{"id":4767,"date":"2019-11-04T10:39:12","date_gmt":"2019-11-04T09:39:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4767"},"modified":"2023-04-24T20:19:48","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:48","slug":"simona-lo-iacono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/simona-lo-iacono\/","title":{"rendered":"Simona Lo Iacono"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice \u00e8 l\u2019ospite di oggi.<br \/>\nEsordisce con il romanzo \u201cTu non dici parole\u201d (2008, Perrone \u2013 vincitore del Premio Vittorini Opera Prima) cui seguono, tra gli altri \u201cEffat\u00e0\u201d (2013, vincitore del premio Premio Martoglio), \u201cLe streghe di Lenzavacche\u201d (2016, E\/O) fino all\u2019ultimo lavoro \u201cL\u2019albatro\u201d (2019, Neri Pozza). Cura la rubrica \u201cLetteratura \u00e8 diritto, letteratura \u00e8 vita\u201d sul blog letterario \u201cLetteratitudine\u201d di Massimo Maugeri.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1888478_3852009916598_2097307697_n.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4768\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1888478_3852009916598_2097307697_n.jpg\" alt=\"\" width=\"395\" height=\"263\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1888478_3852009916598_2097307697_n.jpg 960w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1888478_3852009916598_2097307697_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/1888478_3852009916598_2097307697_n-768x512.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 395px) 100vw, 395px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Accade sempre per uno \u201cscandalo\u201d. In ebraico,\u201dscandalo\u201d, vuol dire \u201cpietra d\u2019inciampo\u201d. E le storie, le visioni, le suggestioni accadono cos\u00ec. Come un sasso inopportuno, che frappone il passo. Come un impedimento che costringe a fermarsi. A interrogarsi. A dare ascolto. Le migliori idee sono quelle che ti interpellano a un modo diverso di intendere la tua esperienza. Nascono come risposta a una specie di provocazione provvidenziale. Poi si sviluppano, assorbono le contingenze della vita, trasformano la quotidianit\u00e0. Fino a che quello che sembrava uno scandalo si trasforma in un tragitto, e poi in un pellegrinaggio, e poi in un viaggio, tanto pi\u00f9 riuscito quanto maggiormente affonda dentro di te. Si prova quindi la sensazione di essersi trovati, dopo essersi cercati.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La parola per me \u00e8 sempre necessaria, anzi \u00e8 proprio l\u2019origine delle cose. Delle conclusioni e degli inizi. Della caduta e della rinascita. Della perdita e della conquista. A volte le parole sono un approdo. Altre un inizio. Ma, sempre, orientano, aiutano la realt\u00e0 ad avverarsi. Richiamano all\u2019ordine il senso dell\u2019eterno.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788854517950_0_221_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4769\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788854517950_0_221_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"342\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788854517950_0_221_0_75.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788854517950_0_221_0_75-194x300.jpg 194w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>S\u00ec, ero piccolissima, avevo solo 5 anni e ho capito con lucidit\u00e0 e tenerezza che dovevo scrivere, sebbene sapessi farlo appena. Ero solo in prima elementare. Allora mi chiusi in un armadio, perch\u00e9 sentivo che un atto come quello della scrittura, cos\u00ec intimo e definitivo, esigeva qualcosa che mi contenesse. Da allora, l\u2019idea del guscio in cui rinchiudersi per narrare \u00e8 rimasta una costante. Mille altre volte, dopo quel momento, mi sono detta \u201cdevo scrivere\u201d, con urgenza e con disperazione. Ma mai come allora la mia parola \u00e8 stata nuda e innocente, appena nata, perch\u00e9 rivelata per la prima volta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Per me lo stile \u00e8 uno strumento, che deve adattarsi alla storia. Non \u00e8 mai un vincolo. Anche perch\u00e9 non tutte le storie possono essere raccontate nello stesso modo. Anzi, ogni storia ha la sua voce unica, il suo timbro e la sua personalit\u00e0. Ed \u00e8 bellissimo scoprire queste voci, dar loro spazio, farsi abitare da esse e poi rimandarle all\u2019esterno, come se lo scrittore fosse un segretario di fantasmi riuniti in cerchio attorno a lui. Si ha sempre l\u2019idea di una scoperta, di un viaggio dissimile ad ogni altro. Per me in letteratura si deve ricominciare sempre da capo, diventare eterni principianti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Incide perch\u00e9 niente come la letteratura ci fa entrare nell\u2019altro, nella sua storia, nella sua dimensione interiore. Niente come la letteratura ci educa alla piet\u00e0 umana, proprio perch\u00e9 \u2013 facendoci fare un viaggio all\u2019interno di un\u2019altra realt\u00e0, di un altro tempo, di un altro cuore \u2013 ci insegna a non cedere all\u2019apparenza, a non giudicare, a non scandagliare con superficialit\u00e0 l\u2019anima di altro uomo. Questo processo di consapevolezza e direi quasi di carit\u00e0, \u00e8 altamente politico, nel seno greco della parola \u201cpolitica\u201d, che deriva dall\u2019aggettivo greco, a sua volta derivato da, citt\u00e0. Era il termine in uso per designare ci\u00f2 che appartiene alla dimensione della vita comune, e quindi alla relazione tra uomini. Entrando nella storia di un altro, indossandola come un cappotto, facendola propria attraverso la letteratura, cresciamo nella nostra capacit\u00e0 di approccio e di impegno, di fraternit\u00e0 e di condivisione. Mi piace pensare che la letteratura inneschi la pi\u00f9 potente delle rivoluzioni: il cambiamento di se stessi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[the_ad id=&#8221;4551&#8243;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice \u00e8 l\u2019ospite di oggi. Esordisce con il romanzo \u201cTu non dici parole\u201d (2008, Perrone \u2013 vincitore del Premio Vittorini Opera Prima) cui seguono, tra gli altri \u201cEffat\u00e0\u201d (2013, vincitore del premio Premio Martoglio), \u201cLe streghe di Lenzavacche\u201d (2016, E\/O) fino all\u2019ultimo lavoro \u201cL\u2019albatro\u201d (2019, Neri Pozza). Cura la rubrica \u201cLetteratura \u00e8 diritto, letteratura \u00e8 vita\u201d sul blog letterario \u201cLetteratitudine\u201d di Massimo Maugeri. Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Accade sempre per uno \u201cscandalo\u201d. In ebraico,\u201dscandalo\u201d, vuol dire \u201cpietra d\u2019inciampo\u201d. E le storie, le visioni, le suggestioni accadono cos\u00ec. Come un sasso inopportuno, che frappone il passo. Come un impedimento che costringe a fermarsi. A interrogarsi. A dare ascolto. Le migliori idee sono quelle che ti interpellano a un modo diverso di intendere la tua esperienza. Nascono come risposta a una specie di provocazione provvidenziale. Poi si sviluppano, assorbono le contingenze della vita, trasformano la quotidianit\u00e0. Fino a che quello che sembrava uno scandalo si trasforma in un tragitto, e poi in un pellegrinaggio, e poi in un viaggio, tanto pi\u00f9 riuscito quanto maggiormente affonda dentro di te. Si prova quindi la sensazione di essersi trovati, dopo essersi cercati. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? La parola per me \u00e8 sempre necessaria, anzi \u00e8 proprio l\u2019origine delle cose. Delle conclusioni e degli inizi. Della caduta e della rinascita. Della perdita e della conquista. A volte le parole sono un approdo. Altre un inizio. Ma, sempre, orientano, aiutano la realt\u00e0 ad avverarsi. Richiamano all\u2019ordine il senso dell\u2019eterno. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d S\u00ec, ero piccolissima, avevo solo 5 anni e ho capito con lucidit\u00e0 e tenerezza che dovevo scrivere, sebbene sapessi farlo appena. Ero solo in prima elementare. Allora mi chiusi in un armadio, perch\u00e9 sentivo che un atto come quello della scrittura, cos\u00ec intimo e definitivo, esigeva qualcosa che mi contenesse. Da allora, l\u2019idea del guscio in cui rinchiudersi per narrare \u00e8 rimasta una costante. Mille altre volte, dopo quel momento, mi sono detta \u201cdevo scrivere\u201d, con urgenza e con disperazione. Ma mai come allora la mia parola \u00e8 stata nuda e innocente, appena nata, perch\u00e9 rivelata per la prima volta. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Per me lo stile \u00e8 uno strumento, che deve adattarsi alla storia. Non \u00e8 mai un vincolo. Anche perch\u00e9 non tutte le storie possono essere raccontate nello stesso modo. Anzi, ogni storia ha la sua voce unica, il suo timbro e la sua personalit\u00e0. Ed \u00e8 bellissimo scoprire queste voci, dar loro spazio, farsi abitare da esse e poi rimandarle all\u2019esterno, come se lo scrittore fosse un segretario di fantasmi riuniti in cerchio attorno a lui. Si ha sempre l\u2019idea di una scoperta, di un viaggio dissimile ad ogni altro. Per me in letteratura si deve ricominciare sempre da capo, diventare eterni principianti. In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Incide perch\u00e9 niente come la letteratura ci fa entrare nell\u2019altro, nella sua storia, nella sua dimensione interiore. Niente come la letteratura ci educa alla piet\u00e0 umana, proprio perch\u00e9 \u2013 facendoci fare un viaggio all\u2019interno di un\u2019altra realt\u00e0, di un altro tempo, di un altro cuore \u2013 ci insegna a non cedere all\u2019apparenza, a non giudicare, a non scandagliare con superficialit\u00e0 l\u2019anima di altro uomo. Questo processo di consapevolezza e direi quasi di carit\u00e0, \u00e8 altamente politico, nel seno greco della parola \u201cpolitica\u201d, che deriva dall\u2019aggettivo greco, a sua volta derivato da, citt\u00e0. Era il termine in uso per designare ci\u00f2 che appartiene alla dimensione della vita comune, e quindi alla relazione tra uomini. Entrando nella storia di un altro, indossandola come un cappotto, facendola propria attraverso la letteratura, cresciamo nella nostra capacit\u00e0 di approccio e di impegno, di fraternit\u00e0 e di condivisione. Mi piace pensare che la letteratura inneschi la pi\u00f9 potente delle rivoluzioni: il cambiamento di se stessi. 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