{"id":4932,"date":"2020-02-17T13:27:47","date_gmt":"2020-02-17T12:27:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=4932"},"modified":"2020-02-17T13:38:40","modified_gmt":"2020-02-17T12:38:40","slug":"al-culmine-della-disperazione-di-cioran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/al-culmine-della-disperazione-di-cioran\/","title":{"rendered":"Al culmine della disperazione di Cioran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Al culmine della disperazione \u2022\u2022\u2022\u2022<br \/>\n\u2013 Emil Cioran, 1998 \u2013 Adelphi \u2013 pp. 146 \u2013 \u20ac 16,00.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alculmine.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4933\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alculmine.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"352\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alculmine.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/alculmine-188x300.jpg 188w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><br \/>\nSplendido e disperato. Disperato libro per disperati pensieri, che affollano le menti disperate di chi vorrebbe avere un briciolo di speranza, ma dentro cova il vuoto del non essere. Del non potere. Del non riuscire. Ricchissimo bagaglio di spunti per riflessioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019insonnia \u00e8 una vertiginosa lucidit\u00e0 che riuscirebbe a trasformare il paradiso stesso in luogo di tortura. Qualsiasi cosa \u00e8 preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio.\u00bb [p.11]<br \/>\n\u00ab&#8230;essere travagliati da un\u2019infinit\u00e0 interiore e da una estrema tensione significa vivere con una tale intensit\u00e0 da sentirsi morire di vita.\u00bb [p.15]<br \/>\n\u00abLa creazione \u00e8 una temporanea salvezza dagli artigli della morte.\u00bb [p.20]<br \/>\n\u00abSe le malattie hanno una missione filosofica, non pu\u00f2 essere che quella di mostrare quanto sia illusorio il sentimento dell\u2019eternit\u00e0 dell\u2019esistenza, e quanto fragile il sogno di un compimento della vita. La malattia rende la morte sempre presente. Le sofferenze ci legano a realt\u00e0 metafisiche che un uomo normale e in perfetta salute non capir\u00e0 mai. E evidente che tra le malattie esiste una gerarchia in rapporto alla loro capacit\u00e0 di rivelazione, poich\u00e9 non in tutte \u00e8 uguale, per intensit\u00e0 e durata, l\u2019esperienza dell\u2019immanenza della morte nella vita, cos\u00ec come non tutte comportano un\u2019identica forma di agonia. Per quanto le malattie assumano caratteristiche diverse a seconda degli individui, esistono tuttavia modi di morire inerenti alle malattie in quanto tali&#8230; Solo i veri sofferenti sono capaci di contenuti autentici e di una profonda seriet\u00e0.\u00bb [p.37]<br \/>\n\u00abOgni malattia implica eroismo, un eroismo della resistenza &#8211; e non della conquista &#8211; che si manifesta attraverso la volont\u00e0 di mantenersi sulle posizioni perdute dalla vita.\u00bb [p.38]<br \/>\n\u00abLa stanchezza \u00e8 la prima causa organica della conoscenza, poich\u00e9 crea le condizioni indispensabili a una differenziazione dell\u2019uomo nel mondo.\u00bb [p.43]<br \/>\n\u00abIl rimpianto rivela il significato demoniaco del tempo, il quale, per le trasformazioni che opera in noi, provoca implicitamente il nostro annientamento.\u00bb [p.46]<br \/>\n\u00abLa tristezza insorge ogni volta che la vita si dissipa.\u00bb [p.54]<br \/>\n\u00abLa vita non \u00e8 che una prolungata agonia\u00bb [p.55]<br \/>\n\u00abEssere malato vuol dire vivere &#8211; lo si voglia o no &#8211; al culmine.\u00bb [p.73]<br \/>\n\u00abTutta la morale non aspira che a fare di questa vita una somma di occasioni perdute.\u00bb<br \/>\n[p.77]<br \/>\n\u00abFelici coloro che possono vivere nell\u2019attimo, che possono vivere il presente assoluto, presi solo dalla beatitudine dell\u2019attimo e dall\u2019incanto che procura l\u2019eterna presenza e l\u2019eterna attualit\u00e0 delle cose.\u00bb [p.102]<br \/>\n\u00abBench\u00e9 non si possa intervenire nell\u2019esistenza di nessuno, n\u00e9 strappare nessuno alla solitudine del dolore, la passivit\u00e0 \u00e8 criminale quanto la piet\u00e0 approssimativa degli uomini. La presenza della miseria nel mondo compromette l\u2019uomo pi\u00f9 di ogni altra cosa, e spiega perch\u00e9 questo animale megalomane vada incontro a una fine catastrofica. Davanti alla miseria mi vergogno persino dell\u2019esistenza della musica, che in una simile cornice diventa inespressiva e fredda. L\u2019ingiustizia \u00e8 l\u2019essenza della vita sociale. Come si pu\u00f2 dunque aderire a una dottrina, sociale o politica, che sia? &#8230; La miseria rende simili ai fantasmi, crea parvenze di vita e apparizioni bizzarre, come forme crepuscolari successive a un incendio cosmico.\u00bb [p.109]<br \/>\n\u00abSe l\u2019infinito disorganizza l\u2019individuo, lo tormenta e contamina le radici del suo essere, gli fa anche dimenticare il gesto meschino, tutto ci\u00f2 che \u00e8 insignificante e contingente. Davanti all\u2019infinito persino i dolori sembrano meno gravi.\u00bb [p.114]<br \/>\n\u00abNon \u00e8 un caso se l\u2019arte che meglio esprime l\u2019infinito, la musica, dissolve le forme in una fluidit\u00e0 dal fascino strano e ineffabile. La forma tende sempre a dare un carattere assoluto al frammento, a isolarlo in una autonomia e, individualizzandone i contenuti, a eliminare la prospettiva dell\u2019universale e dell\u2019infinito &#8230; Pi\u00f9 di tutte le altre arti, la musica esige una tensione e un\u2019ispirazione cos\u00ec profonde da rendere inspiegabile come si possa, dopo tali momenti, distinguere ancora qualcosa. Se nel mondo vi fosse una coerenza immanente e fatale, i grandi compositori, al vertice della loro arte, dovrebbero suicidarsi o perdere la ragione. Ma non sono gi\u00e0 incamminati verso la follia tutti coloro che si sono avventurati nell\u2019infinito?\u00bb [p.115]<br \/>\n\u00abDal momento che non mi spengo subito n\u00e9 posso raggiungere l\u2019ingenuit\u00e0, \u00e8 un\u2019idiozia continuare a compiere i gesti ordinari di ogni giorno. Va superata a ogni costo la banalit\u00e0, in modo da poter realizzare la trasfigurazione: l\u2019attuazione dell\u2019espressivit\u00e0 assoluta. Che tristezza vedere gli uomini accantonare se stessi, trascurare il proprio destino e consumarsi nella piattezza. Perch\u00e9 non ci sforziamo in ogni istante, perch\u00e9 le luci che sono in noi non sono sempre vivide o non ci stordiamo delle profondit\u00e0 delle tenebre? Perch\u00e9 non dare un\u2019espressione infinita a tutte le nostre contingenze? Perch\u00e9 non estrarre dal dolore tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 dare, o coltivare un sorriso fino a raggiungere il punto vitale da cui \u00e8 sorto? Abbiamo tutti delle mani, ma a nessuno viene in mente di educare le sue, cos\u00ec da renderle espressive al massimo grado sfruttandone la delicata gestualit\u00e0.\u00bb [p.116]<br \/>\n\u00abGli uomini, in genere, lavorano troppo per poter restare ancora se stessi. Il lavoro \u00e8 una maledizione che l\u2019uomo ha trasformato in piacere. Lavorare con tutte le forze al solo fine di lavorare, scovare una gioia in uno sforzo che porta solo a risultati di nessuna importanza, pensare di potersi realizzare esclusivamente attraverso un lavoro che non d\u00e0 tregua: ecco qualcosa di ripugnante e incomprensibile. Il lavoro duro e assiduo istupidisce, abbrutisce e rende impersonali.\u00bb [p.119]<br \/>\n\u00abBisogna che combatta me stesso, che mi scateni contro il mio destino, contro la mia sorte. Il mio slancio pi\u00f9 selvaggio getti nell\u2019anonimato del mio essere tutti i cadaveri che mi impediscono d\u2019innalzarmi, tutti gli ostacoli che rinviano la mia trasfigurazione, e non restino che la mia spaventosa espansione e il mio desiderio insaziabile di luce e di tenebra. Che ciascuno dei miei passi sia un trionfo o un crollo, un volo o un fallimento. Che la vita cresca e muoia in me in un\u2019alternanza folgorante, a un ritmo convulso si schiudano i fiori e risplenda il marciume della mia anima. Niente del calcolo meschino e della visione razionale delle esistenze ordinarie comprometta la tensione sconfinata delle mie bufere interne, dei miei dolori e delle mie illusioni. Con la travolgente efferatezza delle mie risorse inesplorate e la fede cieca delle passioni represse possa io inghiottire la luce e le tenebre per la mia orgia interiore, per i piaceri e i supplizi del mio caos, per le tragiche delizie delle mie gioie e disperazioni ultime.\u00bb [p.124]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al culmine della disperazione \u2022\u2022\u2022\u2022 \u2013 Emil Cioran, 1998 \u2013 Adelphi \u2013 pp. 146 \u2013 \u20ac 16,00. &nbsp; Splendido e disperato. Disperato libro per disperati pensieri, che affollano le menti disperate di chi vorrebbe avere un briciolo di speranza, ma dentro cova il vuoto del non essere. Del non potere. Del non riuscire. Ricchissimo bagaglio di spunti per riflessioni. \u00abL\u2019insonnia \u00e8 una vertiginosa lucidit\u00e0 che riuscirebbe a trasformare il paradiso stesso in luogo di tortura. Qualsiasi cosa \u00e8 preferibile a questo allerta permanente, a questa criminale assenza di oblio.\u00bb [p.11] \u00ab&#8230;essere travagliati da un\u2019infinit\u00e0 interiore e da una estrema tensione significa vivere con una tale intensit\u00e0 da sentirsi morire di vita.\u00bb [p.15] \u00abLa creazione \u00e8 una temporanea salvezza dagli artigli della morte.\u00bb [p.20] \u00abSe le malattie hanno una missione filosofica, non pu\u00f2 essere che quella di mostrare quanto sia illusorio il sentimento dell\u2019eternit\u00e0 dell\u2019esistenza, e quanto fragile il sogno di un compimento della vita. La malattia rende la morte sempre presente. Le sofferenze ci legano a realt\u00e0 metafisiche che un uomo normale e in perfetta salute non capir\u00e0 mai. E evidente che tra le malattie esiste una gerarchia in rapporto alla loro capacit\u00e0 di rivelazione, poich\u00e9 non in tutte \u00e8 uguale, per intensit\u00e0 e durata, l\u2019esperienza dell\u2019immanenza della morte nella vita, cos\u00ec come non tutte comportano un\u2019identica forma di agonia. Per quanto le malattie assumano caratteristiche diverse a seconda degli individui, esistono tuttavia modi di morire inerenti alle malattie in quanto tali&#8230; Solo i veri sofferenti sono capaci di contenuti autentici e di una profonda seriet\u00e0.\u00bb [p.37] \u00abOgni malattia implica eroismo, un eroismo della resistenza &#8211; e non della conquista &#8211; che si manifesta attraverso la volont\u00e0 di mantenersi sulle posizioni perdute dalla vita.\u00bb [p.38] \u00abLa stanchezza \u00e8 la prima causa organica della conoscenza, poich\u00e9 crea le condizioni indispensabili a una differenziazione dell\u2019uomo nel mondo.\u00bb [p.43] \u00abIl rimpianto rivela il significato demoniaco del tempo, il quale, per le trasformazioni che opera in noi, provoca implicitamente il nostro annientamento.\u00bb [p.46] \u00abLa tristezza insorge ogni volta che la vita si dissipa.\u00bb [p.54] \u00abLa vita non \u00e8 che una prolungata agonia\u00bb [p.55] \u00abEssere malato vuol dire vivere &#8211; lo si voglia o no &#8211; al culmine.\u00bb [p.73] \u00abTutta la morale non aspira che a fare di questa vita una somma di occasioni perdute.\u00bb [p.77] \u00abFelici coloro che possono vivere nell\u2019attimo, che possono vivere il presente assoluto, presi solo dalla beatitudine dell\u2019attimo e dall\u2019incanto che procura l\u2019eterna presenza e l\u2019eterna attualit\u00e0 delle cose.\u00bb [p.102] \u00abBench\u00e9 non si possa intervenire nell\u2019esistenza di nessuno, n\u00e9 strappare nessuno alla solitudine del dolore, la passivit\u00e0 \u00e8 criminale quanto la piet\u00e0 approssimativa degli uomini. La presenza della miseria nel mondo compromette l\u2019uomo pi\u00f9 di ogni altra cosa, e spiega perch\u00e9 questo animale megalomane vada incontro a una fine catastrofica. Davanti alla miseria mi vergogno persino dell\u2019esistenza della musica, che in una simile cornice diventa inespressiva e fredda. L\u2019ingiustizia \u00e8 l\u2019essenza della vita sociale. Come si pu\u00f2 dunque aderire a una dottrina, sociale o politica, che sia? &#8230; La miseria rende simili ai fantasmi, crea parvenze di vita e apparizioni bizzarre, come forme crepuscolari successive a un incendio cosmico.\u00bb [p.109] \u00abSe l\u2019infinito disorganizza l\u2019individuo, lo tormenta e contamina le radici del suo essere, gli fa anche dimenticare il gesto meschino, tutto ci\u00f2 che \u00e8 insignificante e contingente. Davanti all\u2019infinito persino i dolori sembrano meno gravi.\u00bb [p.114] \u00abNon \u00e8 un caso se l\u2019arte che meglio esprime l\u2019infinito, la musica, dissolve le forme in una fluidit\u00e0 dal fascino strano e ineffabile. La forma tende sempre a dare un carattere assoluto al frammento, a isolarlo in una autonomia e, individualizzandone i contenuti, a eliminare la prospettiva dell\u2019universale e dell\u2019infinito &#8230; Pi\u00f9 di tutte le altre arti, la musica esige una tensione e un\u2019ispirazione cos\u00ec profonde da rendere inspiegabile come si possa, dopo tali momenti, distinguere ancora qualcosa. Se nel mondo vi fosse una coerenza immanente e fatale, i grandi compositori, al vertice della loro arte, dovrebbero suicidarsi o perdere la ragione. Ma non sono gi\u00e0 incamminati verso la follia tutti coloro che si sono avventurati nell\u2019infinito?\u00bb [p.115] \u00abDal momento che non mi spengo subito n\u00e9 posso raggiungere l\u2019ingenuit\u00e0, \u00e8 un\u2019idiozia continuare a compiere i gesti ordinari di ogni giorno. Va superata a ogni costo la banalit\u00e0, in modo da poter realizzare la trasfigurazione: l\u2019attuazione dell\u2019espressivit\u00e0 assoluta. Che tristezza vedere gli uomini accantonare se stessi, trascurare il proprio destino e consumarsi nella piattezza. Perch\u00e9 non ci sforziamo in ogni istante, perch\u00e9 le luci che sono in noi non sono sempre vivide o non ci stordiamo delle profondit\u00e0 delle tenebre? Perch\u00e9 non dare un\u2019espressione infinita a tutte le nostre contingenze? Perch\u00e9 non estrarre dal dolore tutto ci\u00f2 che pu\u00f2 dare, o coltivare un sorriso fino a raggiungere il punto vitale da cui \u00e8 sorto? Abbiamo tutti delle mani, ma a nessuno viene in mente di educare le sue, cos\u00ec da renderle espressive al massimo grado sfruttandone la delicata gestualit\u00e0.\u00bb [p.116] \u00abGli uomini, in genere, lavorano troppo per poter restare ancora se stessi. Il lavoro \u00e8 una maledizione che l\u2019uomo ha trasformato in piacere. Lavorare con tutte le forze al solo fine di lavorare, scovare una gioia in uno sforzo che porta solo a risultati di nessuna importanza, pensare di potersi realizzare esclusivamente attraverso un lavoro che non d\u00e0 tregua: ecco qualcosa di ripugnante e incomprensibile. Il lavoro duro e assiduo istupidisce, abbrutisce e rende impersonali.\u00bb [p.119] \u00abBisogna che combatta me stesso, che mi scateni contro il mio destino, contro la mia sorte. Il mio slancio pi\u00f9 selvaggio getti nell\u2019anonimato del mio essere tutti i cadaveri che mi impediscono d\u2019innalzarmi, tutti gli ostacoli che rinviano la mia trasfigurazione, e non restino che la mia spaventosa espansione e il mio desiderio insaziabile di luce e di tenebra. Che ciascuno dei miei passi sia un trionfo o un crollo, un volo o un fallimento. Che la vita cresca e muoia in me in un\u2019alternanza folgorante, a un ritmo convulso si schiudano i fiori e risplenda il marciume della mia anima. Niente del calcolo meschino e della visione razionale delle esistenze ordinarie comprometta la tensione sconfinata delle mie bufere interne, dei miei dolori e delle mie illusioni. Con la travolgente efferatezza delle mie risorse inesplorate e la fede cieca delle passioni represse possa io inghiottire la luce e le tenebre per la mia orgia interiore, per i piaceri e i supplizi del mio caos, per le tragiche delizie delle mie gioie e disperazioni ultime.\u00bb [p.124]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_exactmetrics_skip_tracking":false,"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[380],"tags":[545,1257,96,774,142,1260,221,1259,1258],"class_list":["post-4932","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-romanzo","tag-adelphi","tag-al-culmine-della-disperazione","tag-cioran","tag-dolore","tag-filosofia","tag-malattia","tag-morte","tag-nichilismo","tag-riflessioni"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4932","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4932"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4932\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4935,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4932\/revisions\/4935"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4932"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4932"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4932"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}