{"id":492,"date":"2011-04-05T16:10:47","date_gmt":"2011-04-05T15:10:47","guid":{"rendered":"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/?p=492"},"modified":"2011-04-05T16:10:47","modified_gmt":"2011-04-05T15:10:47","slug":"lbianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/lbianca\/","title":{"rendered":"Lettera bianca, caratteri neri e un sole cocente"},"content":{"rendered":"<p><center><br \/>\n<a href=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/lettere.jpg\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-542\" title=\"lettere\" src=\"http:\/\/vagabondoebbro.altervista.org\/blog\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/lettere-300x220.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"220\" \/><\/a><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\">Una signora dal passo spedito col telefonino incollato all&#8217;orecchio sbraita di qualche problema, mi si fa accanto, scruta con fare indagatorio, poi sculettando tira avanti mentre l&#8217;eco della sua voce stridula stenta a perdersi nel silenzio di un lungomare deserto. La brezza soffia lieve e mi accarezza il volto, come a voler sussurrare qualcosa. Eppure non ho voglia di prestare attenzione alle cose, alle parole, ai sussurri. Nemmeno mi curo pi\u00f9 di tanto dei miei stessi pensieri, forse perch\u00e9 non ne ho di rilevanti, forse perch\u00e9 fanno troppo rumore nella mia mente, forse perch\u00e9 mi portano lontano dai miei passi, o forse perch\u00e9 non sono in grado di produrne.<br \/>\nHo deciso di non averne per oggi. Dunque scansandoli come mosche fastidiose me ne rimango disteso lungo il muretto in pietra, lasciandomi cullare dalla voce leggera della risacca. Talvolta il ritmo delle onde viene interrotto da un parlottio fitto. E sono vecchi col berrettino bianco, con i pantaloncini tirati sulle ginocchia, e la polo mezzemaniche.<br \/>\nRigorosamente bianca.<br \/>\nE parlano dei neri, quelli che sono tutti uguali, quelli che da Lampedusa sono stati portati fino a l\u00ec, scaricati perfino, come pacchi pronta consegna. C&#8217;\u00e8 agitazione da queste parti, ci si scambiano sguardi in cagnesco, si dubita, si ha paura. E si prospettano scenari apocalittici mentre il vento pare alzarsi d&#8217;improvviso ma non \u00e8 che un rapido volo di zanzare, il soffio dei tubolari di biciclette che sfrecciano senza lasciar traccia. Il mare \u00e8 placido e si crogiola al sole. Non \u00e8 bianco sebbene la luce intensa ne lasci sfumature ad un passo dall&#8217;orizzonte, sebbene le onde con fare sommesso giocando con la sabbia della battigia disegnino increspature.<br \/>\nBianche.<br \/>\nMa n\u00e9 il mare, n\u00e9 le onde hanno paura dei profughi, tutt&#8217;al pi\u00f9 ne restituiscono un po&#8217; una tantum.<br \/>\nI vecchi rigorosamente bianchi con le loro quotidiane apocalissi si allontanano, mentre lentamente il lungomare si popola di persone in tenuta estiva. Chi trattiene il suo cucciolo al guinzaglio, un delizioso cagnolino che \u00e8 stato battezzato Agata, e scodinzola come un ossesso raccogliendo pezzetti di rami portati dal mare sulla spiaggia. Rami rancidi, penetrati dal sale fin dentro le ossa, anneriti dal sole, e senza tracce di bianco. C&#8217;\u00e8 chi tiene al guinzaglio il suo uomo, stretto alle mani, mentre lancia occhiate a destra e a manca in cerca della prima scollatura di stagione. E poi, e poi c&#8217;\u00e8 chi corre. Giocando a rincorrersi, inseguendo un pallone scivolato nell&#8217;acqua, raccogliendo la figlioletta caduta con la faccia sulla sabbia, e chi corre perch\u00e9 in ritardo bestemmiando in maremmano stretto, e chi s&#8217;allarga la cinghia dei pantaloni ch\u00e8 ha mangiato tanto e adesso ha davanti un paio di chilometri da camminare per sentirsi meglio. E c&#8217;\u00e8 il bimbetto che scalpita e vuole il suo cono gelato, e c&#8217;\u00e8 il gusto pinguino che risalta al bancone e una nocciola fatta sulla luna, e c&#8217;\u00e8 il gusto assente sulle mie labbra del gelato di casa. E non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 silenzio attorno, a coprire il tedio dei miei pensieri, cos\u00ec con la cicca fumante sulle labbra che fa tanto scrittore squattrinato, o precario tra precari, raccolgo le mie cose e faccio per andare e mi imbatto in una ragazza che sorridente s&#8217;avvicina ad un giovane seduto come me sul ciglio del muretto, e rubo le loro parole.<br \/>\n&#8220;Che fai?&#8221;<br \/>\n&#8220;Ti amo.&#8221;<br \/>\nCapisco che s&#8217;\u00e8 fatto tardi, e il sole m&#8217;ha preso la testa, e lascio tutto l\u00ec oltre l&#8217;orizzonte, nascosto dal profilo imponente dell&#8217;isola d&#8217;Elba.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una signora dal passo spedito col telefonino incollato all&#8217;orecchio sbraita di qualche problema, mi si fa accanto, scruta con fare indagatorio, poi sculettando tira avanti mentre l&#8217;eco della sua voce stridula stenta a perdersi nel silenzio di un lungomare deserto. 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C&#8217;\u00e8 agitazione da queste parti, ci si scambiano sguardi in cagnesco, si dubita, si ha paura. E si prospettano scenari apocalittici mentre il vento pare alzarsi d&#8217;improvviso ma non \u00e8 che un rapido volo di zanzare, il soffio dei tubolari di biciclette che sfrecciano senza lasciar traccia. Il mare \u00e8 placido e si crogiola al sole. Non \u00e8 bianco sebbene la luce intensa ne lasci sfumature ad un passo dall&#8217;orizzonte, sebbene le onde con fare sommesso giocando con la sabbia della battigia disegnino increspature. Bianche. Ma n\u00e9 il mare, n\u00e9 le onde hanno paura dei profughi, tutt&#8217;al pi\u00f9 ne restituiscono un po&#8217; una tantum. I vecchi rigorosamente bianchi con le loro quotidiane apocalissi si allontanano, mentre lentamente il lungomare si popola di persone in tenuta estiva. 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