{"id":4791,"date":"2019-11-16T14:35:46","date_gmt":"2019-11-16T13:35:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4791"},"modified":"2023-04-24T20:19:47","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:47","slug":"simeone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/simeone\/","title":{"rendered":"Aldo Simeone"},"content":{"rendered":"<p><DIV ALIGN=JUSTIFY><\/p>\n<p>Aldo Simeone, pisano. Lavora nell\u2019editoria, si occupa di testi di carattere storico e musicale presso l\u2019editore Loescher. Il romanzo \u201cPer chi \u00e8 la notte\u201d (2019, Fazi editore) segna il suo debutto.<\/p>\n<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/simeone.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4792\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/simeone.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/simeone.jpg 206w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/simeone-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p><em>Prima di averla, l\u2019idea, bisogna cercarla. Non credo all\u2019ispirazione romantica come invasamento. Le idee non piovono dal cielo per forza di gravit\u00e0; bisogna inseguirle. Spesso bisogna inventarle. Finora non mi \u00e8 mai capitato d\u2019imbattermi in un\u2019idea e scoprire che vale ventimila copie. Magari a qualcuno capita, ma dubito che quel qualcuno sia uno scrittore: \u00e8 un borseggiatore. Perci\u00f2, rispondo alla domanda: la sensazione che si prova a inseguire le idee \u00e8 la fatica. Una fatica corroborante, per\u00f2. Del resto sono moltissime le persone che fanno jogging alle ore pi\u00f9 assurde del giorno.<\/em><\/p>\n<p><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p><em>Nella realt\u00e0, non ci sono storie. C\u2019\u00e8 la Storia, che non finisce. Come finisce la parabola napoleonica? Con la morte di Napoleone a Sant\u2019Elena? O con la sconfitta a Waterloo? O magari con i cento giorni? O ancora con Napoleone III? \u00c8 chi s\u2019\u00e8 preso la briga di raccontarla che sceglie dove mettere la parola \u00abfine\u00bb. Ed \u00e8 sempre una scelta significante, che d\u00e0 un senso al racconto. Ecco perch\u00e9 la vita non ha senso mentre i racconti ce l\u2019hanno sempre. \u00c8 per dare un senso alla vita che l\u2019uomo, dalle origini del tempo, racconta storie. Cosa sono le religioni se non narrazioni?<\/em><\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p><em>Ci ho pensato, ci penso, ma no: non mi viene in mente. Quindi, ho due ipotesi: o quel momento \u00e8 talmente remoto nel tempo che l\u2019ho dimenticato (e pu\u00f2 essere, dato che la mia memoria \u00e8 un colabrodo), o non \u00e8 mai esistito (e magari si verificher\u00e0). Nel mentre, scrivo perch\u00e9 non saprei non farlo. Ma penso che scrivere non sia \u00abfare letteratura\u00bb (detesto questa parola); piuttosto \u00e8 \u00abraccontare storie\u00bb. E tutti lo fanno, anche se poi non le scrivono.<\/em><\/p>\n<p><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p><em>S\u00ec, ma quando accade, vuol dire che non si sta pi\u00f9 raccontando storie: si sta facendo letteratura, magari per vincere il Premio Strega o il Nobel. Cosa rispettabilissima, per carit\u00e0, ma dal mio punto di vista poco utile agli altri e molto a se stessi. Quanti autori si fanno il verso da soli? Esiste un verbo per ciascuno di loro: deriva dal loro cognome con l\u2019aggiunta del suffisso -eggiare. Montale montaleggia, d\u2019Annunzio dannunzieggia, la Ferrante ferranteggia\u2026<\/em><\/p>\n<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788893254687_0_221_0_75.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4793\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788893254687_0_221_0_75.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"343\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788893254687_0_221_0_75.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/9788893254687_0_221_0_75-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p><em>Nel telefilm L\u2019uomo nell\u2019alto castello, tratto da un romanzo di Philip K. Dick, ci si immagina che la Seconda guerra mondiale sia stata vinta dalla Germania e dal Giappone. L\u2019America del Nord \u00e8 divisa tra Reich e Impero nipponico. La Resistenza \u00e8 fiaccata. Risorge negli anni Sessanta quando iniziano a circolare alcuni filmati che mostrano il mondo come lo conosciamo noi: con la sconfitta dei nazi-imperialisti, la diffusione del benessere e delle democrazie, le lotte civili. Sono film proibitissimi: chi li vede, tra cui Hitler in persona, capisce subito che non si tratta di video-montaggi, ma di realt\u00e0: una realt\u00e0 parallela. E inizia l\u2019ossessione. Presto tedeschi e partigiani capiscono anche che solo raccogliendo queste pellicole \u00e8 possibile trovare la chiave per la vittoria definitiva sui rispettivi avversari. Si tratta di una metafora chiarissima del valore politico dell\u2019invenzione narrativa. Ogni cambiamento \u00e8 possibile solo se prima qualcuno lo ha immaginato. Pensiamo alla celebre frase I have a dream di Martin Luther King: \u00absogno\u00bb non significa solo \u00abdesiderio\u00bb, ma soprattutto (o meglio, prima di tutto) \u00abvisione\u00bb. Gli individui privi di creativit\u00e0 forse possono cambiare il mondo, ma di certo non lo possono migliorare, perch\u00e9 il progresso \u00e8 sempre l\u2019invenzione del nuovo: la democrazia, la tolleranza religiosa, l\u2019emancipazione femminile, la lotta non violenta, tutte cose che non esistevano prima e che per molti erano addirittura inimmaginabili. Ma poich\u00e9 ogni invenzione, per diventare realt\u00e0, deve prima svolgersi in narrazione, ecco che la narrativa ha un ruolo fondamentale nel mondo e nella storia. Soprattutto la narrativa d\u2019invenzione.<\/em><\/p>\n<p><\/DIV ALIGN=JUSTIFY><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aldo Simeone, pisano. Lavora nell\u2019editoria, si occupa di testi di carattere storico e musicale presso l\u2019editore Loescher. 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La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Nella realt\u00e0, non ci sono storie. C\u2019\u00e8 la Storia, che non finisce. Come finisce la parabola napoleonica? Con la morte di Napoleone a Sant\u2019Elena? O con la sconfitta a Waterloo? O magari con i cento giorni? O ancora con Napoleone III? \u00c8 chi s\u2019\u00e8 preso la briga di raccontarla che sceglie dove mettere la parola \u00abfine\u00bb. Ed \u00e8 sempre una scelta significante, che d\u00e0 un senso al racconto. Ecco perch\u00e9 la vita non ha senso mentre i racconti ce l\u2019hanno sempre. \u00c8 per dare un senso alla vita che l\u2019uomo, dalle origini del tempo, racconta storie. Cosa sono le religioni se non narrazioni? C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stesso \u201cdevo scrivere?\u201d Ci ho pensato, ci penso, ma no: non mi viene in mente. Quindi, ho due ipotesi: o quel momento \u00e8 talmente remoto nel tempo che l\u2019ho dimenticato (e pu\u00f2 essere, dato che la mia memoria \u00e8 un colabrodo), o non \u00e8 mai esistito (e magari si verificher\u00e0). Nel mentre, scrivo perch\u00e9 non saprei non farlo. Ma penso che scrivere non sia \u00abfare letteratura\u00bb (detesto questa parola); piuttosto \u00e8 \u00abraccontare storie\u00bb. E tutti lo fanno, anche se poi non le scrivono. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? S\u00ec, ma quando accade, vuol dire che non si sta pi\u00f9 raccontando storie: si sta facendo letteratura, magari per vincere il Premio Strega o il Nobel. Cosa rispettabilissima, per carit\u00e0, ma dal mio punto di vista poco utile agli altri e molto a se stessi. Quanti autori si fanno il verso da soli? Esiste un verbo per ciascuno di loro: deriva dal loro cognome con l\u2019aggiunta del suffisso -eggiare. Montale montaleggia, d\u2019Annunzio dannunzieggia, la Ferrante ferranteggia\u2026 In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico? Nel telefilm L\u2019uomo nell\u2019alto castello, tratto da un romanzo di Philip K. Dick, ci si immagina che la Seconda guerra mondiale sia stata vinta dalla Germania e dal Giappone. L\u2019America del Nord \u00e8 divisa tra Reich e Impero nipponico. La Resistenza \u00e8 fiaccata. Risorge negli anni Sessanta quando iniziano a circolare alcuni filmati che mostrano il mondo come lo conosciamo noi: con la sconfitta dei nazi-imperialisti, la diffusione del benessere e delle democrazie, le lotte civili. Sono film proibitissimi: chi li vede, tra cui Hitler in persona, capisce subito che non si tratta di video-montaggi, ma di realt\u00e0: una realt\u00e0 parallela. E inizia l\u2019ossessione. Presto tedeschi e partigiani capiscono anche che solo raccogliendo queste pellicole \u00e8 possibile trovare la chiave per la vittoria definitiva sui rispettivi avversari. Si tratta di una metafora chiarissima del valore politico dell\u2019invenzione narrativa. Ogni cambiamento \u00e8 possibile solo se prima qualcuno lo ha immaginato. Pensiamo alla celebre frase I have a dream di Martin Luther King: \u00absogno\u00bb non significa solo \u00abdesiderio\u00bb, ma soprattutto (o meglio, prima di tutto) \u00abvisione\u00bb. Gli individui privi di creativit\u00e0 forse possono cambiare il mondo, ma di certo non lo possono migliorare, perch\u00e9 il progresso \u00e8 sempre l\u2019invenzione del nuovo: la democrazia, la tolleranza religiosa, l\u2019emancipazione femminile, la lotta non violenta, tutte cose che non esistevano prima e che per molti erano addirittura inimmaginabili. 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