{"id":4729,"date":"2019-10-17T13:09:13","date_gmt":"2019-10-17T11:09:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4729"},"modified":"2023-04-24T20:19:50","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:50","slug":"francesca-marzia-esposito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/francesca-marzia-esposito\/","title":{"rendered":"Francesca Marzia Esposito"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In occasione dell\u2019uscita del suo nuovo romanzo \u201cCorpi di ballo\u201d (Mondadori, 2019) Francesca Marzia Esposito \u00e8 l\u2019ospite di oggi della rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d.<br \/>\nMilanese, insegna danza. Laureata al Dams di Bologna, ha conseguito un master in Scrittura per il Cinema all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste: \u201cGranta\u201d, \u201c\u2018tina\u201d, \u201cColla\u201d, \u201cGQ\u201d e altre. Ha esordito con La forma minima della felicit\u00e0 (Baldini &amp; Castoldi, 2015).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fmesposito.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4730\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fmesposito.jpeg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fmesposito.jpeg 225w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fmesposito-150x150.jpeg 150w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 difficile parlare del processo creativo, forse perch\u00e9 si tratta di delineare quello spaziotempo scontornato che precede la parola. Lo associo allo stare immersi in un liquido primordiale, che prima non c\u2019era e che subito dopo esiste e ti fa ritrovare in una condizione nuova, in assenza di suono e di incursioni esterne. Ci sei tu e strane sagome di uomini o donne che stanno galleggiando a pelo d\u2019acqua. \u00c8 un momento di grande concentrazione, e di sottrazione a tutto quello che hai attorno.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/download-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4731\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/download-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"181\" height=\"278\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/p>\n<p><\/strong><em>Il punto finale di una storia non coincide necessariamente con la fine naturale di questa. Spesso \u00e8 un punto fermo verso cui tendo. Altre volte \u00e8 una piccola costellazione di chiusure possibili che gravitano attorno a un centro nevralgico che mi si chiarir\u00e0 meglio solo scrivendo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Quando ho scritto \u201cCorpi di ballo\u201d avevo attorno a me una condizione di vita vacanziera, o per lo meno di lentezza, io invece la mattina mi svegliavo presto e scrivevo. Che fretta hai? Puoi scrivere anche domani. In realt\u00e0 no, non posso. Sono molto rigorosa e abitudinaria nello scrivere. Se mi si chiede il perch\u00e9, non lo so, ma funziono cos\u00ec, non \u00e8 una rinuncia. Quanto poi incida il momento di vita che sto attraversando, e che rapporto ci sia con questo, preferisco non saperne troppo. Una certa inaccessibilit\u00e0 alle motivazioni, e inconsapevolezza al perch\u00e9 scelga di raccontare quella storia in quel modo, piuttosto che un\u2019altra storia in tutt\u2019altro modo, mi \u00e8 benefica.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/download-1-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4732\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/download-1-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"178\" height=\"283\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Credo che lo stile sia legato all\u2019identit\u00e0 della persona. Che sia manifestazione della personalit\u00e0, dei gusti &#8211; letterari e non &#8211; del punto di vista che si ha sulle cose. Non puoi fare a meno di osservare e di tradurre la realt\u00e0 se non dal modo in cui la esperisci. \u00c8 uno sguardo fazioso e contaminato, per esempio dai libri o dagli scrittori che hai amato di pi\u00f9. Trovare quindi la propria voce \u00e8 una forma di maturazione miracolosa. Voglio dire, non \u00e8 detto che aver costruito un proprio gusto come lettore, potr\u00e0 poi portarti a una certa qualit\u00e0 come scrittore. L\u2019emulazione all\u2019inizio \u00e8 invasiva ma, col tempo, la costruzione di s\u00e9 fa sedimentare, filtrare e ricreare un marchingegno pi\u00f9 ampio e complesso che \u00e8 appunto la personalit\u00e0. Almeno si spera che sia cos\u00ec.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico gesto che secondo me deve fare chi scrive, \u00e8 scrivere una verit\u00e0, raccontare la propria visione del mondo, stare nel proprio tempo, tradurlo per come lo percepisce, e farlo onestamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell\u2019uscita del suo nuovo romanzo \u201cCorpi di ballo\u201d (Mondadori, 2019) Francesca Marzia Esposito \u00e8 l\u2019ospite di oggi della rubrica \u201cCinque domande, uno stile\u201d. Milanese, insegna danza. Laureata al Dams di Bologna, ha conseguito un master in Scrittura per il Cinema all\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati sulle riviste: \u201cGranta\u201d, \u201c\u2018tina\u201d, \u201cColla\u201d, \u201cGQ\u201d e altre. Ha esordito con La forma minima della felicit\u00e0 (Baldini &amp; Castoldi, 2015). &nbsp; Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? \u00c8 difficile parlare del processo creativo, forse perch\u00e9 si tratta di delineare quello spaziotempo scontornato che precede la parola. Lo associo allo stare immersi in un liquido primordiale, che prima non c\u2019era e che subito dopo esiste e ti fa ritrovare in una condizione nuova, in assenza di suono e di incursioni esterne. Ci sei tu e strane sagome di uomini o donne che stanno galleggiando a pelo d\u2019acqua. \u00c8 un momento di grande concentrazione, e di sottrazione a tutto quello che hai attorno. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Il punto finale di una storia non coincide necessariamente con la fine naturale di questa. Spesso \u00e8 un punto fermo verso cui tendo. Altre volte \u00e8 una piccola costellazione di chiusure possibili che gravitano attorno a un centro nevralgico che mi si chiarir\u00e0 meglio solo scrivendo. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d Quando ho scritto \u201cCorpi di ballo\u201d avevo attorno a me una condizione di vita vacanziera, o per lo meno di lentezza, io invece la mattina mi svegliavo presto e scrivevo. Che fretta hai? Puoi scrivere anche domani. In realt\u00e0 no, non posso. Sono molto rigorosa e abitudinaria nello scrivere. Se mi si chiede il perch\u00e9, non lo so, ma funziono cos\u00ec, non \u00e8 una rinuncia. Quanto poi incida il momento di vita che sto attraversando, e che rapporto ci sia con questo, preferisco non saperne troppo. Una certa inaccessibilit\u00e0 alle motivazioni, e inconsapevolezza al perch\u00e9 scelga di raccontare quella storia in quel modo, piuttosto che un\u2019altra storia in tutt\u2019altro modo, mi \u00e8 benefica. &nbsp; Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Credo che lo stile sia legato all\u2019identit\u00e0 della persona. Che sia manifestazione della personalit\u00e0, dei gusti &#8211; letterari e non &#8211; del punto di vista che si ha sulle cose. Non puoi fare a meno di osservare e di tradurre la realt\u00e0 se non dal modo in cui la esperisci. \u00c8 uno sguardo fazioso e contaminato, per esempio dai libri o dagli scrittori che hai amato di pi\u00f9. Trovare quindi la propria voce \u00e8 una forma di maturazione miracolosa. Voglio dire, non \u00e8 detto che aver costruito un proprio gusto come lettore, potr\u00e0 poi portarti a una certa qualit\u00e0 come scrittore. L\u2019emulazione all\u2019inizio \u00e8 invasiva ma, col tempo, la costruzione di s\u00e9 fa sedimentare, filtrare e ricreare un marchingegno pi\u00f9 ampio e complesso che \u00e8 appunto la personalit\u00e0. Almeno si spera che sia cos\u00ec. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? L\u2019unico gesto che secondo me deve fare chi scrive, \u00e8 scrivere una verit\u00e0, raccontare la propria visione del mondo, stare nel proprio tempo, tradurlo per come lo percepisce, e farlo onestamente.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[678],"tags":[684,1118,1119,1120,1117,729,292],"class_list":["post-4729","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande","tag-cinque-domande-uno-stile","tag-corpi-di-ballo","tag-dams-bologna","tag-danza","tag-francesca-marzia-esposito","tag-mondadori","tag-scrittura"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4729","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4729"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4729\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4733,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4729\/revisions\/4733"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4729"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4729"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4729"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}