{"id":4800,"date":"2019-11-18T12:09:24","date_gmt":"2019-11-18T11:09:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4800"},"modified":"2023-04-24T20:19:46","modified_gmt":"2023-04-24T18:19:46","slug":"sara-maria-serafini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/sara-maria-serafini\/","title":{"rendered":"Sara Maria Serafini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/saramariaserafini.wixsite.com\/scrittrice\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sara Maria Serafini<\/a> \u00e8 l&#8217;ospite di oggi di &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221;. Milanese di nascita ma calabrese, ha pubblicato le raccolte di racconti &#8220;Ingoia la notte&#8221; (2015, Arpeggio Libero Editore)&nbsp;&#8220;Solfeggio in abbandono&#8221; (2014, Arpeggio Libero Editore). Ideatrice e direttore editoriale della rivista letteraria \u00abRISME\u00bb. &#8220;Quando una donna&#8221; (2019, Morellini) \u00e8 il suo primo romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4802\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515.jpg 1756w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/IMG_20150714_203515-1536x1536.jpg 1536w\" sizes=\"(max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il processo creativo segue regole diverse per ogni persona. In me tutto comincia da un titolo \u2013 che il pi\u00f9 delle volte viene ovviamente cambiato, quindi pensa che processo inutile! \u2013 e da alcune immagini, fotografie sbiadite che riemergono lentamente e di cui cerco di capire bene i dettagli. Poi si affacciano i personaggi. E con loro in testa trascorro tantissimo tempo, anche mesi, in cui non scrivo una parola. Cerco di sapere tutto di queste persone, perch\u00e9 se non conosci perfettamente la vita di qualcuno, non vedo come se ne possa scrivere. Alla fine, quando il romanzo mi \u00e8 perfettamente chiaro, inizio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nessuna delle due. La storia decide da sola quando \u00e8 il punto di congedarsi. Riprendendo il discorso di prima, quando scrivo non vado per ordine. Avendo la storia gi\u00e0 tutta in mente, mi permetto di raccontarla a salterello, in base all\u2019ispirazione del momento. Ad esempio, adesso, sto lavorando al nuovo romanzo, un gruppo di ragazzi, un po\u2019 strambi e parzialmente disadattati che partono per un viaggio per chiudere i conti col passato (ne approfitto per farmi pubblicit\u00e0, che non si sa mai!), mi mancheranno un cinque capitoli, ma ho gi\u00e0 scritto la fine. La fine esiste gi\u00e0 secondo me, poi ognuno trova il mondo per arrivarci.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-4803\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"356\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte.jpg 1650w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte-196x300.jpg 196w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte-670x1024.jpg 670w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte-768x1174.jpg 768w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte-1005x1536.jpg 1005w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/QUANDOUNADONNA_COVER_fronte-1340x2048.jpg 1340w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>S\u00ec, lo ricordo perfettamente. Frequentavo il secondo anno di liceo, e quell\u2019anno avevano indetto un concorso di scrittura interno alla scuola. Una cosa semplice, avevamo letto in parallelo \u201cDue di due\u201d di De Carlo, e si poteva partecipare con un tema sull\u2019amicizia. Trascorsi pochi giorni dalla consegna degli elaborati sono accaduti due eventi quasi simultanei e completamente opposti. Una mattina \u00e8 piombata in aula la professoressa che avremmo avuto dal terzo anno, una professoressa famosa per la sua severit\u00e0, ha aperto la porta e senza neanche salutare (a lei era concesso tutto) disse: \u201cChi \u00e8 Serafini?\u201d, a me per poco non venne un colpo. Alzai la mano timorosa (perch\u00e9 ero e sono una grandissima insicura), lei mi fiss\u00f2 due secondi e usc\u00ec sbattendo la porta. Poco dopo appresi che era venuta a guardare in faccia la studentessa che aveva scritto il tema migliore della scuola. Il secondo episodio \u00e8 accaduto una settimana dopo: venni convocata dal vicepreside, anche lui docente di lettere, una persona estremamente rigida, che senza troppi giri di parole mi disse che con quel tema non avevo speranze, che era pieno di ghirigori contemporanei e che non sarei mai andata da nessuna parte. Come dicevo, sono profondamente insicura su quasi tutto, ma la scrittura \u00e8 sempre stata l\u2019unica certezza della mia vita, per cui ho pensato semplicemente: \u201cIo devo scrivere\u201d. Ovviamente non ho vinto e oggi, col senno di poi, posso dirti che a soli 16 anni mi si era mostrato il panorama editoriale esattamente per quello che \u00e8: un momento, un gusto, l\u2019esaltazione di alcuni, l\u2019occasione giusta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oggi tutti sembriamo ossessionati dalla ricerca di questo fantomatico stile. Scrittori, lettori, editori. Tutti. Io credo che lo stile deve esistere, ma non deve esistere. Nel senso che \u00e8 bello che uno scrittore abbia una sua cifra, qualcosa che qua e l\u00e0, nel testo, te lo faccia riconoscere, come la sensazione di essere nel posto giusto, di non esserti perso. Ma, allo stesso tempo, non credo in quegli autori che lo fanno diventare un vizio, un modo in cui i loro scritti suonano sempre uguali, un artificio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In quale misura crede che la letteratura oggi riesca ad incidere nella societ\u00e0 e con quale forza lo scrivere costituisca un gesto politico?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La letteratura \u00e8 un fatto sociale perch\u00e9 parla delle persone, e in quanto fatto sociale \u00e8 denuncia e lente d\u2019ingrandimento, quindi potrebbe essere di supporto alla politica, ma non credo che possa arrivare a divenire un gesto politico, se non in rari casi di denuncia. Anche perch\u00e9, oggi, la politica stessa ha perso il dinamismo di un tempo e non ha pi\u00f9 la forza per divenire gesto, quindi azione, infine fatto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sara Maria Serafini \u00e8 l&#8217;ospite di oggi di &#8220;Cinque domande, uno stile&#8221;. Milanese di nascita ma calabrese, ha pubblicato le raccolte di racconti &#8220;Ingoia la notte&#8221; (2015, Arpeggio Libero Editore)&nbsp;&#8220;Solfeggio in abbandono&#8221; (2014, Arpeggio Libero Editore). Ideatrice e direttore editoriale della rivista letteraria \u00abRISME\u00bb. &#8220;Quando una donna&#8221; (2019, Morellini) \u00e8 il suo primo romanzo. Quando accade, quando un\u2019idea, l\u2019Idea, giunge e prende forma, si rappresenta nel suo immaginario, pronta ad essere modellata per diventare una storia, che sensazione si prova? Il processo creativo segue regole diverse per ogni persona. In me tutto comincia da un titolo \u2013 che il pi\u00f9 delle volte viene ovviamente cambiato, quindi pensa che processo inutile! \u2013 e da alcune immagini, fotografie sbiadite che riemergono lentamente e di cui cerco di capire bene i dettagli. Poi si affacciano i personaggi. E con loro in testa trascorro tantissimo tempo, anche mesi, in cui non scrivo una parola. Cerco di sapere tutto di queste persone, perch\u00e9 se non conosci perfettamente la vita di qualcuno, non vedo come se ne possa scrivere. Alla fine, quando il romanzo mi \u00e8 perfettamente chiaro, inizio. La consapevolezza che la parola appena scritta costituisca la conclusione di un racconto \u00e8 evidente o necessaria? Nessuna delle due. La storia decide da sola quando \u00e8 il punto di congedarsi. Riprendendo il discorso di prima, quando scrivo non vado per ordine. Avendo la storia gi\u00e0 tutta in mente, mi permetto di raccontarla a salterello, in base all\u2019ispirazione del momento. Ad esempio, adesso, sto lavorando al nuovo romanzo, un gruppo di ragazzi, un po\u2019 strambi e parzialmente disadattati che partono per un viaggio per chiudere i conti col passato (ne approfitto per farmi pubblicit\u00e0, che non si sa mai!), mi mancheranno un cinque capitoli, ma ho gi\u00e0 scritto la fine. La fine esiste gi\u00e0 secondo me, poi ognuno trova il mondo per arrivarci. C&#8217;\u00e8 stato, nel suo percorso di vita, netto e distinto, un momento di scelta in cui ha affermato a se stessa \u201cdevo scrivere?\u201d S\u00ec, lo ricordo perfettamente. Frequentavo il secondo anno di liceo, e quell\u2019anno avevano indetto un concorso di scrittura interno alla scuola. Una cosa semplice, avevamo letto in parallelo \u201cDue di due\u201d di De Carlo, e si poteva partecipare con un tema sull\u2019amicizia. Trascorsi pochi giorni dalla consegna degli elaborati sono accaduti due eventi quasi simultanei e completamente opposti. Una mattina \u00e8 piombata in aula la professoressa che avremmo avuto dal terzo anno, una professoressa famosa per la sua severit\u00e0, ha aperto la porta e senza neanche salutare (a lei era concesso tutto) disse: \u201cChi \u00e8 Serafini?\u201d, a me per poco non venne un colpo. Alzai la mano timorosa (perch\u00e9 ero e sono una grandissima insicura), lei mi fiss\u00f2 due secondi e usc\u00ec sbattendo la porta. Poco dopo appresi che era venuta a guardare in faccia la studentessa che aveva scritto il tema migliore della scuola. Il secondo episodio \u00e8 accaduto una settimana dopo: venni convocata dal vicepreside, anche lui docente di lettere, una persona estremamente rigida, che senza troppi giri di parole mi disse che con quel tema non avevo speranze, che era pieno di ghirigori contemporanei e che non sarei mai andata da nessuna parte. Come dicevo, sono profondamente insicura su quasi tutto, ma la scrittura \u00e8 sempre stata l\u2019unica certezza della mia vita, per cui ho pensato semplicemente: \u201cIo devo scrivere\u201d. Ovviamente non ho vinto e oggi, col senno di poi, posso dirti che a soli 16 anni mi si era mostrato il panorama editoriale esattamente per quello che \u00e8: un momento, un gusto, l\u2019esaltazione di alcuni, l\u2019occasione giusta. Lo stile \u00e8 un passaggio che ciascun autore percorre, pu\u00f2 in qualche modo divenire un vincolo? Oggi tutti sembriamo ossessionati dalla ricerca di questo fantomatico stile. Scrittori, lettori, editori. Tutti. Io credo che lo stile deve esistere, ma non deve esistere. Nel senso che \u00e8 bello che uno scrittore abbia una sua cifra, qualcosa che qua e l\u00e0, nel testo, te lo faccia riconoscere, come la sensazione di essere nel posto giusto, di non esserti perso. 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