{"id":4871,"date":"2019-12-22T22:13:20","date_gmt":"2019-12-22T21:13:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4871"},"modified":"2019-12-22T22:18:50","modified_gmt":"2019-12-22T21:18:50","slug":"di-guerre-stellari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/di-guerre-stellari\/","title":{"rendered":"Di guerre stellari"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Schermata-del-2019-12-22-22-16-52.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-4874\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Schermata-del-2019-12-22-22-16-52.png\" alt=\"\" width=\"238\" height=\"113\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Schermata-del-2019-12-22-22-16-52.png 573w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Schermata-del-2019-12-22-22-16-52-300x142.png 300w\" sizes=\"(max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina s\u2019alza presto, non che sia un ragazzo metodico ma le urla e lo sbattere imprecante della madre per la casa lo costringono ad aprire gli occhi e a puntarli sul tetto scrostato, in cui volteggiano disegni d\u2019ogni tipo generati dalle continue perdite del bagno della signora Giselli, condomina dell\u2019appartamento di sopra.<br \/>\nLa madre di Giulio e la vedova Giselli sono in causa da anni, almeno cos\u00ec gli ripete spesso la madre, mentre la vedova, che Giulio incontra talvolta per le scale, si ostina a sorridergli e a salutarlo sempre molto cortesemente.<br \/>\nEppure sua madre dice che \u00e8 una gran maleducata quella tipa l\u00ec, e da anni le rimprovera di fregarsene di quelle infiltrazioni che hanno completamente rovinato il tetto del loro piccolo appartamento.<br \/>\n\u00abVecchiaccia sinistroide che gioca a fare la gentile, a sorridere a tutti, a dire che siamo tutti fratelli e dobbiamo volerci bene, poi, quella baldracca l\u00ec, mi lascia da anni l\u2019acqua del suo cesso scivolarmi sulla testa e insozzare il tetto, che avevamo appena tinteggiato nemmeno dieci anni fa. Troia del cazzo. Facile a sorridere con quella dentiera posticcia comprata con i soldi che il marito c\u2019ha conservato. Facile. A me quell\u2019inetto di Sandro m\u2019ha lasciato solo debiti e bollette da pagare. Altro che sorridere.\u00bb<br \/>\nGiulio s\u2019alza col sottofondo stridulo della madre che spazza il cucinino. Con occhi cisposi e passi incerti apre la porta della sua cameretta e ne incrocia lo sguardo rabbioso. La donna, da anni, riesce, con una capacit\u00e0 creativa fuori dal comune, ad imprecargli contro,<br \/>\nquotidianamente, sempre qualche nuova colpa.<br \/>\n\u00abIl destino m\u2019ha messo in croce come a Cristo. E gliene ho fatti di fioretti e preghiere e processioni, ma niente, pi\u00f9 lo invoco pi\u00f9 il destino mi colpisce. E tu con questa faccia, la solita, ogni mattina e quel pigiama sempre umido. Smettila! Trovati una ragazza e sopratutto svegliati!\u00bb<br \/>\nGiulio scrolla le spalle e s\u2019avvia verso il bagno. Ormai da tempo non fa pi\u00f9 caso alle invettive della madre e a dire il vero non \u00e8 mai riuscito a comprenderne il senso. Come di moltissime altre cose.<br \/>\nFrequenta la seconda classe della scuola alberghiera. Anche se da tempo non si chiama pi\u00f9 cos\u00ec, resta un punto di riferimento con quel nome. Molti ragazzini per inerzia, dopo la licenza media, non sapendo cosa fare finiscono per riempire sale e aule di quella struttura fatiscente, sopravvissuta a generazioni di camerieri e cuochi che hanno invaso il territorio dalla collina gi\u00f9 fino al mare. Riferimenti pochi in quella cittadina, pochi ma inossidabili, cos\u00ec come il centro commerciale in fondo alla grande via. Inizialmente fu Conad, ma nel corso del tempo ha cambiato decine di gestioni con altrettanti fallimenti commerciali che non hanno scoraggiato mai i nuovi imprenditori, per la gioia della famiglia proprietaria dei magazzini sempre pi\u00f9 carichi di muffe e dalle finestre oscurate.<br \/>\nGiulio ha diciassette anni, qualche chilo di troppo, una barba a macchia di leopardo disegna un viso tozzo dall\u2019aspetto innocuo, buffo perfino. I compagni di classe, di qualche anno pi\u00f9 giovani, lo hanno preso a bersaglio di scherzi e sfott\u00f2 che, come i rimproveri della madre, si rinnovano di giorno in giorno ai danni dell\u2019inerme ragazzone che nulla fa per dissipare le energie negative che lo colpiscono.<br \/>\nPerso nel suo mondo interiore, di difficile scalfitura, accenna qualche sorriso distratto anche ai pi\u00f9 arditi e feroci giochi che gli rivolgono contro.<br \/>\nHa tolto pi\u00f9 volte puntine da disegno conficcate nella pelle flaccida di glutei poco allenati, adagiate dai sorrisi sordidi dei compagni pronti a raccogliere il disappunto della vittima, a filmarlo per postarlo in giro, tra le chat e i social, di cui \u00e8 divenuto, a sua insaputa, un piccolo fenomeno di condivisione.<br \/>\nGiulio cammina con gli occhi bassi. Certe volte segue un immaginario percorso dettato dai disegni che riesce a tirar fuori dalla trama del pavimento di quella vecchia struttura, quando si ritrova per i corridoi scolastici, altre volte inciampa, ma per sua fortuna accade solitamente lungo la via di casa, quando i bulli hanno perduto le sue tracce per noia.<br \/>\nIn quelle occasioni, quando i pensieri annebbiano la vista a tal punto da non fargli scorgere il marciapiede luogo d\u2019inciampo, sembra restarsene sospeso per alcuni istanti sui pesanti talloni. Li carica fino a dolersene, riuscendo a non cascare. Poi, si risolleva riacquistando la giusta postura, con aria soddisfatta. L\u2019addestramento segreto che conduce lontano da sguardi indiscreti in camera sua sta dando gli sperati frutti.<br \/>\nLa forza scorre in lui, non cos\u00ec potente come nella famiglia Skywalker, ma ci sono frammenti di energia sospesi nell\u2019universo che \u00e8 riuscito ad intercettare. Non \u00e8 facile, questo Giulio lo sa. Non \u00e8 affatto semplice riuscire a governare tale potere e a condurlo verso il bene.<br \/>\nSa, anche, che quella sua prerogativa non pu\u00f2 &#8211; n\u00e8 deve &#8211; essere rivoltata contro chi lo bullizza, altrimenti anche lui finirebbe per cedere al lato oscuro. Fin da bambino l\u2019unico argomento che ha destato l\u2019attenzione di Giulio \u00e8 stato il mondo espanso di Guerre Stellari. La sua intelligenza assente in ogni comparto dello scibile umano veniva sollecitata solamente nelle occasioni in cui si ritrovava ad immergersi completamente nelle vicende della saga.<br \/>\nPensava al padre &#8211; l\u2019aveva abbandonato che non aveva tre anni &#8211; e lo pensava come maestro Jedi, non poteva che essere cos\u00ec. Quelle assurde convinzioni l\u2019avevano accompagnato lungo la sua personalissima crescita.<br \/>\nIl mondo interiore, scandito da maestri Jedi, spade laser, mondi lontani e terribili oscurit\u00e0, l\u2019aveva tenuto fuori dal mondo reale, e in qualche modo era anche riuscito a proteggerlo. Non c\u2019era traccia di sofferenza in lui per la violenza con la quale la madre lo trattava in<br \/>\ncasa, verbale e persino fisica, contro cui non osava mai ribellarsi. Il terrore che l\u2019odio covato dentro potesse esplodere in un gesto compiuto, e cos\u00ec allontanarlo definitivamente dalla via che lo avrebbe condotto a diventare uno Jedi, era cos\u00ec forte da trattenere ogni accenno di reazione. Cos\u00ec, i suoi compagni, inconsapevoli di questo lavorio interno, ne approfittavano, considerando poco quanto la stazza imponente di Giulio avrebbe potuto con un semplice gesto afflosciare quegli attacchi bellicosi nei confronti del povero ragazzo.<br \/>\nGiulio non leggeva, a casa guai a trovarci un libro. Quei pochi lasciati in dote dal marito Sandro, scomparso nel vuoto di debiti da saldare pi\u00f9 di dieci anni prima, erano stati gettati via, come molte delle cose che avrebbero potuto ridestare il suo ricordo in casa.<br \/>\nL\u2019unica cosa che lo attirava erano i fumetti di guerre stellari. Nella sua sillabazione lenta e stentata li conosceva a memoria citandoli a se stesso parola per parola.<br \/>\nNulla delle accuse morbose rivoltegli dalla madre rispondeva al vero, non nascondeva sotto al materasso giornaletti sconci ma fumetti. Storie in cui era definita la distanza tra il bene e il male. Separazione che era chiara, tra le poche cose chiare, nella piccola mente del ragazzo. Sapeva che non era giusto strangolare i gattini, cos\u00ec come faceva il suo amico Germano nel giardinetto davanti casa, sapeva che non era bene fregare oggetti dagli espositori dei negozi, sapeva che un Jedi non l\u2019avrebbe mai fatto.<br \/>\nI ragazzi che frequentava facevano di questo ed altro.<br \/>\nGiulio se ne ritornava a casa e in quelle occasioni rifletteva su quanto il lato oscuro fosse dentro i suoi amici e come poterli aiutare. Ma non aveva ancora la capacit\u00e0 di riuscirci, doveva continuare il lungo cammino dell\u2019addestramento per potere diventare un cavaliere.<br \/>\nViveva esclusivamente per quello, e per i panini.<br \/>\nFagocitava panini d\u2019ogni genere, combinazioni che il pi\u00f9 eccentrico dei nutrizionisti avrebbe bandito a vita. Farciva il pane acquistato sotto casa dalla storico \u201cFocacce e biscotti\u201d con qualsiasi cosa trovasse in frigo.<br \/>\nSottaceti, w\u00fcrstel e ricottina fresca all\u2019acquisto, poco fresca al consumo, visto che erano gi\u00e0 trascorsi cinque giorni. Stratificava ogni ingrediente, uno sull\u2019altro, poi richiudeva le fette e le metteva a tostare, infine untuosamente ne raccoglieva il risultato e met\u00e0 in bocca, met\u00e0 sulla maglietta, consumava davanti al pc il lauto pasto.<br \/>\nQuel pc non aveva nulla in comune con i ritrovati della tecnologia propri ai suoi coetanei. A pensarci bene aveva poco anche del pc, un vecchio processore su uno schermo che il prete della parrocchia aveva dismesso anni addietro e che invece di finire in discarica era stato<br \/>\nprelevato dalla madre per far contento quell\u2019idiota.<br \/>\nEra cos\u00ec che definiva il figlio alle orecchie degli altri.<br \/>\n\u00abQuell\u2019idiota\u00bb, aggiungendo, \u00ablasciato dal balordo di suo padre in eredit\u00e0. Che gran culo c\u2019ho avuto io a nascere! Che se morivo in fasce c\u2019avrei guadagnato, e invece no! Qui, su questa terra, in questo paese di merda che non fa altro che giudicarmi e ridere alle spalle<br \/>\ndell\u2019idiota.\u00bb<br \/>\nAntonia Miscellari faceva la parrucchiera. Girava di casa in casa per rendere pi\u00f9 presentabili a modiche cifre le sue clienti. Non molte in verit\u00e0. Aveva ricevuto spesso minacce dalle parrucchiere \u201cufficiali\u201d del paese, quelle due o tre che tenevano aperto un salone con tutti i<br \/>\nsanti crismi della legge. Quelle che talvolta ci pagavano pure le tasse per la loro attivit\u00e0.<br \/>\nAntonia, invece, andava sempre di fretta, svicolando agli sguardi, lesta e tagliente nel lavoro, cos\u00ec come nella risposta. Quel caratteraccio che si portava dietro, dalla nonna, diceva, non la rendeva simpatica, e le riduceva nel tempo la clientela. L\u2019incapacit\u00e0 d\u2019essere diplomatica<br \/>\nl\u2019aveva messa alla porta pi\u00f9 volte da parte di signore che non accettavano le sue impertinenze. Eppure Antonia pensava d\u2019essere schietta e libera, ma risultava spesso e volentieri volgare e senza alcun tatto. Fino a quando si sentiva dire che non era il caso di continuare quel rapporto di lavoro.<br \/>\nIl carattere lagnante di Antonia esplodeva in quelle circostanze riversando sul figlio tutto il livore per una vita misera che non le concedeva alcuno spiraglio di serenit\u00e0.<br \/>\nNegli anni s\u2019era intrattenuta in relazioni di poco conto con una decina di persone, qualche amante, qualche marito di cliente, un professore di suo figlio. Non era bella, n\u00e8 affascinante, ma si lasciava andare a soddisfare le voglie degli uomini che incrociandone lo sguardo intuivano quanto la rabbia repressa per un\u2019esistenza sbagliata potesse sfociare in una furia di piaceri a letto. Cos\u00ec era in realt\u00e0 e tale veniva percepita dalle comari del vicinato, come una belva.<br \/>\n\u201cLa selvaggia\u201d le dicevano dietro, ma a distanza di sicurezza, guai a farsi sentire. Antonia, svelta di lingua e di forbici, lo era anche di mani, e qualcuna delle commentatrici aveva avuto in sorte la possibilit\u00e0 di assaggiarne il palmo sulla bocca.<br \/>\nLo sfogo ad ogni frustrazione di una vita misera, che Antonia ripeteva a se stessa esser tale, risaliva dalle profondit\u00e0 delle viscere biliose fino ad esplodere sulle spalle del figlio, che venivano colpite a ripetizione, mentre Giulio, senza proferire lamento alcuno, attendeva che<br \/>\nla madre stemperasse la rabbia.<br \/>\nAnche quel subire era parte del percorso di addestramento per diventare uno Jedi, riuscire a placare il dolore della madre era strada di quel cammino.<br \/>\nGli occhi calmi e grandi del ragazzo sapevano leggere l\u2019animo delle persone. Senza alcun tentennamento, senza balbuzie, senza lentezze. Quegli occhi inespressivi penetravano a fondo lo sguardo altrui. Sebbene lo stesso Giulio non riuscisse a comprender bene quel tipo di conoscenza, risultava fastidioso in chi, invece, capiva bene d\u2019esser stato scoperto dai suoi occhi bovini.<br \/>\nAntonia si riprende a fatica dalla scarica di pugni con cui ha colpito il figlio. Sente d\u2019aver esagerato, ha male ai polsi, le gambe stanche, s\u2019\u00e8 accasciata sul tappeto. Guarda il ragazzo, inerme all\u2019angolo della saletta. Ha un moto di dolore, un rigurgito di lacrime viene su. Cerca di controllarsi. Mette freno a quella melancolia. Antonia non piange da una vita, non ricorda d\u2019averlo fatto neppure quel pomeriggio in cui Sandro la lasci\u00f2 definitivamente sola, con l\u2019idiota, il loro figlio. Senza un soldo, n\u00e9 aiuto da parte di nessuno. Non aveva avuto tempo per rimboccarsi le maniche, aveva imbracciato un paio di forbici, e con occhi infossati e braccia tese, come diventata completamente pazza, aveva bussato pietosamente alle porte delle condomine.<br \/>\nPoche le risposte, molte le perplessit\u00e0. Qualcuna l\u2019accolse, altre misero in giro la voce che quella povera donna aveva bisogno, e in fondo, oltre ad avere modi spicci, riusciva a disegnar tagli dignitosi a prezzi vantaggiosi. Aveva iniziato a lavorare, lentamente. S\u2019era tirata su dai guai, aveva tirato su anche quel figlio strampalato che la sorte le aveva concesso in dono. Adesso quel figlio, l\u2019idiota, l\u2019unico uomo che le sarebbe rimasto fedele a vita, per tutta la sua misera vita, se ne sta all\u2019angolo, occhi spenti e fiato tremante, tra le luci e le ombre che<br \/>\ns\u2019alternano dalla finestra. Il negozietto dirimpetto ha addobbato l\u2019ingresso in occasione del Natale. Molte lampadine avranno smesso d\u2019esser tali anni addietro, altre imperterrite resistono alle folate di vento, alle folate del tempo. Le intermittenze della vita si spengono negli occhi di un ragazzo di un metro e ottanta, robusto, forte, incapace d\u2019averne consapevolezza. Mite come il bue del presepe rimane all\u2019angolo, dopo esser stato caricato di colpi come mai prima.<br \/>\nAntonia s\u2019alza, gli va incontro, l\u2019accarezza, e avverte di non averlo fatto mai, di non averne ricordo, almeno. Poi gli prende il faccione tra le mani, sorride, prova a farlo, senza alcuni denti, vittime di scontri amorosi furenti. Lo guarda negli occhi e avverte la dolorosa sensazione d\u2019aver fatto poco anche quello durante la sua vita.<br \/>\n\u00abGiulietto mio, andiamo. Andiamo a far la spesa. Ti compro le patatine, quelle che ami mettere in forno. Poi prendiamo un paio di panini, freschi freschi come piacciono a te. Te l\u2019imbottisco io. Ti faccio due panini di quelli che non hai mangiato mai in vita tua.\u00bb<br \/>\nAnche Giulio sorride e come sempre capisce poco. Stavolta ancora meno. Non ha mai visto quegli occhi in sua madre, che se avesse capacit\u00e0 di dire li chiamerebbe carichi di dolcezza. Ma Giulio non sa, non l\u2019ha mai conosciuta la dolcezza, neppure quella, cos\u00ec continua a non capire.<br \/>\nIndossa il suo vecchissimo bomber rosso, che ne fa un fagotto natalizio, un babbo natale senza cappello n\u00e9 barba. Scendono insieme le rampe senza passar per l\u2019ascensore. Antonia da sempre soffre i luoghi angusti. Escono per la strada e una folata gelida taglia i loro visi. Negli ultimi due giorni la temperatura s\u2019\u00e8 di molto abbassata, poca gente in giro, anche se manca qualche ora al Natale.<br \/>\nAntonia entra nel negozietto, Giulio dietro a farle ombra, quasi fosse un cagnolino.<br \/>\n\u00abBuona sera Sabrina.\u00bb<br \/>\n\u00abBuona sera Antonia. Giulio, come stai? Da un bel po\u2019 non ti si vede in giro.\u00bb<br \/>\nGiulio abbozza un sorriso di risposta e si indirizza verso il banco frigo per prendere le patatine mentre Antonia si spinge qualche reparto oltre in cerca d\u2019altro. Manca poco alla chiusura, quasi le 20, il negozietto \u00e8 pressoch\u00e9 deserto. Antonia, Giulio, una coppia di anziani, i condomini dell\u2019interno 5 di Vico Vegetti dirimpetto al loro appartamento, il 2. Poi, un signore distinto che se ne rimane a fissare la vetrina dei salumi confezionati trattenendo la mano della probabile figlia, una bambina di cinque o sei anni e nulla pi\u00f9.<br \/>\n\u00abFermi tutti o vi spacco il cervello!\u00bb<br \/>\n\u00abNon vi muovete! Non vi muovete!\u00bb<br \/>\nDue uomini in tuta nera e volto coperto dai passamontagna balzano sulla cassa urlando. Il salumiere si getta per terra, Sabrina, la cassiera, non ha neppure il tempo di pensare, rimane congelata, come il pacco di patate che scivola dalle mani di Giulio non appena i due<br \/>\nentrano con le pistole spianate. Antonia \u00e8 indietro, ha paura, le gira la testa, s\u2019abbassa senza lasciarsi andare del tutto a<br \/>\nterra.<br \/>\n\u00abNon vi muovete cazzo! Ho detto non vi muovete!\u00bb urla il primo, un po\u2019 tarchiato, mentre l\u2019altro gira tra i due corridoi dell\u2019emporio in cerca di qualcuno che possa fargli un brutto scherzo.<br \/>\nMa i pochi clienti presenti sono immobili. L\u2019uomo distinto \u00e8 rimasto a fissare la vetrina mentre la bambina \u00e8 esplosa in un pianto<br \/>\ninconsolabile.<br \/>\n\u00abFai stare zitta quella l\u00ec! Falla stare zitta!\u00bb<br \/>\nMa la bimba strilla ancor di pi\u00f9.6<br \/>\n\u00abGes\u00f9 santissimo, falla stare zitta ti ho detto, falla stare zitta! cazzo!\u00bb<br \/>\nUrla come un forsennato il rapinatore mentre accanto, quasi non visto fino ad allora, mette il suo musone fuori Giulio.<br \/>\n\u00abE tu che cazzo vuoi? Da dove spunti? Mettiti gi\u00f9 o ti faccio saltare quella faccia di minchia!\u00bb<br \/>\nGiulio lo guarda con la solita calma bovina, non accenna a muoversi.<br \/>\n\u00abTi ho detto di metterti a terra, ciccione!\u00bb<br \/>\nMa il ragazzo non fiata n\u00e9 si scosta d\u2019un passo.<br \/>\n\u00abHai capito che ti faccio un buco in fronte? L\u2019hai capito? S\u00ec o no? Coglione, a terra!\u00bb<br \/>\n\u00abVoi non ci farete del male, voi siete amici.\u00bb<br \/>\nLa voce viene via placida, un poco roca ma senza tentennamenti dalle labbra di Giulio.<br \/>\nAntonia non ne riconosce il tono, non pu\u00f2 essere la voce di suo figlio, sembra un vecchio a parlare, mentre i due rapinatori si scambiano un\u2019occhiata inquieta e perplessa.<br \/>\n\u00abChe cazzo dici coglione? Io ti sfondo quel giubbotto ridicolo se parli ancora!\u00bb<br \/>\n\u00abVoi non ci farete del male, voi siete amici.\u00bb, ripete il ragazzo.<br \/>\n\u00abSenti coglione, dici ancora una parola e ti faccio saltare quella testa di cazzo che hai!\u00bb,<br \/>\nrisponde il rapinatore che nel frattempo s\u2019\u00e8 avvicinato di qualche passo a Giulio puntandogli sempre la pistola al petto.<br \/>\nIl ragazzo non risponde n\u00e9 esegue l\u2019ordine.<br \/>\n\u00abA terra ti ho detto, cazzo!\u00bb, urla sempre pi\u00f9 agitato il rapinatore.<br \/>\nAllora Giulio muove lentamente le mani a disegnare un vortice davanti a s\u00e9. E ripete quei gesti pi\u00f9 volte. Una danza silenziosa di mani e braccia, un rito arcaico senza nome. Con le dita tende verso la pistola, come se una forza invisibile dovesse portarla fino a lui.<br \/>\n\u00abTu sei completamente fuori, mettiti a terra bamboccione.\u00bb gli intima spazientito l\u2019uomo che ancora tiene saldamente la pistola in mano.<br \/>\nMa il ragazzo insiste, continua quel rito, le mani a mulinello, le dita ad attrarre la pistola, il corpo proteso verso il rapinatore, tanto da perdere per un istante l\u2019equilibrio. Giulio fa un passo, quasi uno scatto in avanti per riassestarsi, ma il rapinatore non sa.<br \/>\nNon sa nulla quell\u2019uomo con la pistola in mano e il passamontagna a coprire il volto. Non conosce Jedi, Tatooine, Luke Skywalker, Obi-Wan Kenobi, Yoda. Il rapinatore \u00e8 l\u00ec, senza che la via della forza l\u2019abbia condotto dentro quel piccolo negozio. Sta l\u00ec, con il braccio tremante, nell\u2019intento di razziare la cassa, nella speranza che quella cassa possa contenere qualche centinaio d\u2019euri, cos\u00ec da poter passare un Natale dignitoso in famiglia.<br \/>\nIl rapinatore non sa nulla della forza, e per questo ha paura, e al repentino scatto di Giulio risponde con un colpo secco, istintivo, involontario, al petto.<br \/>\n\u00abVia, via via! Cazzo, via, andiamo!\u00bb<br \/>\nE cos\u00ec rapidamente com\u2019erano entrati i due escono e si disperdono per la strada.<br \/>\nLa bambina che ha strillato tutto il tempo, adesso ha smesso. Piccoli singulti le vengono fuori dal petto gracile mentre il padre, in preda allo choc cerca solamente adesso di consolarla. Il salumiere ha scavalcato in un balzo il bancone e s\u2019\u00e8 portato all\u2019uscita col cellulare in mano. Chiama insistentemente il 118 dicendo che c\u2019\u00e8 un ragazzo disteso per terra, con un colpo d\u2019arma da fuoco in petto, dei rapinatori. No, non sa dove siano finiti, e cosa importa urla, venite, presto, Vico Vegetti, 27, presto, urla.<br \/>\nAntonia barcolla, e senza averne memoria \u00e8 l\u00ec, sul petto che ansima di Giulio, il figlio.<br \/>\nIl ragazzo gronda sangue dalla bocca, mentre prova a dire qualcosa, ma Antonia non riesce a capirlo. Cos\u00ec com\u2019\u00e8 accaduto per tutta la vita, quel ragazzino di sedici anni le sta davanti senza riuscire a farsi capire.<br \/>\nLa madre si piega sul figlio, la voce spezzata, un sibilo, l\u2019ultimo, dice:<br \/>\n\u00abNon sapete, voi non sapete quello che sono.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mattina s\u2019alza presto, non che sia un ragazzo metodico ma le urla e lo sbattere imprecante della madre per la casa lo costringono ad aprire gli occhi e a puntarli sul tetto scrostato, in cui volteggiano disegni d\u2019ogni tipo generati dalle continue perdite del bagno della signora Giselli, condomina dell\u2019appartamento di sopra. La madre di Giulio e la vedova Giselli sono in causa da anni, almeno cos\u00ec gli ripete spesso la madre, mentre la vedova, che Giulio incontra talvolta per le scale, si ostina a sorridergli e a salutarlo sempre molto cortesemente. Eppure sua madre dice che \u00e8 una gran maleducata quella tipa l\u00ec, e da anni le rimprovera di fregarsene di quelle infiltrazioni che hanno completamente rovinato il tetto del loro piccolo appartamento. \u00abVecchiaccia sinistroide che gioca a fare la gentile, a sorridere a tutti, a dire che siamo tutti fratelli e dobbiamo volerci bene, poi, quella baldracca l\u00ec, mi lascia da anni l\u2019acqua del suo cesso scivolarmi sulla testa e insozzare il tetto, che avevamo appena tinteggiato nemmeno dieci anni fa. Troia del cazzo. Facile a sorridere con quella dentiera posticcia comprata con i soldi che il marito c\u2019ha conservato. Facile. A me quell\u2019inetto di Sandro m\u2019ha lasciato solo debiti e bollette da pagare. Altro che sorridere.\u00bb Giulio s\u2019alza col sottofondo stridulo della madre che spazza il cucinino. Con occhi cisposi e passi incerti apre la porta della sua cameretta e ne incrocia lo sguardo rabbioso. La donna, da anni, riesce, con una capacit\u00e0 creativa fuori dal comune, ad imprecargli contro, quotidianamente, sempre qualche nuova colpa. \u00abIl destino m\u2019ha messo in croce come a Cristo. E gliene ho fatti di fioretti e preghiere e processioni, ma niente, pi\u00f9 lo invoco pi\u00f9 il destino mi colpisce. E tu con questa faccia, la solita, ogni mattina e quel pigiama sempre umido. Smettila! Trovati una ragazza e sopratutto svegliati!\u00bb Giulio scrolla le spalle e s\u2019avvia verso il bagno. Ormai da tempo non fa pi\u00f9 caso alle invettive della madre e a dire il vero non \u00e8 mai riuscito a comprenderne il senso. Come di moltissime altre cose. Frequenta la seconda classe della scuola alberghiera. Anche se da tempo non si chiama pi\u00f9 cos\u00ec, resta un punto di riferimento con quel nome. Molti ragazzini per inerzia, dopo la licenza media, non sapendo cosa fare finiscono per riempire sale e aule di quella struttura fatiscente, sopravvissuta a generazioni di camerieri e cuochi che hanno invaso il territorio dalla collina gi\u00f9 fino al mare. Riferimenti pochi in quella cittadina, pochi ma inossidabili, cos\u00ec come il centro commerciale in fondo alla grande via. Inizialmente fu Conad, ma nel corso del tempo ha cambiato decine di gestioni con altrettanti fallimenti commerciali che non hanno scoraggiato mai i nuovi imprenditori, per la gioia della famiglia proprietaria dei magazzini sempre pi\u00f9 carichi di muffe e dalle finestre oscurate. Giulio ha diciassette anni, qualche chilo di troppo, una barba a macchia di leopardo disegna un viso tozzo dall\u2019aspetto innocuo, buffo perfino. I compagni di classe, di qualche anno pi\u00f9 giovani, lo hanno preso a bersaglio di scherzi e sfott\u00f2 che, come i rimproveri della madre, si rinnovano di giorno in giorno ai danni dell\u2019inerme ragazzone che nulla fa per dissipare le energie negative che lo colpiscono. Perso nel suo mondo interiore, di difficile scalfitura, accenna qualche sorriso distratto anche ai pi\u00f9 arditi e feroci giochi che gli rivolgono contro. Ha tolto pi\u00f9 volte puntine da disegno conficcate nella pelle flaccida di glutei poco allenati, adagiate dai sorrisi sordidi dei compagni pronti a raccogliere il disappunto della vittima, a filmarlo per postarlo in giro, tra le chat e i social, di cui \u00e8 divenuto, a sua insaputa, un piccolo fenomeno di condivisione. Giulio cammina con gli occhi bassi. Certe volte segue un immaginario percorso dettato dai disegni che riesce a tirar fuori dalla trama del pavimento di quella vecchia struttura, quando si ritrova per i corridoi scolastici, altre volte inciampa, ma per sua fortuna accade solitamente lungo la via di casa, quando i bulli hanno perduto le sue tracce per noia. In quelle occasioni, quando i pensieri annebbiano la vista a tal punto da non fargli scorgere il marciapiede luogo d\u2019inciampo, sembra restarsene sospeso per alcuni istanti sui pesanti talloni. Li carica fino a dolersene, riuscendo a non cascare. Poi, si risolleva riacquistando la giusta postura, con aria soddisfatta. L\u2019addestramento segreto che conduce lontano da sguardi indiscreti in camera sua sta dando gli sperati frutti. La forza scorre in lui, non cos\u00ec potente come nella famiglia Skywalker, ma ci sono frammenti di energia sospesi nell\u2019universo che \u00e8 riuscito ad intercettare. Non \u00e8 facile, questo Giulio lo sa. Non \u00e8 affatto semplice riuscire a governare tale potere e a condurlo verso il bene. Sa, anche, che quella sua prerogativa non pu\u00f2 &#8211; n\u00e8 deve &#8211; essere rivoltata contro chi lo bullizza, altrimenti anche lui finirebbe per cedere al lato oscuro. Fin da bambino l\u2019unico argomento che ha destato l\u2019attenzione di Giulio \u00e8 stato il mondo espanso di Guerre Stellari. La sua intelligenza assente in ogni comparto dello scibile umano veniva sollecitata solamente nelle occasioni in cui si ritrovava ad immergersi completamente nelle vicende della saga. Pensava al padre &#8211; l\u2019aveva abbandonato che non aveva tre anni &#8211; e lo pensava come maestro Jedi, non poteva che essere cos\u00ec. Quelle assurde convinzioni l\u2019avevano accompagnato lungo la sua personalissima crescita. Il mondo interiore, scandito da maestri Jedi, spade laser, mondi lontani e terribili oscurit\u00e0, l\u2019aveva tenuto fuori dal mondo reale, e in qualche modo era anche riuscito a proteggerlo. Non c\u2019era traccia di sofferenza in lui per la violenza con la quale la madre lo trattava in casa, verbale e persino fisica, contro cui non osava mai ribellarsi. Il terrore che l\u2019odio covato dentro potesse esplodere in un gesto compiuto, e cos\u00ec allontanarlo definitivamente dalla via che lo avrebbe condotto a diventare uno Jedi, era cos\u00ec forte da trattenere ogni accenno di reazione. Cos\u00ec, i suoi compagni, inconsapevoli di questo lavorio interno, ne approfittavano, considerando poco quanto la stazza imponente di Giulio avrebbe potuto con un semplice gesto afflosciare quegli attacchi bellicosi nei confronti del povero ragazzo. Giulio non leggeva, a casa guai a trovarci un libro. Quei pochi lasciati in dote dal marito Sandro, scomparso nel vuoto di debiti da saldare pi\u00f9 di dieci anni prima, erano stati gettati via, come molte delle cose che avrebbero potuto ridestare il suo ricordo in casa. L\u2019unica cosa che lo attirava erano i fumetti di guerre stellari. Nella sua sillabazione lenta e stentata li conosceva a memoria citandoli a se stesso parola per parola. Nulla delle accuse morbose rivoltegli dalla madre rispondeva al vero, non nascondeva sotto al materasso giornaletti sconci ma fumetti. Storie in cui era definita la distanza tra il bene e il male. Separazione che era chiara, tra le poche cose chiare, nella piccola mente del ragazzo. Sapeva che non era giusto strangolare i gattini, cos\u00ec come faceva il suo amico Germano nel giardinetto davanti casa, sapeva che non era bene fregare oggetti dagli espositori dei negozi, sapeva che un Jedi non l\u2019avrebbe mai fatto. I ragazzi che frequentava facevano di questo ed altro. Giulio se ne ritornava a casa e in quelle occasioni rifletteva su quanto il lato oscuro fosse dentro i suoi amici e come poterli aiutare. Ma non aveva ancora la capacit\u00e0 di riuscirci, doveva continuare il lungo cammino dell\u2019addestramento per potere diventare un cavaliere. Viveva esclusivamente per quello, e per i panini. Fagocitava panini d\u2019ogni genere, combinazioni che il pi\u00f9 eccentrico dei nutrizionisti avrebbe bandito a vita. Farciva il pane acquistato sotto casa dalla storico \u201cFocacce e biscotti\u201d con qualsiasi cosa trovasse in frigo. Sottaceti, w\u00fcrstel e ricottina fresca all\u2019acquisto, poco fresca al consumo, visto che erano gi\u00e0 trascorsi cinque giorni. Stratificava ogni ingrediente, uno sull\u2019altro, poi richiudeva le fette e le metteva a tostare, infine untuosamente ne raccoglieva il risultato e met\u00e0 in bocca, met\u00e0 sulla maglietta, consumava davanti al pc il lauto pasto. Quel pc non aveva nulla in comune con i ritrovati della tecnologia propri ai suoi coetanei. A pensarci bene aveva poco anche del pc, un vecchio processore su uno schermo che il prete della parrocchia aveva dismesso anni addietro e che invece di finire in discarica era stato prelevato dalla madre per far contento quell\u2019idiota. Era cos\u00ec che definiva il figlio alle orecchie degli altri. \u00abQuell\u2019idiota\u00bb, aggiungendo, \u00ablasciato dal balordo di suo padre in eredit\u00e0. Che gran culo c\u2019ho avuto io a nascere! Che se morivo in fasce c\u2019avrei guadagnato, e invece no! Qui, su questa terra, in questo paese di merda che non fa altro che giudicarmi e ridere alle spalle dell\u2019idiota.\u00bb Antonia Miscellari faceva la parrucchiera. Girava di casa in casa per rendere pi\u00f9 presentabili a modiche cifre le sue clienti. Non molte in verit\u00e0. Aveva ricevuto spesso minacce dalle parrucchiere \u201cufficiali\u201d del paese, quelle due o tre che tenevano aperto un salone con tutti i santi crismi della legge. Quelle che talvolta ci pagavano pure le tasse per la loro attivit\u00e0. Antonia, invece, andava sempre di fretta, svicolando agli sguardi, lesta e tagliente nel lavoro, cos\u00ec come nella risposta. Quel caratteraccio che si portava dietro, dalla nonna, diceva, non la rendeva simpatica, e le riduceva nel tempo la clientela. L\u2019incapacit\u00e0 d\u2019essere diplomatica l\u2019aveva messa alla porta pi\u00f9 volte da parte di signore che non accettavano le sue impertinenze. Eppure Antonia pensava d\u2019essere schietta e libera, ma risultava spesso e volentieri volgare e senza alcun tatto. Fino a quando si sentiva dire che non era il caso di continuare quel rapporto di lavoro. Il carattere lagnante di Antonia esplodeva in quelle circostanze riversando sul figlio tutto il livore per una vita misera che non le concedeva alcuno spiraglio di serenit\u00e0. Negli anni s\u2019era intrattenuta in relazioni di poco conto con una decina di persone, qualche amante, qualche marito di cliente, un professore di suo figlio. Non era bella, n\u00e8 affascinante, ma si lasciava andare a soddisfare le voglie degli uomini che incrociandone lo sguardo intuivano quanto la rabbia repressa per un\u2019esistenza sbagliata potesse sfociare in una furia di piaceri a letto. Cos\u00ec era in realt\u00e0 e tale veniva percepita dalle comari del vicinato, come una belva. \u201cLa selvaggia\u201d le dicevano dietro, ma a distanza di sicurezza, guai a farsi sentire. Antonia, svelta di lingua e di forbici, lo era anche di mani, e qualcuna delle commentatrici aveva avuto in sorte la possibilit\u00e0 di assaggiarne il palmo sulla bocca. Lo sfogo ad ogni frustrazione di una vita misera, che Antonia ripeteva a se stessa esser tale, risaliva dalle profondit\u00e0 delle viscere biliose fino ad esplodere sulle spalle del figlio, che venivano colpite a ripetizione, mentre Giulio, senza proferire lamento alcuno, attendeva che la madre stemperasse la rabbia. Anche quel subire era parte del percorso di addestramento per diventare uno Jedi, riuscire a placare il dolore della madre era strada di quel cammino. Gli occhi calmi e grandi del ragazzo sapevano leggere l\u2019animo delle persone. Senza alcun tentennamento, senza balbuzie, senza lentezze. Quegli occhi inespressivi penetravano a fondo lo sguardo altrui. Sebbene lo stesso Giulio non riuscisse a comprender bene quel tipo di conoscenza, risultava fastidioso in chi, invece, capiva bene d\u2019esser stato scoperto dai suoi occhi bovini. Antonia si riprende a fatica dalla scarica di pugni con cui ha colpito il figlio. Sente d\u2019aver esagerato, ha male ai polsi, le gambe stanche, s\u2019\u00e8 accasciata sul tappeto. Guarda il ragazzo, inerme all\u2019angolo della saletta. Ha un moto di dolore, un rigurgito di lacrime viene su. Cerca di controllarsi. Mette freno a quella melancolia. Antonia non piange da una vita, non ricorda d\u2019averlo fatto neppure quel pomeriggio in cui Sandro la lasci\u00f2 definitivamente sola, con l\u2019idiota, il loro figlio. Senza un soldo, n\u00e9 aiuto da parte di nessuno. Non aveva avuto tempo per rimboccarsi le maniche, aveva imbracciato un paio di forbici, e con occhi infossati e braccia tese, come diventata completamente pazza, aveva bussato pietosamente alle porte delle condomine. Poche le risposte, molte le perplessit\u00e0. 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