{"id":5322,"date":"2021-08-27T13:52:14","date_gmt":"2021-08-27T11:52:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/?p=5322"},"modified":"2021-09-10T14:54:12","modified_gmt":"2021-09-10T12:54:12","slug":"due-vite-di-trevi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/due-vite-di-trevi\/","title":{"rendered":"Due vite di Trevi"},"content":{"rendered":"<p>\u2013 Emanuele Trevi, 2021 \u2013 Neri Pozza \u2013 pp. 125 \u2013 \u20ac 15,00.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/DueVite.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5323\" src=\"http:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/DueVite.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/DueVite.jpg 249w, https:\/\/www.massimilianocitta.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/DueVite-179x300.jpg 179w\" sizes=\"(max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dove si racconta l\u2019intreccio di vita. Due esistenze e un riverbero. Pia Pera, Rocco Carbone e gli occhi dell&#8217;autore, Emanuele Trevi, che prova a strapparne la memoria all\u2019oblio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abL\u2019erotismo \u00e8 solo censura ingentilita da luoghi comuni d\u2019accatto\u00bb [p.53]<\/p>\n<p>\u00abLa genericit\u00e0 del lessico evoca palazzi, automobili, uffici, negozi, interni di case&#8230; E in mezzo a questo mondo di nomi comuni, sempre vagamente inafferrabile, ci sono, ovviamente, personaggi che interagiscono tra loro. \u00c8 solo dopo un po\u2019 che ci rendiamo conto che quello che stiamo leggendo non \u00e8 un romanzo come tanti altri. Perch\u00e9 quel mondo esterno, in realt\u00e0, non esiste se non nella mente del personaggio. O meglio, \u00e8 uno spazio mentale, una proiezione, quella che gli indiani chiamano una m\u0101y\u0101. E certo, la m\u0101y\u0101 \u00e8 una magia potente, un attributo degli d\u00e8i. Il mondo ci inganna facendoci credere nella sua sussistenza, nel suo esistere al di fuori di noi \u2013 e lo stesso fa il romanziere. Ma in realt\u00e0, ci\u00f2 che sembra agitarsi l\u00e0 fuori, si agita all\u2019interno di una singola coscienza. Illusione essa stessa, la sua attivit\u00e0 non smette di produrre illusioni. In altre parole, la coscienza racconta, e questo processo narrativo \u00e8 essenzialmente un processo di differenziazione. Cos\u00ec come il candore della luce si scompone nello spettro dei colori, lo spazio mentale si suddivide in una pluralit\u00e0 di personaggi, che nei loro moti di attrazione e repulsione danno vita a una certa trama.\u00bb [p. 60]<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; se sei in grado di raccontare un tale disordine, una tale catastrofe, in qualche modo ti sei salvato\u00bb [p. 64]<\/p>\n<p>\u00abCapita agli uomini di uscire all\u2019improvviso dalle loro storie per una momentanea, irrisoria distrazione, una minuscola sfiga. Qualcosa che non c\u2019entra nulla e prevale su tutto il resto. Da quel momento, l\u2019onda d\u2019urto dell\u2019assurdo procede a ritroso investendo tutto il passato, fino al primo giorno\u00bb [p.78]<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 come se il velo dell\u2019infelicit\u00e0, appena prima della fine, cadesse a terra mostrando nuda la pi\u00f9 enigmatica, impalpabile, sfuggente delle divinit\u00e0: la vita felice.\u00bb [p.81]<\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima \u00e8 la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda \u00e8 quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l\u2019ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono pi\u00f9 pungere nessuno. \u00bb [p.83]&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abPer tutti noi, voglio dire, c\u2019\u00e8 un tempo evidente, che \u00e8 quello in cui prendiamo forma e veniamo consumati, seguendo una direzione irreversibile, come una pallina su un piano inclinato. Ma esiste anche un tempo meno percepibile e non misurabile in giorni o anni, nel quale non facciamo che spendere energie puramente negative, necessarie a respingere oscure minacce, a ricercare un instabile equilibrio tra forze contrarie, a fuggire da ci\u00f2 che i nostri genitori hanno desiderato per noi. Non ce ne accorgiamo nemmeno, eppure, quando ci sentiamo stanchi, non dovremmo pensare solo a ci\u00f2 che abbiamo fatto, ma all\u2019oscuro lavoro di sottrazione e rinuncia che ci costa la nostra stessa consistenza, nella veglia e nel sonno. Credo che avessero ragione gli antichi filosofi che supponevano uno strato della nostra anima in comune con altre specie di esistenza, una dimensione \u201cvegetativa\u201d del nostro essere che tende a sfuggire alla coscienza come l\u2019attivit\u00e0 di un organo involontario.\u00bb [p.85]<\/p>\n<p>\u00abSemmai, la capacit\u00e0 pi\u00f9 auspicabile \u00e8 quella di arrendersi a se stessi, perch\u00e9 una parte consistente del dolore che si prova dipende dalla volont\u00e0 di rimediare all\u2019irrimediabile e dunque di avvelenare quello che \u00e8 con quello che potrebbe essere.\u00bb [p.89]<\/p>\n<p>\u00able vere rivoluzioni sono trasformazioni: di ci\u00f2 che gi\u00e0 sappiamo, di ci\u00f2 che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi. Perch\u00e9 \u00e8 vero solo ci\u00f2 che ci appartiene, ci\u00f2 da cui veniamo fuori.\u00bb [p.100]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2013 Emanuele Trevi, 2021 \u2013 Neri Pozza \u2013 pp. 125 \u2013 \u20ac 15,00. &nbsp; Dove si racconta l\u2019intreccio di vita. Due esistenze e un riverbero. Pia Pera, Rocco Carbone e gli occhi dell&#8217;autore, Emanuele Trevi, che prova a strapparne la memoria all\u2019oblio. \u00abL\u2019erotismo \u00e8 solo censura ingentilita da luoghi comuni d\u2019accatto\u00bb [p.53] \u00abLa genericit\u00e0 del lessico evoca palazzi, automobili, uffici, negozi, interni di case&#8230; E in mezzo a questo mondo di nomi comuni, sempre vagamente inafferrabile, ci sono, ovviamente, personaggi che interagiscono tra loro. \u00c8 solo dopo un po\u2019 che ci rendiamo conto che quello che stiamo leggendo non \u00e8 un romanzo come tanti altri. Perch\u00e9 quel mondo esterno, in realt\u00e0, non esiste se non nella mente del personaggio. O meglio, \u00e8 uno spazio mentale, una proiezione, quella che gli indiani chiamano una m\u0101y\u0101. E certo, la m\u0101y\u0101 \u00e8 una magia potente, un attributo degli d\u00e8i. Il mondo ci inganna facendoci credere nella sua sussistenza, nel suo esistere al di fuori di noi \u2013 e lo stesso fa il romanziere. Ma in realt\u00e0, ci\u00f2 che sembra agitarsi l\u00e0 fuori, si agita all\u2019interno di una singola coscienza. Illusione essa stessa, la sua attivit\u00e0 non smette di produrre illusioni. In altre parole, la coscienza racconta, e questo processo narrativo \u00e8 essenzialmente un processo di differenziazione. Cos\u00ec come il candore della luce si scompone nello spettro dei colori, lo spazio mentale si suddivide in una pluralit\u00e0 di personaggi, che nei loro moti di attrazione e repulsione danno vita a una certa trama.\u00bb [p. 60] \u00ab&#8230; se sei in grado di raccontare un tale disordine, una tale catastrofe, in qualche modo ti sei salvato\u00bb [p. 64] \u00abCapita agli uomini di uscire all\u2019improvviso dalle loro storie per una momentanea, irrisoria distrazione, una minuscola sfiga. Qualcosa che non c\u2019entra nulla e prevale su tutto il resto. Da quel momento, l\u2019onda d\u2019urto dell\u2019assurdo procede a ritroso investendo tutto il passato, fino al primo giorno\u00bb [p.78] \u00ab\u00c8 come se il velo dell\u2019infelicit\u00e0, appena prima della fine, cadesse a terra mostrando nuda la pi\u00f9 enigmatica, impalpabile, sfuggente delle divinit\u00e0: la vita felice.\u00bb [p.81] \u00abPerch\u00e9 noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima \u00e8 la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda \u00e8 quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene. E quando anche l\u2019ultima persona che ci ha conosciuto da vicino muore, ebbene, allora davvero noi ci dissolviamo, evaporiamo, e inizia la grande e interminabile festa del Nulla, dove gli aculei della mancanza non possono pi\u00f9 pungere nessuno. \u00bb [p.83]&nbsp; \u00abPer tutti noi, voglio dire, c\u2019\u00e8 un tempo evidente, che \u00e8 quello in cui prendiamo forma e veniamo consumati, seguendo una direzione irreversibile, come una pallina su un piano inclinato. Ma esiste anche un tempo meno percepibile e non misurabile in giorni o anni, nel quale non facciamo che spendere energie puramente negative, necessarie a respingere oscure minacce, a ricercare un instabile equilibrio tra forze contrarie, a fuggire da ci\u00f2 che i nostri genitori hanno desiderato per noi. Non ce ne accorgiamo nemmeno, eppure, quando ci sentiamo stanchi, non dovremmo pensare solo a ci\u00f2 che abbiamo fatto, ma all\u2019oscuro lavoro di sottrazione e rinuncia che ci costa la nostra stessa consistenza, nella veglia e nel sonno. Credo che avessero ragione gli antichi filosofi che supponevano uno strato della nostra anima in comune con altre specie di esistenza, una dimensione \u201cvegetativa\u201d del nostro essere che tende a sfuggire alla coscienza come l\u2019attivit\u00e0 di un organo involontario.\u00bb [p.85] \u00abSemmai, la capacit\u00e0 pi\u00f9 auspicabile \u00e8 quella di arrendersi a se stessi, perch\u00e9 una parte consistente del dolore che si prova dipende dalla volont\u00e0 di rimediare all\u2019irrimediabile e dunque di avvelenare quello che \u00e8 con quello che potrebbe essere.\u00bb [p.89] \u00able vere rivoluzioni sono trasformazioni: di ci\u00f2 che gi\u00e0 sappiamo, di ci\u00f2 che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi. 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