{"id":4697,"date":"2019-09-15T10:56:08","date_gmt":"2019-09-15T08:56:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4697"},"modified":"2023-04-24T20:19:52","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:52","slug":"valerio-aiolli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/valerio-aiolli\/","title":{"rendered":"Valerio Aiolli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Oggi #5domande1stile ospita Valerio Aiolli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esordisce nel 1995 con la raccolta&#8221;Male ai piedi&#8221; (Cesati), cui segue il primo romanzo &#8220;Io e mio fratello&#8221; (Edizioni E\/O, 1999 &#8211; vincitore del il Premio Fiesole e nella dozzina del Premio Strega). Ha pubblicato per Rizzoli, Alet, Gaffi. Con Voland sono usciti i suoi ultimi lavori &#8220;Lo stesso vento (2016) e&nbsp; &#8220;Nero ananas&#8221; (2019 finalista al Premio Strega di quest&#8217;anno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/img-2109-2.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4698\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/img-2109-2.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"177\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 come vedere il profilo di una catena montuosa, o di una skyline di palazzi, illuminata per un attimo da un fulmine. Ne scorgi le dimensioni, le proporzioni, ne indovini i colori. E&#8217; un istante di profonda esaltazione. Il lavoro, poi, \u00e8 cercare di ricreare nella realt\u00e0 della scrittura quella visione. Non ci si riesce mai completamente. A volte non ci si riesce per niente (i progetti che non arrivano in fondo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il finale lo intravedo dall&#8217;inizio, ma si chiarifica via via. Quando arrivo a scriverlo, di solito, sento che \u00e8 quello, e che nessun&#8217;altra parola potrebbe essere aggiunta. E&#8217; un processo che si conclude simultaneamente, dentro e fuori di me, sulla pagina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec. Scrivevo da sempre, ma senza continuit\u00e0 e senza obiettivi, come una cosa del tutto privata. Pensavo che &#8220;fare (o essere) un scrittore&#8221; mi fosse precluso in partenza: le cose troppo belle non si avverano, cos\u00ec mi dicevo. Poi, a trentun anni, avvertii che l&#8217;inquietudine che fino a quel momento ero riuscito a tenere a bada stava lievitando in me. Un paio di settimane di disperata resistenza e poi dovetti ammettere a me stesso che se non mi fossi messo &#8220;sul serio&#8221; a scrivere, una parte di me (una grande parte di me) sarebbe morta, l\u00ec all&#8217;istante. Cos\u00ec, cominciai a scrivere davvero. Perch\u00e9 proprio a trentun anni? Non so. Mi era nato il primo figlio da un anno, forse questo evento aveva messo in moto processi profondi, chiss\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo stile &#8211; o la voce &#8211; di uno scrittore \u00e8 il suo modo di essere. Ci si arriva per gradi, facendo anche molti tentativi a vuoto, soprattutto i primi anni. Poi piano piano la si riconosce, diventa uno strumento di lavoro. La si pu\u00f2 sempre un po&#8217; modificare, cos\u00ec come ci modifichiamo via via che cresciamo, maturiamo, invecchiamo. E&#8217; un vincolo solo se la scelta (di un determinato stile) \u00e8 avvenuta superficialmente. In quel caso pi\u00f9 che di stile parlerei di &#8220;maniera&#8221;. E&#8217; una scorciatoia che pu\u00f2 portare in un cul-de-sac: vieni riconosciuto con pi\u00f9 facilit\u00e0, all&#8217;inizio, ma poi ti trovi prigioniero di una modalit\u00e0 di scrittura che non senti pi\u00f9 tua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che la letteratura non debba porsi simili finalit\u00e0. Non solo perch\u00e9 gli indici di lettura sono cos\u00ec scarsi che \u00e8 davvero difficile immaginare libri che riescano a incidere su una societ\u00e0 che, in generale, non legge. Ma anche perch\u00e9 lo scopo di chi scrive, secondo me, deve essere soltanto quello di scrivere buoni libri, che tocchino nel profondo le persone che li leggeranno. Gi\u00e0 questo, di per s\u00e9, \u00e8 un gesto politico, in quanto riguarda la comunit\u00e0. Quanto meglio fai il tuo lavoro (e il lavoro di chi scrive narrativa \u00e8, semplificando, scegliere al meglio le parole per raccontare la storia che stai narrando), tanto meglio star\u00e0 la comunit\u00e0 dei lettori. Gi\u00e0 sarebbe un grande risultato. A tutto il resto credo meno. La letteratura \u00e8 arte, e l&#8217;arte non pu\u00f2 essere ricondotta strettamente a fini socio-politici (sia pur &#8220;buoni&#8221;), pena il rischio di trasformarsi in qualcos&#8217;altro: militanza, opere a tesi, ecc.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/specchio-aiolli-300_1.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4699\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/specchio-aiolli-300_1.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"239\"><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi #5domande1stile ospita Valerio Aiolli. 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A volte non ci si riesce per niente (i progetti che non arrivano in fondo). La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Il finale lo intravedo dall&#8217;inizio, ma si chiarifica via via. Quando arrivo a scriverlo, di solito, sento che \u00e8 quello, e che nessun&#8217;altra parola potrebbe essere aggiunta. E&#8217; un processo che si conclude simultaneamente, dentro e fuori di me, sulla pagina. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d S\u00ec. Scrivevo da sempre, ma senza continuit\u00e0 e senza obiettivi, come una cosa del tutto privata. Pensavo che &#8220;fare (o essere) un scrittore&#8221; mi fosse precluso in partenza: le cose troppo belle non si avverano, cos\u00ec mi dicevo. Poi, a trentun anni, avvertii che l&#8217;inquietudine che fino a quel momento ero riuscito a tenere a bada stava lievitando in me. Un paio di settimane di disperata resistenza e poi dovetti ammettere a me stesso che se non mi fossi messo &#8220;sul serio&#8221; a scrivere, una parte di me (una grande parte di me) sarebbe morta, l\u00ec all&#8217;istante. Cos\u00ec, cominciai a scrivere davvero. Perch\u00e9 proprio a trentun anni? Non so. Mi era nato il primo figlio da un anno, forse questo evento aveva messo in moto processi profondi, chiss\u00e0. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Lo stile &#8211; o la voce &#8211; di uno scrittore \u00e8 il suo modo di essere. Ci si arriva per gradi, facendo anche molti tentativi a vuoto, soprattutto i primi anni. Poi piano piano la si riconosce, diventa uno strumento di lavoro. La si pu\u00f2 sempre un po&#8217; modificare, cos\u00ec come ci modifichiamo via via che cresciamo, maturiamo, invecchiamo. E&#8217; un vincolo solo se la scelta (di un determinato stile) \u00e8 avvenuta superficialmente. In quel caso pi\u00f9 che di stile parlerei di &#8220;maniera&#8221;. E&#8217; una scorciatoia che pu\u00f2 portare in un cul-de-sac: vieni riconosciuto con pi\u00f9 facilit\u00e0, all&#8217;inizio, ma poi ti trovi prigioniero di una modalit\u00e0 di scrittura che non senti pi\u00f9 tua. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Credo che la letteratura non debba porsi simili finalit\u00e0. Non solo perch\u00e9 gli indici di lettura sono cos\u00ec scarsi che \u00e8 davvero difficile immaginare libri che riescano a incidere su una societ\u00e0 che, in generale, non legge. Ma anche perch\u00e9 lo scopo di chi scrive, secondo me, deve essere soltanto quello di scrivere buoni libri, che tocchino nel profondo le persone che li leggeranno. Gi\u00e0 questo, di per s\u00e9, \u00e8 un gesto politico, in quanto riguarda la comunit\u00e0. Quanto meglio fai il tuo lavoro (e il lavoro di chi scrive narrativa \u00e8, semplificando, scegliere al meglio le parole per raccontare la storia che stai narrando), tanto meglio star\u00e0 la comunit\u00e0 dei lettori. Gi\u00e0 sarebbe un grande risultato. A tutto il resto credo meno. 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