{"id":5245,"date":"2020-12-13T16:05:00","date_gmt":"2020-12-13T15:05:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5245"},"modified":"2020-12-13T16:05:00","modified_gmt":"2020-12-13T15:05:00","slug":"palomar-di-calvino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/palomar-di-calvino\/","title":{"rendered":"Palomar di Calvino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Palomar.png\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-5247\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Palomar.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"301\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Palomar.png 400w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Palomar-199x300.png 199w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u2013 Italo Calvino, 2020 \u2013 Mondadori \u2013 pp. 114 \u2013 \u20ac 10,00.<br \/>\nRacconti che riflettono, si specchiano nello sguardo di un disincantato osservatore forse, di un osservatore che considera, osserva, pensa. Un libro a met\u00e0 strada tra narrazione e speculazione filosofica.&nbsp;<br \/>\n\u00ab[&#8230;] di ci\u00f2 che sa diffida; ci\u00f2 che ignora tiene il suo animo sospeso\u00bb [p. 45]<br \/>\n\u00abQuando Palomar s\u2019era accorto di quanto approssimativi e votati all\u2019errore sono i criteri di quel mondo [dell\u2019industria] dove credeva di trovare precisione e norma universale, era tornato lentamente a costruirsi un rapporto col mondo limitandolo all\u2019osservazione delle forme visibili; ma ormai lui era fatto com\u2019era fatto: la sua adesione alle cose restava quella intermittente e labile delle persone che sembrano sempre intente a pensare un\u2019altra cosa ma quest\u2019altra cosa non c\u2019\u00e8. Alla prosperit\u00e0 del terrazzo egli contribuisce correndo ogni tanto a spaventare i piccioni, &#8211; Sci\u00f2! Sci\u00f2! -, risvegliando in s\u00e9 il sentimento atavico della difesa del territorio\u00bb. [p. 50]<br \/>\n\u00abForse perch\u00e9 il mondo intorno a lui si muove in modo disarmonico ed egli spera sempre di scoprirvi un disegno, una costante.<br \/>\nForse perch\u00e9 lui stesso sente di procedere spinto da moti della mente non coordinati, che sembrano non aver niente a che fare l\u2019uno con l\u2019altro e che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile far quadrare in un qualsiasi modello d\u2019armonia interiore\u00bb. [p. 75]<br \/>\n\u00abOgni processo di disgregazione dell\u2019ordine del mondo \u00e8 irreversibile, ma gli effetti vengono nascosti e ritardati dal pulviscolo dei grandi numeri che contiene possibilit\u00e0 praticamente illimitate di nuove simmetrie, combinazioni, appaiamenti. Ma se il suo errore non avesse fatto che cancellare un errore precedente? Se la sua distrazione fosse stata apportatrice non di disordine ma d\u2019ordine?\u00bb [p. 93]<br \/>\n\u00abNon c\u2019\u00e8 contraddizione tra le due posizioni. La soluzione di continuit\u00e0 tra le generazioni dipende dall\u2019impossibilit\u00e0 di trasmettere l\u2019esperienza, di far evitare agli altri gli errori gi\u00e0 commessi da noi. La vera distanza tra due generazioni \u00e8 data dagli elementi che esse hanno in comune e che obbligano alla ripetizione ciclica delle stesse esperienze, come nei comportamenti delle specie animali trasmessi come eredit\u00e0 biologica; mentre invece gli elementi di vera diversit\u00e0 tra noi e loro sono il risultato dei cambiamenti irreversibili che ogni epoca porta con s\u00e9, cio\u00e8 dipendono dalla eredit\u00e0 storica che noi abbiamo trasmesso a loro, la vera eredit\u00e0 di cui siamo responsabili, anche<br \/>\nse talora inconsapevoli. Per questo non abbiamo niente da insegnare: su ci\u00f2 che pi\u00f9 somiglia alla nostra esperienza non possiamo influire; in ci\u00f2 che porta la nostra impronta non sappiamo riconoscerci\u00bb. [p.97]<br \/>\n\u00abApre gli occhi: quel che appare al suo sguardo gli sembra d\u2019averlo gi\u00e0 visto tutti i giorni: vie piene di gente che ha fretta e si fa largo a gomitate, senza guardarsi in faccia, tra alte mura spigolose e scrostate. In fondo, il cielo stellato sprizza bagliori intermittenti come un meccanismo inceppato, che sussulta e cigola in tutte le sue giunture non oliate, avamposti d\u2019un universo pericolante, contorto, senza requie come lui\u00bb. [p. 108]<br \/>\n\u00abLa vita d\u2019una persona consiste in un insieme d\u2019avvenimenti di cui l\u2019ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l\u2019insieme, non perch\u00e9 conti di pi\u00f9 dei precedenti ma perch\u00e9 una volta inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non \u00e8 cronologico ma risponde a un\u2019architettura interna\u00bb. [p. 112]<br \/>\n\u00abOgnuno \u00e8 fatto di ci\u00f2 che ha vissuto e del modo in cui l\u2019ha vissuto, e questo nessuno pu\u00f2 toglierglielo. Chi ha vissuto soffrendo, resta fatto della sua sofferenza; se pretendono di togliergliela, non \u00e8 pi\u00f9 lui\u00bb. [p. 112-113]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Italo Calvino, 2020 \u2013 Mondadori \u2013 pp. 114 \u2013 \u20ac 10,00. Racconti che riflettono, si specchiano nello sguardo di un disincantato osservatore forse, di un osservatore che considera, osserva, pensa. Un libro a met\u00e0 strada tra narrazione e speculazione filosofica.&nbsp; \u00ab[&#8230;] di ci\u00f2 che sa diffida; ci\u00f2 che ignora tiene il suo animo sospeso\u00bb [p. 45] \u00abQuando Palomar s\u2019era accorto di quanto approssimativi e votati all\u2019errore sono i criteri di quel mondo [dell\u2019industria] dove credeva di trovare precisione e norma universale, era tornato lentamente a costruirsi un rapporto col mondo limitandolo all\u2019osservazione delle forme visibili; ma ormai lui era fatto com\u2019era fatto: la sua adesione alle cose restava quella intermittente e labile delle persone che sembrano sempre intente a pensare un\u2019altra cosa ma quest\u2019altra cosa non c\u2019\u00e8. Alla prosperit\u00e0 del terrazzo egli contribuisce correndo ogni tanto a spaventare i piccioni, &#8211; Sci\u00f2! Sci\u00f2! -, risvegliando in s\u00e9 il sentimento atavico della difesa del territorio\u00bb. [p. 50] \u00abForse perch\u00e9 il mondo intorno a lui si muove in modo disarmonico ed egli spera sempre di scoprirvi un disegno, una costante. Forse perch\u00e9 lui stesso sente di procedere spinto da moti della mente non coordinati, che sembrano non aver niente a che fare l\u2019uno con l\u2019altro e che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile far quadrare in un qualsiasi modello d\u2019armonia interiore\u00bb. [p. 75] \u00abOgni processo di disgregazione dell\u2019ordine del mondo \u00e8 irreversibile, ma gli effetti vengono nascosti e ritardati dal pulviscolo dei grandi numeri che contiene possibilit\u00e0 praticamente illimitate di nuove simmetrie, combinazioni, appaiamenti. Ma se il suo errore non avesse fatto che cancellare un errore precedente? Se la sua distrazione fosse stata apportatrice non di disordine ma d\u2019ordine?\u00bb [p. 93] \u00abNon c\u2019\u00e8 contraddizione tra le due posizioni. La soluzione di continuit\u00e0 tra le generazioni dipende dall\u2019impossibilit\u00e0 di trasmettere l\u2019esperienza, di far evitare agli altri gli errori gi\u00e0 commessi da noi. La vera distanza tra due generazioni \u00e8 data dagli elementi che esse hanno in comune e che obbligano alla ripetizione ciclica delle stesse esperienze, come nei comportamenti delle specie animali trasmessi come eredit\u00e0 biologica; mentre invece gli elementi di vera diversit\u00e0 tra noi e loro sono il risultato dei cambiamenti irreversibili che ogni epoca porta con s\u00e9, cio\u00e8 dipendono dalla eredit\u00e0 storica che noi abbiamo trasmesso a loro, la vera eredit\u00e0 di cui siamo responsabili, anche se talora inconsapevoli. Per questo non abbiamo niente da insegnare: su ci\u00f2 che pi\u00f9 somiglia alla nostra esperienza non possiamo influire; in ci\u00f2 che porta la nostra impronta non sappiamo riconoscerci\u00bb. [p.97] \u00abApre gli occhi: quel che appare al suo sguardo gli sembra d\u2019averlo gi\u00e0 visto tutti i giorni: vie piene di gente che ha fretta e si fa largo a gomitate, senza guardarsi in faccia, tra alte mura spigolose e scrostate. In fondo, il cielo stellato sprizza bagliori intermittenti come un meccanismo inceppato, che sussulta e cigola in tutte le sue giunture non oliate, avamposti d\u2019un universo pericolante, contorto, senza requie come lui\u00bb. [p. 108] \u00abLa vita d\u2019una persona consiste in un insieme d\u2019avvenimenti di cui l\u2019ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l\u2019insieme, non perch\u00e9 conti di pi\u00f9 dei precedenti ma perch\u00e9 una volta inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non \u00e8 cronologico ma risponde a un\u2019architettura interna\u00bb. [p. 112] \u00abOgnuno \u00e8 fatto di ci\u00f2 che ha vissuto e del modo in cui l\u2019ha vissuto, e questo nessuno pu\u00f2 toglierglielo. 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