Questi sussulti non sono il dolore propriamente detto, sono istanti di vitalit\u00e0 inventati dai nervi per far sentire la durata del dolore vero, la durata tediosa, esasperante, infinita del tempo-dolore. Chi soffre \u00e8 sempre in stato d\u2019attesa &#8211; attesa del sussulto e attesa del nuovo sussulto. Viene il momento che si preferisce la crisi dell\u2019urlo alla sua attesa. Viene il mo|mento che si grida senza necessit\u00e0, pur di rompere la corrente del tempo, pur di sentire che accade qualcosa, che la durata eterna del dolore bestiale si \u00e8 un istante interrotta &#8211; sia pure per intensificarsi. Qualche volta viene il sospetto che la morte &#8211; l\u2019inferno &#8211; consister\u00e0 ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternit\u00e0, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morir\u00e0 pi\u00f9. La forza dell\u2019indifferenza! &#8211; \u00e8 quella che ha permesso alle pietre di durare immutate per milioni d\u2019anni [\u2026] 4 maggio 1942 \u2013 Nell\u2019inquietudine dello sforzo di scrivere, ci\u00f2 che sostiene \u00e8 la certezza che nella pagina scritta resta qualcosa di non detto [\u2026] 17 settembre &#8211; Viviamo nel mondo delle cose, dei fatti, dei gesti, che \u00e8 il mondo del tempo. Il nostro sforzo incessante e inconsapevole \u00e8 un tendere fuori del tempo, all\u2019attimo estatico che realizza la nostra libert\u00e0. Accade che le cose i fatti i gesti &#8211; il passare del tempo &#8211; ci promettono di questi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[380],"tags":[],"class_list":["post-4685","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-romanzo"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4685","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4685"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4685\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4687,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4685\/revisions\/4687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4685"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4685"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4685"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}