{"id":5280,"date":"2021-03-20T12:07:02","date_gmt":"2021-03-20T11:07:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5280"},"modified":"2021-03-20T12:09:44","modified_gmt":"2021-03-20T11:09:44","slug":"la-peste-di-camus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/la-peste-di-camus\/","title":{"rendered":"La Peste di Camus"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Camus.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5281\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Camus.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"309\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Camus.jpg 221w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/Camus-215x300.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Albert Camus, 2017 \u2013 Bompiani \u2013 pp. 326 \u2013 \u20ac 13,00.<\/p>\n<p>Nell\u2019epoca della pandemia globale, leggere \u201cLa peste\u201d rappresenta un buon viatico di resistenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUna delle conseguenze pi\u00f9 vistose della chiusura delle porte fu infatti l\u2019improvvisa separazione in cui si ritrovarono persone che a questo non erano preparate. Madri e figli, coniugi, amanti che qualche giorno prima avevano creduto di dover affrontare una separazione temporanea, che si erano salutati ai binari della nostra stazione con due o tre raccomandazioni, sicuri di rivedersi dopo qualche giorno o qualche settimana, cullati dall\u2019assurda fiducia umana, a malapena distratti con quella partenza dalle preoccupazioni abituali, si videro d\u2019un tratto inesorabilmente lontani, impossibilitati a ricongiungersi o a comunicare. La chiusura era infatti avvenuta qualche ora prima che il provvedimento prefettizio fosse reso pubblico ed era naturalmente impossibile prendere in considerazione i casi particolari. Si pu\u00f2 dire che il primo effetto di questa brusca irruzione della malattia fu di obbligare i nostri concittadini ad agire come se non avessero sentimenti individuali. Sin dalle prime ore del giorno in cui l\u2019ordinanza entr\u00f2 in vigore, la prefettura fu assalita da una folla di persone che, al telefono o al cospetto dei funzionari, esponevano situazioni ugualmente interessanti e, insieme, ugualmente impossibili da esaminare. In verit\u00e0, ci vollero parecchi giorni perch\u00e9 ci rendessimo conto di trovarci in una situazione in cui qualunque compromesso era impossibile, e che le parole \u201ctransigere\u201d, \u201cfavore\u201d, \u201ceccezione\u201d non avevano pi\u00f9 alcun senso.\u00bb [pp. 77-78]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00abSapevamo allora che la nostra separazione era destinata a durare e che dovevamo imparare a scendere a patti con il tempo. Da quel momento ritrovavamo insomma la nostra condizione di prigionieri, confinati nel passato, e se pure alcuni di noi avevano la tentazione di vivere nel futuro, ben presto vi rinunciavano, per quanto era loro possibile, provando le ferite che l\u2019immaginazione poi infligge a coloro che di essa si fidano.\u00bb [p.82]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00ab&#8230; pi\u00f9 che vivere galleggiavano, in balia di giorni senza direzione e di ricordi sterili, ombre erranti che avrebbero trovato forza solo accettando di radicarsi nella terra del loro dolore.\u00bb [p.83]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00abNonostante questi spettacoli insoliti, sembrava che i nostri concittadini avessero difficolt\u00e0 a capire ci\u00f2 che stava accadendo loro. C\u2019erano sentimenti condivisi come la separazione o la paura, ma tutti continuavano a mettere in primo piano anche le preoccupazioni personali. Nessuno aveva ancora davvero accettato la malattia. Quasi tutti erano in primo luogo sensibili a ci\u00f2 che interferiva con le loro abitudini o toccava i loro interessi. Ne provavano fastidio o irritazione, e non sono questi sentimenti che \u00e8 possibile contrapporre alla peste. La loro prima reazione, per esempio, fu di prendersela con la pubblica amministrazione. La risposta del prefetto alle critiche riprese dalla stampa (\u201cNonsi potrebbe prevedere un alleggerimento delle misure adottate?\u201d) fu alquanto inattesa. Finora n\u00e9 i giornali n\u00e9 l\u2019agenzia Infsdoc avevano ricevuto una comunicazione ufficiale con le statistiche della malattia. Il prefetto le trasmise giorno dopo giorno all\u2019agenzia, pregandola di farne un comunicato settimanale. Anche in questo caso, per\u00f2, la reazione dell\u2019opinione pubblica non fu immediata. L\u2019annuncio che nella terza settimana di peste si erano contati trecentodue morti rimaneva infatti qualcosa di astratto. In primo luogo, forse non tutti erano morti di peste. E in secondo luogo nessuno sapeva quante persone morissero alla settimana in tempi normali. La citt\u00e0 contava duecentomila abitanti. Nessuno aveva idea se quella percentuale di decessi fosse nella media. Si tratta, anzi, del genere di dettagli di cui non ci si cura mai, nonostante l\u2019indubbio interesse che presentano. In un certo senso, all\u2019opinione pubblica mancavano i termini di paragone. Solo con il passare del tempo, constatando l\u2019aumento dei decessi, ci si rese conto della verit\u00e0. La quinta settimana si ebbero infatti trecentoventuno morti e la sesta trecentoquarantacinque. L\u2019incremento, se non altro, era eloquente. Ma non era abbastanza elevato perch\u00e9 i nostri concittadini non serbassero, pur nell\u2019inquietudine, l\u2019impressione che si trattasse di un incidente certo increscioso, ma tutto sommato temporaneo.\u00bb [pp. 88-89]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00ab&#8230; quella sorta di spaventosa libert\u00e0 che si scopre quando ormai si \u00e8 privati di tutto.\u00bb [p.121]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00ab&#8230; le grandi tragedie, per loro stessa durata, sono monotone.\u00bb [p.192]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00abIl sonno degli uomini, per gli appestati, \u00e8 pi\u00f9 sacro della vita. Non si deve impedire alla brava gente di dormire.\u00bb [p.266]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00abE che \u00e8 necessario prestare la massima attenzione per non rischiare, in un attimo di distrazione, di respirare in faccia a un altro e di passargli l\u2019infezione. La sola cosa naturale \u00e8 il microbo. Il resto, la salute, l\u2019integrit\u00e0, la purezza, in un certo senso sono frutto della volont\u00e0, e di una volont\u00e0 che non deve mai venir meno. L\u2019uomo giusto, quello che non infetta quasi nessuno, \u00e8 quello che si distrae il meno possibile.\u00bb [p.268]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\u00ab&#8230; non ci sono giorni di festa per i malati.\u00bb [p.314]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[the_ad_placement id=&#8221;spot&#8221;]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; \u2013 Albert Camus, 2017 \u2013 Bompiani \u2013 pp. 326 \u2013 \u20ac 13,00. Nell\u2019epoca della pandemia globale, leggere \u201cLa peste\u201d rappresenta un buon viatico di resistenza. \u00abUna delle conseguenze pi\u00f9 vistose della chiusura delle porte fu infatti l\u2019improvvisa separazione in cui si ritrovarono persone che a questo non erano preparate. Madri e figli, coniugi, amanti che qualche giorno prima avevano creduto di dover affrontare una separazione temporanea, che si erano salutati ai binari della nostra stazione con due o tre raccomandazioni, sicuri di rivedersi dopo qualche giorno o qualche settimana, cullati dall\u2019assurda fiducia umana, a malapena distratti con quella partenza dalle preoccupazioni abituali, si videro d\u2019un tratto inesorabilmente lontani, impossibilitati a ricongiungersi o a comunicare. La chiusura era infatti avvenuta qualche ora prima che il provvedimento prefettizio fosse reso pubblico ed era naturalmente impossibile prendere in considerazione i casi particolari. Si pu\u00f2 dire che il primo effetto di questa brusca irruzione della malattia fu di obbligare i nostri concittadini ad agire come se non avessero sentimenti individuali. Sin dalle prime ore del giorno in cui l\u2019ordinanza entr\u00f2 in vigore, la prefettura fu assalita da una folla di persone che, al telefono o al cospetto dei funzionari, esponevano situazioni ugualmente interessanti e, insieme, ugualmente impossibili da esaminare. In verit\u00e0, ci vollero parecchi giorni perch\u00e9 ci rendessimo conto di trovarci in una situazione in cui qualunque compromesso era impossibile, e che le parole \u201ctransigere\u201d, \u201cfavore\u201d, \u201ceccezione\u201d non avevano pi\u00f9 alcun senso.\u00bb [pp. 77-78] \u00abSapevamo allora che la nostra separazione era destinata a durare e che dovevamo imparare a scendere a patti con il tempo. Da quel momento ritrovavamo insomma la nostra condizione di prigionieri, confinati nel passato, e se pure alcuni di noi avevano la tentazione di vivere nel futuro, ben presto vi rinunciavano, per quanto era loro possibile, provando le ferite che l\u2019immaginazione poi infligge a coloro che di essa si fidano.\u00bb [p.82] \u00ab&#8230; pi\u00f9 che vivere galleggiavano, in balia di giorni senza direzione e di ricordi sterili, ombre erranti che avrebbero trovato forza solo accettando di radicarsi nella terra del loro dolore.\u00bb [p.83] \u00abNonostante questi spettacoli insoliti, sembrava che i nostri concittadini avessero difficolt\u00e0 a capire ci\u00f2 che stava accadendo loro. C\u2019erano sentimenti condivisi come la separazione o la paura, ma tutti continuavano a mettere in primo piano anche le preoccupazioni personali. Nessuno aveva ancora davvero accettato la malattia. Quasi tutti erano in primo luogo sensibili a ci\u00f2 che interferiva con le loro abitudini o toccava i loro interessi. Ne provavano fastidio o irritazione, e non sono questi sentimenti che \u00e8 possibile contrapporre alla peste. La loro prima reazione, per esempio, fu di prendersela con la pubblica amministrazione. La risposta del prefetto alle critiche riprese dalla stampa (\u201cNonsi potrebbe prevedere un alleggerimento delle misure adottate?\u201d) fu alquanto inattesa. Finora n\u00e9 i giornali n\u00e9 l\u2019agenzia Infsdoc avevano ricevuto una comunicazione ufficiale con le statistiche della malattia. Il prefetto le trasmise giorno dopo giorno all\u2019agenzia, pregandola di farne un comunicato settimanale. Anche in questo caso, per\u00f2, la reazione dell\u2019opinione pubblica non fu immediata. L\u2019annuncio che nella terza settimana di peste si erano contati trecentodue morti rimaneva infatti qualcosa di astratto. In primo luogo, forse non tutti erano morti di peste. E in secondo luogo nessuno sapeva quante persone morissero alla settimana in tempi normali. La citt\u00e0 contava duecentomila abitanti. Nessuno aveva idea se quella percentuale di decessi fosse nella media. Si tratta, anzi, del genere di dettagli di cui non ci si cura mai, nonostante l\u2019indubbio interesse che presentano. In un certo senso, all\u2019opinione pubblica mancavano i termini di paragone. Solo con il passare del tempo, constatando l\u2019aumento dei decessi, ci si rese conto della verit\u00e0. La quinta settimana si ebbero infatti trecentoventuno morti e la sesta trecentoquarantacinque. L\u2019incremento, se non altro, era eloquente. 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